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Napoli, colpi ai narcos di Barra: sequestrati 15 chilogrammi di stupefacenti

Napoli– Continuano i controlli straordinari disposti dalla Questura di Napoli per il contrasto al traffico di droga nei quartieri più sensibili della città. Nel pomeriggio di ieri, gli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra, con il supporto di un’unità cinofila dell’Ufficio Prevenzione Generale, hanno tratto in arresto un 46enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione ha avuto luogo in corso IV Novembre, dove i poliziotti hanno eseguito una perquisizione presso l’abitazione dell’uomo. Decisivo l’intervento del cane antidroga, che ha permesso di individuare 16 panetti di hashish per un totale di circa 1,3 kg, due involucri di cocaina e un bilancino di precisione.

Durante lo stesso servizio, i controlli si sono estesi anche in via Mastellone, dove gli agenti hanno rinvenuto, nascosti tra un muro e una struttura in ferro, circa 150 grammi di cocaina/crack e un altro bilancino. In una cantinola, inoltre, è stato scoperto un vero e proprio deposito: 129 panetti di hashish, per un peso complessivo di circa 15 kg.

L’uomo è stato immediatamente arrestato e posto a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per risalire alla filiera dello spaccio e a eventuali complici.

Marano, Giuseppe Caiazzo condannato solo per lesioni assolto dal tentato omicidio mafioso

Marano – Si è concluso oggi con un parziale ridimensionamento delle accuse il processo a carico di Giuseppe Caiazzo, il 26enne difeso dall’avvocato Giuseppe Musella coinvolto nella violenta aggressione del febbraio 2024 a Marano.

L’episodio era scaturito da un banale alterco per motivi di viabilità che aveva visto coinvolta l’ex moglie di Caiazzo. Le vittime – un uomo e suo figlio – avevano chiesto chiarimenti, ma la situazione era degenerata in un’aggressione con coltellate inflitte all’uomo in zone vitali, fortunatamente sopravvissuto.

L’accusa respinta: niente tentato omicidio mafioso

La Prima Sezione del Tribunale di Napoli Nord ha assolto Caiazzo dalla più grave accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e dai futili motivi, disattendendo la richiesta della Procura di 15 anni e 4 mesi di reclusione.

Condanna solo per le lesioni al figlio

Il giovane è stato però ritenuto responsabile delle lesioni inferte al figlio della vittima, colpito da un pugno al volto durante la colluttazione. La sentenza rappresenta dunque un alleggerimento significativo rispetto alle accuse iniziali.

L’altro soggetto armato, accusato di aver materialmente inflitto le coltellate, resta sotto processo. La difesa di Caiazzo ha parlato di una “giustizia che ha fatto il suo corso”, mentre la Procura valuta eventuali impugnazioni.

Portici, ansia per la scomparsa di Rosanna Fiore: “E’ in stato confusionale. Aiutateci a ritrovarla”

Portici– Ore di angoscia a Portici per la scomparsa di Rosanna Fiore, allontanatasi dalla propria abitazione nella giornata di mercoledì 11 giugno senza dare più notizie.

La donna, secondo quanto riferito dai familiari, si trovava in stato confusionale al momento dell’allontanamento, un elemento che rende la situazione particolarmente preoccupante.

Le ricerche sono partite immediatamente e si stanno concentrando soprattutto tra i comuni di Portici ed Ercolano, ma al momento non risultano segnalazioni attendibili o riscontri utili. Impegnati nelle operazioni di ricerca ci sono forze dell’ordine, protezione civile e numerosi volontari, che stanno perlustrando il territorio palmo a palmo con l’obiettivo di ritrovare Rosanna e riportarla a casa sana e salva.

La famiglia, profondamente preoccupata, ha lanciato un appello accorato alla cittadinanza:

“Chiunque abbia visto Rosanna o possa fornire informazioni è pregato di contattare immediatamente il marito al numero 347 909 2713”

Ogni dettaglio, anche il più banale, potrebbe rivelarsi cruciale per il buon esito delle ricerche. L’invito rivolto alla comunità è a non sottovalutare nessun possibile avvistamento e a fornire tempestivamente qualunque elemento utile.

Carabiniere ucciso nella sparatoria, morto uno dei rapinatori, l’altro arrestato

La tragedia di Francavilla Fontana ha trovato il suo epilogo con la morte di uno dei banditi e la cattura dell’altro.

Il brigadiere capo dei carabinieri, Carlo Legrottaglie, è stato ucciso all’alba di oggi in una sparatoria nella zona industriale di Francavilla Fontana, in contrada Rosea, durante un inseguimento seguito a una rapina. Legrottaglie, 59 anni, originario di Ostuni e padre di due figlie, era al suo ultimo giorno di servizio prima della pensione, prevista per luglio. Uno dei due rapinatori coinvolti, gravemente ferito, è deceduto poco dopo la cattura, mentre l’altro è stato arrestato.

L’episodio è scattato dopo la segnalazione di una rapina a un distributore di carburanti alla periferia di Francavilla Fontana. La pattuglia di Legrottaglie, a bordo di una “gazzella”, ha intercettato l’auto dei malviventi, una Lancia Y di colore scuro, dando il via a un inseguimento ad alta velocità. Le due vetture si sono speronate ripetutamente, finendo nelle campagne tra Francavilla Fontana e Grottaglie. Qui, almeno tre rapinatori sono scesi dall’auto, dividendosi per sfuggire ai militari.

I due banditi fuggitivi sono stati raggiunti dai “Falchi”

Legrottaglie ha inseguito uno dei fuggitivi, che ha aperto il fuoco contro di lui, colpendolo mortalmente con diversi colpi di pistola. Il brigadiere, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe risposto al fuoco, ferendo uno dei malviventi. Il collega di Legrottaglie, sotto shock, ha immediatamente chiesto rinforzi. Sul posto è intervenuto il pm di turno, Raffaele Casto, per coordinare le indagini.

