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Alzheimer, a Milano un’alleanza europea per cure e diagnosi

Milano. Un’alleanza internazionale per affrontare la sfida dell’Alzheimer, definita la “pandemia del nuovo millennio”. È stata siglata a Milano durante l’evento “Mind the Future”, promosso dalla Fondazione per la sostenibilità sociale, con il patrocinio della Società Italiana di Farmacologia (Sif) e il supporto non condizionante di Lilly Italia, GE Healthcare, Biogen, Siemens e Fujirebio.

La malattia neurodegenerativa, tra le principali cause di demenza a livello globale, colpisce oggi 32 milioni di persone , un numero che potrebbe triplicare entro il 2050 con effetti drammatici su famiglie, società e sistemi sanitari.

Secondo le stime, sono 55 milioni nel mondo le persone affette da demenza, di cui circa 600.000 in Italia da Alzheimer, con costi complessivi che toccano i 37,6 miliardi di euro.

All’incontro, ospitato nel Palazzo della Regione Lombardia e all’Ospedale San Raffaele il 7 e l’8 luglio, hanno partecipato rappresentanti istituzionali regionali, nazionali e internazionali, esperti scientifici, associazioni di pazienti e cinque delegazioni estere (Bulgaria, Estonia, Paesi Bassi, Spagna e Ungheria), con l’obiettivo di costruire una piattaforma politica multilaterale per preparare l’introduzione delle nuove terapie nei contesti reali.

Cuore del progetto è un manifesto, definito “una pietra miliare di cooperazione e preparazione collettiva”, che intende abbattere le barriere ancora esistenti nel percorso di cura: dalla diagnosi precoce all’accesso equo ai trattamenti. L’obiettivo è costruire un futuro più giusto per le persone affette dalla malattia, rendendo l’Alzheimer una priorità di salute pubblica.

“L’obiettivo principale- ha dichiarato Adele Patrini , presidente della Fondazione per la sostenibilità sociale- è la costruzione di modelli che rispondono ai bisogni attraverso tre pilastri fondamentali: multidisciplinarietà, personalizzazione e rete. Dobbiamo cambiare il rapporto tra individuo, società e malattia, condividendo idee e buone pratiche per sviluppare modelli innovativi”.

Dal convegno è emerso come siano disponibili terapie capaci di modificare il decorso della patologia, già approvate in diversi Paesi. Tuttavia, in Europa l’accesso resta disomogeneo, con ritardi che rischiano di creare disparità di trattamento. Accelerare i processi regolatori significherebbe offrire tempo, speranza e nuove opportunità a milioni di persone, rafforzando al contempo la resilienza e l’attrattività del sistema sanitario.

“Credo che tavoli di lavoro e momenti di confronto come questo siano fondamentali per il futuro del nostro Paese in ambito sanitario”, ha affermato Alessandro Fermi, assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione.

“L’intelligenza artificiale offre opportunità promettenti nel campo della ricerca, diagnosi e gestione della malattia, analizzando grandi quantità di dati per intercettare precocemente i segnali dell’Alzheimer, prevedere la sua evoluzione e personalizzare le terapie”. Un’altra critica riguarda l’impatto sui caregiver, che in oltre il 50% dei casi sviluppano stress, ansia o depressione. L’Italia ha adottato il Piano Nazionale Demenze, ma a 10 anni dalla sua approvazione serve un aggiornamento alla luce delle nuove evidenze diagnostiche e terapeutiche.

“Per un supporto sostenibile ai pazienti- sottolinea Annarita Patriarca, promotrice dell’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer- puntiamo a un modello integrato che potenzi la medicina territoriale e la formazione dei caregiver. Lavoriamo per l’approvazione del nuovo Piano nazionale demenze e per l’implementazione di servizi domiciliari più accessibili e qualificati. Il nostro impegno è costruire un futuro più sereno, grazie a una sinergia tra istituzioni, professionisti e famiglie”.

A livello europeo, resta aperta la sfida dell’organizzazione dei sistemi sanitari. “I sistemi oggi non sono ancora preparati- ha dichiarato Angela Bradshaw , direttrice per la ricerca di Alzheimer Europe- né per risorse né per struttura, a integrare strumenti diagnostici basati su intelligenza artificiale.

E a ciò si aggiunge lo stigma che circonda la demenza, che ostacola la richiesta di aiuto e ritarda la diagnosi. Per superare questi ostacoli- ha concluso- è necessario combattere i pregiudizi e promuovere una nuova cultura della comprensione, che favorisca il coinvolgimento dei sistemi sanitari e garantisca dignità e autonomia alle persone malate”.

Il professor Massimo Filippi , direttore dell’Unità di Neurologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha oggi strumenti diagnostici sempre più precisi e terapie potenzialmente capaci di modificare la storia naturale della malattia.

È fondamentale garantire un accesso equo e tempestivo a diagnosi e trattamenti, rafforzare i percorsi assistenziali e investire nella formazione e nella sensibilizzazione. Non possiamo permetterci di perdere l’opportunità di trasformare la cura dell’Alzheimer da assistenziale a terapeutica: è una sfida sanitaria, sociale e culturale che riguarda tutti”.

Dal confronto emerso durante “Mind the Future” è chiara la necessità di una nuova governance, capace di garantire una presa in carico precoce e corretta dei pazienti, contenere i costi sociali ed economici della malattia e affrontare in modo concreto una delle sfide più urgenti della nostra epoca. Il messaggio lanciato dal Manifesto è forte: costruire insieme, a livello nazionale ed europeo, un futuro più sano ed equo per le persone che convivono con l’Alzheimer.

Mondragone, sequestrata area di 14mila metri quadrati: due denunce

Mondragone – Strutture ricettive abusive, lottizzazioni illegali e scarichi non autorizzati in un’area di circa 14mila metri quadrati lungo il Litorale Domitio, in parte sul demanio marittimo e in parte su suolo privato: è quanto scoperto dalla Guardia Costiera al termine di un’articolata operazione condotta nei giorni scorsi con il supporto delle forze di polizia territoriali.

