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Blitz nel Casertano: frutti di mare fantasma e attrezzature illegali, scatta il sequestro

Castel Volturno – Non si ferma l’offensiva della Guardia Costiera contro l’illegalità nel settore ittico. In una nuova operazione di controllo lungo il litorale domizio, i militari dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Pozzuoli, coordinati dal personale di Castel Volturno, hanno inflitto un duro colpo alla vendita irregolare di prodotti del mare, a tutela della salute dei consumatori.

Il blitz nelle pescherie

Durante le ispezioni mirate all’interno di diverse pescherie della zona, gli uomini della Guardia Costiera hanno rinvenuto circa 11 chilogrammi di frutti di mare e prodotti ittici di varie specie completamente privi di etichettatura.

La merce, pronta per essere venduta, era conservata in violazione delle più elementari norme sanitarie: i prodotti si trovavano infatti immersi in acqua all’interno di contenitori non conformi, rendendo impossibile risalire alla loro provenienza e garantirne la salubrità.

Giro di vite sulla pesca di frodo

L’attività non si è limitata ai banchi di vendita. In un secondo intervento, i militari hanno rinvenuto e sequestrato diversi attrezzi da pesca non consentiti, trovati in stato di abbandono lungo la fascia costiera. Il materiale, utilizzato probabilmente per la pesca di frodo, è stato già posto sotto sequestro con la convalida della Procura della Repubblica, che ne ha contestualmente autorizzato la distruzione immediata.

Dalle autorità arriva un messaggio chiaro sulla sicurezza alimentare, definita dai vertici della Guardia Costiera come una “priorità assoluta”.

“I controlli proseguiranno senza sosta anche nei prossimi giorni – spiegano dal comando – con l’obiettivo di bonificare il mercato dalle irregolarità e garantire che sulle tavole dei cittadini arrivino solo prodotti certificati e sicuri”.

L’operazione si inserisce in un più ampio piano di monitoraggio della filiera ittica che vede impegnati i reparti marittimi per contrastare il fenomeno delle “etichette fantasma” e il degrado delle condizioni igieniche nella conservazione del pescato.

Camorra, Gratteri: Gli Zagaria camorra di serie A, hanno infettato tutta Italia

Napoli – La famiglia Zagaria resta una “camorra di serie A”, capace di muoversi tra estorsioni sistematiche, traffico di droga e affari internazionali. A dirlo è il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, che ha illustrato i dettagli dell’inchiesta culminata con l’arresto dei fratelli del boss Michele Zagaria, Carmine e Antonio, e del nipote Filippo Capaldo.

L’indagine, avviata oltre cinque anni fa e poi rilanciata su impulso dello stesso Gratteri e dell’aggiunto Michele Del Prete, è stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Caserta insieme ai militari del Ros.

Secondo quanto emerso, il clan avrebbe mantenuto nel tempo un controllo capillare del territorio, imponendo il pagamento della cosiddetta “mazzetta” su numerose attività economiche.

Il sistema delle mazzette e i legami con la ’ndrangheta

“La famiglia Zagaria resta una camorra di serie A, con tutti i reati tipici e classici di un’organizzazione mafiosa”, ha spiegato Gratteri nel corso della conferenza stampa negli uffici della Procura di Napoli.

Secondo il procuratore, il sistema estorsivo del clan era estremamente ramificato: il pizzo veniva imposto anche per operazioni apparentemente ordinarie, come il passaggio di proprietà di un immobile, l’acquisto di un terreno o l’avvio di un’attività commerciale.

Le richieste di denaro, inoltre, non si fermavano alle estorsioni tradizionali. Il clan – ha sottolineato Gratteri – pretendeva una quota anche su attività legate all’usura, mentre parallelamente cercava di espandersi nel traffico di stupefacenti, stringendo rapporti con una delle famiglie più influenti della ’ndrangheta calabrese: i Bellocco.

Accanto agli affari criminali sul territorio, l’organizzazione avrebbe sviluppato anche canali di riciclaggio all’estero, con proiezioni finanziarie che arrivano fino a Dubai.

“Hanno infestato l’Italia partendo dal Casertano”

“Nel corso dei decenni la famiglia Zagaria ha infettato e infestato tutta l’Italia, e anche l’estero, partendo dalla provincia di Caserta”, ha aggiunto il procuratore.

Gratteri ha definito l’inchiesta “molto importante”, sottolineando come il lavoro investigativo affondi le radici in attività avviate anni fa, prima del suo arrivo alla guida della Procura di Napoli, e rimaste per un periodo ferme prima di essere riattivate e sviluppate.

L’operazione rappresenta quindi un nuovo capitolo nelle indagini sui vertici del clan Zagaria, storicamente tra le componenti più potenti del cartello dei Casalesi, e punta a ricostruire la rete di affari e relazioni che ha consentito all’organizzazione di mantenere negli anni un peso rilevante negli equilibri della camorra.

Tassisti di Base al Comune: «Aprite lo Stadio Maradona ai turisti e installate le telecamere in Via Marina»

Il Comitato Tassisti di Base di Napoli torna a farsi sentire in Municipio. Con una lettera formale indirizzata al consigliere comunale L. Carbone, il direttivo chiede un intervento diretto presso l’Assessorato al Turismo per sbloccare l’apertura dello Stadio Diego Armando Maradona alle visite del pubblico.

Non si tratta di una proposta nuova: una deliberazione in tal senso è già stata approvata in Consiglio Comunale con parere favorevole, ma l’iter si è arenato senza che i Tavoli Tecnici previsti venissero mai convocati.

A rafforzare la richiesta, il Comitato cita i risultati delle ultime Giornate FAI, durante le quali lo stadio ha registrato un’affluenza straordinaria di cittadini e turisti. Un segnale inequivocabile, secondo i tassisti, dell’enorme potenziale attrattivo dell’impianto di Fuorigrotta.

«L’apertura stabile rappresenterebbe un’importante opportunità di valorizzazione turistica e un incremento dell’indotto economico per la città e per le casse comunali», si legge nella missiva.

Il nodo della videosorveglianza in Via Marina

La lettera affronta anche un secondo fronte, direttamente legato alle condizioni di lavoro della categoria. Il Comitato segnala che sono ancora attesi gli aggiornamenti sui sopralluoghi per l’installazione delle telecamere di videosorveglianza nella corsia preferenziale di Via Marina, un intervento previsto dalla Determina di Impegno Servizio 1135 n. 15 del 12 dicembre 2025.

A distanza di oltre tre mesi dalla firma del provvedimento, nessuna comunicazione ufficiale è arrivata agli operatori del settore, che chiedono risposte concrete e tempi certi.

La videosorveglianza nella corsia dedicata ai taxi rappresenta per il Comitato non solo una misura di sicurezza, ma anche uno strumento per contrastare le irregolarità e garantire una mobilità più ordinata in una delle arterie più trafficate del centro cittadino.

La voce della categoria

Con questa doppia richiesta, i Tassisti di Base si confermano interlocutori attivi nel dibattito sulla mobilità e sul turismo a Napoli, intrecciando le esigenze della categoria con quelle più ampie dello sviluppo urbano. La palla passa ora al consigliere Carbone, chiamato a fare da tramite tra la base e gli assessorati competenti.

