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Afragola, pusher aggredisce gli agenti: scattano le manette

Afragola – Un 38enne napoletano con precedenti penali è stato arrestato dalla Polizia di Stato ad Afragola dopo una movimentata colluttazione.

L’uomo è accusato di resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale, oltre a essere stato sanzionato per detenzione di stupefacenti per uso personale.

Gli agenti del Commissariato di Afragola, durante un servizio di controllo del territorio in via Salicelle, hanno notato il 38enne che, alla loro vista, ha cercato di allontanarsi velocemente.

Insospettiti dal suo atteggiamento, i poliziotti lo hanno raggiunto, ma l’uomo ha opposto una strenua resistenza, culminata in una colluttazione. Durante la lotta, ha tentato di disfarsi di una bustina contenente marijuana, che è stata prontamente recuperata dagli agenti.

Dopo averlo bloccato, il 38enne è stato arrestato e si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’operazione rientra nel quadro dei continui controlli volti a contrastare la microcriminalità e lo spaccio di droga nel territorio.

Napoli, caos San Carlo: Manfredi si prepara alla battaglia legale

Napoli – È tempesta sul Teatro San Carlo, il tempio della lirica napoletana, dove la nomina di Fulvio Adamo Macciardi a sovrintendente, decisa dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, ha scatenato un vero e proprio scontro istituzionale.

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, presidente della Fondazione Teatro San Carlo, non ci sta e annuncia una controffensiva su tre fronti: un’azione legale davanti al giudice civile, un ricorso al TAR Lazio e la decisione di non convocare il Consiglio di Indirizzo fino a quando non saranno chiariti gli aspetti amministrativi della vicenda.

i tre “fronti di guerra” di Manfredi

Al centro della disputa, una nomina che Manfredi considera illegittima, frutto di una riunione “fantasma” del Consiglio di Indirizzo, sconvocata da lui stesso per un impegno a Roma ma tenuta ugualmente da tre consiglieri su cinque.La vicenda ha assunto i contorni di un thriller politico.

Tutto inizia il 4 agosto, quando il Consiglio di Indirizzo, composto da Maria Luisa Faraone Mennella, Giovanni Francesco Nicoletti e Riccardo Realfonzo (rappresentanti di Ministero della Cultura e Regione Campania), si riunisce nonostante l’annullamento della seduta da parte di Manfredi, impegnato a Palazzo Chigi per la Cabina di regia su Bagnoli.

I tre consiglieri, con un’inedita alleanza tra il centrodestra e il rappresentante del governatore Vincenzo De Luca, propongono all’unanimità Macciardi, 66enne milanese con un curriculum di peso: due mandati al Teatro Comunale di Bologna e presidente dell’ANFOLS, l’associazione delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane.

Il ministro Giuli, rompendo gli indugi, firma il decreto di nomina il 5 agosto, accendendo la miccia della polemica.Manfredi, però, non intende cedere. Nelle prossime ore, il sindaco impugnerà la delibera dei tre consiglieri davanti al giudice civile del Tribunale di Napoli, contestando la legittimità della loro decisione.

Una volta ricevuta la notifica del decreto ministeriale, che al momento non è ancora arrivata agli uffici del teatro San Carlo, Manfredi, insieme alla rappresentante della Città Metropolitana Maria Grazia Falciatore, al Comune di Napoli e alla stessa Città Metropolitana, presenterà ricorso al TAR Lazio per far annullare la nomina.

Infine, il primo cittadino ha deciso di non convocare il Consiglio di Indirizzo, come richiesto dai tre consiglieri, fino a quando l’Avvocatura dello Stato non avrà chiarito la situazione del Collegio dei Revisori, dichiarato scaduto dal Ministero della Cultura.La battaglia, però, non è solo amministrativa: è uno scontro politico che vede contrapposti Comune, Regione e Governo centrale.

Il governatore Vincenzo De Luca, in rotta con Manfredi, ha appoggiato la nomina di Macciardi, definendo “insostenibile” il protrarsi dell’incertezza al San Carlo: “Sono quattro mesi che il teatro è allo sbando, che altro bisognava aspettare?”.

Di segno opposto le reazioni di Pd e M5S, che gridano al “blitz” e accusano il Ministero di “sprezzo delle regole”. I revisori dei conti del San Carlo, dal canto loro, hanno scritto a Giuli sostenendo che la designazione di Macciardi “non ha valore giuridico”. Intanto, i sindacati, pur augurando buon lavoro a Macciardi, invocano dialogo per evitare che le polemiche danneggino l’immagine del teatro.

Il San Carlo, uno dei simboli culturali di Napoli e d’Europa, si trova così ostaggio di una guerra di potere che rischia di offuscarne il prestigio. Da un lato, la necessità di una guida stabile dopo l’addio di Stéphane Lissner; dall’altro, le accuse di forzature procedurali che alimentano un clima di tensione.

Macciardi, figura di esperienza nel mondo della lirica, attende di sapere se potrà davvero prendere le redini del teatro o se il suo destino sarà deciso nelle aule dei tribunali. Nel frattempo, Napoli assiste a un duello che va oltre la gestione di un’istituzione culturale, diventando il riflesso di un più ampio scontro tra poteri locali e nazionali. La parola, ora, passa ai giudici.

Boscoreale, giovane pusher arrestato con un campionario di stupefacenti

Boscoreale – Un nuovo arresto per droga scuote le strade di Boscoreale, dove i Carabinieri della compagnia locale hanno fatto scattare le manette ai polsi di un 24enne incensurato, trovato in possesso di un vero e proprio mini-market di sostanze stupefacenti.

Nell’abitazione del giovane sono stati rinvenuti e sequestrati circa 250 grammi di droga, tra cocaina, marijuana e hashish, ma a colpire i militari è stato soprattutto un piccolo quantitativo di una sostanza meno comune: il “crumble”.

