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I segreti nascosti del centro storico di Napoli: tra sotterranei, leggende e luoghi insoliti

Napoli non è soltanto mare, pizza, e le sue note viste panoramiche: il suo centro storico è un intreccio vivo di storia millenaria, di dimensioni visibili e invisibili, dove arte, fede, mito e tragedia convivono nei vicoli e nelle cavità sotto il suolo. Tra gli “segreti del centro storico di Napoli” emergono spazi che sembrano sospesi fra leggenda e realtà, dove ogni pietra, ogni affresco, ogni volta in tufo racconta del passaggio del tempo, delle stratificazioni culturali e delle ferite della memoria.

Questi luoghi nascosti non si limitano a offrire bellezza: sono testimoni delle trasformazioni sociali, religiose, politiche della città. Sono punti di incontro con la dimensione del sacro (nelle catacombe), del possibile pericolo (rifugi antiaerei), e dell’ingegno ingegneristico (gallerie e passaggi sotterranei).

Tesori sotterranei e architetture dimenticate

Tra i luoghi meno visibili, ma tra i più suggestivi e significativi dei segreti del centro storico di Napoli, le catacombe di San Gaudioso, il rifugio antiaereo di Sant’Anna di Palazzo e la Galleria Borbonica occupano un posto unico. Ognuno di questi spazi parla di Napoli invisibile: la città sotto la città, fatta di pietra, tufo, silenzio, ma anche di profondissima vita.

Catacombe di San Gaudioso

La storia delle catacombe di San Gaudioso affonda le sue radici nel IV-V secolo d.C. Si tratta di uno dei complessi paleocristiani più antichi della città. La zona è quella del vallone della Sanità, un’area che prima era extra-moenia (cioè fuori dalle mura dell’antica Neapolis) e che ospitava necropoli antecedenti, probabilmente greco-romane.

San Gaudioso, vescovo proveniente dall’Africa settentrionale, sarebbe giunto a Napoli intorno al 439, fuggendo dalle persecuzioni. Morì qui verso il 452. La sua tomba fu sepolta nei cunicoli sotterranei, e attorno ad essa sorsero strutture dedicate al culto e alla sepoltura: è da questo nucleo che il complesso si sviluppò.

Le catacombe sono composte da cubicoli, piccoli ambienti di sepoltura, uniti da corridoi (ambulacri). Gli affreschi e i mosaici che rimangono sono esempi significativi delle prime comunità cristiane: simboli come la croce, il pesce, la colomba, la vite, il calice, figure di santi e defunti. Durante il Medioevo molte parti furono danneggiate o sommerse da materiali franosi provenienti dalle colline sovrastanti (Capodimonte) che trasportavano detriti nel vallone, episodio che contribuì a far “dimenticare” in parte queste aree.

Negli ultimi anni, grazie a restauri, la cappella cimiteriale e le catacombe sono state rese nuovamente accessibili. I restauri hanno riportato alla luce mosaici e decorazioni che erano in buona parte deteriorate, e hanno reso possibile alle visite guidate di restituire al pubblico non solo la bellezza artistica, ma il significato rituale e sociale di questi spazi: luoghi di sepoltura, certo, ma anche luoghi di memoria comunitaria e devozione.

Rifugio antiaereo di Sant’Anna di Palazzo

Il rifugio antiaereo di Sant’Anna di Palazzo è un altro elemento chiave per comprendere come Napoli abbia usato il sottosuolo non solo per la sepoltura o il culto, ma anche come rifugio dalla paura e dalla guerra. Situato nei Quartieri Spagnoli, nel grosso delle zone interne al centro storico, è una cavità artificiale scavata nel tufo, collegata a cisterne dell’antico acquedotto cittadino. L’accesso principale è in vico Sant’Anna di Palazzo 52.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, migliaia di persone trovarono rifugio qui: la struttura, ampia e profonda (circa 40 metri sotto la superficie), poteva accogliere anche oltre 4.000 persone contemporaneamente, in periodi di bombardamenti. Dentro si notano ancora tracce della vita di tutti i giorni: graffiti, resti di impianti elettrici d’epoca, bagni adattati, memoria materiale fatta di segni tangibili.

Il rifugio fu riscoperto nel 1979 a seguito di un incendio in un ambiente sotterraneo nell’area dei gradoni di Chiaia. Da allora è stato oggetto di valorizzazione, grazie all’impegno di associazioni come LAES che ne hanno curato l’apertura al pubblico, la gestione dei percorsi, la tutela degli elementi storici presenti.

Galleria Borbonica

La Galleria Borbonica è forse la più imponente e scenografica di queste strutture sotterranee, un simbolo tangibile di “architetture dimenticate” che oggi tornano al centro dell’attenzione culturale. Voluta da Ferdinando II nel 1853, su progetto dell’architetto Errico Alvino, doveva essere una via sotterranea degna di collegare la Reggia con alcune caserme verso la zona del mare (Piazza Vittoria), attraversando la collina di Monte Echia. Il traffico sarebbe dovuto essere sia civile che militare: era una infrastruttura strategica.

Lungo il corso del tempo questa galleria fu usata in molti modi: come rifugio antiaereo durante la guerra, come deposito giudiziario, persino come parcheggio in alcuni tratti. Per decenni è rimasta in parte abbandonata, in parte trasformata, finché non è stata al centro di interventi di recupero e apertura al pubblico. Oggi è possibile visitarla tramite vari percorsi, che permettono di esplorare spazi ampi, volte di tufo, ambienti antichi, ricchi di suggestione.

Leggende, mitologia e storie del folklore napoletano

Anche il folklore napoletano più radicato emerge nei suoi luoghi più segreti: il Cimitero delle Fontanelle è forse la massima manifestazione di come mito, devozione popolare, morte e speranza convivano in spazi che parlano al cuore e alla memoria.

Il Cimitero delle Fontanelle si trova nel quartiere della Sanità, e ha dimensioni importanti: circa 3.000 metri quadrati e migliaia di resti, provenienti soprattutto dalle vittime delle grandi epidemie, la peste del 1656 in primis, poi il colera del 1836.

Il rito delle anime pezzentelle è il cuore della leggenda che anima questo ossario. Ogni capuzzella (craneo anonimo) poteva essere “adottata” da un devoto, che le dava cure, fiori, piccoli altari, e pregava per la sua anima in purgatorio. In cambio, la credenza voleva che l’anima favorisse il devoto con protezione, grazie, e persino apparizioni in sogno. Se si credeva che il teschio “sudasse” (condensa, trasudazione dell’umidità) era interpretato come segno che la grazia era stata accordata.