Il blitz è scattato in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e convalidato dal Gip. Nell’area sequestrata – priva di qualsiasi autorizzazione – era stata realizzata una vera e propria struttura turistica stagionale, con moduli prefabbricati, piazzole per camper, allacci elettrici e idrici, e opere di ingegneria costiera.

Sulla porzione privata del terreno erano invece in corso interventi edilizi e una lottizzazione abusiva, in violazione dell’art. 30 del DPR 380/2001, che punisce la suddivisione irregolare del suolo in lotti edificabili.

L’indagine ha fatto emergere gravi violazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche, tra cui:

occupazione abusiva del demanio marittimo,

realizzazione di lottizzazione abusiva,

assenza delle autorizzazioni per lo scarico dei reflui.

Al termine dell’operazione, l’area è stata sgomberata e posta sotto sequestro per impedire la prosecuzione delle attività illecite e tutelare il territorio e l’ambiente. Due persone sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria per occupazione abusiva del demanio marittimo e opere edilizie senza autorizzazioni paesaggistiche, demaniali ed edilizie.

L’intervento si inserisce in un più ampio piano di contrasto all’abusivismo edilizio e all’illegalità ambientale lungo la fascia costiera, promosso dalla Guardia Costiera con il coordinamento della Procura.

All’operazione hanno preso parte:

l’Ufficio Circondariale Marittimo di Pozzuoli, con i distaccamenti di Mondragone e Castel Volturno,

il Nucleo Investigativo della Guardia Costiera di Napoli,

la Guardia di Finanza di Mondragone,

la Polizia di Stato – Commissariato di Castel Volturno,

la Polizia Municipale di Mondragone.

Le attività di controllo – fa sapere la Guardia Costiera – proseguiranno anche nei prossimi mesi, con l’obiettivo di prevenire e reprimere ogni forma di aggressione al territorio costiero e garantire la tutela concreta della legalità e del paesaggio.

Sorrento, ubriachi alla guida: tre patenti ritirate

Sorrento– La Polizia di Stato di Napoli ha avviato una serie di servizi intensificati volti a contrastare il pericoloso fenomeno della guida in stato di ebbrezza alcolica e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Un’azione mirata che vede l’impiego di un laboratorio mobile e la collaborazione di personale medico e sanitario, per garantire controlli rapidi ed efficaci.

Nei giorni scorsi, nell’ambito del più ampio progetto finalizzato a ridurre a zero il numero degli incidenti stradali, le operazioni si sono concentrate in due punti nevralgici: il Comune di Meta di Sorrento e la Barriera autostradale della A/30, svincolo di Nola.

Gli agenti della Polizia Stradale della Sezione di Napoli e dei Distaccamenti di Nola e Sorrento hanno effettuato un totale di 80 controlli veicolari e 105 verifiche su persone.

I risultati dei primi accertamenti sono significativi: due persone sono state deferite in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria in quanto risultate positive a sostanze stupefacenti. Un ulteriore soggetto è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza alcolica. Complessivamente, nel corso di questi servizi mirati, sono state ritirate 3 patenti di guida, con una decurtazione totale di 30 punti.

L’obiettivo primario di questa intensificazione dei controlli è chiaro: sollecitare l’adozione di condotte di guida responsabile e promuovere il pieno rispetto delle norme che regolano la circolazione stradale.

La finalità ultima di queste operazioni è la tutela della vita umana, troppo spesso messa a rischio da comportamenti irresponsabili al volante.

La Polizia di Stato ribadisce l’importanza della prudenza e del rispetto delle regole per garantire la sicurezza sulle strade, soprattutto in vista dell’aumento del traffico estivo e degli spostamenti legati alle vacanze.

Ischia, crolla maxischermo al festival

Ischia – Un maxischermo di oltre diversi quintali, parte dell’allestimento dell’Ischia Global Film & Music Festival, è crollato improvvisamente questa mattina in piazza Santa Restituta, a pochi metri dall’Hotel della Regina Isabella e dal municipio di Lacco Ameno.

La struttura, composta da un traliccio in alluminio che reggeva un telone per proiezioni pubbliche, è rovinata al suolo senza coinvolgere persone, nonostante la zona sia solitamente affollata di turisti e residenti.

La struttura ceduta sotto gli occhi dei passanti

Il crollo, avvenuto in pieno giorno, ha provocato panico tra i presenti, ma per fortuna nessuno è rimasto ferito. Immediato l’intervento della polizia municipale, che ha chiuso l’area al traffico e avviato i primi rilievi. I tecnici comunali stanno ora verificando le cause del cedimento, che potrebbe essere legato a un difetto di montaggio o a un problema strutturale.

Nelle scorse serate, proprio sotto quel maxischermo, si erano svolti alcuni degli eventi più attesi della kermesse, tra cui la premiazione del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, davanti a centinaia di spettatori. Altri appuntamenti erano in programma nei prossimi giorni, ma ora gli organizzatori dovranno valutare eventuali modifiche alla sicurezza degli allestimenti.

Le autorità stanno esaminando ogni ipotesi, dal carico eccessivo a possibili errori nell’installazione. Intanto, la piazza rimane interdetta al pubblico fino a nuovo ordine, mentre il festival – uno degli appuntamenti più glamour dell’isola – cerca di andare avanti, tra preoccupazione e sollievo per lo scampato pericolo.

Insigne apre alla Lazio: “Tornare da Sarri sarebbe un onore”

Lorenzo Insigne non ha ancora chiuso il suo capitolo in Serie A. Dopo l’addio a Toronto, dove la sua esperienza in MLS si è conclusa tra alti e bassi, l’ex capitano del Napoli è svincolato e alla ricerca di una nuova sfida. E quella sfida potrebbe arrivare proprio dalla Capitale, con la maglia della Lazio e un ritorno sotto la guida di Maurizio Sarri.