Il “crumble”: la novità nel panorama degli stupefacenti

A destare particolare attenzione è stata proprio la presenza del crumble, una resina concentrata derivata dalla cannabis, con consistenza cerosa e color miele. La sostanza, già diffusa nel mercato illegale anglosassone, comincia a comparire anche in contesti locali.

Singolare la sua versatilità: può essere fumata, vaporizzata o persino utilizzata in cucina, come ingrediente per dolci e torte salate, rendendola particolarmente insidiosa anche per le modalità di assunzione.

L’arresto e l’attesa del giudizio

Il giovane, colto in flagranza e privo di precedenti penali, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Dopo le formalità di rito, è stato trasferito in carcere, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.

L’operazione si inserisce in un più ampio quadro di controlli mirati al contrasto dello spaccio di droga nell’area vesuviana, territorio dove la microcriminalità giovanile e il traffico di sostanze illegali continuano a rappresentare una delle principali emergenze sociali.

Marechiaro, la proposta choc: “Abbattiamo l’arco romano per fermare i tuffatori”

Napoli – Quando l’inciviltà mette a rischio un monumento, c’è chi trova una soluzione radicale: “Demoliamo tutto”

. È la provocatoria (e inquietante) proposta che ha indignato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, dopo l’ennesimo video di ragazzini che si tuffano dall’arco romano del Palazzo degli Spiriti a Marechiaro.

Il paradosso: cancellare la storia per nascondere il problema

Nel filmato circolato sui social, due adolescenti si lanciano in mare dal rudere del I secolo d.C., mentre una voce fuori campo suggerisce sarcasticamente: “Tanto varrebbe abbatterlo, così smettono”.

Una logica che Borrelli definisce “folle e pericolosa”: “Siamo al punto che per evitare i tuffi illegali si propone di radere al suolo un bene archeologico? È come bruciare un libro perché contiene idee scomode”.

Tuffi “kamikaze” e incidenti: un’emergenza annunciata

Quello di Marechiaro è un rituale estivo che ogni anno manda in tilt vigili del fuoco e capitaneria: ragazzi in cerca di adrenalina si lanciano da scogli e ruderi, sfidando correnti e fondali pericolosi.

“Qui abbiamo visto di tutto – raccontano i residenti –, dalle fratture alle overdose di testosterone per i video su TikTok”. Ma il deputato avverte: “La colpa non è dell’arco, ma della mancanza di controlli e educazione. Vorremmo forse abbattere il Colosseo perché i turisti ci scrivono sopra?”.

La ricetta: più sicurezza, meno demolizioni

Con i consiglieri Gianni Caselli e Lorenzo Pascucci, Borrelli chiede interventi mirati: sorveglianza rafforzata, multe salate per i trasgressori e campagne nelle scuole. “Napoli non è un parco giochi – ribadisce –. Qui ogni pietra racconta una storia: proteggerla significa anche insegnare ai giovani il rispetto per la propria città”.

Intanto, sotto l’arco millenario, le onde continuano a infrangersi. In attesa del prossimo “tuffo della vergogna”.

Incendio a Pompei, Arpac: “Nessuna criticità evidente dai primi rilievi”

Pompei– Nessuna criticità ambientale evidente, almeno per ora. È quanto comunica l’Arpa Campania dopo i primi rilievi effettuati a seguito del vasto incendio divampato ieri a Pompei, in Traversa Spinelli, dove le fiamme hanno interessato un deposito di materiale tessile, provocando una densa colonna di fumo visibile anche a diversi chilometri di distanza.

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale è intervenuta con una squadra sul posto per avviare immediatamente le attività di monitoraggio della qualità dell’aria. In una nota diffusa oggi, l’ente ha precisato:

“Dalla prima analisi dei dati rilevati non si evidenziano finora criticità riconducibili all’incendio. Gli ulteriori risultati degli accertamenti in corso saranno pubblicati non appena disponibili”.

Campionatori e laboratori mobili per il controllo dei fumi

Per monitorare la possibile dispersione di sostanze pericolose, l’Arpac ha installato un campionatore ad alto volume a circa 150 metri dal luogo dell’incendio, con l’obiettivo di analizzare la presenza di diossine, furani e PCB diossina-simili nell’atmosfera, composti potenzialmente tossici prodotti dalla combustione di materiali plastici e tessili.

Inoltre, è stato posizionato un laboratorio mobile in via Arpaia, a circa 500 metri dal rogo, in grado di rilevare in tempo reale e su base oraria la concentrazione di diversi inquinanti atmosferici. Le attività si affiancano ai rilievi svolti quotidianamente dalle centraline della rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria, tra cui quelle di Torre Annunziata (via G. Tagliamonte, a circa 6 km a ovest) e Nocera Inferiore (via F. Nola, a circa 12 km a est).

Attesa per gli esiti completi

Mentre le operazioni di spegnimento si sono concluse e l’area è sotto controllo, resta alta l’attenzione delle autorità ambientali. I dati raccolti nelle prossime ore saranno decisivi per valutare eventuali ricadute sulla salute pubblica e sull’ambiente, soprattutto alla luce della natura del materiale bruciato. Solo con le analisi complete si potrà avere un quadro definitivo dell’impatto dell’incendio.

Pomigliano, il Viminale salva il Comune: “Nessuna infiltrazione camorristica”. Ma ci sono delle prescrizioni

Pomigliano d’Arco – Il Comune di Pomigliano d’Arco non sarà sciolto per infiltrazioni camorristiche. Lo ha deciso il Ministero dell’Interno con un decreto firmato il 23 luglio dal ministro Matteo Piantedosi e reso pubblico oggi, che mette fine a mesi di indagini e sospetti sull’amministrazione guidata dal sindaco Raffaele Russo.

La pronuncia, basata sulla relazione della Commissione d’accesso nominata dalla Prefettura di Napoli, esclude collegamenti tra il Comune e la criminalità organizzata, certificando l’assenza dei requisiti di “concretezza, univocità e rilevanza” richiesti dall’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali per procedere allo scioglimento.