Una leggenda molto conosciuta è quella del “Capitano”. Si narra che una giovane donna fosse devota a uno specifico teschio chiamato Capitano. Il fidanzato, geloso, trafisse l’occhio del teschio con un bastone di bambù per deriderlo, invitandolo beffardamente al matrimonio. Ma durante la cerimonia si presentò un misterioso invitato in uniforme che si rivelò essere lo scheletro stesso, provocando la morte improvvisa dello sposo e di altri invitati.

Un altro teschio venerato è quello di Donna Concetta, chiamato “la capa che suda”. È noto non solo per la sua storia, ma per il fatto che la sua “capuzzella” è sempre ben lucidato e, secondo i credenti, più soggetto al fenomeno della condensa o del “sudore”, un segno di grazia e attenzione dell’anima.

Benevento, sequestrati 38mila prodotti irregolari e 338 profumi di lusso contraffatti

Una vera e propria offensiva contro l’economia sommersa e i pericoli per i consumatori. È quella portata avanti in questi giorni dalla Guardia di Finanza di Benevento, che ha sequestrato, nel corso di una serie di mirati controlli, ben 38.000 prodotti privi delle necessarie indicazioni di sicurezza in italiano e 338 profumi recanti marchi di lusso contraffatti.

L’azione delle Fiamme Gialle si è dispiegata su tutto il territorio provinciale, colpendo diverse attività commerciali irregolari.

Il primo blitz si è consumato ad Arpaia, dove i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno ispezionato un negozio, trovando sul posto circa 14.000 articoli destinati alla vendita. Tra bigiotteria, prodotti per la cura della persona, per la casa e per la bellezza, tutti i prodotti erano sprovvisti delle minime informazioni obbligatorie per il consumatore in lingua italiana, violando palesemente il Codice del Consumo.

Il giorno dopo, la stessa unità operativa ha effettuato un controllo a Circello. Anche in questo caso, il bilancio è stato pesantissimo: sequestrati 17.000 articoli tra accessori per la persona, per la casa e prodotti da ferramenta. Anche in questo caso, la merce era totalmente priva delle indicazioni sull’origine e delle informazioni di sicurezza in italiano.

Un terzo intervento, nel capoluogo, Benevento, ha portato al sequestro di altri 7.000 pezzi di bigiotteria, privi del marchio CE e delle prescritte avvertenze.

Per i titolari delle tre attività colpite sono scattate le sanzioni amministrative. Sono stati segnalati alla Camera di Commercio Irpinia-Sannio per le violazioni al Decreto Legislativo n. 206/2005 (Codice del Consumo) e hanno ricevuto multe per un importo complessivo di 3.000 euro. Tutta la merce sequestrata è stata sottratta alla commercializzazione.

L’episodio più grave, però, si è verificato domenica scorsa al mercato settimanale di Apice. Qui, i finanzieri del Gruppo di Benevento hanno intercettato un commerciante che esponeva alla vendita 338 profumi con i marchi di griffe internazionali famose in tutto il mondo. All’esposto, però, non è stato in grado di mostrare nemmeno un documento che attestasse la legittima provenienza di quelle merci.

L’uomo è stato pertanto denunciato alla Procura della Repubblica di Benevento per i reati di commercio di prodotti contraffatti e ricettazione. I profumi, ovviamente falsi, sono stati sequestrati. Si precisa che il soggetto denunciato, in attesa dell’esito delle indagini preliminari, è da considerarsi presunto innocente fino alla eventuale condanna definitiva.

Questa imponente attività ispettiva dimostra l’impegno costante della Guardia di Finanza nel garantire la legalità nel sistema economico, proteggendo i commercianti onesti e, soprattutto, la sicurezza dei consumatori, troppo spesso messa a rischio da prodotti privi di controlli e contraffatti.

Sarno, non ce l’ha fatta Giuseppe Marchese: il 19enne è morto dopo due giorni di agonia al “Ruggi”

Sarno .È morto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno Giuseppe Marchese, il 19enne rimasto gravemente ferito nel tragico incidente stradale avvenuto nella serata di lunedì 15 settembre, intorno alle ore 22, nella zona industriale di via Ingegno a Sarno.

Il giovane viaggiava in sella a uno scooter, insieme a un coetaneo, C.C., quando il mezzo è stato violentemente travolto da una Fiat 500X, con a bordo una coppia di ragazzi.

Secondo una prima ricostruzione, all’altezza di una rotonda, l’auto avrebbe invaso la corsia opposta di marcia, impattando frontalmente contro lo scooter che procedeva nella direzione contraria. L’impatto è stato devastante: i due giovani sono stati sbalzati sull’asfalto.

Sul posto sono intervenute diverse ambulanze del 118. C.C. è stato trasportato all’ospedale “Martiri del Villa Malta” di Sarno: ha riportato fratture al bacino e all’anca, ma non è in pericolo di vita.

Diversa, purtroppo, la situazione per Giuseppe Marchese. Le sue condizioni sono apparse da subito gravissime. Dopo le prime cure d’urgenza sul luogo dell’incidente, il ragazzo è stato trasferito in codice rosso al “Ruggi” di Salerno. Nel giro di poche ore è stato sottoposto a due delicati interventi chirurgici, tra cui uno alla vena aorta, ma ogni tentativo di salvargli la vita si è rivelato vano.

Il suo cuore ha smesso di battere nelle scorse ore, lasciando nello sconforto familiari, amici e tutta la comunità sarnese, profondamente colpita da questa tragedia.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato del commissariato di Sarno, che hanno effettuato i rilievi e avviato le indagini per accertare l’esatta dinamica dello scontro.

Secondo quanto emerso, la conducente della Fiat 500X sarebbe risultata positiva sia all’alcol test che al test per l’assunzione di sostanze stupefacenti. Un elemento che, se confermato dalle analisi ufficiali, potrebbe aggravare sensibilmente la sua posizione penale.

 N.M.

Pozzuoli, defibrillatori e sicurezza: manutenzione straordinaria per i dispositivi salvavita

Pozzuoli – Il Comune di Pozzuoli rilancia il suo impegno per la sicurezza dei cittadini con un’operazione di manutenzione straordinaria sui defibrillatori automatici esterni (DAE) installati sul territorio. A seguito della Legge n°116/21, che ha promosso la diffusione di questi dispositivi salvavita, l’amministrazione comunale ha deciso di intervenire per garantire il perfetto funzionamento delle postazioni e affrontare eventuali danni o malfunzionamenti.

La decisione, maturata anche alla luce dei recenti eventi bradisismici che interessano l’area, è stata voluta dal sindaco Luigi Manzoni per “garantire ulteriore sicurezza alla cittadinanza”, come specificato nella determina d’impegno. Un’iniziativa che va oltre la semplice installazione, puntando sulla gestione e manutenzione continua, un elemento chiave per l’efficacia di un progetto di cardioprotezione.