Cugini accoltellati a Marano: identificato l’aggressore. E’ un 15enne incensurato

I carabinieri della stazione di Marano di Napoli hanno identificato e rintracciato il presunto autore dell’aggressione ai danni di due ragazzi di 16 anni, avvenuta nei giorni scorsi.

Si tratta di un 15enne, incensurato, che è stato denunciato all’autorità giudiziaria minorile con l’accusa di lesioni aggravate. L’individuazione del giovane è arrivata al termine di rapide attività investigative condotte dai militari dell’Arma, che hanno raccolto elementi utili a ricostruire la dinamica dell’episodio.

Resta ora al vaglio degli inquirenti il contesto in cui è maturata l’aggressione, mentre proseguono gli approfondimenti per chiarire eventuali responsabilità ulteriori.

GPL irregolare, maxi sequestro nel Napoletano: oltre 13 tonnellate tra bombole e autobotte senza licenze

Napoli– Prosegue l’attività di contrasto agli illeciti nel settore dei gas petroliferi liquefatti. Nei primi mesi del 2026 l’Ufficio ADM Campania 1 ha intensificato le verifiche su vendita e imbottigliamento di GPL, con particolare attenzione alle irregolarità fiscali e amministrative legate alla commercializzazione sia allo stato sfuso sia in bombole.

L’obiettivo è duplice: reprimere pratiche fraudolente e garantire condizioni di sicurezza e trasparenza in un comparto particolarmente sensibile per consumatori e operatori economici.

Il blitz: deposito già segnalato finisce nel mirino

Nel corso delle attività ispettive, i funzionari dell’Agenzia hanno effettuato un accesso in un deposito della provincia di Napoli, adibito alla vendita di GPL in bombole. Il sito era gestito da un operatore già noto alle autorità, in passato denunciato per attività fraudolente nello stesso settore.

L’intervento ha consentito di portare alla luce una situazione irregolare su più fronti, confermando i sospetti maturati nel corso delle attività di intelligence e monitoraggio.
Oltre 13 tonnellate di GPL e un’autobotte senza autorizzazioni

All’interno dell’area di vendita e stoccaggio sono stati rinvenuti complessivamente 13.195 chilogrammi di GPL, tra bombole piene e vuote. Presente anche un’autobotte con capacità di 33.000 litri destinata al trasporto del gas.

Secondo quanto accertato, l’intera attività risultava priva delle necessarie autorizzazioni amministrative e della prescritta licenza fiscale, elementi fondamentali per operare legalmente in un settore regolamentato e ad alto rischio.
Violazioni multiple e sanzioni
Al titolare dell’attività sono state contestate numerose violazioni, sia sotto il profilo fiscale sia amministrativo. Le irregolarità riscontrate riguardano non solo la mancanza di titoli autorizzativi, ma anche la gestione e detenzione del prodotto in condizioni non conformi alla normativa vigente.
Le conseguenze potrebbero tradursi in sanzioni rilevanti e ulteriori sviluppi sul piano giudiziario.

Presidio del territorio e tutela del mercato

L’operazione si inserisce in un più ampio piano di controllo coordinato dalla Direzione Territoriale della Campania. L’ADM punta a rafforzare il presidio del territorio per prevenire e contrastare fenomeni fraudolenti in un comparto strategico.
L’azione mira, inoltre, a tutelare i consumatori sotto il profilo della sicurezza e a garantire una concorrenza leale tra gli operatori del mercato, evitando distorsioni generate da attività abusive.

Blitz dei Carabinieri a Pianura: un arresto e due denunce per droga e armi

Napoli – Continuano senza sosta i servizi ad alto impatto sul territorio cittadino. I carabinieri della compagnia di Napoli Bagnoli hanno concentrato le proprie attenzioni nelle zone di Pianura e Soccavo, passando al setaccio strade e persone sospette in un’operazione che ha portato a un’importante risposta in termini di legalità.

Nel corso dei controlli, i militari hanno deferito all’autorità giudiziaria due persone e tratto in arresto un uomo già noto alle forze dell’ordine, oltre a segnalare due soggetti alla prefettura per uso personale di sostanze stupefacenti.

Rifiuta l’alcol test, denunciato con un coltello da 21 cm

Tra i denunciati figurano un 54enne e un 57enne, entrambi incappati nelle maglie dei controlli per violazioni delle normative sul porto di armi. Il primo, dopo essersi rifiutato di sottoporsi all’alcol test, è stato trovato in possesso di un coltello dalla lama di 21 centimetri. Il secondo, un 57enne, è stato invece fermato mentre era in possesso di un coltello a scatto di 17 centimetri, finendo così denunciato per porto abusivo di armi.

53 dosi tra marijuana e hashish, arrestato spacciatore

L’episodio più grave ha portato all’arresto di Vincenzo Ostinato, 35 anni, con precedenti alle spalle. Sottoposto a controllo, l’uomo è stato trovato in possesso di un quantitativo di droga ritenuto compatibile con l’attività di spaccio. I militari hanno sequestrato complessivamente 53 dosi, suddivise tra marijuana e hashish, per un peso totale di circa 110 grammi.

Per Ostinato, ora in attesa di giudizio, è scattata la misura degli arresti domiciliari.

Maltempo in Campania, allerta gialla coinvolge la zona centro‑meridionale

Da mezzanotte alle 14 di martedì 31 marzo la Protezione civile della Regione Campania ha disposto un avviso di allerta meteo di colore “giallo” per l’intera area centro‑meridionale, con particolare riferimento alla fascia costiera. Sono coinvolti la Penisola sorrentino‑amalfitana, i Monti di Sarno e i Monti Picentini, la valle del Tusciano e l’Alto Sele, l’Alto e il Basso Cilento, oltre al Basso Sele.

Il quadro meteorologico è caratterizzato da marcata instabilità, con conseguente incertezza previsionale. Le piogge potrebbero manifestarsi in modo improvviso, rapido e localmente di forte intensità, assumendo spesso il carattere di temporali intensi. Le precipitazioni potrebbero essere accompagnate da grandine, fulmini e raffiche di vento, con locali abbassamenti della visibilità.

La Protezione civile evidenzia il rischio di fenomeni di dissesto idrogeologico, soprattutto in aree con suoli già fragili. Sono possibili allagamenti, innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua con conseguente rischio di esondazioni, oltre a caduta massi e frane. In alcuni punti del territorio, ricorda l’avviso, le condizioni meteorologiche potrebbero aggravare situazioni di criticità già esistenti.

Alle amministrazioni comunali e alle autorità competenti è raccomandato di attivare i Centri Operativi Comunali e di “porre in essere tutte le misure necessarie a prevenire i fenomeni previsti”, mantenendo un’attenzione costante sui bollettini e sui comunicati diffusi dalla Sala Operativa regionale.

L’Impero dei fratelli Zagaria: l’ombra lunga di Casapesenna fino grattacieli a Dubai. TUTTI I NOMI

Napoli – L’inchiesta coordinata dalla DDA di Napoli  e sfociata nelle oltre 600 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal GIP Fabio Provvisier non è solo un atto giudiziario: è la radiografia di un organismo criminale capace di rigenerarsi, cambiare pelle e parlare lingue diverse, dal dialetto stretto di Casapesenna al linguaggio finanziario dei grattacieli di Dubai.