L’ispezione, avviata nei mesi scorsi per verificare presunte influenze mafiose nell’attività amministrativa, ha passato al setaccio atti, documenti e testimonianze. La conclusione è chiara: non ci sono prove di collusione con la camorra.

Ecco tutte le prescrizioni imposte dal Viminale al Comune

Tuttavia, il Viminale ha imposto al Comune una serie di prescrizioni per rafforzare la legalità e la trasparenza. Tra queste, l’adozione di direttive per controlli antimafia più rigorosi, l’aggiornamento dell’albo dei fornitori per garantire rotazione e parità di trattamento, il potenziamento delle verifiche sulle autorizzazioni commerciali e una gestione più efficace dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

Particolare attenzione è stata richiesta per riorganizzare gli uffici tecnici e la polizia locale, con l’obiettivo di migliorare i servizi di vigilanza e prevenzione.

Il sindaco Raffaele Russo non ha nascosto la sua soddisfazione, definendo il decreto “un atto di giustizia” per Pomigliano d’Arco. “Oggi viene restituito l’onore e la dignità alla nostra città, alla sua amministrazione e al Consiglio Comunale”, ha dichiarato.

“Abbiamo sempre sostenuto, a testa alta, che la camorra non ha mai avuto spazio in questo Palazzo. Questo decreto è un sigillo di legalità che mette a tacere falsità e illazioni”. Russo ha poi puntato il dito contro “alcune forze di opposizione” accusate di aver alimentato sospetti per scopi politici, tentando di “infangare il buon nome di Pomigliano”.

“Andiamo avanti con ancora più determinazione, al servizio dei cittadini e nel rispetto della legalità”, ha concluso.La decisione del Viminale chiude una pagina controversa per Pomigliano, città industriale e operaia che negli ultimi anni ha dovuto affrontare non solo le sfide economiche, ma anche il peso di sospetti che ne hanno offuscato l’immagine.

La mancata evidenza di infiltrazioni camorristiche rappresenta un punto di svolta, ma le prescrizioni imposte dal Ministero sottolineano la necessità di un impegno costante per evitare che il rischio di influenze criminali si ripresenti.

La comunità locale, spesso al centro di tensioni politiche e sociali, guarda ora al futuro con la speranza di un’amministrazione più trasparente e solida.Resta da vedere come il Comune recepirà le indicazioni del Viminale e se le misure richieste saranno sufficienti a consolidare la fiducia dei cittadini.

Intanto, Pomigliano d’Arco tira un sospiro di sollievo, ma il monito è chiaro: la legalità non è un traguardo, ma un impegno quotidiano.

Monti Lattari, escursionisti aggrediti da cani randagi

Vico Equense– Allarme sicurezza sui Monti Lattari, dove negli ultimi giorni gruppi di cani randagi hanno aggredito alcuni escursionisti lungo i sentieri boschivi dell’area.

Le segnalazioni sono partite proprio da alcuni turisti, sorpresi dagli animali mentre percorrevano i sentieri che attraversano il territorio di Vico Equense, meta naturalistica sempre più frequentata.

Secondo le prime ricostruzioni, in almeno un caso l’attacco ha provocato ferite da morso a un escursionista, costretto a ricorrere a cure mediche.

Intervento sul territorio: catturati cinque cani, uno mutilato

In seguito alle denunce, sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Vico Equense, in collaborazione con tecnici dell’Asl Napoli 3 Sud e agenti della Polizia Municipale. L’azione congiunta ha portato all’individuazione e al recupero di cinque cani randagi.

Tre di questi erano sprovvisti di microchip, mentre su uno degli esemplari è stato rilevato un preoccupante caso di mutilazione delle orecchie, ora oggetto di indagini per identificare eventuali responsabili.

Gli animali sono stati affidati a una struttura specializzata, dove riceveranno le cure veterinarie necessarie prima di eventuali percorsi di reinserimento o adozione.

Randagismo, viabilità e trasporti: vertice in Prefettura sul futuro del Monte Faito

Il tema del randagismo è stato al centro di un vertice istituzionale che si è tenuto oggi a Palazzo di Governo, presieduto dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, con la partecipazione delle autorità sanitarie, dei rappresentanti dei Comuni interessati, della Città Metropolitana e della Regione Campania.

“La presenza di cani randagi e di altri animali abbandonati è stata più volte segnalata da residenti e turisti – ha spiegato il prefetto –. Per questo abbiamo deciso di adottare misure congiunte con l’Asl e gli enti locali per garantire la sicurezza sia agli abitanti (circa cento persone), sia ai visitatori che ogni anno raggiungono l’area”.

Durante il vertice si è parlato anche di viabilità e trasporti, con un focus particolare sullo stato della strada di accesso al Monte Faito, che sarà oggetto di interventi per migliorarne le condizioni di percorribilità.

Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione della funivia, attualmente ferma dopo un incidente avvenuto nei mesi scorsi. “Abbiamo registrato la disponibilità dell’Eav, della Città Metropolitana e della Regione – ha aggiunto Di Bari – per potenziare i collegamenti alternativi e garantire un servizio di trasporto pubblico adeguato”.

Il prefetto ha infine assicurato che la questione degli animali randagi resterà sotto stretta osservazione, con interventi mirati per tutelare l’incolumità pubblica senza trascurare il benessere degli animali coinvolti.

Campania, le raccomandazioni della Polstrada per i viaggiatori della Salerno-Reggio calabria

In considerazione dell’avvicinarsi del periodo maggiormente interessato dal traffico veicolare, coincidente col grande esodo per le ferie di agosto, il Compartimento Polizia Stradale per la Campania e Basilicata ricorda a tutti coloro che stanno per mettersi in viaggio per raggiungere le destinazioni delle proprie vacanze, alcune norme di buon comportamento utili a garantire la sicurezza stradale.