Dall’installazione alla gestione: un progetto che si evolve

Il progetto di cardioprotezione di Pozzuoli è partito con l’installazione dei DAE in luoghi strategici ad alta frequentazione, come il Lungomare, Piazza Severini a Monteruscello, e la Piazzetta del centro storico. A ciò si è aggiunta la formazione del corpo della Polizia Municipale alle manovre di primo soccorso e all’uso dei defibrillatori (BLSD).

Ora l’attenzione si sposta sulla manutenzione. La società Auexde di Napoli, già coinvolta nel progetto, ha ricevuto l’incarico di eseguire un sopralluogo tecnico approfondito per ripristinare le teche e i dispositivi danneggiati in tempi rapidi. I DAE, infatti, sono strumenti che richiedono un monitoraggio costante per essere sempre pronti all’uso in caso di arresto cardiaco improvviso.

Tecnologia avanzata e sicurezza anti-furto

I defibrillatori installati a Pozzuolisono dotati di tecnologia avanzata. Sono strumenti autonomi e semplici da usare, guidando il soccorritore con istruzioni vocali. Grazie a una connessione 4G, i dispositivi sono monitorati 24 ore su 24 e le teche sono connesse e controllate da remoto, riducendo i tempi di intervento e garantendo un sistema efficiente e sostenibile.

Una delle novità più significative riguarda proprio le teche, che in caso di manomissione o furto, segnalano in tempo reale l’evento alle autorità competenti. Questo sistema, unito alla segnaletica ILCOR, assicura non solo la funzionalità ma anche la visibilità e la protezione dei dispositivi, rendendo il progetto di cardioprotezione un modello di efficienza e sicurezza.

Il ripristino di queste postazioni salvavita è un ulteriore passo avanti per il Comune di Pozzuoli che, con la sua azione, dimostra di avere a cuore la salute e la sicurezza dei propri cittadini.

Napoli, il mercato clandestino dei nuovi schiavi: lavoratori stranieri intrappolati in sistema di corruzione

Napoli, – Non più catene e navi negriere, ma un sistema subdolo di corruzione, promesse fasulle e sfruttamento. È il mercato clandestino dei lavoratori stranieri, provenienti soprattutto da Bangladesh, Pakistane Sri Lanka, che alimenta un giro d’affari illecito nel cuore di Napoli.

A denunciare il fenomeno, un commerciante del centro storico, che ha svelato i contorni di un meccanismo perverso fatto di pratiche irregolari, coinvolgimento di CAF, avvocati e attività commerciali compiacenti. Il deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra) ha raccolto la testimonianza e annunciato: “Abbiamo mandato tutto alla Procura e all’Ordine degli Avvocati. Questo scempio deve finire”.

Un sistema di sfruttamento mascherato da lavoro

Il racconto del commerciante, che ha scelto di rompere il silenzio, getta luce su un sistema oliato che sfrutta la disperazione di migliaia di migranti asiatici. Questi ultimi, spinti dalla promessa di un contratto di lavoro in Italia, abbandonano i loro Paesi contraendo debiti spesso insostenibili per finanziare il viaggio.

Al centro della rete, il centro storico di Napoli, dove i negozi di souvenir – molti gestiti da cittadini stranieri – proliferano come copertura per un traffico di esseri umani mascherato da assunzioni regolari.

Quando il volume delle pratiche supera la capacità di questi esercizi, il sistema si allarga, coinvolgendo attività commerciali inconsapevoli o compiacenti. A orchestrare il tutto, una filiera che parte dai Paesi d’origine, passa per consolati e ambasciate, e si avvale della complicità di funzionari corrotti, CAF e avvocati pronti a chiudere un occhio in cambio di denaro. Le vittime? Lavoratori stranieri costretti a ripagare debiti esorbitanti, spesso senza alcuna prospettiva di integrazione.

La denuncia: una PEC sospetta

Il caso emblematico riguarda un commerciante napoletano che, lo scorso giugno, ha ricevuto una PEC da un avvocato della provincia di Napoli, con cui non aveva mai avuto contatti.

Il messaggio annunciava l’avvio di una pratica per l’assunzione di un lavoratore stagionale, già arrivato in Italia, senza che il commerciante avesse mai fatto richiesta. Di fronte al suo rifiuto, nonostante le insistenze, l’avvocato è sparito nel nulla. “Un episodio che dimostra l’arroganza di un sistema che opera alla luce del sole, contando sulla paura o sulla complicità delle vittime”, ha commentato Borrelli.

La filiera dell’illegalità

Secondo la ricostruzione, le richieste di assunzione partono dai Paesi asiatici e vengono elaborate attraverso ambasciate e consolati, per poi essere smistate dai CAF a esercizi commerciali, spesso scelti a caso. Gli avvocati coinvolti si occupano di finalizzare le pratiche, cercando di convincere – o costringere – i titolari delle attività ad accettare. L’area vesuviana, da sempre crocevia di flussi migratori, emerge come epicentro di questo traffico, dove la criminalità organizzata e la burocrazia corrotta si intrecciano per alimentare un mercato che Borrelli definisce “una moderna tratta degli schiavi”.

Borrelli: “Una bomba sociale da disinnescare”

Il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, da mesi impegnato a denunciare il sovraffollamento dei negozi di souvenir nel centro storico, ha promesso battaglia. “Abbiamo raccolto prove e testimonianze, e tutto il materiale è stato inviato alla Procura e all’Ordine degli Avvocati di Napoli per le opportune verifiche”, ha dichiarato.

“Non possiamo permettere che migliaia di persone vengano illuse con promesse di lavoro, per poi ritrovarsi schiavizzate in un sistema che le priva di dignità e futuro. Senza un intervento deciso, rischiamo una situazione ingestibile, con gravi conseguenze sociali e di ordine pubblico”.

Un appello per fermare il traffico

Il fenomeno, secondo Borrelli, richiede un’azione immediata per smantellare una rete che lucra sulla disperazione e sull’illegalità. “Non si tratta solo di lavoro stagionale, ma di un mercato clandestino di esseri umani che deve essere fermato”, ha aggiunto. Le autorità sono ora chiamate a indagare su un sistema che coinvolge professionisti, funzionari e attività commerciali, mentre la città di Napoli si trova a fare i conti con una piaga che minaccia di minare il tessuto sociale e l’immagine di una delle sue aree più vive e caratteristiche.

Napoli canta Pino Daniele: a Piazza Plebiscito un omaggio stellare con De Gregori, Giorgia e Emma

Napoli– La musica di Pino Daniele tornerà a risuonare nel suo palcoscenico naturale, Piazza Plebiscito, in una serata-evento che si annuncia già storica. Domani, mercoledì 18 settembre, alle 20.30, prenderà vita “Pino è – Il viaggio del musicante”, una kermesse di musica e ricordi per celebrare il genio del “Mascalzone Latino”.