E’ un resoconto dettagliato di un sistema che per anni ha tenuto in scacco il Casertano, sotto l’egida imperitura del clan Zagaria.

Il silenzio di Michele Zagaria, il “Re di Casapesenna” catturato nel suo bunker nel 2011, non ha mai significato la fine del suo impero. Al contrario, l’ordinanza del GIP Fabio Provvisier scoperchia un vaso di Pandora fatto di nuovi reggenti, “messaggeri” fedeli e insospettabili imprenditori. Al vertice di questa piramide, con il ruolo di direttori d’orchestra del malaffare, siedono i fratelli del boss: Antonio e Carmine Zagaria.

La Regency dei Fratelli: “Les Parfums” e il “Caffè Sofia”

Nonostante i lunghi anni di detenzione e la pressione costante dello Stato, Antonio e Carmine Zagaria sono indicati come i nuovi volti della reggenza. Secondo le accuse, i due avrebbero trasformato esercizi commerciali apparentemente banali in vere e proprie centrali operative.

Carmine aveva il suo quartier generale nel negozio “Les Parfums” di San Marcellino, mentre Antonio gestiva le fila dal “Caffè Sofia” di Castel Volturno. Da qui partivano gli ordini: estorsioni, controllo del territorio e la gestione della “cassa comune”, rimpinguata con il sangue delle imprese locali.

Carlo Bianco: Il “Manager” del Clan

Se i fratelli Zagaria sono la mente, Carlo Bianco è il braccio armato e imprenditoriale. Un profilo poliedrico: organizza le estorsioni, gestisce l’imposizione delle slot machine, coordina la compravendita di terreni e, quando serve, nasconde le armi con l’aiuto di Paolo Martino e Francesco Diana.

Bianco non si limita al crimine di strada; usa il suo autonoleggio, la “Li.Ca. Rent” di Villa di Briano, come un salotto criminale dove incontrare esponenti delle altre fazioni (Schiavone e Bidognetti) per dividersi la torta del territorio.

Il braccio operativo: messaggeri, autisti e sentinelle

Il clan si regge su una rete di fedelissimi dai ruoli precisi. Giuseppe Granata e Antonio De Rosa sono i referenti diretti di Bianco, operando in simbiosi per il controllo capillare della zona. Granata, in particolare, fungeva da “ponte” tra le diverse anime del sodalizio, collaborando persino con i vertici degli Schiavone prima di tornare all’ovile degli Zagaria.

Poi ci sono i “fanti”: Giovanni Riccio, autista e factotum di fiducia di Bianco, e Andrea Bortone, la “sentina” addetta a individuare i commercianti da taglieggiare. Un ruolo chiave è svolto dai messaggeri: Angelo Antonio Salviati e Francesco Adinolfi.

Quest’ultimo, figlioccio di Antonio Zagaria e titolare formale del “Caffè Sofia”, portava i “pizzini” con le disposizioni dei capi, mentre Salviati metteva a disposizione la sua pizzeria “Eclisse” a Trentola Ducenta per i summit camorristici, specialmente durante le restrizioni del periodo Covid.

L’affare delle slot: Il marchio “Carlo Bianco”

Il settore del gioco d’azzardo legalizzato è stato letteralmente cannibalizzato. Giacomo Penna e Biagio Vallefuoco, titolari della “Seven Slot Srls”, sono accusati di aver piazzato i loro apparecchi nei bar della zona non con la qualità dei prodotti, ma “spendendo” il nome di Carlo Bianco.

Chi resisteva, come il titolare dell’Havana Club a Casal di Principe, veniva estromesso con la forza dell’intimidazione mafiosa. Un sistema di concorrenza sleale che garantiva al clan entrate costanti e pulite.

La “Cassa” e il riciclaggio: dal caseificio ai rifiuti

Il denaro sporco deve girare. Filippo Capaldo (nipote degli Zagaria e già condannato come capo del clan) è l’architetto finanziario. Insieme a Alfonso Ottimo (commerciante di San Marcellino) e Ivano Balestriere (imprenditore dei rifiuti), gestiva i flussi di cassa.

Un caso eclatante riguarda la ISVEC Srl, società di gestione rifiuti: secondo l’accusa, Franco Lombardi agiva come amministratore di fatto nell’interesse di Capaldo e Ottimo, infiltrandosi nella pubblica amministrazione e nei comuni del Casertano, come Mondragone, per aggiudicarsi appalti strategici.

Sul fronte commerciale, spicca l’intestazione fittizia del “Caseificio Vella” a Bellona, gestito da Rolando D’Angelo (il mastro casaro) ma finanziato da Bianco e intestato al prestanome Armando Iaiunese.

Terrore nelle campagne: la guerra per i terreni

Le estorsioni non risparmiano l’agricoltura. I fratelli Mario e Michele Diana sono stati costretti a sborsare 60.000 euro per l’acquisto di un fondo a Castel Volturno. Ma l’episodio più inquietante riguarda Giovanni Diana (alias “Giannino o pazz”): raggiunto da un commando composto da Bianco, Francesco Diana e Antonio Pagano, è stato speronato e fatto oggetto di colpi d’arma da fuoco perché voleva acquistare un terreno su cui aveva messo gli occhi Michele Nobis, cugino degli Zagaria. Messaggio ricevuto: il mercato immobiliare lo decide il clan.

La “macelleria sociale” del Jolly Market

Forse l’episodio più odioso è l’estorsione ai danni di una dipendente, G.M., macellaia del supermercato Jolly Market (formalmente di V. C. e A.D. I, ma di fatto degli Zagaria). Dopo aver vinto una causa di lavoro che le riconosceva 130.000 euro di stipendi non pagati, la donna è stata costretta ad accettarne solo 50.000. Il suo stesso avvocato, Biagio Sagliocco (che figura tra i 44 indagati), è accusato di aver fatto da intermediario per conto di Carmine Zagaria, prospettandole i rischi di mettersi contro “gente particolare”.

La pista internazionale: Dubai e Tenerife

Il clan ha orizzonti larghi. Filippo Capaldo è accusato di aver schermato la proprietà di un immobile di lusso a Dubai (Aykon City) intestandolo a Vincenzo Pellegrino. L’obiettivo? Rivenderlo per reinvestire i proventi in un lounge bar a Tenerife, l'”Enza Oro Café”, gestito dalla moglie di Capaldo ma finanziato con i soldi del clan attraverso un complesso giro di bonifici e finte caparre orchestrato con l’aiuto di Armando Orlando (legato al clan Polverino).

Droga e usura: Il “Core Business” che non muore

Non manca il traffico di stupefacenti. Carlo Bianco e Pasquale Padulo avrebbero gestito un traffico di cocaina, hashish e marijuana con fornitori calabresi (Giuseppe e Pasquale Albano), rifornendo le piazze di Vairano Patenora (gestita da Aldo Bianco e Antonio Gammardella) e del Casalese.

Infine, l’usura: Carmine Zagaria e Carmine Iavarone avrebbero strozzato P.C. con tassi d’interesse da capogiro (1.200 euro di interessi su 5.000 euro di capitale in soli 50 giorni), alimentando ulteriormente la cassa detenuta da Alfonso Ottimo.