In particolare, si raccomanda di:

Effettuare un check-up completo del mezzo con particolare attenzione allo stato degli pneumatici (pressione, usura, fissaggio); verificare il funzionamento di luci, freni, e indicatori di direzione nonché controllare il livello dell’olio e quello dell’acqua del radiatore;
Assicurarsi della presenza della copertura assicurativa e di aver effettuato la revisione periodica del veicolo;
Caricare i bagagli in modo che il peso sia bilanciato e lasciando liberi gli spazi per consentire una buona visione dagli specchietti retrovisori;
Consumare pasti sempre leggeri ed evitare le bevande alcoliche;
Non affrontare il viaggio in condizioni di stanchezza;
Osservare rigorosamente le distanze di sicurezza;
Non impegnare mai la corsia di emergenza e sulle autostrade a tre o più corsie, viaggiare comunque sulla prima corsia di marcia, a destra;
Assicurare tutti coloro che viaggiano a bordo di autovettura con le cinture di sicurezza, e se minori sugli appositi seggiolini e/o sedili di sicurezza omologati, secondo la normativa vigente;
Richiedere informazioni sulla viabilità;
Utilizzare il cellulare con auricolare o bluetooth;
Fare una sosta almeno ogni due ore di guida;
Non lasciare in bella vista all’interno della vettura, durante le soste, oggetti di valore;
Rispettare i limiti di velocità che deve essere comunque adeguata alla tipologia di strada e alle condizioni atmosferiche, del traffico e della strada stessa;
Indossare sempre il casco protettivo ben allacciato a bordo di motoveicoli e ciclomotori.
Come consuetudine, nel periodo estivo, oltre alla quotidiana attività di controllo, il Compartimento Polizia Stradale per la Campania e Basilicata sarà accanto agli automobilisti e alle loro famiglie in viaggio, attraverso un’intensificazione dei servizi di controllo e vigilanza e mediante servizi specifici volti al rispetto del codice della strada e alla verifica delle condizioni psico-fisiche di chi si mette alla guida, anche mediante l’utilizzo di laboratori mobili posizionati sulle arterie di competenza.

Per qualsiasi segnalazione o richiesta di soccorso la Sala Operativa della Polizia Stradale per la Campania e Basilicata è attiva h24 al numero 0817255063.

Inoltre, notizie sempre aggiornate sul traffico sono disponibili tramite i canali del C.C.I.S.S. al numero gratuito 1518 e attraverso il servizio “Pronto Anas” raggiungibile al numero verde gratuito 800.841.148.

Calcio e immagine, boom dei trapianti di capelli: sempre più calciatori e allenatori scelgono il ritocco estetico

Nel calcio moderno, dove l’apparenza conta quasi quanto la prestazione sul campo, l’immagine è diventata un asset strategico per giocatori e allenatori.

Accanto ad allenamenti, sponsor e social media, cresce infatti il ricorso alla chirurgia estetica, in particolare al trapianto di capelli, diventato una scelta sempre più frequente tra i volti noti del pallone.

Non si tratta più di un tabù: oggi i calciatori si mostrano con naturalezza prima e dopo il “ritocco”, consapevoli di essere seguiti da milioni di tifosi e utenti. Alcuni, come Wayne Rooney, ne hanno addirittura parlato pubblicamente: l’ex attaccante inglese ha rivelato di essersi sottoposto al trapianto già a 25 anni, quando la calvizie aveva iniziato a segnare la sua immagine.

Anche Cristiano Ronaldo è sceso in campo, ma da imprenditore: è co-fondatore del gruppo Insparya, catena di cliniche specializzate in trapianto di capelli con sedi in diverse città, tra cui Milano. CR7 non solo ha sostenuto l’iniziativa economicamente, ma l’ha anche legata alla sua immagine, contribuendo a sdoganare il tema tra gli uomini dello sport.

Una lista sempre più lunga

Tra i nomi noti che, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo As, avrebbero scelto il trapianto, figurano diversi ex campioni. Iker Casillas, leggenda del Real Madrid e della Nazionale spagnola, ha mostrato un evidente cambiamento nel look dopo il ritiro. Discorso simile per il portiere del Barcellona Marc-André ter Stegen, il cui nuovo aspetto ha alimentato più di una voce.

E ancora: Nemanja Gudelj, Jordi Alba, Kyle Walker, Mohamed Salah e persino David Beckham, icona mondiale di stile, sembrerebbero aver beneficiato di un intervento, anche se senza conferme ufficiali.

Nel mondo degli allenatori, il fenomeno è altrettanto diffuso. Il caso più noto è quello di Antonio Conte, attuale allenatore del Napoli, tra i primi a mostrare apertamente un cambiamento radicale nella capigliatura già ai tempi della sua esperienza alla Juventus.

Ma anche Diego Simeone, tecnico dell’Atlético Madrid, e Jürgen Klopp, allenatore del Liverpool, sono apparsi con look decisamente più folti rispetto agli esordi in panchina. Senza dimenticare Frank de Boer, che ha mostrato un’evoluzione simile.

Immagine e sport: binomio sempre più stretto

Il ricorso al trapianto di capelli nel mondo del calcio è lo specchio di un cambiamento culturale: gli atleti, sempre più immersi in dinamiche mediatiche, non vogliono trascurare la propria immagine, neanche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo o abbandonato il campo per la panchina.

La scelta di affrontare la calvizie con un intervento chirurgico è oggi vista non come un vezzo, ma come una forma di cura di sé, coerente con lo stile di vita di chi è costantemente sotto i riflettori.

Il calcio, insomma, non è solo gol e tattica: è anche immagine, identità, comunicazione. E i capelli – come dimostrano i numerosi casi – sono tornati ad avere un ruolo da protagonisti.

Castel Volturno, sequestrato il lido Nettuno: era gestito dai cugini del boss Zagaria

Castel Volturno – Un altro duro colpo al clan dei Casalesi scuote la costa domizia. La Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto hanno posto sotto sequestro il lido Nettuno, storico stabilimento balneare di Castel Volturno, gestito dai cugini del boss Michele Zagaria, Guido e Raffaele Zagaria.

L’operazione, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni con i sostituti Stefania Pontillo e Luisa Turco, ha svelato un intreccio di illegalità che coinvolge camorra, estorsione e gestione opaca di un’attività imprenditoriale durata anni sotto gli occhi delle istituzioni.