Ad accendere i motori di questa lunga notte di musica saranno due conduttori d’eccezione: Carlo Contie Fiorella Mannoia. La serata, costruita tra aneddoti, omaggi e performance, promette di essere un vero e proprio viaggio nell’immenso repertorio del cantautore scomparso, attraverso esibizioni inedite e duetti d’autore.

LA CAROVANA DEGLI ARTISTI
L’elenco degli ospiti annunciati questa mattina in conferenza stampa è un chiaro segnale della vastità e del rispetto che l’arte di Pino Daniele continua a ispirare. Sul palco si alterneranno generazioni diverse di musicisti: dai big della scena italiana come Francesco De Gregori, Elisa, Giorgia, Emma, Raf, Ron e Alex Britti, alle nuove leve del pop e del rap come Geolier, Mahmood, Salmo, Irama, Rocco Hunt e Clementino. E ancora, Diodato, Noemi, The Kolors, Giuliano Sangiorgi (Negramaro), Enzo Avitabile e Alessandro Siani.

Un posto speciale sarà riservato ai fedelissimi musicisti che hanno suonato al suo fianco per anni: Gigi De Rienzo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano e il batterista Tullio De Piscopo.

IL PREMIO PER I GIOVANI TALENTI
La serata non sarà solo ricordo, ma anche uno sguardo al futuro. Ad aprire lo show, infatti, saranno i giovani finalisti del “Musicante Award – Premio Pino Daniele”, un contest di live music dedicato a artisti emergenti under 35. Il vincitore assoluto del premio sarà proclamato e premiato proprio sul palco di Piazza Plebiscito, ereditando simbolicamente il testimone di un’eredità musicale unica.

APPUNTAMENTO IN TV
Per chi non potrà essere presente nel cuore di Napoli, l’appuntamento è davanti alla tv. Lo show andrà in onda in prima serata su Rai 1 (e in streaming su RaiPlay) sabato 20 settembre, con una simulcast radiofonica su Rai Radio 2. Un modo per unire idealmente tutta l’Italia nella celebrazione di uno degli artisti che ha scritto la storia della musica italiana.

Napoli, studente aggredito con un martello all’ingresso di scuola: arrestato un 17enne

Attimi di terrore questa mattina davanti all’Istituto tecnico industriale Alessandro Volta di piazza Santa Maria della Fede, nel cuore di Napoli. Poco prima dell’ingresso in classe un 18enne è stato colpito alla testa con un martello da un coetaneo, suo ex compagno di banco fino allo scorso anno.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della compagnia Napoli Stella, l’aggressore – un ragazzo di 17 anni – avrebbe atteso la vittima davanti ai cancelli dell’istituto, colpendola con violenza.

L’allarme è scattato immediatamente: i militari hanno avviato le ricerche rintracciando il giovane prima nei pressi della stazione ferroviaria, poi nella sua abitazione, dove nel frattempo era rientrato. Nello zaino del minorenne è stato trovato e sequestrato il martello utilizzato per l’aggressione.

Il ragazzo è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio, su disposizione della Procura per i minorenni di Napoli, e trasferito al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. La vittima, ferita al capo, è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Pellegrini in codice giallo: le sue condizioni non sarebbero gravi, ma le ferite riportate hanno richiesto immediate cure mediche.

Un nuovo allarme sulla violenza giovanile

L’episodio ha destato forte preoccupazione tra studenti, insegnanti e famiglie. Non si tratta solo di un episodio di cronaca nera, ma di un segnale inquietante che riaccende i riflettori sul fenomeno della violenza tra i giovani, sempre più spesso consumata anche all’interno o nei pressi degli istituti scolastici.

Coltelli, bastoni, e adesso persino martelli: episodi del genere raccontano un disagio profondo, che esplode in gesti estremi anche tra ragazzi giovanissimi. La scuola, che dovrebbe essere un luogo di crescita e confronto, diventa teatro di regolamenti di conti e atti di sopraffazione.

Educatori e psicologi sottolineano come dietro queste esplosioni di violenza possano nascondersi solitudine, rabbia repressa, difficoltà familiari e la ricerca di un riconoscimento attraverso la paura e la sopraffazione. Un terreno fertile che rischia di trasformare diverbi o vecchie ruggini in aggressioni brutali.

Il caso di piazza Santa Maria della Fede mette in evidenza l’urgenza di interventi mirati: da un lato il rafforzamento dei controlli e della sicurezza negli istituti, dall’altro la necessità di percorsi educativi capaci di intercettare il disagio e offrire ai ragazzi strumenti alternativi per affrontare i conflitti.

Perché, come dimostra la vicenda di oggi, basta poco – un litigio mai sopito, un gesto impulsivo – per trasformare una mattina di scuola in un dramma che segna per sempre la vita di due famiglie e di un’intera comunità scolastica.

Manuela Rapuano in tv: “Mia madre disse se non te ne vai uccido anche te”

Napoli- “Mia madre mi ha minacciato e mi ha detto se non te ne vai uccido anche te”. E’ la confessione choc di Manuele Rapuano, la figlia minore di Ciro, il titolare del garage del centro di Napoli ucciso la notte del 4 settembre scorso dalla moglie Lucia Salemme con bene107 colttellate

Ha scelto di confessarsi in. tv a “La vita in diretta” , il programma di Alberto Matano su Rai Uno dopo aver scritto un post di ricordii di suo padre sul suo profilo privato di Instagram

Ha voluto raccontare la sua verità visto che è stata esclusa dai funerali del padre, i familiari e la sorella l’hanno isolata e l’accusano di complicità con la madre.

Ecco il suo racconto: “Io non stavo dormendo ,stavo in cameretta vicino a mia figlia che stava nel letto. Non li ho sentiti litigare. Mio padre era tornato stanco dal lavoro, mangiò e andò a letto. Niente di strano. L’unica frase che disse mio padre quella sera è stata “Ohh”, come una esclamazione di meraviglia.

Ho sentito il rumore di uno spray come un insetticida. E poi sentivo come un rumore di quando sbatti i piedi in una pozzanghera di acqua. Dopo ho sentito gridare mia madre che diceva ‘bastardo per quello che hai fatto a me, ai miei figli, ai miei nipoti, devi morire, devi morire’ e poi quando uscì dalla stanza mi lanciai sopra di lei urlando fermati che stai facendo. e lei disse ‘se non te ne vai uccido anche a te’. Non voleva che io gridassi. E’ una immagine che non si toglie più davanti ai miei occhi. E lei soddisfatta, si sentiva soddisfatta. ‘ce l’ho fatta, ce l’ho fatta’.

Poi quando l’inviato della Rai le chiede della difesa della madre lei precisa: “Non è vero che mio padre l’ha aggredita, mio padre aveva una voce grossa e se stavano litigando avrei sentito”.