Poche ore dopo, la polizia ha catturato due rapinatori a Grottaglie (Taranto), in un’operazione culminata in un ulteriore conflitto a fuoco. Uno dei due, gravemente ferito, è morto, mentre l’altro, identificato come Michele Mastropietro, 59 anni, di Carosino (Taranto), è stato arrestato e trasferito nella caserma dei carabinieri di Martina Franca.

Mastropietro, con precedenti per reati gravi, tra cui un assalto a un portavalori nel 2013, è ora sotto interrogatorio. Non è ancora chiaro se il rapinatore deceduto sia stato ferito durante lo scontro con Legrottaglie o nella sparatoria con la polizia.

Le indagini, condotte da carabinieri e polizia sotto la direzione della Procura di Brindisi, puntano a chiarire la dinamica esatta dei fatti e a individuare eventuali complici ancora in fuga. La comunità di Francavilla Fontana e Ostuni è sotto shock per la perdita di Legrottaglie, ricordato come un servitore dello Stato esemplare.

L’Arma dei Carabinieri ha espresso cordoglio, mentre si moltiplicano i messaggi di solidarietà per la famiglia della vittima e il collega testimone della tragedia.

Rapina a mano armata in un supermercato di Scafati: panico tra i clienti e cresce l’allarme sicurezza in città

Nel pomeriggio di  martedì 10 giugno 2025, un supermercato ubicato in via Dante Alighieri a Scafati è stato scenario di una rapina a mano armata, che ha generato panico tra clienti e dipendenti.

Stando alle prime ricostruzioni, intorno alle 13:30, due persone con il volto coperto e armate di pistola sono entrate nell’esercizio commerciale, minacciando il personale e costringendolo a consegnare l’incasso. Il bottino è stato di circa 500 euro. I rapinatori sono scappati a bordo di uno scooter, facendosi perdere di vista.

Fortunatamente, non ci sono stati feriti tra i presenti, ma l’episodio ha sollevato forti preoccupazioni nella comunità locale. Le forze dell’ordine sono arrivate rapidamente sul luogo del crimine, avviando le indagini per identificare e catturare i colpevoli.

Sono stati acquisiti i filmati delle telecamere di sorveglianza del supermercato e delle aree circostanti, nella speranza che possano fornire informazioni utili per risalire all’identità dei malviventi. Inoltre, sono state raccolte le testimonianze dei presenti per ricostruire con accuratezza la dinamica dell’accaduto.

Questo evento si colloca in un contesto di crescente inquietudine per la sicurezza nella zona. Nei giorni scorsi, Scafati aveva già registrato altri eventi criminosi, tra cui furti in appartamenti e negozi, che hanno alimentato il senso di insicurezza tra i residenti. La comunità locale ha manifestato forte preoccupazione per l’escalation di violenza, richiedendo un rafforzamento delle misure di controllo e prevenzione sul territorio.

Le autorità locali hanno condannato fermamente quanto accaduto e hanno garantito un impegno maggiore nella lotta contro la criminalità, sollecitando una collaborazione più stretta tra le forze dell’ordine e la comunità per prevenire ulteriori episodi simili.

L’evento di ieri mette in evidenza l’esigenza di interventi mirati per garantire la sicurezza dei cittadini e degli esercenti. Le autorità devono intensificare le azioni di controllo e prevenzione, mentre la comunità deve mantenere una vigilanza attiva e collaborativa, segnalando alle forze dell’ordine qualsiasi attività sospetta. Solo grazie a un’azione coordinata si potrà ripristinare un clima di tranquillità e fiducia nel territorio.

di Arianna Bianco

De Bruyne è del Napoli, adesso è ufficiale. L’annuncio di De Laurentiis: “Benvenuto Kevin”

Adesso è ufficiale: Kevin De Bruyne è un nuovo giocatore del Napoli. L’annuncio è arrivato direttamente da Aurelio De Laurentiis, che ha pubblicato su X la foto della stretta di mano con il campione belga accompagnata da un messaggio secco, ma eloquente: “Benvenuto Kevin”.

Nel giro di pochi minuti, anche l’account ufficiale del Napoli ha celebrato il colpo di mercato con un’immagine destinata a restare nella memoria dei tifosi: De Bruyne seduto su un trono dorato, avvolto da un’aura regale. La scritta? “Re Kev è qui”.

Dopo le visite mediche svolte in mattinata presso la clinica Villa Stuart di Roma, il fantasista belga ha completato ogni formalità e messo nero su bianco sul contratto che lo legherà al club partenopeo per due stagioni, con opzione per un terzo anno.

Napoli, allarme del prefetto: “Gli ultimi due omicidi a Cardito e Afragola preoccupano”

Napoli – “Sono due episodi che preoccupano”. Così il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, commenta i due omicidi avvenuti negli ultimi giorni nel Napoletano, a Cardito e Afragola, dove ieri sera è stato ucciso un uomo.

Crimini in calo, ma servono più controlli

Pur riconoscendo una riduzione generale della criminalità – con un calo degli omicidi nei primi cinque mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024 – Di Bari sottolinea la necessità di intensificare la prevenzione. “I dati dimostrano che i servizi di controllo stanno funzionando, ma non possiamo ritenerci soddisfatti”, ha detto ai giornalisti dopo il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza.

Videosorveglianza e lettori di targhe: la risposta di Afragola

Il prefetto ha ricordato che ad Afragola, teatro dell’ultimo omicidio, è in fase avanzata l’installazione di 168 telecamere di sorveglianza e 22 lettori automatici di targhe. “Questo sistema – ha spiegato – fornirà informazioni preziose per le indagini e la dissuasione del crimine”.

Un ringraziamento alle forze dell’ordine

Di Bari ha poi voluto ringraziare polizia e carabinieri per il lavoro svolto: “Uomini e donne in divisa stanno facendo un enorme sforzo, e questo impegno va riconosciuto”. Ma, ha avvertito, “bisogna fare ancora di più”.