Al centro della vicenda ci sono Guido Zagaria, detenuto dal 2023 con una condanna definitiva a dieci anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso, e suo fratello Raffaele, già destinatario di un sequestro di beni, tra cui lo stesso lido Nettuno e altri due stabilimenti balneari.

I due, cugini del capoclan Michele Zagaria, gestivano la società Lido Nettuno srl, che ora si trova al centro di un’indagine per violazioni del Codice z. La concessione demaniale per il lido, infatti, era decaduta già nel 2015, quando Guido Zagaria era stato sottoposto alla misura di sorveglianza speciale disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Nonostante ciò, lo stabilimento ha continuato a operare senza che le autorità locali intervenissero.L’operazione ha preso una piega ancora più inquietante quando gli agenti della Compagnia di Mondragone e della Capitaneria di Porto sono arrivati per notificare il decreto di sequestro.

Sul posto, a gestire il lido, c’era Pietro Fontana, cognato di Guido Zagaria, con un passato segnato da una condanna definitiva per reati di camorra, resa irrevocabile dalla Corte di Appello di Napoli nel 2004. Accanto a lui, Domenico Zagaria, figlio di Guido, che ha ammesso di lavorare nello stabilimento “in nero”, insieme ad altri due dipendenti privi di contratto.

Un quadro di illegalità diffusa, che spaziava dalla gestione mafiosa alla totale assenza di regolarità amministrativa.Le indagini hanno inoltre rivelato che la società Lido Nettuno srl non presentava bilanci dal 2005, un’anomalia che non aveva mai destato l’attenzione delle autorità competenti.

A marzo 2025, Raffaele Zagaria aveva persino presentato al Comune di Castel Volturno una richiesta di adesione a un piano di rientro per ottenere una proroga della concessione, un tentativo che evidenzia la sfacciataggine con cui il clan ha continuato a operare.

Il sindaco Pasquale Marrandino, dal canto suo, ha dichiarato che il Comune aveva avviato a inizio anno la procedura per revocare la concessione, ma solo dopo aver chiesto senza successo ai fratelli Zagaria i certificati dei carichi penali pendenti.

Il sequestro del lido Nettuno non è solo un’azione giudiziaria, ma un segnale forte contro l’infiltrazione della camorra nelle attività economiche del litorale domizio, un’area da anni segnata dalla presenza dei Casalesi.

La chiusura dello stabilimento, con l’apposizione dei sigilli, rappresenta un passo avanti nella lotta per la legalità, ma solleva interrogativi sull’inerzia delle istituzioni locali, che per anni hanno permesso a un’attività gestita da esponenti di spicco della criminalità organizzata di prosperare indisturbata.

La Procura di Santa Maria Capua Vetere continua a indagare, mentre la comunità di Castel Volturno attende risposte concrete per un futuro libero dal giogo della camorra.

Napoli, pusher algerino catturato dalla polizia al rione Vasto

Napoli – Un servizio antidroga della Polizia di Stato si è concluso con l’arresto di un pregiudicato algerino sorpreso a spacciare in pieno giorno nel cuore di Napoli.

L’uomo, 37 anni, irregolare in Italia e già noto alle forze dell’ordine, è stato bloccato in via Milano con 12 stecche di hashish (circa 30 grammi) e 160 euro in banconote di piccolo taglio, presumibilmente il ricavato di precedenti cessioni.

Tutto è iniziato nel pomeriggio quando gli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato, impegnati in un controllo mirato nel quartiere, hanno notato un uomo dall’atteggiamento sospetto che, dopo un rapido scambio di denaro, consegnava qualcosa a un altro individuo

Gli poliziotti sono intervenuti prontamente, ma l’arresto non è stato semplice: il 37enne ha opposto resistenza prima di essere neutralizzato.

Droga e soldi: il bottino del blitz

Oltre alla droga e al denaro, gli agenti hanno fermato anche il presunto acquirente, un italiano sanzionato per detenzione di stupefacenti a uso personale. L’arrestato, invece, è stato portato in carcere con l’accusa di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.

L’operazione rientra nel piano straordinario voluto dalla Questura per contrastare lo spaccio e il possesso illegale di armi in città. Via Milano, zona ad alta frequentazione ma anche teatro di episodi di microcriminalità, è da tempo sotto osservazione.

Considerata la posizione irregolare dell’uomo, le autorità stanno già valutando il rimpatrio coatto dopo le indagini. Intanto, il blitz dimostra che i controlli a tappeto stanno dando risultati, ma la battaglia è ancora lunga.

Somma Vesuviana, colpisce la moglie alla testa con una mazzuola: arrestato 70enne

Somma Vesuviana – Un nuovo, drammatico episodio di violenza contro le donne scuote l’hinterland napoletano.

Un uomo di 70 anni è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, con l’accusa di tentato omicidio della propria moglie, una donna di 60 anni con cui conviveva da anni. I fatti si sono consumati a Somma Vesuviana, in provincia di Napoli.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola, l’uomo avrebbe aggredito la consorte colpendola violentemente alla testa con una mazzuola da carpentiere, al culmine di una lite per futili motivi.

Le ferite riportate dalla donna sono gravissime: la vittima si trova attualmente ricoverata in ospedale in prognosi riservata e lotta tra la vita e la morte.

Un’aggressione mascherata da rapina

L’intervento dei militari è scattato in seguito a una richiesta d’aiuto partita dallo stesso indagato, che aveva inizialmente denunciato una presunta rapina in abitazione. Ma qualcosa, fin da subito, non ha convinto gli investigatori.

Le incongruenze nel racconto e l’assenza di evidenti segni di effrazione hanno spinto i Carabinieri ad approfondire il caso, avviando una complessa attività investigativa durata oltre 12 ore consecutive.

Le indagini hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico del 70enne, che durante l’interrogatorio di garanzia ha assunto un atteggiamento reticente, salvo poi crollare e confessare la verità nel pomeriggio di domenica 3 agosto.