Quindi spiega la sua assenza al funerale: “Non sono andata al funerale di mio padre perché la famiglia ha iniziato ad accusarmi ‘la figlia sa qualcosa, la figlia non dice la verità’. Io la verità l’ho detta dal primo momento e quindi mi sono sentita di non andare per tutelare mia figlia.

Mi ha fatto molto male non andarci e vedere sul quel manifesto funebre solo la figlia e non le figlie. Non ho potuto accarezzare la sua bara. A papà vorrei dire: “sono orgogliosa di essere tua figlia”.

E allora il giornalista le chiede della voce dei soldi spartiti e dei 400mila euro. Lei conferma la cifra e spiega: “E’ vero che sono spariti dei soldi perché a me piaceva tanto comprare le borse, abbigliamento di marca. Ma lui accusava mia mamma e le diceva “Tu non hai mai saputo fare la mamma, dovevi dirmi: ma lei negava tutto “io non so niente” diceva. Ma anche lei ha usato i soldi di mio padre.

E’ vero che erano 400mila euro, è stata spesa una somma ma non tutto. Io a mia mamma voglio solo dire “Non mentire più perchè stai solo facendo soffrire noi fuori, soprattutto, soprattutto me”.

Nel frattempo sui social si continua a discutere della vicenda con voci che si rincorrono mentre l’inchiesta continua in attesa della relazione dell’autopsia sul corpo di Ciro Rapuano. E’ probabile che gli investigatori nei prossimi giorni sentiranno di nuovo Manuela Rapuano e anche la sorella maggiore che aveva chiesto di essere ascoltata.

Champions League, le quote di Manchester City-Napoli: esordio in salita per Conte

Roma – Esordio in Champions League in salita per il Napoli di Antonio Conte, che giovedì 18 settembre alle 21 affronterà il Manchester City all’Etihad Stadium. I Citizens, guidati da Pep Guardiola, arrivano dal netto successo per 3-0 nel derby contro lo United e puntano a partire con il piede giusto anche in questa edizione della massima competizione europea.

La sfida sarà speciale per Donnarumma, al debutto in Champions con la maglia azzurra, e per Kevin De Bruyne, che per la prima volta affronterà i suoi ex compagni. Gli azzurri, reduci dal 3-1 inflitto alla Fiorentina in campionato, si troveranno di fronte una formazione con un attacco devastante guidato dal norvegese Haaland, pronto a mettere in difficoltà la retroguardia partenopea.

Secondo le quote dei bookmaker, il Manchester City è favorito: la vittoria interna vale 1,85, il successo del Napoli 4,90, mentre il pareggio è a 3,90. Previste molte reti, con l’Over 2,5 quotato 1,67 e l’Under 2,5 a 2,05. Molto probabile che entrambe le squadre segnino (Goal 1,65), con Haaland favorito per il gol (1,60) e De Bruyne outsider a 5,40. Tra i risultati esatti, il 2-1 per il City è indicato a 8,40.

Crispano, coniugi arrestati per spaccio: sequestrati droga e pistola

Crispano – Blitz antidroga dei Carabinieri della compagnia di Caivano nelle strade di Crispano, nell’ambito dei controlli a tappeto sul territorio, coadiuvati dal Reggimento Campania e dal nucleo cinofilo di Sarno.

Nel corso delle perquisizioni, i militari hanno arrestato Gianluca Capuano, 32enne già noto alle forze dell’ordine, e la moglie 23enne, incensurata. All’interno dell’appartamento dei coniugi, i Carabinieri hanno sequestrato 54 dosi di cocaina pronte per la vendita al dettaglio e un vero e proprio “libro contabile” che documentava l’attività illecita.

Inoltre, in un cassetto è stata rinvenuta la chiave di un magazzino vicino, dove è stata trovata una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa e carica di sette proiettili, che sarà sottoposta ad accertamenti balistici. L’uomo è stato tradotto in carcere, mentre la moglie è stata posta agli arresti domiciliari.

Pianura, 27enne arrestato con pistola rubata in auto

Napoli – Momenti di tensione nel quartiere di Pianura, dove una pattuglia dei Carabinieri ha fermato una Fiat 500 L sospetta in via Montagna Spaccata. A bordo tre persone hanno subito insospettito i militari, scattando il controllo. Durante l’alt, lo sportello anteriore destro si apre rapidamente e il passeggero tenta di gettare qualcosa sotto l’auto: una pistola.

Il 27enne di Pozzuoli Giuseppe Malvasio, già noto alle forze dell’ordine, è stato immediatamente arrestato. Gli altri due occupanti dell’auto, di 47 e 59 anni, sono stati fermati ma non indagati. Malvasio, durante l’identificazione, ha dichiarato di essere l’unico proprietario dell’arma e non ha fornito altre spiegazioni.

La pistola, una Walther modello PK9 calibro 7,65, è risultata rubata tre anni fa e sarà sottoposta ad accertamenti balistici per verificare un eventuale coinvolgimento in reati precedenti. L’arrestato è stato tradotto in carcere e dovrà rispondere di porto abusivo di armi e ricettazione. L’operazione conferma l’attenzione dei Carabinieri sul territorio e la costante attività di prevenzione e contrasto alla criminalità armata nei quartieri di Napoli.

Aversa, maxi sequestro da 1,4 milioni: smantellata rete di società “clone”

Aversa – La Guardia di Finanza di Aversa, su delega della Procura di Napoli Nord, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di oltre 1,4 milioni di euro nei confronti di quattro società operanti nel settore delle costruzioni. Le imprese, secondo gli inquirenti, erano collegate al fallimento di un’azienda locale e sarebbero state utilizzate per proseguire attività imprenditoriali illecite.

Il sequestro, disposto dal G.I.P. del Tribunale di Napoli Nord, si inserisce in un’indagine su bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. Le irregolarità contestate agli imprenditori hanno generato un buco finanziario superiore a 1,4 milioni di euro, aggravato da inadempienze fiscali per circa 900 mila euro. Una gestione caratterizzata da “plurime operazioni dolose” avrebbe provocato il progressivo accumulo dei debiti e lo stato di decozione della società originaria.

Al centro dell’indagine ci sono due imprenditori, C.A. e C.G., ritenuti i dominus dell’operazione. Dopo il fallimento della prima impresa, avrebbero creato nuove società con lo stesso oggetto sociale, negli stessi locali e con gli stessi beni strumentali, generando così un complesso sistema di “società clone” finalizzato a eludere i controlli.

Oltre alla bancarotta fraudolenta, agli indagati sono contestati reati di autoriciclaggio e violazioni fiscali, con l’applicazione del decreto legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa da reato. Contestualmente ai sequestri, le Fiamme Gialle hanno effettuato perquisizioni presso le sedi aziendali e le abitazioni dei due imprenditori.