Intanto, resta alta l’attenzione sui due casi di sangue che hanno scosso l’hinterland napoletano, mentre le indagini proseguono per ricostruire dinamiche e moventi.

Benevento, nuova aggressione nel reparto femminile del carcere: detenuta psichiatrica colpisce agente penitenziaria

Benevento – Ancora un episodio di violenza nel reparto femminile della Casa Circondariale di Benevento. Nella giornata di ieri, una detenuta di 25 anni, affetta da disturbi psichiatrici e già nota per precedenti comportamenti aggressivi, ha aggredito una poliziotta penitenziaria, costringendola a ricorrere alle cure mediche.

L’episodio, denunciato dal sindacato CON.SI.PE. (Coordinamento Sindacale Penitenziario), riaccende i riflettori sulle gravi criticità legate alla gestione dei detenuti con patologie psichiatriche all’interno del sistema carcerario.

Secondo il dirigente nazionale del sindacato, Vincenzo Santoriello, nonostante in molti istituti siano state istituite apposite sezioni per separare detenuti psichiatrici, facinorosi e violenti – le cosiddette sezioni ex art. 32 – queste rimangono comunque inserite nei reparti ordinari, senza un’adeguata struttura medica e terapeutica.

“Si tratta di soggetti che dovrebbero essere trasferiti nelle REMS – Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza – dove potrebbero essere seguiti da personale specializzato e sottoposti a trattamenti idonei”, sottolinea Santoriello.

Dura anche la presa di posizione del Segretario Regionale CON.SI.PE. Campania, Tommaso De Lia, e della Vice Segretaria Regionale, Pina Razzano. “Il reparto femminile è ormai allo stremo. Le continue aggressioni stanno minando la tenuta psicofisica del personale.

La detenuta in questione ha già collezionato numerosi episodi di violenza in altri istituti penitenziari, rendendo la sua gestione pressoché impossibile senza ricorrere continuamente all’intervento sanitario o alla forza fisica”.

Il sindacato ha espresso solidarietà al personale femminile della struttura, più volte vittima di aggressioni fisiche e verbali. “Nonostante la carenza di strumenti adeguati e la mancanza di soluzioni strutturali – conclude la nota – le agenti continuano a svolgere il proprio lavoro con senso del dovere e dedizione, a tutela di un Corpo dello Stato che merita rispetto e protezione”.

Catania, truffano anziano: denunciate due donne napoletane

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Catania – La Polizia di Stato di Catania ha smascherato un sofisticato sistema di truffe assicurative messo in atto da due donne napoletane, di 34 e 46 anni, specializzate nel colpire anziani in tutta Italia.

Le indagini, condotte dagli agenti del Commissariato Borgo-Ognina, sono scattate grazie alla denuncia di un 76enne catanese, caduto nella rete delle truffatrici dopo aver cercato online un’assicurazione auto conveniente.

La vittima aveva inserito i propri dati personali, inclusi numero di telefono e informazioni anagrafiche, su un sito web dedicato a contratti assicurativi, nel tentativo di trovare una polizza RC auto a buon prezzo.

Pochi giorni dopo, l’uomo è stato contattato da una sedicente consulente di una nota compagnia assicurativa, che gli ha proposto una polizza a 460 euro, ben al di sotto delle tariffe di mercato. Convinto dall’offerta, il 76enne ha seguito le istruzioni per effettuare un bonifico su un conto indicato dalla finta operatrice, in attesa di ricevere la polizza via email entro poche ore.

Trascorsi due giorni senza notizie, l’anziano ha ricontattato la “consulente”, che ha giustificato il ritardo con un presunto problema nel bonifico, invitandolo a ripetere il pagamento suddividendolo in due trasferimenti da 260 e 200 euro su un nuovo Iban. Fidandosi ancora, l’uomo ha eseguito le operazioni, ma non ha mai ricevuto la polizza.

Resosi conto del raggiro, si è rivolto al Commissariato Borgo-Ognina, fornendo agli investigatori dettagli fondamentali, come il numero di telefono usato dalla truffatrice e i codici Iban dei bonifici.

Le indagini hanno permesso di risalire alle due donne, già note per numerosi precedenti legati a truffe analoghe. Secondo gli inquirenti, le sospettate avrebbero orchestrato un giro di frodi che fruttava circa 10.000 euro al mese, sfruttando la vulnerabilità di anziani attraverso false offerte assicurative. Le due napoletane sono state denunciate per truffa e rischiano ora una condanna fino a 5 anni di reclusione.

La Polizia invita i cittadini a diffidare di proposte assicurative troppo vantaggiose e a verificare sempre l’affidabilità dei siti web e dei contatti prima di effettuare pagamenti. L’operazione rappresenta un ulteriore passo nella lotta alle truffe online, un fenomeno in crescita che colpisce soprattutto le fasce più fragili della popolazione.

Somma Vesuviana, i baby-boss si proclamano sui social con i simboli del clan Correale-De Bernardo

Somma Vesuviana – Kalashnikov tatuati sul petto, numeri simbolici incisi sulla pelle e pose da gangster. I nuovi volti della criminalità organizzata nel Vesuviano non si nascondono più: anzi, esibiscono con fierezza la loro appartenenza al clan Correale-De Bernardo direttamente sui social network, trasformati in vetrine criminali.

La denuncia arriva dal giornalista Gennaro Ciliberto, da anni impegnato nel monitoraggio delle dinamiche camorristiche del territorio: “Anche con i capi in carcere, le attività del clan proseguono.

Le piazze di spaccio sono gestite con la supervisione delle donne del gruppo, mentre un’intera generazione di baby-criminali avanza per prendere il comando”. Tra loro, spiccano i volti di Clemente Correale e del suo braccio destro De Bernardo, protagonisti di una nuova ondata di propaganda criminale.