“Sarebbe un onore lavorare di nuovo con il mister”, ha dichiarato Insigne in un’intervista rilasciata al Messaggero. Parole che suonano come un messaggio diretto a Formello, ma anche come un invito al suo ex tecnico, con cui ha condiviso alcune delle stagioni più intense e spettacolari della storia recente del Napoli.

Insigne ha parlato del rapporto speciale con Sarri, dell’intesa umana e calcistica che li ha legati, e del desiderio di tornare a sentirsi protagonista in un contesto che conosce e apprezza. “Nella vita bisogna sempre sedersi a tavolino prima di decidere. Solo così si fanno le scelte giuste”, ha aggiunto il fantasista classe ’91, che sogna anche di riconquistare un posto in Nazionale.

L’ipotesi Lazio, però, si scontra con un ostacolo concreto: il blocco del mercato imposto dalla FIFA al club biancoceleste. Attualmente la società capitolina non può tesserare nuovi giocatori prima di gennaio 2026, a meno che non arrivi uno sblocco anticipato, ipotesi che resta aperta e che potrebbe concretizzarsi già entro novembre.

Giugliano, recuperato il cadavere nel canale: potrebbe essere quello di Antonio Esposito

Giugliano- Il cadavere del quale erano iniziate le ricerche due giorni fa è stato ritrovato questa mattina nelle acque di un canale tra Lago Patria e Varcaturo, a Giugliano, in una zona paludosa.

E’ lo stesso posto dove per due giorni sommozzatori e unità cinofile hanno condotto le ricerche di Antonio Esposito, il 30enne scomparso da venerdì scorso. Le autorità stanno indagando per stabilire se si tratti del giovane, padre di tre figli, che secondo alcune ipotesi investigative potrebbe essere coinvolto, insieme a due complici, in una rapina avvenuta venerdì pomeriggio ai danni della “Ital Mare”.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118, mentre la zona, impervia e caratterizzata da rovi e vegetazione intricata, è stata isolata per i rilievi. Esposito, sposato e residente nella zona, era stato visto l’ultima volta nei pressi di un distributore di carburante in via Ripuaria, a Varcaturo. Da allora, nessuna traccia.

I familiari, disperati, hanno sporto denuncia alle forze dell’ordine, e le ricerche si sono intensificate domenica sera, dopo la segnalazione di un corpo in acqua nella fascia costiera tra Lago Patria e la Domiziana.Nelle ultime ore, tra Giugliano e Varcaturo, si sono susseguite voci e supposizioni: c’è chi parla di un possibile malore, chi ipotizza un litigio. Ma nessuna certezza.

L’accorato appello della zia sui social

Sui social, la zia di Antonio ha lanciato un accorato appello: “È un ragazzo d’oro, non ha mai fatto male a nessuno. Anto’, torna a casa, ti stiamo aspettando tutti”.Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, in attesa di conferme sull’identità del corpo e sulle cause del decesso. La comunità locale, sconvolta, attende risposte su una vicenda che potrebbe rivelarsi tragica.

Marcianise, tenta di abusare di una escort e si finge affiliato al clan Belforte: arrestato 22enne

Marcianise – Aveva appena concluso un rapporto sessuale a pagamento, ma pretendeva un secondo incontro gratuito, minacciando la escort e vantando un’appartenenza al clan camorristico dei Belforte.

Protagonista un 22enne di Marcianise, arrestato dalla Polizia di Stato di Caserta nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Il giovane è ora ai domiciliari con braccialetto elettronico, grazie alla coraggiosa denuncia della vittima, una escort di nazionalità straniera.

La vicenda risale al marzo scorso

I fatti risalgono allo scorso marzo. Dopo aver pagato per una prestazione sessuale, il 22enne ha cercato di imporne un’altra con la forza, aggredendo verbalmente la donna con frasi violente e intimidatorie, sostenendo di appartenere alla famiglia camorristica dei Belforte, attiva a Marcianise.

La donna è riuscita a respingere l’aggressione e ha allertato le forze dell’ordine. Il giovane si è dato alla fuga ma, accortosi di aver lasciato il proprio telefono cellulare nell’auto della vittima, è tornato indietro e ha aggredito nuovamente la donna con schiaffi e pugni, causandole un trauma contusivo al volto.

In quell’occasione l’ha anche minacciata con allusioni al possesso di un’arma da fuoco, cercando di dissuaderla dal denunciare.

Gli investigatori lo accusano di violenza sessuale, violenza privata e lesioni personali, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Le indagini hanno confermato il racconto della vittima, facendo scattare il provvedimento cautelare emesso dal Gip su richiesta dell’Antimafia.

Le forze dell’ordine sottolineano l’importanza della collaborazione delle vittime e ribadiscono che ogni forma di intimidazione va denunciata.

Caserta: lite per i proventi delle truffe agli anziani dietro l’omicidio di Stefano Margarita

San Marco Evangelista– Una discussione sulla divisione degli incassi illeciti provenienti dalle truffe agli anziani si è trasformata in un bagno di sangue ieri sera a San Marco Evangelista, in provincia di Caserta.

Un giovane di 25 anni, Stefano Margarita, originario del quartiere Secondigliano di Napoli, è stato mortalmente accoltellato nel corso di una violenta lite in strada.

Il 25enne, soccorso e trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Caserta, è deceduto poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate. L’episodio getta una luce inquietante sul sottobosco criminale che lucra sulla vulnerabilità delle persone anziane.

La dinamica della violenza

Secondo una prima ricostruzione fornita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, le indagini, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, si concentrano su un’ipotesi ben precisa: il movente dell’omicidio sarebbe proprio una questione di denaro legata alle truffe.

Stefano Margarita e altri due giovani sarebbero partiti da Napoli per raggiungere il Casertano, con l’intento di incontrare e discutere con due complici, padre e figlio di 57 e 31 anni, entrambi residenti a San Marco Evangelista.

La controversia riguardava la spartizione dei proventi illeciti delle truffe commesse ai danni di persone anziane. Una discussione che, come spesso accade nel mondo della criminalità, è rapidamente degenerata in una violenza inaudita, culminata nell’accoltellamento fatale del 25enne.