Ecco chi sono i 44 indagati

ADINOLFI Francesco, nato a Villaricca (NA) il 09.11.1983 CARCERE

ALBANO Giuseppe, nato a Rosarno (RC) il 20.11.1969

ALBANO Pasquale, nato a Taurianova (RC) l’18.10.1992

AMATA Emiliano, nato a Napoli il 18.12.1971

BALESTRIERE Ivano, nato a Lacco Ameno (NA) il 29.04.1983 ARRESTI DOMICILIARI

BIANCO Aldo, nato a Santa Maria Capua Vetere (CE) l’11.07.1993 CARCERE

BIANCO Carlo, nato a Villaricca (NA) il 25.04.1984 CARCERE

BORTONE Andrea, nato ad Aversa (CE) il 24.03.1981 CARCERE

CAPALDO Filippo, nato a Caserta il 17.12.1977 CARCERE

CAPEZZUTO Vanessa, nata a Langenfeld (GER) il 18.08.1988

CATALANO Giuseppe, nato ad Aversa (CE) il 06.10.1984

CECORO Nicola, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 05.05.1971

D’AIELLO Umberto, nato a Napoli il 07.09.2001

D’ANGELO Rolando, nato a Capua (CE) il 09.02.1985 CARCERE

DE ROSA Antonio, nato a Caserta il 24.04.1982 CARCERE

DIANA Francesco, nato ad Aversa (CE) il 10.12.1977

GAMMARDELLA Antonio, nato a Teano (CE) il 16.12.1976

GAROFALO Nicola, nato a Frignano (CE) il 25.10.1963

GRANATA Giuseppe, nato a Villaricca (NA) il 09.02.1983 CARCERE

IAIUNESE Armando, nato ad Aversa (CE) il 26.11.1982 ARRESTI DOMICILIARI

IANUARIO Biagio, nato a Capua (CE) il 07.10.1977 CARCERE

IAVARONE Carmine, nato a San Marcellino (CE) il 05.03.1956. CARCERE

LANZA Antonio, nato a Lusciano (CE) il 27.01.1976

LOMBARDI Franco, nato a Caserta il 29.04.1973. CARCERE

MAISTO Carmine, nato a Napoli il 22.08.1987

MARTINO Paolo, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 18.03.1973

NATALE Massimo, nato a Caserta il 07.05.1972

NOBIS Michele, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 02.11.1959

ORLANDO Armando, nato a Marano di Napoli (NA) il 20.01.1946

OTTIMO Alfonso, nato a Singmaringen (GER) il 05.12.1965 CARCERE

PADULO Pasquale, nato a Caserta il 20.05.1983. CARCERE

PAGANO Antonio, nato ad Aversa (CE) il 24.09.1989

PELLEGRINO Carlo, nato a Villa di Briano (CE) il 24.08.1957 ARRESTI DOMICILIARI

PELLEGRINO Vincenzo, nato a Villa di Briano (CE) il 04.12.1970

PENNA Giacomo, nato ad Afragola (NA) il 13.01.1971 CARCERE

PEZZELLA Nicola, nato a Casal di Principe (CE) il 10.12.1963

RICCIO Giovanni, nato a Mugnano di Napoli (NA) il 13.06.1994 CARCERE

SAGLIOCCO Biagio, nato a Aversa (CE) il 16.06.1976 ARRESTI DOMICILIARI

SALVIATI Angelo Antonio, nato ad Aversa (CE) il 09.06.1982 CARCERE

SARRACINO Luigi, nato a Napoli il 17.03.1978

TORTORELLI Pietro, nato a Napoli il 12.06.1992

VALLEFUOCO Biagio, nato a Villaricca (NA) l’11.09.1974 CARCERE

ZAGARIA Antonio, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 29.06.1962 CARCERE

ZAGARIA Carmine, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 27.05.1968 CARCERE

Noleggio lungo termine: vantaggi, costi e quando conviene nel 2026

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Il noleggio a lungo termine è davvero conveniente nel 2026? Sempre più italiani stanno scegliendo questa soluzione al posto dell’acquisto tradizionale. Negli ultimi anni, infatti, il concetto di proprietà dell’automobile è cambiato profondamente: da bene da acquistare a servizio da utilizzare quando serve, senza vincoli e senza sorprese.

In questo contesto, il noleggio a lungo termine per privati si sta affermando come una delle alternative più interessanti, grazie alla possibilità di guidare un’auto nuova senza dover affrontare costi imprevisti e gestione burocratica.

Un mercato in forte crescita

In Italia, tra il 2025 e il 2026, il noleggio a lungo termine ha registrato una crescita significativa. Secondo i dati UNRAE, nel 2025 sono stati sottoscritti 1.101.630 contratti per auto e SUV, con un incremento del 16,1% rispetto all’anno precedente.

Il segmento dei privati è cresciuto ancora più rapidamente, segnando un +19,1% e raggiungendo 156.685 contratti, pari al 14,2% del totale. I primi mesi del 2026 confermano un trend in ulteriore espansione, segno di un cambiamento strutturale nelle abitudini degli automobilisti.

Perché acquistare un’auto è sempre meno conveniente

Parallelamente, il costo delle auto nuove continua ad aumentare. A febbraio 2026 il prezzo medio ha raggiunto i 36.421 euro, con una crescita annua dell’1,9%, superiore all’inflazione media.

A questo si aggiunge la svalutazione, che può arrivare fino al 40-50% nei primi tre anni. Considerando anche assicurazione, manutenzione e imprevisti, possedere un’auto è diventato sempre più costoso e difficile da prevedere.

Per questo motivo, molti utenti si chiedono se conviene il noleggio auto a lungo termine rispetto all’acquisto: in molti casi, la risposta è sì, soprattutto per chi cerca costi certi e zero sorprese.

Cos’è il noleggio a lungo termine e come funziona

Il noleggio a lungo termine è una formula che consente di utilizzare un’auto nuova per un periodo generalmente compreso tra 24 e 60 mesi, pagando un canone mensile fisso.

A differenza dell’acquisto:

  • non diventi proprietario del veicolo
  • non subisci la svalutazione
  • non devi gestire manutenzione o burocrazia

Al termine del contratto puoi semplicemente restituire l’auto o scegliere una nuova offerta.

Vantaggi del noleggio a lungo termine per privati

Il successo del noleggio a lungo termine per privati è legato a una serie di vantaggi concreti.

Costi certi e senza sorprese

Il canone mensile è fisso per tutta la durata del contratto. Questo permette di pianificare le spese senza il rischio di aumenti imprevisti.

Noleggio auto senza anticipo

Molte offerte di noleggio auto senza anticipo consentono di accedere al servizio senza investimenti iniziali, rendendo questa soluzione più accessibile rispetto all’acquisto.

Tutto incluso in un’unica rata

Il canone comprende:

  • assicurazione RCA e coperture accessorie (kasko, furto e incendio, cristalli)
  • manutenzione ordinaria e straordinaria
  • tagliandi e interventi in garanzia
  • assistenza stradale h24
  • bollo auto
  • gestione pneumatici (nei limiti contrattuali)

Le uniche spese escluse sono generalmente carburante, eventuali sanzioni e danni non coperti.

Zero gestione e burocrazia

Tutti gli aspetti amministrativi e tecnici sono gestiti dalla società di noleggio. L’utente deve solo guidare.

Quanto costa il noleggio a lungo termine?