In alcune immagini diffuse online, i giovani affiliati si mostrano a torso nudo con tatuaggi raffiguranti fucili d’assalto e il numero 22, codice identificativo del gruppo. “De Bernardo – racconta Ciliberto – si vantava di possedere un kalashnikov, pur non conoscendone nemmeno il funzionamento. Ma in quell’arma vedeva uno strumento di potere e di identità”.

Una pace armata tra baby-boss – Secondo le ricostruzioni, i due giovani leader, un tempo in conflitto, oggi appaiono fianco a fianco nelle foto, in quella che Ciliberto definisce “una pace armata”. In passato, De Bernardo avrebbe addirittura tentato di eliminare Correale, sparandogli contro più colpi d’arma da fuoco. “Oggi si mostrano uniti, ma il rischio di nuove faide è dietro l’angolo”, avverte il giornalista.

A lanciare l’allarme è anche il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che sottolinea il ruolo crescente dei social nel fenomeno:
“Non si tratta di ragazzate o folklore criminale. Queste immagini sono strumenti di propaganda mafiosa. I social sono diventati la nuova piazza di reclutamento per la camorra. Serve una reazione immediata: controllo, rimozione dei contenuti, ma anche educazione e prevenzione. Non possiamo lasciare campo libero a chi glorifica la violenza”.

Borrelli torna inoltre a chiedere una legge contro l’apologia mafiosa sui social, proposta più volte in Parlamento: “La maggioranza sembra più preoccupata da studenti e operai in protesta che dai clan che reclutano adolescenti su Instagram e TikTok”.

Infine, l’allarme: “Il pericolo reale è che questi ragazzi, seppur giovanissimi, siano già pienamente integrati nei meccanismi camorristici. Non conoscono alternative, hanno fame di potere e si specchiano in un mondo che li applaude virtualmente. Se non interveniamo subito, il Vesuviano rischia di diventare un nuovo epicentro della camorra giovanile”.

Afragola, un’assemblea pubblica per ricordare Martina Carbonaro: insieme contro la violenza di genere

Un’assemblea pubblica per non dimenticare Martina Carbonaro, la giovane vittima del femminicidio che ha sconvolto Afragola e l’intera area metropolitana di Napoli.

L’iniziativa, promossa dal Patto Educativo per Napoli e dall’Osservatorio Distrettuale sulla Violenza di Genere, si terrà venerdì 27 giugno alle ore 16:30 presso la parrocchia San Giorgio Martire ad Afragola.

L’appuntamento vuole essere una risposta collettiva al dolore per l’ennesima tragedia e rappresenta, come sottolineano gli organizzatori, “un gesto concreto e corale a pochi giorni dalla morte di Martina, giovane vittima di una violenza insopportabile e ingiustificabile”.

All’incontro parteciperanno figure istituzionali e rappresentanti del mondo ecclesiale, giudiziario e sociale: l’arcivescovo di Napoli, cardinale don Mimmo Battaglia, la presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, e il procuratore generale della Corte d’Appello, Aldo Policastro. Interverranno anche la sociologa Raffaella Palladino, la direttrice della Caritas di Napoli, suor Marisa Pitrella, e Gennaro Pagano, coordinatore del Patto Educativo.

«L’assemblea – si legge in una nota della Diocesi di Napoli – rappresenta un primo passo verso una progettualità condivisa, in grado di unire istituzioni civili, realtà educative, comunità ecclesiali e territorio nella costruzione di una nuova cultura della prevenzione, fondata sul rispetto, sulla parità di genere, sulla non violenza e sulla cura delle nuove generazioni».

Un messaggio chiaro arriva anche dal documento congiunto diffuso in vista dell’appuntamento: “L’impegno contro la violenza di genere non è solo un’emergenza da gestire, ma un compito educativo da assumere insieme. Ogni ferita inflitta a una donna è una ferita al cuore stesso della nostra umanità”.

De Bruyne è già nel presepe: la statuina del campione belga tra i pastori di Napoli

Kevin De Bruyne non ha ancora firmato il contratto con il Napoli, ma ha già conquistato un posto speciale nel cuore della città e, soprattutto, nel presepe. Sì, perché l’artista di San Gregorio Armeno, Genny Di Virgilio, ha realizzato una statuina del fantasista belga, inserendolo nella sua collezione tra le icone dello scudetto e i volti più amati dai tifosi.

La figurina in terracotta raffigura l’ex stella del Manchester City con la maglia azzurra già indosso, pronta a unirsi al gruppo dei “campioni d’Italia” che da anni popolano gli scaffali e i banchetti della celebre via dei pastori. “Ha già preso posto nella squadra”, spiega Di Virgilio all’ANSA, “ma senza numero. Il 17 che indossava in Inghilterra qui è meglio evitarlo. A Napoli certi simboli non si toccano”.

Un chiaro riferimento al numero che fu di Marek Hamsik, bandiera azzurra, per molti ancora intoccabile. Eppure, simbolismo a parte, la presenza di De Bruyne in terracotta è molto più di un gesto artistico: è l’ennesima dimostrazione che Napoli vive di calcio con passione viscerale, trasformando ogni attesa in celebrazione. Il belga, intanto, ha completato le visite mediche a Roma e si prepara alla firma con il Napoli.

Infezioni in gravidanza, ogni anno 300 neonati con Toxoplasmosi

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Roma – Le infezioni che si trasmettono dalla madre al feto durante la gravidanza, il parto o l’allattamento rappresentano ancora oggi una minaccia sottovalutata. Patologie come toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus e sifilide possono causare danni gravi al nascituro, come sordità, ritardi nello sviluppo e cecità.

Sono le cosiddette Torch o Torches, acronimo che sta per Toxoplasmosi, Oltre (sifilide, Hiv, epatite B, varicella, parvovirus B19, ecc.), Rosolia, Citomegalovirus (Cmv), Herpes simplex virus (Hsv), Enterovirus e altri patogeni (ad es. Zika virus, streptococco gruppo B).