Ritrovata l’arma nascosta in un deposito

Nel corso delle operazioni, i Carabinieri hanno rinvenuto anche la presunta arma del delitto: una pesante mazzuola da carpentiere, nascosta accuratamente in un deposito di attrezzi.

Un elemento che ha ulteriormente rafforzato il quadro accusatorio nei confronti dell’uomo, sul quale pende ora un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Nola su richiesta della Procura.

Un’altra tragedia sfiorata: ennesimo atto di violenza domestica

L’episodio rappresenta l’ennesimo caso di violenza sulle donne in ambito familiare, un tentato femminicidio che, solo per un caso, non si è trasformato in tragedia irreparabile. La dinamica dell’aggressione e la volontà dell’uomo di depistare le indagini parlano di una situazione di violenza sommersa, che purtroppo troppo spesso emerge solo quando è ormai tardi.

Ora si attende l’evoluzione delle condizioni della vittima, mentre le indagini proseguono per ricostruire l’intero contesto domestico e accertare se vi fossero precedenti episodi di maltrattamenti.

Napoli, i tassisti annunciano assemblea in piazza Municipio per denunciare abusivismo e assenza di controlli

Napoli – I tassisti napoletani sono pronti a scendere in piazza. L’Associazione Tassisti di Base ha annunciato il suo pieno sostegno all’assemblea pubblica convocata da Ciro Langella, presidente dell’UTI/ConsorTaxi, che si terrà il 24 settembre 2025 in piazza Municipio a partire dalle ore 10:00.

L’obiettivo è denunciare la situazione di grave crisi che sta minacciando la categoria, chiedendo risposte concrete e immediate alle istituzioni.

Secondo il comunicato diffuso da Langella, i problemi principali sono l’aumento dell’abusivismo e la concorrenza sleale dei veicoli a noleggio con conducente (NCC). I tassisti accusano gli NCC di operare al di fuori delle norme, sfruttando piattaforme come Uber per aggirare le leggi sulla territorialità e le regolamentazioni nazionali e locali.

Le accuse dei tassisti e le richieste alle istituzioni

Nel mirino della categoria non c’è solo l’abusivismo, ma anche la mancanza di controlli efficaci da parte delle autorità, che permette il proliferare di un fenomeno che mina la legalità e la sicurezza del servizio pubblico.

La categoria lamenta anche una scarsa comunicazione con l’ufficio di corso pubblico del Comune, che impedisce un dialogo costruttivo e la condivisione di informazioni.

“Siamo stanchi di inviare lettere senza ricevere un riscontro,” si legge nel comunicato. “È giunto il momento di passare dalle parole ai fatti.” Per questo, i tassisti chiedono un piano chiaro e condiviso che tuteli la legalità e la regolarità del loro servizio, nel rispetto della Legge n. 21/1992, che disciplina i servizi di taxi e NCC.

L’assemblea del 24 settembre sarà l’occasione per chiedere risposte concrete agli assessori e ai rappresentanti competenti, soprattutto in vista dei nuovi cantieri che interesseranno punti nevralgici della città, e che rischiano di complicare ulteriormente la viabilità e il lavoro dei tassisti.

Unità e forza per difendere la categoria

L’Associazione Tassisti di Base ha invitato tutti i colleghi a partecipare in massa all’assemblea. “L’unità è la nostra forza,” sottolinea l’associazione, che ritiene fondamentale far sentire un dissenso compatto e la volontà di difendere la dignità del proprio mestiere e l’importanza del servizio pubblico. La convocazione è aperta anche a tutte le sigle sindacali che condividono le motivazioni e le preoccupazioni espresse.

Casavatore , modifica del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale 

Casavatore – Ieri 5 agosto, il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità una modifica del Regolamento, introducendo il comma 7-bis all’art. 7 del Capo III.

Cosa questa che consente ai Consiglieri Comunali eletti, anche se non appartenenti alla medesima lista, possono decidere di costituire un nuovo gruppo politico, eventualmente dotato di una nuova e propria denominazione, tesa a rappresentare l’identità politica che si intende esprimere in Consiglio Comunale.

La costituzione del nuovo Gruppo dovrà essere formalmente comunicata al Presidente del Consiglio Comunale e al Segretario Generale dell’Ente.Questa nuova disposizione consente ai Consiglieri Comunali eletti di costituire nuovi gruppi politici, anche tra liste differenti, con la possibilità di adottare una nuova denominazione che rifletta l’identità politica che intendono rappresentare in Consiglio Comunale.

“Tale decisione – ha affermato Sorrentino– , rafforza la rappresentatività e la libertà di espressione all’interno del Consiglio, mantenendo intatto anche il rispetto della volontà popolare espressa dalle elezioni. Ciò renderà il funzionamento del Consiglio Comunale più efficace e trasparente, ringraziando  tutti i Consiglieri per la loro collaborazione in questo importante processo”.

Salerno, sequestrati oltre 21mila prodotti non sicuri e quasi 3mila articoli contraffatti

Salerno – Con l’avvicinarsi del Ferragosto e il conseguente aumento della presenza turistica e dei consumi, la Guardia di Finanza di Salerno ha intensificato l’azione di contrasto all’illegalità economica su tutto il territorio provinciale.

L’attività, mirata a tutelare il mercato legale, i consumatori e il made in Italy, ha già prodotto risultati significativi: oltre 21.000 prodotti non sicuri e circa 2.800 articoli contraffatti sono stati sequestrati nel corso di una vasta operazione di controllo.

In particolare, spiegano le Fiamme Gialle in una nota, i prodotti ritirati dal commercio comprendevano profumi, cosmetici, giocattoli e orologi privi delle necessarie informazioni al consumatore e non conformi agli standard di sicurezza previsti dal Codice del Consumo. Articoli spesso destinati ai più piccoli o al contatto con la pelle, con potenziali rischi per la salute pubblica.