Il costo del noleggio a lungo termine varia in base a diversi fattori:

  • modello dell’auto
  • durata del contratto
  • chilometraggio
  • servizi inclusi
  • eventuale anticipo

Indicativamente:

  • utilitarie: da 250 a 350 euro al mese
  • fascia media: da 400 a 600 euro al mese

Per trovare le offerte più convenienti è utile confrontare diverse proposte. Piattaforme per il confronto del noleggio a lungo termine come https://noleggiolungotermine.it/ permettono di analizzare canoni, servizi inclusi e condizioni contrattuali in modo semplice e trasparente.

Differenze tra privati e aziende

Il noleggio a lungo termine è ancora oggi utilizzato principalmente dalle aziende, che rappresentano circa l’85% del mercato.

Per le imprese è uno strumento di ottimizzazione fiscale e finanziaria, grazie alla deducibilità dei costi e alla detraibilità dell’IVA.

Per i privati, invece, la scelta è guidata da semplicità, comodità e controllo delle spese. Le formule sono pensate per un utilizzo quotidiano, con durate tra 36 e 48 mesi e chilometraggi adattati alle esigenze personali o familiari.

Noleggio lungo termine: quando conviene davvero

Capire quando conviene il noleggio a lungo termine dipende dall’utilizzo dell’auto.

Questa soluzione è ideale per chi:

  • usa l’auto ogni giorno
  • percorre molti chilometri
  • vuole evitare imprevisti
  • preferisce un costo fisso mensile

Al contrario, potrebbe essere meno conveniente per chi utilizza poco l’auto o desidera tenerla per molti anni.

Conclusione

Il noleggio a lungo termine si è affermato come una delle soluzioni più interessanti nel mercato automobilistico attuale. In un contesto caratterizzato da prezzi in crescita, elevata svalutazione e costi di gestione complessi, permette di avere un’auto sempre nuova con costi certi e senza preoccupazioni.

Non è adatto a tutte le esigenze, ma per un numero crescente di automobilisti rappresenta un’alternativa concreta ed efficiente rispetto all’acquisto.

Per valutare le diverse offerte disponibili e trovare quella più adatta alle proprie esigenze, è possibile utilizzare strumenti online dedicati come https://noleggiolungotermine.it/, che consentono di confrontare in modo trasparente prezzi, servizi inclusi e condizioni contrattuali.

 

Dalla Spagna alla Calabria: la multinazionale degli Zagaria. Colpo al cuore del clan: 23 in manette

Napoli– Non è solo una questione di territorio, è una questione di famiglia e di grandi affari internazionali. All’alba di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e del ROS di Napoli hanno smantellato la nuova “cupola” operativa della fazione Zagaria del clan dei Casalesi.

L’ordinanza, firmata dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA guidata dal Procuratore Nicola Gratteri, ha colpito 23 persone (19 in carcere e 4 ai domiciliari), accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, usura e riciclaggio internazionale.

La reggenza dei fratelli: il clan in mano alla famiglia

L’indagine, partita nel 2019, svela come il clan non sia mai stato realmente decapitato nonostante la detenzione dello storico boss Michele Zagaria. A tirare le fila, secondo gli inquirenti, sarebbero stati i due fratelli del capoclan, liberi sul territorio e pronti a esercitare il ruolo di reggenti. Al loro fianco, un nipote del boss – scarcerato nel 2019 e rifugiatosi in Spagna – che avrebbe gestito l’anima “corporate” della cosca, curando gli investimenti e la proiezione estera del sodalizio.

L’asse con la Calabria e il “modello Caivano”

Il dettaglio più inquietante emerso dalle indagini riguarda la saldatura con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con la potente cosca Bellocco di Rosarno. Un “progetto criminale ambizioso”, come lo ha definito lo stesso Gratteri, volto a trasformare il casertano in un hub di prim’ordine per la cocaina. Grazie ai prezzi competitivi e all’altissima qualità garantita dai fornitori calabresi, il clan puntava a scalzare la concorrenza, guardando con interesse anche alle piazze di spaccio di Caivano, storicamente sotto pressione mediatica e giudiziaria.

Estorsioni sui terreni e “cassa comune”

Ma i Casalesi non hanno dimenticato i vecchi metodi. La fazione Zagaria continuava a strozzare l’economia locale attraverso l’imposizione nelle compravendite terriere: chi comprava o vendeva doveva versare al clan “pizzi” che oscillavano tra i 15.000 e i 125.000 euro. Questi proventi confluivano in una “cassa comune” utilizzata non solo per mantenere gli affiliati, ma anche per finanziare attività di usura, gestire slot machine e infiltrare settori economici legali, come il noleggio auto e la raccolta rifiuti.

Sequestri milionari e arsenali

Il bilancio dell’operazione non si ferma alle manette. I militari del ROS hanno messo i sigilli a due complessi aziendali del valore stimato di circa 40 milioni di euro, tra cui la Isvec di Ivano Balastriere, finita sotto la lente degli inquirenti. Nel corso della lunga attività investigativa, erano già stati effettuati arresti in flagranza e sequestrati arsenali pronti all’uso: pistole, un fucile a canne mozze e una mitraglietta Skorpion, insieme a circa 11 chili di stupefacenti.

Lukaku rompe il silenzio: «Tutto ciò che voglio è aiutare il Napoli»

Romelu Lukaku risponde alle polemiche e prova a mettere fine allo “strappo” con il Napoli. Il centravanti belga, al centro da giorni di un vero e proprio braccio di ferro con il club partenopeo, ha deciso di uscire allo scoperto affidandosi a una lettera pubblicata sui propri social.

In un lungo sfogo personale, Lukaku spiega le ragioni del suo allontanamento, parla delle condizioni fisiche, della perdita del padre e ribadisce la volontà di tornare in campo per aiutare il Napoli non appena sarà davvero al 100%.

Il braccio di ferro con il Napoli

Tutto è iniziato giovedì scorso, quando il clima intorno al rapporto tra Lukaku e il Napoli si è incrinato. Da una parte la società, che ha chiesto all’attaccante di rientrare in Italia per farsi visionare dallo staff medico, dall’altra il giocatore, che ha preferito proseguire il percorso di riabilitazione in Belgio.

Il silenzio del calciatore ha alimentato sospetti e dubbi, soprattutto dopo la togna di un’eventuale rottura con il club. In questa escalation, il messaggio di Lukaku arriva come un tentativo di chiarire la propria posizione e smorzare le tensioni.

“Un anno pesante, tra infortunio e lutto”

Nel comunicato, il belga racconta un anno denso di difficoltà. “Questa stagione è stata davvero pesante per me – scrive Lukaku – tra l’infortunio e la perdita personale”. Il riferimento è alla morte del padre avvenuta poche settimane fa, un colpo emotivo che ha inevitabilmente inciso sul suo stato d’animo e sul vissuto.

Il centravanti spiega di aver subìto un infortunio al flessore dell’anca poco dopo il suo ritorno in gruppo a inizio novembre e di aver vissuto la ricaduta come un nuovo stop. “È stato un anno difficile”, ammette, senza però celare orgoglio e determinazione.