L’operazione si inserisce in un più ampio filone investigativo della Procura di Napoli Nord, che da tempo concentra gli sforzi sul contrasto ai reati d’impresa. A sostegno di questa linea, è stato recentemente firmato un protocollo operativo per rafforzare lo scambio informativo e garantire maggiore efficacia nell’applicazione del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Capua, bambino di 10 anni in bilico su un davanzale al terzo piano: salvato dai carabinieri

Capua – Attimi di terrore ieri pomeriggio, a Capua, dove un bambino di 10 anni è stato tratto in salvo dai Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Capua, evitando una tragedia.

Il piccolo, pericolosamente in bilico sul davanzale di una finestra al terzo piano di un’abitazione in via Principi dei Normanni, è stato riportato in sicurezza grazie al coraggio e alla prontezza dei militari, intervenuti dopo una segnalazione al 112.

La chiamata d’emergenza e l’intervento fulmineo

Tutto è iniziato intorno alle 16:00, quando un passante, notando il bambino arrampicato sul davanzale, intento a mimare gesti che lasciavano temere un possibile salto nel vuoto, ha immediatamente allertato il numero unico di emergenza.

La Centrale Operativa dei Carabinieri di Capua ha reagito con tempestività, inviando sul posto una pattuglia e allertando Vigili del Fuoco e personale del 118. In pochi minuti, i militari sono arrivati sotto l’edificio, trovandosi di fronte a una scena da brivido: il minore, in una posizione precaria, a diversi metri d’altezza, rischiava di cadere da un momento all’altro.

Il salvataggio: coraggio e sangue freddo

Mentre uno dei carabinieri, dalla strada, cercava di tranquillizzare il bambino con parole rassicuranti, invitandolo a non muoversi, il capo equipaggio si è precipitato verso l’appartamento.

Dopo aver bussato insistentemente, il militare è stato fatto entrare dalla madre, presente in casa con altri due figli minori. Guidato dalla donna, il carabiniere ha raggiunto la finestra aperta e, con un gesto rapido e deciso, è riuscito ad afferrare il piccolo, portandolo in salvo appena in tempo.

Una distrazione fatale

Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che il bambino, approfittando di un momento di distrazione della madre, aveva spostato una poltrona vicino alla finestra per arrampicarvisi.

Inconsapevole del pericolo, il piccolo si era sporto pericolosamente, ignaro del rischio che stava correndo. La madre, visibilmente scossa, ha collaborato con i militari, spiegando che non si era accorta del gesto del figlio, avvenuto durante un attimo di riposo.

Un epilogo senza conseguenze

Grazie alla segnalazione tempestiva del cittadino e all’intervento impeccabile dei Carabinieri, la vicenda si è conclusa senza conseguenze drammatiche.

Il bambino, spaventato ma illeso, è stato riconsegnato alla madre, mentre il personale del 118 ha prestato assistenza per accertarsi delle sue condizioni. Sul posto sono arrivati anche i Vigili del Fuoco, pronti a intervenire in caso di necessità, ma il rapido operato dei militari ha scongiurato il peggio.

Elogi ai Carabinieri e un monito alla prudenza

L’episodio ha messo in luce il coraggio e la professionalità dei Carabinieri di Capua, capaci di gestire una situazione ad altissimo rischio con sangue freddo e determinazione. La vicenda, però, accende i riflettori sull’importanza della vigilanza sui minori, soprattutto in contesti domestici dove un attimo di distrazione può trasformarsi in una tragedia.

 

Omicidio di camorra a Brusciano: arrestato affiliato al clan Rega

Napoli- Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ha gettato nuova luce su uno dei capitoli più violenti della faida di camorra che ha insanguinato l’area nolana.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno arrestato un affiliato al clan Rega, accusato dell’omicidio di Fortunato De Longis, assassinato a Brusciano il 24 marzo 2019.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), si basa su un’indagine meticolosa. L’attività investigativa, che ha unito metodi tradizionali a intercettazioni telefoniche e ambientali, ha trovato riscontro nelle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno fornito un quadro dettagliato dell’agguato.

Secondo gli inquirenti, l’arrestato, in qualità di passeggero di una moto, avrebbe esploso i colpi fatali contro De Longis, che si trovava a bordo del suo furgone. Un altro complice, già alla guida del motociclo, era stato arrestato con un provvedimento simile nel maggio del 2021.

L’omicidio di De Longis si inquadra in un periodo di forti tensioni e scontri interni alla criminalità organizzata locale. I clan, in particolare i Rega e i Russo, si contendono da tempo il controllo del territorio e delle attività illecite nella zona, generando una scia di violenza che ha spesso coinvolto anche persone estranee alle dinamiche criminali.

La faida di Brusciano: una guerra senza fine per il controllo del territorio

L’arresto odierno riporta l’attenzione sulla sanguinosa faida di camorra che ha visto i clan Rega e Russo scontrarsi per anni. Le dinamiche di potere in questa zona non si limitano al solo narcotraffico o alle estorsioni, ma si intrecciano con la gestione di affari illeciti di varia natura.

L’omicidio di Fortunato De Longis è solo uno degli episodi di questa lunga e violenta contesa. L’escalation di violenza ha messo a dura prova le forze dell’ordine, impegnate in un difficile lavoro di contrasto a organizzazioni criminali radicate e pronte a tutto pur di affermare il proprio predominio.

Gli inquirenti continuano a lavorare per smantellare queste reti, spesso basate su legami familiari e omertà. Il successo di operazioni come quella odierna dimostra l’efficacia dell’approccio investigativo che combina l’uso di tecnologie moderne con le preziose testimonianze dei collaboratori di giustizia. Tuttavia, la lotta alla camorra resta una sfida complessa, che richiede un impegno costante e una risposta ferma da parte dello Stato.

Castel Volturno, disperso in mare sub 67enne di Torre del Greco

Castel Volturno – Una giornata di pesca si è trasformata in tragedia sulle coste domiziane. È disperso dal primo pomeriggio di ieri Giuseppe Izzo, 67enne di Torre del Greco, appassionato subacqueo.

L’uomo, che avrebbe compiuto gli anni tra pochi giorni, è scomparso nei pressi della spiaggia libera adiacente al Lido Bikini, nella località di Baia Verde a Castel Volturno.

La dinamica, ricostruita dalla Guardia Costiera, fa propendere per la fatale evenienza di un malore in acqua. Izzo si era immerso regolarmente intorno alle 8:00 di mattina insieme a un amico per una consueta battuta di pesca all’arenicola, un pregiato verme marino usato come esca.

Tutto sarebbe proceduto per il normale corso, fino a quando, verso le 10:30, il compagno di immersione, risalito in superficie, si è reso conto dell’assenza di Giuseppe Izzo. Dopo un’iniziale attesa, sperando in un ritardo volontario, l’uomo ha preso coscienza della gravità della situazione e ha dato l’allarme.

Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agentidella Capitaneria di Porto di Castel Volturno. Data la delicatezza dell’operazione, il coordinamento è passato alla centrale operativa di Napoli, che ha mobilitato ingenti mezzi e uomini.

Le ricerche hanno impegnato per tutta la giornata il nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Napoli e diverse unità navali della Guardia Costiera, che hanno setacciato l’area senza sosta.

Le operazioni, condotte in un tratto di mare dove la profondità è limitata (circa tre metri nel punto dell’immersione), si sono protratte fino al calare del sole, quando sono state sospese per l’assenza di risultati e per le avverse condizioni di luce.

L’ipotesi principale è che il subacqueo, esperto e consapevole dei rischi, sia stato colto da un improvviso malore mentre si trovava in apnea a pochi metri di profondità, un evento contro il quale poco si può fare. Le ricerche del signor Izzo, temono i soccorritori, potrebbero purtroppo trasformarsi in una triste operazione di recupero.

Giugliano, picchia moglie e figlia urlando “Sei grassa, sei brutta”. Arrestato 61enne

Giugliano – Terrore in un appartamento di Varcaturo, frazione di Giugliano in Campania, dove una mattina di ordinaria disperazione si è trasformata in una scena di violenza inaudita.

A chiedere aiuto, poco dopo le 8, è stata una giovane donna di 31 anni che ha composto il 112 con la voce rotta dal pianto: “Mio padre sta picchiando me e mia madre, correte!”.

Quando la gazzella dei carabinieri della stazione di Varcaturo è arrivata sul posto, le urla erano già percepibili dall’esterno. Il portone dell’abitazione al secondo piano mostrava i segni di un’aggressione furiosa: una porta interna divelta, sangue sul pavimento e persino sull’interruttore della luce.

A riceverli, dopo vari tentativi, è stato il padrone di casa: un uomo di 61 anni, agitato, con il volto arrossato dalla rabbia. In un angolo del soggiorno la moglie, 57 anni, tremante e con evidenti ecchimosi al volto e alle braccia.

 La moglie trovata con ecchimosi al volto e alle braccia

Poco distante, dietro la porta danneggiata, la figlia che, sentita la voce dei militari, ha trovato il coraggio di uscire. Il suo volto tumefatto, il naso sanguinante e la maglietta intrisa di sangue hanno raccontato più di mille parole.

La ragazza ha tentato di spiegare l’accaduto, ma è stata brutalmente interrotta dallo stesso padre, incurante della presenza dei carabinieri. Un atteggiamento che ha reso ancora più chiaro il contesto: anni di maltrattamenti, offese, minacce e botte, mai denunciati per paura.

 La figlia aveva il volto tumefatto e il naso sanguinante

Secondo quanto ricostruito, l’ennesima lite sarebbe scoppiata per un banale motivo: le due donne lo avevano invitato ad andare a lavoro pur di allontanarlo da casa. Da lì l’esplosione di rabbia, gli insulti — “Sei grassa! Sei brutta!” — e la violenza cieca.

Sul telefono della 31enne i militari hanno trovato foto e video che documentano precedenti episodi: ferite, lividi, aggressioni ripetute. In un caso, la moglie – invalida – sarebbe stata colpita con tale brutalità da perdere ciocche di capelli e parte del cuoio capelluto.

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Madre e figlia, soccorse dal 118, sono state trasportate all’ospedale di Pozzuoli, dove i medici hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in 42 giorni ciascuna: 84 in totale.

Napoli, Tir si blocca in strada in via Marina: traffico paralizzato

Napoli– Al caos dovuto ai tanti cantieri aperti in città si è aggiunto stamane anche un incidente che ha coinvolto un auto articolato in via Marina.

Con conseguenze disastrose per la viabilità. L’immagine mostra il camion piegato su se stesso nella parte posteriore sinistra bloccato in mezzo alla carreggiata in via Marina. In attesa dei soccorsi e che venga rimosso l’auto articolato si consiglia agli automobilisti di percorrere strade alternative per arrivare in centro città.

Nei giorni scorsi il Comune di Napoli aveva emesso un dispositivo viabilità segnalando tutti i cantieri aperti in città che partendo appunto da via Marina arrivano fino a Posillipo e stanno causando grossi disagi alla circolazione.

Pomigliano, il fallito agguato a Diego Ferraro e l’investimento dei mancati killer: tutti in carcere

Pomigliano – Un agguato camorristico trasformato in un violento “botta e risposta” tra clan rivali è al centro di un’indagine della Procura di Napoli, che ha portato all’arresto di tre persone. Diego Ferraro, 21 anni Daniele Errico, 19 anni e Renato Cerracchio, 23 anni sono finiti in carcere con l’accusa di tentato omicidio, detenzione e porto di arma da fuoco, reati aggravati dall’intento di favorire attività di associazioni camorristiche.

Il gip partenopeo ha emesso misure cautelari in carcere, chiudendo il cerchio su un episodio di sangue che risale al 12 aprile dello scorso anno a Pomigliano d’Arco, teatro di una feroce lotta per il controllo del territorio tra i clan Ferretti e Cipolletta.

L’agguato e l’investimento: una notte di fuoco

Secondo la ricostruzione degli investigatori dei Carabinieri di Castello di Cisterna, la notte del 12 aprile 2024 si è consumato un agguato pianificato. Daniele Errico e Renato Cerracchio, a bordo di un Honda SH, avevano il compito di eliminare Diego Ferraro, che si trovava in auto con un’altra persona.

I colpi di pistola esplosi dai due killer, però, non sono andati a segno. Ferraro, scampato all’attentato, ha reagito in modo fulmineo: ha ingranato la marcia della sua Audi Q2 e ha travolto lo scooter con a bordo Errico e Cerracchio, ferendoli.

Subito dopo, Ferraro si è presentato alla caserma dei Carabinieri, denunciando un presunto tentativo di rapina ai suoi danni, da cui sarebbe scaturito l’investimento. Una versione che non ha convinto gli inquirenti, insospettiti dai fori di proiettile sulla carrozzeria dell’auto e da alcune incongruenze nel racconto

.Le indagini: telecamere e il ruolo del pentito

Grazie a un meticoloso lavoro investigativo, i Carabinierihanno smontato la tesi della rapina. Fondamentali si sono rivelate le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che hanno immortalato la dinamica dell’agguato e dell’investimento, smentendo la versione di Ferraro.

A inchiodare i tre indagati è stato anche il contributo di un collaboratore di giustizia, Salvatore Ferretti, esponente del clan omonimo, che ha fornito dettagli cruciali sulla faida in corso tra i Ferretti e i Cipolletta per il controllo delle attività illecite a Pomigliano d’Arco.