Non meno incisiva è stata l’azione a tutela della proprietà intellettuale, che ha portato al sequestro di circa 2.800 articoli contraffatti, tra cui capi di abbigliamento, pelletteria e giochi riproducenti marchi falsificati. Un danno non solo per le aziende italiane, ma anche per i consumatori, ingannati da imitazioni a basso costo e scarsa qualità.

Lavoro nero e scontrini: accertamenti a tappeto

L’operazione della Guardia di Finanza ha riguardato anche il rispetto della normativa sul lavoro e sugli obblighi fiscali. In particolare, sono stati effettuati controlli mirati presso esercizi commerciali e strutture ricettive extra-alberghiere, un settore in forte espansione nel periodo estivo. Gli accertamenti hanno portato alla scoperta di 10 lavoratori totalmente “in nero”, privi di qualunque tutela previdenziale e assicurativa.

A questi si aggiungono numerose violazioni fiscali, tra cui mancata emissione di scontrini e ricevute, nonché casi di omessa installazione dei misuratori fiscali. Infrazioni che sottraggono risorse alla collettività e alterano le regole della concorrenza.

Controlli rafforzati in vista del picco estivo

L’attività del Corpo, coordinata dal Comando Provinciale di Salerno, proseguirà con ritmo intensificato nei prossimi giorni, con l’obiettivo di garantire un Ferragosto all’insegna della legalità e della sicurezza, tutelando sia gli operatori onesti sia i cittadini.

Le forze dell’ordine ricordano l’importanza della collaborazione da parte dei consumatori, invitati a diffidare dei prodotti venduti a prezzi anomali o privi di etichettatura, e a segnalare eventuali situazioni sospette.

Il messaggio delle Fiamme Gialle è chiaro: la tutela del mercato legale passa anche attraverso controlli capillari e costanti, soprattutto nei periodi di maggiore attività commerciale.

Qualiano, fermato 33enne: in casa stupefacenti e 11mila euro in contanti

Qualiano Un posto di blocco di routine si è trasformato in un’operazione antidroga. I carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano in Campania hanno arrestato un 33enne, già noto alle forze dell’ordine, per detenzione e spaccio di stupefacenti.

L’uomo è stato fermato in via Aldo Moro, dove è stato trovato in possesso di otto bustine di cocaina.

La successiva perquisizione nella sua abitazione ha rivelato una vera e propria base per lo spaccio. All’interno della casa, i militari hanno rinvenuto un’altra dose di cocaina, 17 grammi di sostanza da taglio, due bilancini di precisione e ben 11mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

A confermare l’accusa, anche due blocchi per appunti contenenti una dettagliata contabilità dello spaccio.

Il 33enne è stato messo agli arresti domiciliari, in attesa di comparire davanti al giudice. L’operazione sottolinea ancora una volta l’impegno costante delle forze dell’ordine nel contrastare il traffico di droga sul territorio.

Camerota, dramma familiare: 28enne egiziano arrestato per maltrattamenti alla moglie, finisce in carcere

Camerota  – Un’escalation di violenza domestica ha portato all’arresto di un 28enne di origini egiziane a Camerota, nel cuore del Cilento, accusato di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie, una donna di 30 anni del posto.

L’operazione, condotta dai carabinieri della locale stazione, è scattata in seguito a un ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di salerno, che ha messo fine a un lungo calvario per la vittima.L’uomo, già noto alle autorità, era stato condannato a 5 mesi di reclusione dal Tribunale di Milano per precedenti episodi di violenza.

Affidato ai servizi sociali in regime di misura alternativa, avrebbe dovuto rispettare rigide prescrizioni. Tuttavia, secondo le indagini, il 28enne ha continuato a perseguitare la moglie con atteggiamenti aggressivi, ignorando i vincoli imposti dalla giustizia.

La donna, che in passato aveva trovato il coraggio di denunciare i comportamenti violenti del marito, aveva ottenuto un provvedimento di allontanamento dell’uomo dalla loro abitazione.

Ma nemmeno questo è bastato a fermare la spirale di violenza.Il reiterato comportamento dell’uomo ha spinto il Tribunale di Salerno a revocare l’affidamento ai servizi sociali, disponendo la custodia cautelare in carcere.

Questa mattina, i carabinieri hanno tratto in arresto il 28enne, che è stato trasferito nel carcere di Vallo della Lucania, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per chiarire la portata degli episodi di maltrattamenti e verificare se vi siano stati ulteriori abusi non ancora denunciati.

La vicenda scuote la tranquilla comunità di Camerota, nota per le sue bellezze naturali e il turismo estivo. Ancora una volta, il dramma della violenza domestica emerge come una piaga che attraversa ogni contesto sociale, spingendo le autorità a intensificare gli sforzi per proteggere le vittime.

La 30enne, ora libera dalla presenza del marito, potrà contare sul supporto delle istituzioni, mentre gli inquirenti lavorano per ricostruire ogni dettaglio di questa triste vicenda.

Napoli, maxi-controllo in via Rosaroll: cinque strutture ricettive abusive in un solo stabile

Napoli– Cinque strutture ricettive irregolari, tutte concentrate all’interno di un solo edificio. È quanto hanno scoperto gli agenti della Polizia Locale di Napoli, appartenenti all’unità operativa San Lorenzo, durante un’operazione di controllo congiunta con i funzionari dell’ASL Napoli 1 Centro. L’intervento si è svolto in un immobile situato in via Cesare Rosaroll, nel territorio della IV Municipalità.

Le verifiche hanno portato alla luce numerose irregolarità amministrative e sanitarie, in particolare in merito all’assenza di autorizzazioni e all’ampliamento non dichiarato della capacità ricettiva.

Una sola struttura regolare, ma con un abuso

L’unica struttura in possesso di autorizzazione regolare si trova al piano terra e al primo piano dell’edificio. Tuttavia, anche in questo caso, è emersa una violazione: l’albergo aveva aumentato le stanze da 10 a 11, senza aggiornare il titolo abilitativo, contravvenendo alla normativa vigente.