I numeri in aumento ei rischi per i neonati, secondo gli esperti, evidenziano l’esigenza di fare sistema e rafforzare le campagne di screening e prevenzione. Nasce per questo un network nazionale, che coinvolge istituzioni, società scientifiche, società civile e imprese, per “unire le forze e garantire l’accesso universale agli screening e alle terapie preventive”.

L’iniziativa è stata lanciata oggi a Roma in occasione del convegno dal titolo ‘La complessità delle infezioni materno-fetali e il ruolo cruciale della diagnostica nella gestione delle infezioni Torch’, organizzato su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris, membro dell’Intergruppo parlamentare per la Prevenzione e il controllo delle Malattie Infettive, con il supporto dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (Amcli), Cittadinanzattiva, Diasorin, Federchimica Assobiotec.

“In un Servizio sanitario nazionale che può avvalersi di tecnologie, di una medicina personalizzata e predittiva e di ricerca avanzata- ha sottolineato Liris- la prevenzione e la diagnosi precoce rappresentano la chiave di volta della sostenibilità, in quanto maggiori permettono possibilità di guarigione da un lato e la tenuta dei conti pubblici dall’altro.

L’ambito prenatale costituisce uno degli elementi più complessi ma anche rilevanti della prevenzione: un intervento durante la gravidanza può fare la differenza in termini di qualità di vita, sia per la donna sia per il nascituro. la salute in una delle fasi più emozionanti ma anche delicata della vita di una donna e del suo bambino. Inoltre, in un contesto in cui le nascite sono sempre meno, è fondamentale evitare interferenze”.

Un’emergenza silenziosa: il caso del Citomegalovirus (CMV)

In Italia, tuttavia, ogni anno si osservano circa 13mila infezioni primarie da Citomegalovirus nelle donne in gravidanza. Un neonato su 150 nasce con questa infezione. Anche se solo il 10-15% mostra sintomi alla nascita, fino a 1 su 4 può sviluppare gravi conseguenze nei primi anni di vita, come sordità o ritardi nello sviluppo neuropsicomotorio.

Il Cmv è riconosciuto come il virus più comune nel causare infezioni intrauterine ed è responsabile di circa il 10% di tutti i casi di paralisi cerebrale e dell’8-21% dei casi di disturbo neurosensoriale dell’udito alla nascita, percentuale che sale al 25% entro i primi quattro anni di vita. In generale, il 30-40% delle gestanti è suscettibile al CMV e può acquisire un’infezione primaria durante la gravidanza che rimane la causa principale di trasmissione del virus da madre al feto.

Da dicembre 2023 lo screening sierologico materno per CMV in gravidanza è raccomandato dalle Linee Guida della Gravidanza Fisiologica e nel 2025 sarà inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). La terapia antivirale per prevenire la trasmissione materno-fetale del virus è già gratuita dal 2020 grazie ad Aifa; ciononostante, permane la disomogeneità regionale nello screening neonatale.

“Il Citomegalovirus rappresenta la principale causa di infezione congenita nei Paesi ad alto reddito- ha spiegato nel corso del convegno la professoressa Tiziana Lazzarotto, ordinaria di Microbiologia e Microbiologia Clinica presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, direttrice della Uoc di Microbiologia all’Irccs Aou di Bologna, e direttrice scientifica di Amcli- Grazie alle nuove Linee Guida dell’Iss e al recepimento nei Lea, ora possiamo identificare precocemente le gestanti a rischio e intervenire tempestivamente con farmaci privi di effetti collaterali per madre e bambino.

Monitorare lo stato sierologico dal concepimento fino alla metà della gravidanza è essenziale per proteggere il nascituro: il rischio neurologico è direttamente correlato all’epoca di infezione, specie nel primo trimestre”.

Toxoplasmosi in gravidanza: un rischio ancora elevato

La toxoplasmosi contratta durante la gravidanza come infezione primaria, hanno spiegato ancora gli esperti oggi in Senato, può provocare aborto spontaneo, idrocefalia, lesioni cerebrali (in particolare calcificazioni) e corioretinite, con esiti permanenti.

I rischi giungono dal consumo di carni crude o poco cotte (30-63% dei casi), insaccati, contatto con feci di gatto, che è il serbatoio naturale del Toxoplasma, terreno o acque contaminate. Lo screening è previsto dalla LEA al primo controllo prenatale e poi ogni 4-6 settimane, se risultato negativo.

“Poiché oltre il 90% delle future mamme con toxoplasmosi sono asintomatiche, è cruciale conoscere già dall’inizio della gravidanza il loro stato sierologico- ha evidenziato il professor Marcello Lanari, ordinario di Pediatria generale e specialistica presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e direttore della UOC di Pediatria all’Irccs Aou di Bologna- igiene delle mani, dieta corretta e farmaci mirati secondo prescrizione medica in caso di infezione fetale sono le armi.

È fondamentale che le donne conoscano il proprio stato sierologico per tutte le infezioni TORCH, già dall’inizio della gravidanza o meglio ancora quando la si pianifichi, al fine di adottare misure igienico-alimentari e terapie mirate per tutelare il nascituro, in considerazione del fatto che il rischio maggiore di coinvolgimento fetale è nel primo e secondo trimestre. con una possibile prognosi infausta”.

Dati di siero-prevalenza nel 2025: lo studio Amcli in arrivo

Uno studio condotto dall’Amcli, la cui pubblicazione è prevista nei prossimi mesi sulla rivista scientifica ‘Eurosurveillance’, documenta una presentata della siero-prevalenza (presenza di anticorpi nel sangue) di Cmv e Toxoplasma gondii, confermando tendenze già osservate in altri Paesi europei. Sul campione rappresentativo di donne italiane in età fertile emergono questi valori: Toxoplasma gondii: 10%; Parvovirus B19: 64%; Treponema pallidum (sifilide): 1%; Virus della Rosolia: 86%; Citomegalovirus (Cmv): 59%.