La faida e il contesto criminale

L’episodio si inserisce in un quadro di tensione criminale che da anni vede contrapposti i due clan per la supremazia sul territorio. La lotta per il controllo di piazze di spaccio, estorsione e altre attività illecite ha reso Pomigliano d’Arco un’area ad alta densità criminale, con agguati e ritorsioni che si susseguono senza sosta.

L’azione dei tre indagati, secondo la Procura, aveva l’obiettivo di consolidare il potere di uno dei due gruppi, in un’escalation di violenza che ha rischiato di sfociare in un omicidio.

Ieri, il gip di Napoli ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Ferraro, Errico e Cerracchio, riconoscendo la gravità dei reati e il pericolo concreto per la sicurezza pubblica.

Le accuse, aggravate dal contesto camorristico, sottolineano la determinazione della Procura di colpire duramente le dinamiche criminali che insanguinano il territorio.Gli investigatori proseguono le indagini per chiarire eventuali coinvolgimenti di altri soggetti e per approfondire il ruolo dei tre nell’organizzazione delle attività illecite.

Intanto, l’arresto dei protagonisti di questa vicenda rappresenta un colpo significativo alla criminalità organizzata di Pomigliano, ma la faida tra i clan sembra lontana dall’essersi esaurita.

(nella foto da sinistro Diego Ferraro, Renato Cerracchio e Daniele Errico)

Estate killer: oltre 1.100 morti di caldo a Milano, a Napoli 579

L’estate 2025 passerà alla storia come una delle più letali. A rivelarlo è un allarmante studio congiunto dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha messo in luce l’impatto devastante del cambiamento climatico sulla popolazione europea.

Solo a Milano, infatti, si contano oltre 1.100 decessi direttamente collegati alle temperature estreme, un numero che pone il capoluogo lombardo al primo posto nella classifica delle 854 città europee analizzate.

Il bilancio drammatico

Un’estate che ha lasciato dietro di sé una scia di morte silenziosa. A Milano, da giugno ad agosto, 1.156 persone hanno perso la vita per il caldo estremo. Non semplici “temperature elevate”, ma gli effetti diretti della crisi climatica, che ha trasformato le ondate di calore in veri e propri killer invisibili.

Il dato arriva da uno studio condotto dall’Imperial College di Londra e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha analizzato 854 città europee: complessivamente 16.500 morti attribuibili ai cambiamenti climatici. In Italia, i numeri sono da emergenza nazionale: 4.597 decessi.

Milano guida la tragica classifica europea, seguita da Roma con 835 vittime, Napoli con 579 e Torino con 230. Tutte nella top ten delle città più colpite.

Gli anziani le prime vittime

Lo studio evidenzia che l’85% dei morti ha più di 65 anni, confermando quanto le categorie fragili siano le più esposte. “Le ondate di calore – avvertono i ricercatori – sono assassini silenziosi. La maggior parte dei decessi avviene nelle abitazioni e negli ospedali, lontano dai riflettori”.

A livello europeo, i numeri sono impressionanti: 2.841 vittime in Spagna, 1.477 in Germania, 1.444 in Francia, 1.147 nel Regno Unito, 1.064 in Romania.

L’estate più calda di sempre

Secondo gli studiosi, l’aumento delle temperature fino a 3,6 gradi centigradi in più rispetto alle medie stagionali ha reso l’estate 2025 la più calda mai registrata in diversi Paesi europei, tra cui Spagna, Portogallo e Regno Unito. “Basta che le ondate di calore siano più calde di 2-4 gradi perché migliaia di persone muoiano”, ha spiegato il ricercatore Garyfallos Konstantinoudis.

Scampia, il coraggio di un piccolo imprenditore: arrestati il boss Pietro Caiazza e due felessimi

Scampia – Si erano presentati a un autolavaggio di Scampia come padroni di casa, pretendendo di parlare con il titolare e rivendicando la proprietà dell’attività. Ma la vittima non si è piegata e ha trovato la forza di denunciare.

Da quella segnalazione, la Poliziadi Stato ha ricostruito un nuovo capitolo di racket nell’area nord di Napoli, arrivando all’arresto di tre uomini legati al clan Amato-Pagano.

All’alba di ieri gli agenti della Squadra Mobile, sezione Criminalità organizzata (dirigente Giovanni Leuci, vicequestore Giuseppe Sasso), hanno eseguito i provvedimenti cautelari emessi dal gip di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. In manette sono finiti Pietro Caiazza, 63 anni, ras storico del Lotto G e cugino del capoclan Raffaele Amato, e Saverio Emanuele Margarita, 32 anni. Per il più giovane del gruppo, Gennaro Villone, 20 anni, sono invece stati disposti i domiciliari.

La minaccia

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nell’aprile scorso i tre avrebbero affrontato il proprietario dell’autolavaggio, intimandogli di consegnare le chiavi e abbandonare l’attività. Un ordine che, a loro dire, proveniva direttamente da Caiazza, punto di riferimento del clan degli “Scissionisti”.

In un secondo incontro, il gruppo avrebbe addirittura stabilito un orario preciso in cui il commerciante avrebbe dovuto farsi trovare in sede per essere condotto dal boss.

La denuncia del titolare ha dato il via alle indagini. Decisive le immagini dei sistemi di videosorveglianza, che hanno consentito di ricostruire i movimenti degli indagati. Durante una perquisizione è stata sequestrata anche una pistola semiautomatica con relativo munizionamento. Caiazza e Margarita, sono ora in carcere in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Nel 2016 Ciro Mauriello voleva uccidere Pietro Caiazza: fu salvato da zia Rosaria Pagano

Il nome di Pietro Caiazza non è nuovo agli archivi antimafia. Considerato da anni un elemento di vertice del clan Amato-Pagano, dopo la cattura di altri referenti aveva assunto il controllo del Lotto G, diventando uomo di fiducia di Rosaria Pagano, la “lady di ferro” del gruppo. La sua parentela con Raffaele Amato, “‘a vecchiarella”, lo ha reso figura di peso nella galassia degli Scissionisti.

Nell’estate del 2016 però Ciro Mauriello, numero due della cosca dopo la Pagano, era entrato in netto contrasto con il suo fedelissmo Pierino Caiazza. Aveva deciso di eliminarlo. Fu grazie all’intercessione della stessa zia Rosaria che fu evitato un omicidio eccellente interno.

Il blitz di Scampia conferma quanto il fenomeno estorsivo sia ancora radicato nella periferia nord di Napoli. In piena estate, infatti, gli investigatori hanno registrato diverse “bussate” a commercianti della zona, in alcuni casi accompagnate da vere e proprie intimidazioni. A contendersi il territorio restano gli Amato-Pagano e i rivali della Vanella Grassi, famiglie che continuano a incutere paura e a battere cassa con il racket.

(nella foto da sinistra il boss Puetro Ciazza, Saverio Emanuele Margarita e Gennaro Villone)