Quattordici stanze senza alcun permesso

Situazione ben più grave al secondo piano, dove è stata rilevata una vera e propria attività alberghiera abusiva, con 14 stanze e 25 posti letto, completamente priva di autorizzazioni.

Caos al quarto e quinto piano

Al quarto piano, i controlli hanno evidenziato due attività non in regola:

Un B&B con tre stanze, esercitato senza alcun titolo abilitativo;

Un affittacamere che aveva superato la capacità ricettiva dichiarata nella SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività).

Infine, al quinto piano, è stato scoperto un ulteriore bed & breakfast abusivo, con due stanze, gestito in totale assenza di autorizzazioni o Scia.

Sanzioni e accertamenti in corso

Per tutte le attività irregolari sono scattate pesanti sanzioni amministrative. Gli accertamenti proseguono per verificare anche eventuali profili penali e sanitari legati alla gestione delle strutture.

L’intervento rientra in un più ampio piano di controllo del territorio promosso dalla Polizia Locale per contrastare l’abusivismo nel settore turistico-ricettivo, un fenomeno in crescita soprattutto nel centro storico e nelle zone ad alta intensità turistica.

Firenze, sgomberato ristorante in piazza del Mercato: era un bene confiscato alla camorra

Firenze – È scattata all’alba l’operazione di sgombero dell’immobile che ospitava il ristorante “Mamma Napoli” in piazza del Mercato, nel cuore del centro storico fiorentino.

L’edificio, confiscato alla criminalità organizzata, era sotto la gestione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati, che aveva già emesso due ordinanze di sgombero rimaste fino ad oggi inapplicate.

L’intervento è stato condotto dalla Questura di Firenze, con il supporto delle forze dell’ordine, della Polizia municipale, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, nell’ambito di un’azione coordinata a livello interforze, definita nei giorni scorsi in sede di riunione presso la Prefettura.

“Lo sgombero – spiega la Prefettura – è stato disposto in seguito a una valutazione congiunta tra i vari corpi di polizia e le istituzioni competenti, e le modalità operative sono state definite al tavolo tecnico convocato presso la Questura, in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti”.

Un bene confiscato da restituire alla legalità

L’immobile, già sottratto a contesti criminali, era parte del patrimonio gestito dallo Stato nell’ambito delle attività di contrasto alla criminalità organizzata, con l’obiettivo di restituire questi beni alla collettività. Lo sgombero odierno si inserisce proprio in questo processo di recupero e valorizzazione: nei prossimi mesi l’immobile potrà essere destinato a un uso sociale, istituzionale o imprenditoriale legale.

Secondo quanto trapelato, lo sgombero è avvenuto senza particolari criticità né resistenze. Le forze dell’ordine hanno presidiato l’area fin dalle prime ore della mattina per garantire l’esecuzione dell’ordinanza e la sicurezza durante le operazioni.

Il valore simbolico dell’operazione

L’intervento assume un alto valore simbolico: si tratta infatti non solo del recupero di un immobile, ma di un segnale concreto della presenza dello Stato sul territorio e della volontà di spezzare i legami tra economia legale e infiltrazioni criminali, anche in contesti apparentemente insospettabili come la ristorazione nel centro cittadino.

Le operazioni di verifica sull’immobile proseguiranno nelle prossime ore, mentre si apre ora la fase di valutazione per la futura destinazione dell’edificio, nell’ambito delle politiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Avellino, operaio di 44 anni muore in un incidente stradale

Avellino – Gelsomino Silano, 44 anni, artigiano di Villanova del Battista, non è mai arrivato a casa stanotte. Era sulla Statale 303, a Frigento, al volante del suo Fiat Fiorino, quando l’auto ha perso il controllo, si è ribaltata più volte ed è finita in una scarpata.

Sul posto sono accorsi i Vigili del Fuoco, che hanno estratto il suo corpo ormai senza vita, e i Carabinieri, impegnati a ricostruire la dinamica. Le cause sono ancora da chiarire, ma la provincia di Avellino piange un altro morto su una strada che, come tante in Campania, continua a mietere vittime.

L’ultimo viaggio di un lavoratore

Silano rientrava dal lavoro, come faceva ogni giorno. La sua morte riaccende i riflettori su un’emergenza cronica: quella della sicurezza stradale in una regione dove strade dissestate, curve pericolose e, spesso, mancanza di adeguata segnaletica trasformano il semplice rientro a casa in una roulette russa.

Solo nelle ultime settimane, in Campania si sono registrati diversi incidenti mortali, molti dei quali coinvolgono lavoratori che viaggiano all’alba o di notte, su percorsi poco illuminati e maltenuti.

Le strade più pericolose della regione

La Statale 303, teatro dell’ultima tragedia, non è nuova a episodi del genere. Come altre arterie campane – dalla A16 Napoli-Canosa alla SS7 Appia, passando per le tortuose strade interne dell’Irpinia – è un tratto ad alto rischio, dove velocità eccessiva, sorpassi azzardati e condizioni del manto stradale contribuiscono a un bollettino di vittime che non accenna a diminuire.

Dati e denunce: la Campania tra le peggiori in Italia

Secondo gli ultimi rapporti ACI-Istat, la Campania è tra le regioni con il più alto tasso di incidentalità grave, con una media di 3-4 morti a settimana. Le province di Napoli, Salerno e Avellino sono quelle più colpite, ma il problema è diffuso ovunque.

Le associazioni di vittime della strada denunciano da anni la carenza di controlli e la scarsa manutenzione, mentre le istituzioni promettono interventi che, però, faticano a diventare realtà.

Silano, l’ennesima vittima senza giustizia

Ora, per la famiglia di Gelsomino Silano inizia il calvario del dolore e delle domande senza risposta. Perché è successo? Si poteva evitare? La sua morte, come quella di tanti altri prima di lui, rischia di finire in un archivio di statistiche anziché in un piano concreto per salvare vite. Intanto, la Campania continua a viaggiare su strade che uccidono, mentre il conto delle vittime sale.