Nelle donne straniere in età fertile in Italia, invece: Toxoplasma gondii: 22%; Parvovirus B19: 57%; Treponema pallido: 1%; Virus della Rosolia: 86%; VMC: 93%. Grazie all’obbligo vaccinale pediatrico ea coperture superiori al 95%, l’Italia è stata dichiarata ‘free’ dalla circolazione endemica della rosolia a fine 2023. Ma “resta cruciale”, secondo gli esperti, lo screening in donne straniere provenienti da Paesi senza raccomandazioni vaccinali, per “prevenire casi importati”. L’attenzione maggiore si concentra dunque su Citomegalovirus e Toxoplasmosi.

Donne segregate in casa: 4 arresti tra Campania, Lazio e Molise

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Isernia – Un’operazione congiunta della Polizia di Stato ha portato all’arresto e ai domiciliari di quattro cittadini cinesi, accusati di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Le indagini, coordinate dalla Procura di Isernia, hanno rivelato un vasto giro d’affari che coinvolgeva diverse città tra Lazio, Campania e Molise, con donne costrette a prostituirsi e segregate in casa.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione generava un giro d’affari mensile stimato intorno ai 6mila euro, con oltre 110 clienti che ogni mese si rivolgevano alle case di appuntamenti gestite dai quattro indagati. Le donne, tutte connazionali dei trafficanti, erano tenute chiuse in casa e costrette a subire condizioni di grave emarginazione sociale, ulteriormente aggravate dal loro status di clandestine.

A smantellare la rete criminale sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Isernia, in collaborazione con i colleghi delle Squadre Mobili di Latina e Napoli.

L’organizzazione operava tra le province di Napoli, Salerno, Latina, Roma e Isernia, gestendo numerose case di appuntamenti. La clientela veniva reclutata anche attraverso la pubblicazione di annunci online su vari siti internet. Per eludere i controlli di polizia, le identità delle donne venivano sostituite, utilizzando i documenti di altre persone.

Le indagini, condotte tramite intercettazioni e videosorveglianza, hanno delineato una struttura gerarchica: l’associazione era capeggiata da un uomo, coadiuvato dalla moglie, dalla sorella e da un’altra donna. Queste ultime erano addette alla gestione degli annunci e degli appuntamenti.

Le donne sfruttate venivano accompagnate negli spostamenti tra le varie città tramite automobile e treno da persone che si assicuravano che non uscissero mai di casa, provvedevano ai loro bisogni primari e riscuotevano il denaro guadagnato.

Gli arresti rappresentano un importante colpo contro la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione, ribadendo l’impegno delle forze dell’ordine nel contrastare queste gravi forme di schiavitù moderna.

Castellammare, Teatro Karol: serata conclusiva del Centro Studi Padre Baldassarre Califano

Fissato l’appuntamento finale al Teatro Karol di Castellammare di Stabia per l’ultima lezione teorica su Carlo Acutis e per la cerimonia di premiazione degli studenti stabiesi più meritevoli

Si terrà in data sabato 14 giugno 2025, presso gli spazi del Teatro Karol di Castellammare di Stabia, la serata conclusiva del percorso formativo a cura del Centro Studi Padre Baldassare Califano, promossa dall’omonima associazione culturale, in occasione del 40° anniversario della fondazione.

L’evento avrà inizio alle ore 19.00 e sarà articolato in più momenti che coniugheranno riflessione spirituale, approfondimento culturale ed impegno verso le nuove generazioni. Dopo i saluti iniziali, avrà luogo la lezione teorica titolata “Al servizio della cultura”, moderata da don Catello Malafronte e che vede come ospite protagonista S.E Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e Foligno.

L’oggetto della discussione sarà Carlo Acutis, beato della chiesa cattolica che ha virtuosamente trasmigrato la sua fede nell’uso dei social network. Un’occasione per aprire uno sguardo attuale sul rapporto tra spiritualità e strumenti digitali, nel solco dell’eredità lasciata da Acutis alla Chiesa e ai giovani.

Seguirà con la cerimonia di premiazione degli studenti del Centro Studi che hanno partecipato al bando di concorso. Ai più meritevoli verrà conferita una borsa di studio. La fondazione culturale crede fervidamente nel potere edificante dello studio e della cultura ed intende sostenere i giovani del territorio sia con percorsi teorici e laboratoriali sia con sostegni economici e concreti per finanziare i percorsi di studio scolastici ed universitari.

I benefattori di tali borse di studio sono il magistrato Antonino Elefante, in memoria di padre Baldassare Califano; il notaio Matteo D’Auria, in memoria di Catello D’Auria, notaio della Repubblica; la professoressa Nunzia Elefante, in memoria di Agostino Elefante, presidente del Consiglio di Stato; don Giuseppe Cartesio ed il dott.Francesco Di Martino.

Il Centro Studi “Padre Baldassarre Califano” rinnova così il suo impegno educativo e sociale, confermandosi punto di riferimento per la formazione culturale e spirituale dei giovani stabiesi, nel segno di una tradizione viva che guarda con fiducia al futuro.

Emanuela Francini

Il padre di De Bruyne: “Ha scelto il Napoli per continuare a giocare ad alti livelli”

Kevin De Bruyne ha detto no ai milioni facili per inseguire ancora il calcio che conta. Il fuoriclasse belga, atterrato a Roma per le visite mediche con il Napoli, ha scelto l’Italia e la Serie A rinunciando a proposte economicamente più ricche da Arabia Saudita e Stati Uniti.

A spiegarlo, fuori da Villa Stuart, è stato il padre Herwing, che lo ha accompagnato nella capitale e che non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Per Kevin la cosa più importante è sempre stata la dimensione sportiva. Ha scelto Napoli perché vuole continuare a giocare ai massimi livelli”.