“Un’infiammazione nel muscolo flessore”

Lukaku entra nel merito delle condizioni fisiche, rivelando che durante i controlli effettuati in Belgio è emersa “un’infiammazione e del liquido nel muscolo flessore dell’anca, vicino al tessuto cicatriziale”. Si tratterebbe quindi di una recidiva collegabile alla lesione già sofferta nei mesi passati.

Il giocatore sostiene che proprio per questo motivo ha scelto di proseguire la riabilitazione in patria, dove si trova più protetto e seguito da persone di fiducia, con l’obiettivo di “poter aiutare quando sarò chiamato” e non di sottrarsi al club.

“Non potrei mai voltare le spalle al Napoli”

Per fugare qualsiasi equivoco, il belga richiama un’intervista rilasciata a Verona, in cui aveva già affermato la sua volontà di restare al servizio del Napoli. “Non potrei mai voltare le spalle al Napoli, mai”, ribadisce, con forza. In questo passaggio, Lukaku cerca di riportare la propria immagine sul piano della lealtà, intendendo chiarire che la scelta di curarsi in Belgio non va letta come un’uscita dal gruppo o un disimpegno verso il progetto sportivo. Al contrario, punta a dimostrare che la priorità è arrivare in campo nelle migliori condizioni possibili.

“Devo essere clinicamente al 100%”

La parte più significativa del messaggio riguarda il concetto di “essere al 100%”. “Non c’è niente che desideri di più che giocare e vincere con la mia squadra – scrive Lukaku – ma in questo momento devo assicurarmi di essere clinicamente al 100%, perché recentemente non lo sono stato”.

Il riferimento è sia allo stato fisico che a quello mentale, che il calciatore dichiara essere stato influenzato dal periodo complesso appena trascorso. Il belga ammette quindi che le condizioni non ottimali hanno avuto un impatto sul rendimento e sulla concentrazione, e che il suo obiettivo è tornare protagonista solo quando avrà superato definitivamente questi problemi.

“Aiuterò Napoli e Belgio a raggiungere gli obiettivi”

Nel finale, Lukaku si proietta verso il futuro, aprendo anche uno spiraglio sul proprio ruolo in nazionale. “È stato un anno difficile… ma alla fine ce la farò e aiuterò il Napoli e la nazionale a raggiungere i loro obiettivi quando sarò chiamato”, scrive. Una frase che vuole restituire un’immagine di maturità e responsabilità, mettendo da parte polemiche e voci di corridoio.

Il messaggio inviato sulle piattaforme social è dunque un tentativo di autodifesa, ma anche di riconquista di fiducia, sia da parte del club che della tifoseria partenopea.

Il Napoli e lo staff medico in attesa

Il testo di Lukaku alimenta intanto la discussione su come il Napoli gestirà il suo rientro. La società, dal canto suo, attende ancora un ritorno formale del giocatore in Italia e un nuovo giro di controlli presso lo staff medico arancione. Le prossime settimane saranno decisive: se il dialogo tornerà sereno, il centravanti potrà riscattarsi in campo contribuendo a un finale di stagione ricco di impegni. In caso contrario, il braccio di ferro rischia di trasformarsi in un’ombra ancora più lunga sul futuro del calciatore in maglia azzurra.

Villaricca, ladro di rame recidivo: arrestato 2 volte in due giorni

Villaricca – “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Un detto popolare che calza a pennello per raccontare la storia di Martin Yordanov, cittadino bulgaro di 39 anni, finito due volte in manette nell’arco di pochi giorni.

La prima, il 23 marzo, dopo una scossa elettrica rimediata durante un furto di rame. La seconda, nella notte appena trascorsa, a Villaricca, mentre tentava di forzare una cabina di ricarica per auto elettriche.

Il precedente: il furto finito in ospedale

Tutto era iniziato a Melito, quando l’uomo era stato sorpreso dai carabinieri mentre asportava cavi di rame all’interno di una cabina Enel condominiale. A fermarlo, però, non erano stati solo i militari: una violenta scarica elettrica lo aveva colpito durante il colpo, lasciandolo stordito.

Sul posto era intervenuto il personale del 118, che aveva constatato la normalità dei parametri vitali. Per Yordanov, nonostante il malore, era scattato comunque l’arresto.

Il nuovo tentativo (senza scossa)

A distanza di pochi giorni, l’uomo ha riprovato. Stavolta a Villaricca, in via Napoli. A scoprirlo, due carabinieri della locale stazione che, sebbene fuori servizio, hanno notato movimenti sospetti intorno a una cabina Enel destinata alla ricarica delle auto elettriche.

Avvicinatisi con discrezione, i militari hanno sorpreso Yordanov mentre frugava all’interno dell’impianto, armeggiando con il materiale elettrico. Il blitz è scattato immediatamente: il 39enne è stato bloccato e arrestato in flagranza di reato.

Gli attrezzi e il “salvataggio”

Durante la perquisizione, i carabinieri hanno trovato l’uomo in possesso di ferro, rame e una serie di attrezzi da scasso. Un dettaglio, quest’ultimo, che confermerebbe la volontà di portare a termine il furto.

Non è escluso, secondo gli investigatori, che l’intervento dei militari abbia rappresentato per Yordanov una sorta di “salvataggio” preventivo: data la pericolosità delle infrastrutture elettriche e il precedente di poche settimane fa, il rischio di una nuova folgorazione era concreto.

L’arresto è stato convalidato. L’uomo, con precedenti specifici alle spalle, resta ora in attesa di giudizio. Le indagini proseguono per verificare eventuali collegamenti con altri furti analoghi commessi nell’area nord di Napoli.

Ruba l’incasso mentre consuma cornetto e caffè: il titolare posta il video sui social

Un ingresso qualunque, l’atteggiamento disinvolto di un cliente abituale e poi, in pochi istanti, il furto. Accade a Santa Maria Capua Vetere, in via Martiri d’Ungheria, dove un uomo è riuscito a sottrarre l’incasso di un panificio approfittando di un attimo di distrazione.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza raccontano con chiarezza la dinamica: il cliente entra, osserva il bancone, finge una normale consumazione e attende il momento giusto. Quando il banco resta incustodito per pochi secondi, scatta l’azione: un gesto rapido, preciso, e il denaro sparisce.

La denuncia del titolare: “Riconoscetelo”

A rendere pubblico il video è stato lo stesso titolare dell’attività, deciso a non lasciare impunito l’episodio.
“Ho voluto diffondere queste immagini perché il volto di quest’uomo deve essere riconosciuto. Chiunque abbia informazioni lo segnali. Non si può permettere a chi deruba chi lavora onestamente di restare indisturbato”, ha dichiarato, chiedendo la collaborazione dei cittadini.

Il caso arriva al deputato Borrelli

Il filmato è stato inviato al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha commentato duramente l’accaduto.
“Siamo oltre il limite della decenza. Non si tratta solo di un danno economico, ma di una vera e propria umiliazione per chi lavora. Ci troviamo di fronte a soggetti che agiscono senza alcun timore, guardano negli occhi le vittime e colpiscono appena possibile”, ha dichiarato.

Indagini in corso

Il materiale video è stato consegnato alle forze dell’ordine, che stanno lavorando per identificare il responsabile. L’episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza delle attività commerciali e sulla necessità di contrastare con maggiore efficacia i furti “mordi e fuggi”, sempre più frequenti anche nei piccoli esercizi.