Oltre a Margarita, un altro giovane di 24 anni è rimasto ferito nella colluttazione. Attualmente è ricoverato in prognosi riservata, ma fortunatamente non sarebbe in pericolo di vita. I due uomini, padre e figlio, sono stati fermati con l’accusa di concorso in omicidio e tentato omicidio.

La piaga delle truffe agli anziani: il fattore scatenante della violenza

Questo tragico evento evidenzia in modo drammatico quanto sia profonda e pericolosa la piaga delle truffe agli anziani. Un fenomeno criminale odioso, che sfrutta la fiducia e la fragilità delle persone più vulnerabili per estorcere denaro, e che, come dimostra questo omicidio, può generare al suo interno tensioni e violenze estreme per il controllo dei guadagni illeciti.

Le indagini dei Carabinieri proseguono per ricostruire con esattezza l’intera dinamica dell’accaduto e per approfondire i legami tra gli indagati e il sistema delle truffe. Il sospetto è che l’omicidio di Stefano Margarita sia solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più vasto e radicato, dove la violenza è una componente intrinseca della spartizione delle “risorse” criminali.

 

Maltempo nel Golfo di Napoli, cancellati i collegamenti marittimi per Ischia e Procida

Il vento che ha iniziato a soffiare forte dalla scorsa notte sta mettendo in ginocchio il traffico marittimo nel Golfo di Napoli. Raffiche intense e mare molto mosso hanno causato una lunga serie di cancellazioni tra aliscafi e traghetti diretti verso le isole partenopee. Il porto di Forio, a Ischia, risulta attualmente isolato: tutte le corse in arrivo e partenza sono state sospese.

Ma i disagi non si fermano qui. Anche alcune tratte da e per Molo Beverello, con destinazione Procida e Ischia, sono state annullate. Un quadro in continua evoluzione che rischia di complicare la giornata di turisti, pendolari e residenti. Le condizioni meteo restano instabili e non si prevedono miglioramenti significativi nelle prossime ore, rendendo l’intera rete di collegamenti marittimi fortemente condizionata.

Le autorità invitano alla massima prudenza e raccomandano a chi ha in programma un viaggio da o verso le isole di consultare i siti ufficiali delle compagnie di navigazione o contattare direttamente i call center per verificare in tempo reale lo stato dei collegamenti.

Musica al Castello, suoni dal mondo invadono il Maschio Angioino

C’è un luogo, a Napoli, dove la pietra racconta storie e la musica le trasforma in vibrazioni universali. È il cortile monumentale del Maschio Angioino, pronto ad accogliere dal 25 luglio al 3 agosto l’edizione 2025 di Musica al Castello.

Un viaggio tra jazz, ritmi balcanici, indie-pop, teatro musicale e suoni migranti promosso dal Comune di Napoli per “Napoli Città della Musica”, con la regia organizzativa di Arealive, nell’ambito della rassegna “Estate a Napoli 2025”. Ogni sera, alle 21 in punto, la città si apre a una nuova tappa di questo itinerario sonoro che attraversa culture, generazioni e geografie. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti, ma quello che si promette è un’esperienza senza confini.

“‘Musica al Castello’ – spiega Sergio Locoratolo, coordinatore delle politiche culturali del Comune – è uno degli appuntamenti di punta dell’estate partenopea. Non solo spettacolo, ma una visione: quella di una città che investe sulla cultura come forma di identità collettiva e dialogo sociale. Il Maschio Angioino, simbolo di storia e potere, diventa così casa di storie nuove e antiche, di artisti che parlano a tutti, con linguaggi diversi e potenti”.

Una filosofia condivisa da Ferdinando Tozzi, delegato del Sindaco per l’industria musicale e audiovisiva, che sottolinea come al centro dell’iniziativa ci sia il concetto di contaminazione: “Napoli Città della Musica è esattamente questo: un crocevia di linguaggi. Qui le differenze si intrecciano, non si respingono. La musica è il codice che unisce tutto”.

Ecco allora arrivare al Castello i salentini Après La Classe, i bolognesi Rumba de Bodas, il sax narrante di Daniele Sepe, le atmosfere cinematografiche dei Calibro 35, l’energia raffinata di Roy Paci. E ancora, il teatro-canzone di Gianfranco Gallo, la parola potente di Moni Ovadia, il lirismo indie de La Municipal, il rock d’autore di A Toys Orchestra e la chiusura ironica e travolgente de Il Mago del Gelato.

Ogni concerto è un racconto, ogni serata un passaggio di testimone tra generi e poetiche, dal funk più viscerale alle ballate che odorano di mare e partenze. Napoli non fa da sfondo, ma da amplificatore: la città non si limita a ospitare, ma partecipa, vibra, risponde. Perché qui la musica non è mai solo suono: è storia, comunità, resistenza e festa.

Castellammare, stretta su locali e strade: raffica di sanzioni e chiusure per irregolarità

Castellammare di Stabia non dorme sonni tranquilli. Nelle ultime ore il comune stabiese è stato teatro di un’operazione massiccia delle forze dell’ordine, con controlli serrati su attività commerciali, ristoranti, strade e piazze. L’obiettivo è uno solo: riportare legalità, sicurezza e rispetto delle norme in una città dove troppo spesso il confine tra tolleranza e abuso viene oltrepassato senza scrupoli.

Le verifiche, estese in particolare alla zona di via Filosa e al centro cittadino, hanno portato alla luce un quadro preoccupante. Locali sporchi, infestati da insetti, alimenti privi di tracciabilità, personale impiegato senza certificazioni obbligatorie. Alcuni ristoranti sono stati chiusi all’istante, tra cui uno sorpreso anche con suolo pubblico occupato abusivamente, come se fosse normale estendere i propri affari al di fuori della legalità.