Ora manca solo la firma, che dovrebbe arrivare a ore nella sede della Filmauro: un biennale con opzione per il terzo anno, su cui il presidente De Laurentiis è pronto a mettere il timbro ufficiale. Ma per la gente, quella che oggi lo ha accolto tra cori e applausi, Kevin De Bruyne è già uno di casa. E Napoli, da oggi, ha un motivo in più per sognare in grande.

Centro Direzionale di Napoli al collasso: scale mobili trasformate in discariche

Napoli – Quello che doveva essere il simbolo di una Napoli proiettata nel futuro, il Centro Direzionale, si trova oggi in uno stato di profondo degrado.

Le scale mobili, essenziali per la mobilità all’interno del polo, sono per la maggior parte fuori uso e si sono trasformate in vere e proprie discariche a cielo aperto, inghiottite da rifiuti di ogni genere.

Nonostante la situazione sconfortante, c’è chi continua a dimostrare un lodevole senso civico. I dipendenti della Romeo Gestioni hanno segnalato la situazione al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, denunciando un quadro di inciviltà, vandalismo e abbandono.

“Qui puliamo anche se non è previsto dagli appalti con ANM, lo facciamo per amore della nostra città,” affermano i dipendenti Romeo. “Ma mancano i controlli e tutto torna sporco in poche ore.” Un gesto di buona volontà che si scontra quotidianamente con la mancanza di una gestione e sorveglianza adeguate.

Sulla questione è intervenuto duramente il deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha rilanciato l’allarme: “Servono interventi strutturali e una gestione quotidiana, ordinaria, continua. Il Centro Direzionale ha potenziale per attrarre investimenti, lavoro, vita. Ma senza un progetto vero, diventerà solo ‘attrattiva’ per ratti, disperati, vandali e delinquenti.”

Borrelli ha poi concluso con un appello accorato alle istituzioni: “Napoli non è solo il lungomare: serve visione, coerenza, responsabilità. Salvare il Centro Direzionale prima che diventi il simbolo di una città che rinuncia a rigenerarsi.” Le sue parole sottolineano l’urgenza di un intervento complessivo che vada oltre la semplice pulizia, per restituire dignità e funzionalità a un’area strategica della città.

Napoli, truffe “dello specchietto”: tre arresti, incassavano fino a 35mila euro al mese

Napoli– La Polizia di Stato ha smantellato un’organizzazione criminale dedita alle truffe con la tecnica “dello specchietto”, arrestando tre persone nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura di Napoli.

Due indagati sono finiti in carcere, mentre il terzo è stato posto agli arresti domiciliari, tutti accusati di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di raggiri ai danni di automobilisti, spesso persone vulnerabili.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, hanno accertato che il gruppo, attivo tra giugno e ottobre 2023, avrebbe compiuto almeno 15 truffe, incassando somme comprese tra 25mila e 35mila euro al mese, con picchi giornalieri fino a 2mila euro.

La tecnica “dello specchietto” consisteva nel simulare un danno al veicolo degli indagati, solitamente uno specchietto rotto, per convincere le vittime a pagare un risarcimento immediato in contanti. L’obiettivo era sfruttare la paura di un’eventuale denuncia all’assicurazione, che avrebbe comportato un aumento del premio o un declassamento della classe di rischio.

Le modalità operative, sempre identiche, hanno permesso agli inquirenti di ricostruire il sistema fraudolento e identificare i responsabili. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip, rappresenta un duro colpo a un’attività criminale che ha preso di mira cittadini ignari, spesso anziani o in condizioni di fragilità.

La Polizia di Stato continua le indagini per verificare eventuali ulteriori episodi e complicità, mentre le autorità sottolineano l’importanza di denunciare tempestivamente tentativi di truffa per contrastare fenomeni di questo tipo.

Cybersecurity, in Italia nel 2024 più attacchi e minacce sofisticate 

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Roma. Nel corso del 2024 le minacce informatiche che hanno colpito l’Italia si sono fatte più numerose, più sofisticate e, soprattutto, più mirate. È il quadro che emerge dal primo Cyber Security Report pubblicato da Tim e dalla Cyber Security Foundation, la prima fondazione no profit in Italia sul mondo cibernetico.

Un’indagine che fotografa l’evoluzione degli attacchi digitali in Italia, analizzando in particolare due fenomeni in forte crescita: gli attacchi DDoS e quelli ransomware.

Gli attacchi DDoS, che puntano a bloccare l’accesso a siti e servizi online sovraccaricandoli con richieste simultanee, sono aumentati del 36% rispetto all’anno precedente. La media è stata di 18 eventi al giorno, ma non è solo il numero a impressionare: quasi 4 attacchi su 10 hanno superato i 20 Gbps di intensità, un livello che rende più difficile sia il rilevamento che la difesa.

Si è assistito anche a un’evoluzione nelle modalità d’esecuzione, con attacchi multipli che colpiscono contemporaneamente più punti della stessa organizzazione (siti, reti, dispositivi) rendendo inadeguate molte delle contromisure tradizionali.

È significativo notare come questi attacchi abbiano interessato sempre di più anche la Pubblica Amministrazione, la cui esposizione è passata dall’1% al 42% del totale in un solo anno, segno di un cambio di strategia da parte degli attori malevoli e di un contesto geopolitico sempre più instabile.

Anche il ransomware, la tecnica che consiste nel bloccare o criptare dati sensibili per poi chiedere un riscatto, continua a rappresentare una minaccia concreta. Con 146 casi ufficialmente rilevati nel 2024, l’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea più colpito. A essere presi di mira sono stati soprattutto i settori più vitali per l’economia: il 58% degli attacchi ha interessato il mondo dei servizi, mentre un altro 26% ha riguardato la manifattura.

Una delle cause dell’espansione del fenomeno è la diffusione del cosiddetto Ransomware-as-a-Service: gruppi criminali che sviluppano software malevoli e li mettono a disposizione di altri soggetti, ampliando la platea degli attaccanti anche a chi ha meno competenze tecniche.