Prezzi dei carburanti, controlli della Guardia di Finanza nel Beneventano: distributori sanzionati

Controlli mirati sui prezzi dei carburanti nel Beneventano da parte della Guardia di Finanza. I militari del Comando provinciale di Benevento, con il supporto del Gruppo di Benevento e delle Tenenze di Montesarchio e Solopaca, hanno eseguito una serie di attività ispettive nei confronti di alcuni impianti di distribuzione stradale.

Le verifiche sono state avviate sulla base di specifiche analisi di rischio elaborate dal Nucleo speciale Antitrust delle Fiamme Gialle. Nel capoluogo sannita, i finanzieri hanno operato anche con il supporto della Polizia Locale.

Le irregolarità accertate

Nel corso dei controlli sono emerse diverse violazioni legate agli obblighi di comunicazione e pubblicizzazione dei prezzi dei carburanti.

In particolare, in un impianto controllato dai militari della Tenenza di Solopaca, è stato accertato che l’esercente non si era mai iscritto al portale telematico predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, piattaforma necessaria per la comunicazione centralizzata dei prezzi praticati.

A Foglianise, invece, i finanzieri del Gruppo di Benevento hanno riscontrato dieci omesse comunicazioni dei prezzi. Per questa violazione è stata contestata una sanzione amministrativa di 4mila euro, con contestuale proposta alla Prefettura di Benevento per la sospensione dell’attività commerciale.

Prezzi difformi e cartelli irregolari

In un altro impianto di distribuzione stradale, i controlli hanno fatto emergere ulteriori anomalie. I militari hanno infatti contestato la comunicazione al Mimit di un prezzo diverso rispetto a quello effettivamente praticato al pubblico, oltre all’irregolare esposizione dei prezzi dei carburanti commercializzati.
Al termine degli accertamenti, in questo caso è stata irrogata una sanzione amministrativa pari a 800 euro.

Trasparenza e tutela dei consumatori

L’attività ispettiva condotta dalla Guardia di Finanza punta a garantire maggiore trasparenza nei confronti degli automobilisti e a verificare la regolarità delle operazioni di rifornimento presso gli impianti stradali. L’obiettivo è quello di tutelare i consumatori, assicurando la corretta comunicazione dei prezzi e il rispetto delle norme da parte degli esercenti.

 

Camorra, scacco ai nuovi Casalesi: 23 arresti

Il rumore sordo degli elicotteri e le sirene hanno squarciato il silenzio dell’alba nel Casertano, segnando l’inizio di un nuovo, durissimo colpo di maglio contro la criminalità organizzata.

Nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sono finiti i nuovi vertici della fazione Zagaria, storicamente una delle più potenti e spietate articolazioni del clan dei Casalesi. L’operazione, scattata alle prime luci del giorno, ha portato all’esecuzione di circa 23 misure cautelari, colpendo non solo i referenti sul territorio campano ma anche alcune pedine strategiche che avevano trovato rifugio all’estero.

L’assedio di 150 militari

La macchina investigativa e repressiva messa in campo dallo Stato è massiccia e ancora in piena attività. Sul terreno stanno operando oltre 150 militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Caserta, affiancati dagli specialisti del Ros di Napoli.

Per blindare le aree calde e garantire la sicurezza delle perquisizioni, sono state mobilitate anche le Squadre Sos del 10° Reggimento Carabinieri Campania. A supportare gli uomini dell’Arma in questa caccia a prove e latitanti ci sono le unità cinofile, impiegate per fiutare armi nascoste e sostanze stupefacenti nei nascondigli del clan.

Una holding del crimine

Il quadro accusatorio tracciato dai magistrati della DDA disegna una vera e propria holding criminale, capace di spaziare dai reati di sangue a quelli dei colletti bianchi. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di un elenco lunghissimo di reati che evidenzia la pervasività del nuovo gruppo dirigente.

Oltre all’associazione mafiosa e al concorso esterno, le indagini hanno scoperchiato un vasto sistema di estorsioni e usura, che strangolava l’economia legale del territorio.

Droga, armi e riciclaggio

La fazione Zagaria non si limitava al controllo militare del territorio, ma operava come una complessa impresa criminale transnazionale. I reati contestati includono il trasferimento fraudolento di valori, l’intestazione fittizia di beni e operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio, segno di una spiccata propensione a ripulire i fiumi di denaro sporco.

A completare l’infiltrazione nel tessuto economico c’era l’illecita concorrenza, imposta con la forza delle violenze e delle minacce. Non mancava, infine, la gestione del traffico e spaccio di droga, difesa con la detenzione e il porto illegale di armi e munizioni.

Meteo Napoli: rovesci e pioggia debole in Campania, temperature tra 3.6° e 17°

La Campania si prepara a una giornata grigia e piovosa: il quadro regionale segna temperature massime tra 14.6° e 17° e minime che scenderanno fino a 3.6° nelle zone interne più fredde, con una probabilità di precipitazioni che varia dal 90 al 100%.

I modelli confermano rovesci diffusi su buona parte della regione e, soprattutto attorno alla provincia di Benevento, venti localmente più sostenuti che possono toccare punte intorno ai 20 km/h, contribuendo a un calo avvertibile della temperatura percepita e a qualche raffica sulle colline sannite. Le condizioni rimangono instabili per l’intera giornata, con maggiori accumuli nelle aree interne e fenomeni più intermittenti sulle coste.

Sulla fascia costiera Napoli-Salerno si prevedono rovesci e pioggia debole intermittente: a Napoli le temperature oscilleranno tra una minima di 9.1° e una massima di 17°, con probabilità di pioggia intorno al 90% e vento medio fino a 14 km/h; la pioggia sarà principalmente a carattere di rovescio, alternata a pause.

A Salerno la giornata sarà simile, con pioggia debole, minime attorno a 9.4° e massime di circa 16.5°, probabilità di precipitazione del 93% e un vento più blando rispetto all’entroterra; nei due capoluoghi il mare non sarà calmo e la visibilità potrà risultare ridotta durante gli episodi più intensi.

Nell’entroterra campano la giornata si presenta più rigida e instabile rispetto alle coste: Caserta registra minime intorno a 6.9° e massime sui 16.4° con probabilità di rovesci fino al 98% e raffiche medie che possono toccare i 16 km/h, mentre Avellino si assesta su minime di 6.1° e massime di circa 14.6° con pioggia debole e probabilità di precipitazione intorno al 95% e vento fino a 14 km/h.

Benevento è il punto più freddo e critico dell’area interna, con temperature mattutine sui 3.6° e massime attorno ai 16°, precipitazioni praticamente certe al 100% e raffiche locali che possono arrivare a quasi 20 km/h: qui i rovesci saranno più continui e il vento renderà la percezione termica ancora più bassa rispetto alle altre province. Nel complesso la catena appenninica e i fondovalle potrebbero vedere accumuli temporanei e un aumento della nuvolosità che collegherà le condizioni meteo tra le province interne e la fascia costiera, accentu­-

Chiudendo il bollettino, le indicazioni pratiche per i giorni a venire sono mirate e locali: nelle strade provinciali e sui collegamenti secondari che attraversano fondovalle e passi montani di Caserta, Avellino e Benevento si consiglia prudenza per asfalto bagnato e possibili pozzanghere, limitare velocità e mantenere distanze maggiori soprattutto nelle fasi di rovescio intenso.