Ma l’attività ispettiva non si è fermata alle cucine. Numerosi sono stati i giovani segnalati alla Prefettura per uso personale di sostanze stupefacenti, trovati in possesso di hashish, marijuana e cocaina. Un segnale che il problema della microcriminalità resta incistato nel tessuto cittadino, spesso a pochi metri da esercizi commerciali o luoghi pubblici.

Parallelamente, gli agenti impegnati nei controlli stradali hanno elevato contravvenzioni a raffica: eccesso di velocità, auto senza assicurazione, mancate revisioni e cinture non allacciate sono solo alcune delle infrazioni registrate.

Torre del Greco, demoliti manufatti abusivi nel Parco del Vesuvio

Il Vesuvio si riprende un altro pezzo della sua terra, sottratto per anni all’illegalità e all’abusivismo. A Torre del Greco, in località via La Maria Ruospo, due manufatti in muratura di 12 e 16 metri quadrati sono stati demoliti in esecuzione di un ordine emesso dal Tribunale di Torre Annunziata. Le strutture, realizzate in violazione di ogni norma edilizia e ambientale, si trovavano nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici, sismici, idrogeologici e vulcanici.

La sentenza risale addirittura al 2005, ma solo oggi — grazie all’azione congiunta della Procura e alla crescente pressione istituzionale sul contrasto all’abusivismo — è stato possibile dare seguito all’ordine giudiziario. L’operazione ha assunto anche un valore simbolico: per la prima volta, in questo specifico caso, la demolizione è avvenuta in modalità di autodemolizione, senza gravare economicamente né sul bilancio del Parco Nazionale, né su quello del Comune o della Cassa Depositi e Prestiti.

Il proprietario del manufatto ha proceduto personalmente all’abbattimento, a conferma dell’efficacia dell’opera di sensibilizzazione messa in campo dalla Procura. Un messaggio chiaro: l’illegalità edilizia non è più tollerata e chi ha costruito fuori dalle regole dovrà fare i conti con la giustizia.

La Procura sottolinea come l’attività di demolizione sia uno strumento essenziale non solo per il ripristino ambientale, ma anche per scoraggiare futuri abusi. In questo caso, le opere insistevano in una delle aree più fragili e protette del territorio vesuviano, ricadente in zona rossa ad alto rischio vulcanico, oltre che in fascia pedemontana e paesaggio agricolo di rilevanza nazionale.

Tifosi del Napoli aggrediti a Parma durante festa scudetto, 15 ultras perquisiti

La sera del 23 maggio avrebbe dovuto essere solo una festa. Piazza Garibaldi, nel cuore di Parma, era diventata il ritrovo spontaneo di decine di tifosi napoletani, famiglie e bambini inclusi, pronti a celebrare la vittoria dello scudetto del Napoli. Ma il sogno azzurro si è trasformato in un incubo quando un gruppo di venti o trenta giovani, vestiti di nero e con il volto coperto, ha fatto irruzione armato di cinghie, bottiglie e bastoni, aggredendo i presenti e scandendo insulti razzisti come “Terrone di merda” e “Vai a festeggiare a casa tua”.

L’attacco, che ha seminato panico tra i presenti, è stato interrotto solo grazie al pronto intervento delle forze dell’ordine. Oggi, a distanza di settimane, arriva la risposta dello Stato: la Digos di Parma, in collaborazione con gli investigatori di Bologna, Cremona, Modena, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini, ha eseguito 15 perquisizioni nei confronti di altrettanti giovani, tra cui un minorenne, tutti legati all’area ultrà dei “Boys Parma”.

I reati contestati sono pesanti: rissa, lesioni aggravate, tentata violenza privata aggravata e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. La Polizia ha perquisito non solo le abitazioni degli indagati, ma anche i loro dispositivi informatici, alla ricerca di ulteriori elementi utili a ricostruire la dinamica dell’agguato e i ruoli individuali. Le indagini sono state avviate subito dopo i fatti, grazie alle testimonianze raccolte sul posto e alle immagini estratte dalle telecamere di sorveglianza comunali, oltre che da quelle di bar e negozi nelle strade limitrofe.

Con una nota, la Procura di Parma chiarisce il senso giuridico dell’inchiesta, sottolineando che “il reato di concorso in tentata violenza privata aggravata consiste appunto nel tentativo, da parte degli indagati, di impedire agli ‘avversari’ di manifestare in piazza”. Viene inoltre ribadito “l’impegno della Procura e delle forze di polizia nel contrasto a ogni forma di sopraffazione e nella riaffermazione del principio – fondamentale in uno Stato democratico – della libertà di manifestazione del pensiero, che non può essere conculcata da chi ritenga di essere legittimato a stabilire chi abbia (o meno) il diritto di manifestare, in ambito sociale, politico, ovvero – come nell’attuale circostanza – sportivo”.

L’indagine ha già portato all’avvio del procedimento per l’estensione del Daspo a tutti i soggetti coinvolti, due dei quali già destinatari della misura. Ma la partita non è finita: il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine continua per colpire duramente chi pensa di poter trasformare lo sport in pretesto per odio e violenza.

Rissa e omicidio a San Marco Evangelista: fermati padre e figlio

Ssan Marco Evangelista – per la rissa tra giovani e il conseguente omicidio di un 25enne di Secondigliano e il ferimento di due suoi amici ci sono già dei fermi.

I carabinieri hanno, bloccato in mattinata,  due persone. Si tratta di padre e figlio,accusato di essere gli autori materiali dell’omicidio del ragazzo e del tentato omicidio dei due amici.

La rissa tra giovani è avvenuta nella serata di ieri verso le 22 nella nuova piazzetta di viale Libertà del piccolo comune alle porte di Caserta, ed è stato preceduto da uno scontro tra i ragazzi napoletani e un gruppo di giovani del posto.

 Tensione in ospedale a Caserta tra i familiari della vittima e il personale

Il 26enne napoletano è morto nell’ospedale di Caserta, dove era stato portato. Qui si sono presentati suoi familiari e amici, dando vita a forti momenti di tensione con il personale sanitario.