Il rapporto dedica ampio spazio anche alle nuove tecnologie che stanno cambiando il volto della cybersecurity. L’intelligenza artificiale, ad esempio, è già oggi un’arma a doppio taglio: da un lato, consente una difesa più rapida e proattiva grazie alla capacità di rilevare anomalie e automatizzare le risposte agli incidenti; dall’altro, viene utilizzata dagli stessi aggressori per rendere più credibili le campagne di phishing, creare contenuti manipolati (come i deepfake) o progettare attacchi più mirati e difficili da intercettare.

In parallelo, anche il contesto normativo europeo si sta adeguando: nel 2024 sono entrate in vigore nuove direttive e regolamenti, tra cui la NIS2, il Cyber Resilience Act e il Digital Operational Resilience Act (DORA), che impongono standard più elevati per la sicurezza delle infrastrutture digitali e responsabilizzano maggiormente anche le piccole e medie imprese, spesso meno attrezzate.

Il report è stato presentato questa mattina alla Camera dei Deputati alla presenza delle istituzioni e di numerosi operatori ed esperti di cyber e sicurezza digitale.

“Il nostro Paese- ha spiegato il direttore del Servizio Operazioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Gianluca Galasso- è tra quelli più colpiti in Europa. Gli attacchi assumono profili sempre più aggressivi e i ransomware minacciano soprattutto il settore produttivo. In questo scenario, la cooperazione con operatori strutturati è fondamentale. Iniziative come la piattaforma HyperSOC, sviluppata secondo requisiti definiti con il supporto di diversi soggetti privati, puntano proprio a condividere in forma rapida ed efficace dati tecnici e indicatori di rischio di elevato valore”.

Per il direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni, Ivano Gabrielli, “serve un approccio sistemico. Le minacce informatiche non riguardano più solo gli specialisti. Cittadini, aziende, istituzioni concorrono, ciascuno per la propria responsabilità, alla sicurezza di un dominio nel quale vengono esercitati diritti fondamentali. Accanto alla tecnologia, servono cultura, formazione e responsabilità condivisa”.

“Questo report- ha sottolineato il fondatore e presidente della Cyber Security Foundation, Marco Gabriele Proietti- è molto più di una fotografia tecnica: è un invito a cambiare passo. I numeri raccontano una realtà complessa che testimonia ancora una volta quanto sia necessario promuovere una cultura della sicurezza digitale che superi l’emergenza e diventi parte della nostra quotidianità.

La Cyber Security Foundation è nata per questo: per educare, sensibilizzare e creare sinergie e connessioni concrete tra pubblico e privato, mettendo a fattor comune esperienze, competenze e responsabilità. I dati non sono solo strumenti di .

“Come operatore infrastrutturale, Tim intercetta ogni giorno segnali precoci di attacchi informatici. Questo- ha dichiarato Eugenio Santagata, Chief Public Affairs, Security and International Business Officer di Tim- ci permette di contribuire con dati e analisi di valore. Il report nasce da un’esigenza .

Insieme a loro sono intervenuti, tra gli altri l’onorevole Alessandro Colucci, segretario di presidenza della Camera dei Deputati e presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Sicurezza Informatica e Tecnologica, Matteo Macina, vicepresidente operativo della Cyber Security Foundation, e Angelo Tofalo, direttore del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione.

“Questo report- ha ricordato Alessandro Colucci- rappresenta uno strumento importante e prezioso per l’attività dell’intergruppo parlamentare che presiedo: dati, analisi e spunti che rappresentano la base su cui costruire un’efficace iniziativa normativa. Ma è anche e soprattutto un contributo e un sostegno alla formazione e alla sensibilizzazione sulla sicurezza informatica e le minacce cyber, che interessano trasversalmente tutte le fasce della popolazione.

È solo attraverso una cittadinanza consapevole che possiamo affrontare con successo le sfide poste dalla tecnologia. Il nostro compito, come rappresentanti delle istituzioni, è garantire che famiglie, imprese e cittadini abbiano strumenti adeguati per difendersi dai pericoli quotidiani e sempre più insidiosi del dominio digitale”.

“Come dimostra il documento- ha concluso- siamo di fronte ad un’escalation della pericolosità sul piano informatico, sotto ogni forma. Ciò richiede risposte puntuali e sistemiche. La sicurezza digitale è ormai una priorità nazionale”.

L’analisi, costruita sui dati raccolti dal Security Operation Center di Tim e integrata dal contributo della Cyber Security Foundation, è disponibile per il download e si propone come strumento di conoscenza e sensibilizzazione, invitando a considerare la cybersicurezza non solo come questione tecnica, ma come tema strategico che riguarda da vicino l’economia, le istituzioni e i cittadini.

Estorsioni via videochiamata dal carcere: due arresti a Boscoreale, vittima un commerciante

Usavano le videochiamate dal carcere per minacciare un commerciante e costringerlo a pagare il “pizzo”: con questa accusa due persone sono state arrestate dai carabinieri della stazione di Boscoreale, nel Napoletano, al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

I reati contestati sono tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti. Secondo gli investigatori, uno dei due arrestati, pur trovandosi in carcere, sarebbe riuscito a mettersi in contatto con la vittima tramite una videochiamata, per intimidirla e imporle il pagamento di somme di denaro, necessarie – secondo i criminali – per “autorizzare” la prosecuzione dell’attività commerciale.

La vittima è un negoziante della zona vesuviana, che si è trovato sotto pressione da parte degli indagati, i quali avrebbero agito in concorso per estorcere denaro in un contesto riconducibile alla criminalità organizzata.

Le indagini dei carabinieri hanno permesso di ricostruire l’intero schema dell’estorsione, documentando le minacce e l’uso illecito dei dispositivi tecnologici all’interno dell’istituto penitenziario.