Sono intervenute diverse pattuglie dei Carabinieri e volanti della Polizia di Stato, che sono riuscite a mantenere l’ordine. Non si conoscono ancora i motivi della rissa tra i due gruppi di giovani.

Nello stesso ospedale sono ricverati due amici della vittima, uno di 24 anni, che è in gravi condizioni e uno di 22 anni, le cui feritte non sono particolarmente gravi,

Edoardo Bennato torna live nell’estate 2025 con il tour “Sono Solo Canzonette”

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Napoli– L’estate 2025 avrà la sua colonna sonora con Edoardo Bennato, che torna sui palchi di tutta Italia con il nuovo “Sono Solo Canzonette Tour”.

Ribelle, dissacrante, libero da etichette e convenzioni, il cantautore partenopeo porterà in scena i suoi brani più amati, da Il gatto e la volpe a L’isola che non c’è, in un viaggio musicale che attraversa oltre quarant’anni di carriera.

Pirata del rock italiano, punto di riferimento dell’anticonformismo musicale, Bennato è stato il primo a fondere blues, rock e cantautorato in un linguaggio unico, riconoscibile e popolare. Il tour sarà l’occasione per riascoltare dal vivo quei brani che hanno fatto la storia della musica italiana e che continuano a parlare al pubblico di ogni età.

Le tappe toccheranno arene, festival e luoghi simbolici della penisola, con qualche incursione anche oltre confine. I biglietti sono disponibili su www.ticketone.it e nei punti vendita autorizzati.

Le date del “Sono Solo Canzonette Tour 2025”

11 luglio – Lecco, Scenario Festival – Area La Piccola
16 luglio – Castiglioncello (LI), Castello Pasquini – Castiglioncello Summer Festival
18 luglio – Lugano (CH), Blues to Bop – Boschetto Parco Ciani
22 luglio – Genova, Arena del Mare – Zona Porto Antico
25 luglio – Cagliari, Arena Fiera
27 luglio – Alghero, Anfiteatro Ivan Graziani
31 luglio – Caserta, Reggia di Caserta
1 agosto – Siena, Fortezza Medicea
3 agosto – Monforte d’Alba (CN), Monfortinjazz – Auditorium Horszowsky
6 agosto – Castellana Grotte (BA), Largo Porta Grande
8 agosto – Mesagne (BR), Stupor Mundi Festival – Piazza Orsini del Balzo
10 agosto – Giulianova (TE), Piazza del Mare
12 agosto – Seravezza (LU), Palazzo Mediceo
16 agosto – Chioggia (VE), Sea Music Festival – Isola dell’Unione
18 agosto – Ragusa, Sagrato della Cattedrale di San Giovanni
20 agosto – Cefalù (PA), Lungomare Giardina
22 agosto – Taormina (ME), Teatro Antico
26 agosto – Borgia (CZ), Parco Archeologico Scolacium
1 settembre – Sesto Fiorentino (FI), Festival “Liberi Tutti” – Piazza Vittorio Veneto
5 settembre – Piacenza, Palazzo Farnese
12 settembre – Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – Cavea
20 settembre – Macerata, Arena Sferisterio
24 settembre – Verona, Teatro Romano

Tutti gli aggiornamenti sul calendario del tour sono disponibili sul sito ufficiale: www.bennato.net/concerti

Caserta, rissa a San Marco Evangelista: un morto e due feriti

Una rissa scoppiata nella tarda serata di ieri a San Marco Evangelista, in provincia di Caserta, ha avuto un epilogo tragico: un morto e due feriti, uno dei quali versa in gravi condizioni.

La vittima è un ragazzo di 26 anni, originario di Secondigliano, colpito mortalmente con un coltello.L’episodio di violenza si è consumato nella cosiddetta “piazzetta” di Viale Libertà, un punto di ritrovo nel piccolo comune casertano.

La rissa nella piazzetta di viale Libertà

Il 26enne, soccorso d’urgenza dai sanitari del 118, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Caserta, ma le ferite riportate erano troppo gravi e il giovane è deceduto poco dopo l’arrivo.

Anche gli altri due giovani coinvolti nella rissa sono stati medicati presso la stessa struttura ospedaliera. Le loro condizioni sono sotto osservazione, e uno dei due risulta essere in prognosi riservata a causa della serietà delle lesioni.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta hanno immediatamente avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e, soprattutto, identificare l’autore dell’aggressione mortale.

Si stanno vagliando testimonianze e ogni elemento utile per fare piena luce sull’accaduto e assicurare i responsabili alla giustizia.

Capri, traghetto in ritardo: passeggero minaccia l’equipaggio con un coltello

Capri– Un viaggio in traghetto da Capri a Napoli si è trasformato in un incubo a causa del comportamento aggressivo di un passeggero, infuriato per un ritardo dovuto al maltempo.

I Carabinieri hanno denunciato un 63enne di Anacapri, che avrebbe minacciato il personale di bordo con un coltello a farfalla, sostenendo di essere “di fretta” per una visita oculistica.

Il traghetto, partito da Capri con destinazione Napoli, aveva accumulato un lieve ritardo a causa delle avverse condizioni meteo, con mare mosso e forti piogge. Ma per l’uomo, che doveva sottoporsi a un controllo oculistico in città, la situazione era inaccettabile.

Nonostante i tentativi dell’equipaggio di calmarlo, spiegando che le condizioni del mare rendevano necessaria maggiore prudenza, il passeggero ha perso il controllo.

La rabbia per il ritardo e la minaccia con il coltello

La tensione è degenerata quando il 63enne ha estratto un coltello a farfalla, puntandolo contro un membro del personale del bar di bordo, intervenuto per placarlo. La scena ha gettato nel panico alcuni passeggeri, ma fortunatamente la situazione non è sfociata in violenza fisica.

Il traghetto è ripartito poco dopo, arrivando a Napoli senza ulteriori intoppi. Allo sbarco, i Carabinieri della Stazione Scali Marittimi e del Nucleo Operativo Centro hanno individuato e bloccato l’uomo, sequestrandogli l’arma.

Il 63enne dovrà ora rispondere di porto abusivo di armi, resistenza a pubblico ufficiale e minaccia aggravata. Un episodio che dimostra come la fretta e l’impazienza possano portare a gesti inconsulti, con gravi conseguenze legali.

 

Arriva il risarcimento per la moglie del boss Domenico Pagnozzi

Roma-La IV sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Dario Vannetiello, annullando l’ordinanza con cui la Corte d’Appello di Napoli aveva negato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione avanzata da Anna Maria Rame, moglie di Domenico Pagnozzi, presunto boss di un clan operante, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, tra Benevento, Avellino e Roma.

La vicenda giudiziaria, che ha visto la donna accusata di aver assunto il controllo del clan in sostituzione del marito, si è conclusa con un’assoluzione definitiva. Già nel 2018, la Cassazione aveva annullato la condanna a 12 anni di reclusione inflitta alla Rame, seguita da un’assoluzione nel giudizio di rinvio del 17 gennaio 2019.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Vannetiello, è riuscita a dimostrare nel tempo l’infondatezza delle accuse.La Corte d’Appello di Napoli aveva inizialmente respinto la richiesta di risarcimento, motivando la decisione con una presunta condotta gravemente colposa della Rame, che avrebbe intrattenuto comunicazioni criptiche e frequentazioni con persone legate al clan.

Tuttavia, la Cassazione ha ribaltato questa valutazione, aprendo la strada a un nuovo esame da parte di un diverso collegio della Corte d’Appello partenopea.Il risarcimento richiesto riguarda un periodo di detenzione ritenuto ingiusto, durato 2 anni, 8 mesi e 15 giorni, per un importo di 232.282,70 euro, a cui si aggiungono i danni morali, sociali e psicologici subiti dalla donna, oltre alle ripercussioni sulla società Premier Energy, da lei guidata.

L’azienda, sequestrata dal Tribunale di Roma, è stata successivamente restituita alla Rame, riconosciuta estranea a ogni illecito.Non è la prima volta che Anna Maria Rame ottiene giustizia: già nei primi anni 2000, accusata di appartenenza al clan Pagnozzi, era stata scarcerata dal Tribunale del Riesame di Napoli, assolta in primo grado e risarcita per l’ingiusta detenzione.La decisione della Cassazione segna un nuovo capitolo in una vicenda giudiziaria complessa, che sarà ora al vaglio della Corte d’Appello per determinare l’entità del risarcimento.

Napoli, 22enne ferito a colpi di pistola a san Pietro a Patierno

Napoli- Si torna a sparare nella zona di san Pietro a Patierno divenuto negli ultimi tempi terreno di scontro tra clan per il controllo dei traffici illeciti.

Un ragazzo di 22 anni di Casalnuovo è stato ferito  a colpi di pistola alla gamba destra. E’ accaduto intorno alle 4 della notte appena trascorsa in via della Bussola.

Il ferito è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale del Mare dove i medici lo hanno stabilizzato e preso in cura. Come da prassi sono stati avvertiti i carabinieri , che arrivati sul posto hanno ascoltato il ferito a sommarie informazioni.

Indagini dei carabinieri sul ferimento

Anche se non è stato molto collaborativo si è riuscito solo a stabilire, secondo il suo racconto, che il ferimento sarebbe avvenuto in via Della Bussola.

Ora resta da stabilire la matrice e capire perché il ragazzo da Casalnuovo era di notte in giro a san Pietro a Patierno.

Sabrina Efionayi a Rarrǝca Book festival: le storie che restano, le parole che resistono

Il Rarrǝca Festival si è concluso domenica 6 luglio, ma la sua eco continua a risuonare. L’energia sociale sprigionata nei due giorni di incontri ha generato uno sguardo solidale, consapevole, responsabile. Un punto d’incontro tra esperienze diverse che si sono intrecciate fino a diventare racconto e poi memoria condivisa.

Filo conduttore di quest’anno è stata la resistenza quotidiana, culturale, identitaria: il vivere i luoghi, il rimanere fedeli ai propri valori, lo stare tra le persone. E soprattutto il ritorno, inteso come “restanza” — un neologismo carico di significato, che racconta la permanenza come forma di cura e costruzione di comunità.

È per questo che vogliamo continuare a raccontarvelo, attraverso l’unicità dei personaggi che lo hanno attraversato lasciando la propria impronta e la propria identità.

In questo spazio fertile, si è ben inserita la voce di Sabrina Efyonai. La sua scrittura, fedele al proprio sentire, si è rivelata profondamente in sintonia con lo spirito del festival ed il ruolo della letteratura come ponte tra intimità e realtà collettiva.

L’abbiamo incontrata durante una pausa della manifestazione. Il suo sorriso e lo sguardo sereno sul mondo circostante tradiscono un vissuto attento, osservato a lungo, una disponibilità autentica al dialogo, alla condivisione. Invitata per presentare il suo nuovo romanzo, Padrenostro (Feltrinelli), Sabrina Efionayi ha conversato con Simona Cafaro e Giancarlo Piacci, membri del team organizzatore, offrendo al pubblico una riflessione intensa su scrittura, identità e sulla forza generativa delle storie.

Hai esordito con “Addio a domani”, un’opera autobiografica che prende la forma del memoir . Ti ha guidato il bisogno di raccontare te stessa o l’urgenza di dare forma a un progetto narrativo più ampio? E come ti sei riconosciuta, da lì, nel ruolo di scrittrice?

  • Sono approdata al ruolo di scrittrice, direi quasi per caso. Ho iniziato, come pochi sanno, quando ero molto più piccola: scrivevo su un blog online, intorno ai 13-14 anni, e lì sono stata notata da un direttore della Rizzoli. È stato lui a permettermi di pubblicare i miei primi romanzi sotto pseudonimo. Erano romanzi d’amore, storie per ragazzi — coetanei, in fondo, visto che io avevo 16 anni.
  • Dopo questi primi libri, tra i 16 e i 17 anni, ho sentito il bisogno di cambiare linea narrativa, di cercare qualcosa di più personale. Volevo raccontare una storia che, pur non essendo del tutto autobiografica, toccasse temi a me molto vicini, legati all’identità. La scintilla è arrivata poco dopo il caso di George Floyd, che poi, tra l’altro, è l’epilogo di Addio a domani.
  • È stato un momento che mi ha dato la spinta per raccontare una storia che potesse parlare anche all’Italia contemporanea, a quell’Italia fatta di ragazze e ragazzi di seconda generazione. La scrittura di Addio a domani è nata sia da un’urgenza personale, sia da un desiderio più profondo — anche se inizialmente non pensavo sarebbe diventato un vero e proprio percorso da scrittrice.
  • Poi però le cose si sono incastrate alla perfezione: ho incontrato editori che si sono fidati di me, che hanno creduto nel mio modo di raccontare. Ed è lì che ho capito di voler continuare a scrivere, soprattutto per dare voce a storie che spesso restano inascoltate.

Con “Padrenostro”, dopo il memoir d’esordio, hai pensato di approfondire temi intimi come quelli del primo libro da una prospettiva più universale?

  • Dopo Addio a domani ero convinta che mi sarei distaccata – forse anche completamente – da tutto ciò che era l’aspetto personale. Sentivo di aver messo a nudo la mia storia, quella della mia famiglia, delle mie madri. Avevo bisogno di una boccata d’aria, di tornare un po’ alla finzione che aveva preceduto quel romanzo. E invece, quando ho cominciato a lavorare a Padrenostro, è venuta fuori quasi come una costola di Addio a domani.
  • I personaggi sono resi volutamente irriconoscibili, e l’ambientazione è in un quartiere popolare di Napoli, Forcella. Ma in realtà la storia di Lisa, la famiglia Caiazzo… sono vicinissimi a me. Lisa è, in qualche modo, una maschera che ho messo sul volto e sulla vita di quella che era la mia migliore amica durante l’adolescenza.

Le parole dell’autrice rivelano quanto il confine tra finzione e vissuto resti sottile. Dietro la storia di Lisa c’è un’amicizia adolescenziale segnata da un contesto familiare rigidissimo, patriarcale, in cui la figura paterna esercitava un controllo tale da negare perfino il diritto alla giovinezza. Un’esperienza  che purtroppo resta attuale e che l’ha spinta a trasformarla in racconto.

Che ruolo ha Napoli nella tua scrittura; è una scelta affettiva o narrativa? In futuro pensi di ambientare altrove i tuoi lavori?

  • Io ho sempre avuto un legame molto forte con Napoli. Anche se sono nata a Castel Volturno, ho vissuto a lungo a Licignano e la mia famiglia è napoletana. Quindi, tra provenienza e quotidianità, Napoli è sempre stata una presenza costante. Poco tempo fa ho parlato con una scrittrice che ha ambientato il suo libro a Napoli ma senza mai nominarla.
  • Era un lavoro molto raffinato, che lasciava al lettore la libertà di immaginare qualsiasi altra città. Io invece ho scelto consapevolmente di nominare Napoli, di raccontarla apertamente, con tutte le sue contraddizioni. Napoli è per me una città in cui il bello si sovrappone continuamente al brutto, generando storie affascinanti e autentiche. La storia della famiglia Caiazzo, per esempio, pur provenendo da un contesto più provinciale, l’ho voluta inserire in una cornice urbana come quella napoletana.
  • Napoli è una città in costante cambiamento, aperta, moderna, ma conserva anche ambienti chiusi, profondamente tradizionali, dove possono verificarsi dinamiche che sembrano anacronistiche e invece esistono ancora oggi.

Ripensando a “Addio a domani, oggi c’è qualcosa che racconteresti in modo diverso, alla luce di ciò che hai scritto in Padrenostro?

  • Sì, assolutamente. Addio a domani oggi mi appare come un libro molto giovane, forse anche poco maturo in certi tratti. È stato un lavoro catartico, avevo bisogno di scrivere quella storia, ma col senno di poi avrei voluto prendermi più tempo per lavorarla meglio. Avevo 16-17 anni quando ho cominciato a scrivere, ed ero appena entrata nel mondo editoriale.
  • Con l’esperienza che ho maturato in questi anni, forse affronterei alcune tematiche con più profondità e con più strumenti. Addio a domani mi ha insegnato che un libro non deve avere fretta. Un libro ha bisogno di respirare. Di sedimentarsi prima nelle pagine private di chi lo scrive, poi in quelle pubbliche.

C’è un genere narrativo che ti piacerebbe esplorare in futuro?

  • Ho sempre pensato di essere lontana dalla saggistica, perché non credevo di avere gli strumenti per affrontarla con l’autorevolezza necessaria. Ma oggi, anche se c’è una certa saturazione editoriale su alcuni temi, sento l’esigenza di raccontare la condizione femminile nel Sud Italia.
  • Un femminismo più intersezionale, capace di accogliere le voci delle donne del Sud, le loro storie d’amore, le loro difficoltà quotidiane. Credo che oggi il femminismo debba approdare su tutte le spiagge possibili — per usare una metafora — e non limitarsi a un solo tipo di donna. Serve uno sguardo più ampio, più sfaccettato.

Sabrina Efionayi incarna perfettamente il sostrato argomentativo del Rarrǝca Festival. Dal racconto di sé alle storie degli altri, restituisce con autenticità temi visibili e sommersi, accendendo l’attenzione su ciò che spesso resta ai margini.

Ed è proprio nella cura con cui sono stati scelti i protagonisti di questo esordio — intenso, collettivo, indimenticabile — che risiede il valore profondo del Rarrǝca Fest: la capacità di generare ascolto, memoria e pensiero critico. Con questi reportage vogliamo prolungarne l’effetto, lasciando che le sue voci continuino a risuonare e a dialogare con il nostro pubblico.