Per gli spostamenti cittadini prevedere possibili rallentamenti nei servizi su gomma e ferroviari locali durante i picchi di precipitazione; chi lavora o pratica attività all’aperto dovrebbe riprogrammare interventi non urgenti e mettere al riparo attrezzature leggere, mentre chi deve percorrere tratti esposti al vento a Benevento valuti percorsi alternativi e controllo delle condizioni in tempo reale prima della partenza. Infine, tenere a portata di mano impermeabile e scarpe adeguate resta la raccomandazione più pratica per affrontare una giornata che, tra pi

Marano, due 16enni accoltellati alle giostre: uno è grave

Marano– Una serata di svago si è trasformata in tragedia a Marano di Napoli. Intorno alle 23:30 di ieri, in via Falcone, due ragazzi di 16 anni, entrambi di Mugnano,  sono stati feriti a colpi di fendente nei pressi di un’area dedicata alle giostre. L’allarme è scattato immediatamente, portando sul posto i Carabinieri della stazione locale, ma l’aggressore era già riuscito a far perdere le proprie tracce.

La dinamica e i soccorsi

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, i due adolescenti sarebbero stati avvicinati da un coetaneo che, per motivi ancora ignoti, avrebbe sferrato diversi colpi prima di dileguarsi.

Il bilancio dell’aggressione è pesante

Il primo giovane, colpito da almeno sei coltellate, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Pozzuoli. Le sue condizioni sono monitorate con la massima attenzione dai sanitari.

Il secondo minore ha riportato tre ferite ed è stato trasferito presso l’ospedale di Giugliano in Campania.

Caccia all’aggressore

L’aggressore sarebbe scappato pochi istanti prima dell’arrivo dei militari dell’Arma. I Carabinieri sono ora impegnati nell’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e nella raccolta di testimonianze per identificare il responsabile e ricostruire l’esatta dinamica della vicenda. Al momento non si esclude alcuna pista.

Napoli, sequestrate nel porto 130 tonnellate di rifiuti tessili dirette in Nigeria

Napoli – Non semplici abiti usati, ma veri e propri rifiuti speciali pronti a salpare verso l’Africa senza alcuna garanzia sanitaria o autorizzazione legale. È quanto emerso dall’ultima operazione condotta nel porto di Napoli dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza.

Il bilancio è imponente: oltre 130 tonnellate di scarti tessili poste sotto sequestro e due persone deferite all’Autorità Giudiziaria.

Il falso carico: tessili invece di rigatteria

L’indagine è scattata a seguito di un’attenta analisi dei rischi locali che ha acceso i riflettori su una spedizione diretta in Nigeria. Secondo i documenti doganali, i container avrebbero dovuto ospitare “oggettistica da rigattiere”.

Tuttavia, all’apertura dei portelloni, i finanzieri del II Gruppo Napoli e i funzionari ADM si sono trovati di fronte a una realtà ben diversa: una muraglia di sacchi stracolmi di indumenti, scarpe e borse usate.

La merce, proveniente dalla raccolta urbana, è stata immediatamente classificata come rifiuto speciale non pericoloso. Il motivo? Gli indumenti non erano stati sottoposti ai rigorosi processi di selezione e, soprattutto, di igienizzazione previsti dalla legge per la commercializzazione dell’usato, trasformandosi di fatto in un potenziale rischio ambientale e sanitario.

Società fantasma e autorizzazioni mancanti

L’approfondimento investigativo sulla filiera burocratica ha fatto emergere ulteriori irregolarità. Le due società che avevano organizzato la spedizione internazionale sono risultate sprovviste delle licenze necessarie per il trattamento e la gestione dei rifiuti. Un tassello fondamentale che conferma il tentativo di aggirare le normative vigenti per massimizzare i profitti a discapito della tutela ambientale.

Al termine degli accertamenti, sono finiti nei guai i rappresentanti legali delle aziende coinvolte: un uomo di 47 anni originario dell’hinterland napoletano e una donna ucraina di 59 anni. Entrambi sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli per i reati di traffico illecito di rifiuti e falso ideologico.

L’intervento sottolinea la costante vigilanza delle istituzioni negli scali portuali campani, evidenziando la sinergia tra ADM e Fiamme Gialle nel contrastare le rotte illegali che trasformano i rifiuti in merci di contrabbando verso i paesi in via di sviluppo.

Napoli, maxi rissa in vicoletto Belledonne a Chiaia: giovani feriti

La Napoli “bene” si risveglia ancora una volta con il fiato corto e l’amaro in bocca. La notte scorsa, il labirinto di strade che compone il cuore pulsante della movida di Chiaia è stato teatro dell’ennesimo episodio di violenza gratuita. Il baricentro del caos è stato Vicoletto Belledonne, dove una banale scintilla ha innescato una rissa furibonda che ha coinvolto almeno dieci persone.

Un’alba di tensione e detriti

Alle 6:30 del mattino, quando il resto della città iniziava appena a mettersi in moto, l’atmosfera a Chiaia era ancora elettrica, carica di una tensione palpabile. Non c’era il silenzio tipico delle prime ore del giorno, ma il brusio nervoso di chi, probabilmente titolare o gestore dei locali della zona, si trovava a dover gestire gli strascichi di una nottata turbolenta. Vetri infranti e urla residue hanno fatto da cornice a un risveglio che di “buono” ha avuto ben poco.

Il monitoraggio degli ospedali

Il post-rissa si è spostato rapidamente dalle strade alle corsie dei pronto soccorso. Testimoni hanno riferito di concitate telefonate effettuate all’alba: l’ordine, per alcuni emissari, era quello di fare il giro degli ospedali cittadini.

L’obiettivo? Verificare l’entità dei danni fisici subiti dai partecipanti allo scontro e, soprattutto, accertarsi che tra i feriti non vi fossero dipendenti o clienti abituali dei locali, nel tentativo di limitare i danni d’immagine e operativi di una notte da dimenticare.

 Se il “Salotto buono” diventa un ring

Quello che è accaduto a Vicoletto Belledonne non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ennesima conferma di una deriva che sembra inarrestabile. Parliamo di Chiaia, il cosiddetto “salotto buono” di Napoli, un quartiere che dovrebbe rappresentare l’eleganza e il volto turistico della città, ma che sempre più spesso si trasforma in una zona franca dove le regole del vivere civile vengono sospese dopo la mezzanotte.

La frequenza di questi episodi è impressionante. Non si tratta più di casi isolati, ma di una scansione ritmica di violenza che si ripete ogni weekend (e non solo). Il problema non è più soltanto la “mancanza di controlli”, ma una questione culturale profonda: una parte della gioventù napoletana sembra non conoscere altro linguaggio se non quello della sopraffazione fisica per rivendicare spazi o lavare presunti affronti.

Continuare a chiamarla “movida” è un eufemismo che offende chi vuole solo divertirsi. È una patologia sociale che richiede soluzioni drastiche:

Un presidio fisso e interforze che non si limiti al passaggio di una volante, ma che stazioni nei punti nevralgici.

Una responsabilizzazione reale degli esercenti, che spesso si trovano tra l’incudine di una clientela difficile e il martello della sicurezza.

Ma soprattutto, un intervento che vada oltre l’ordine pubblico, perché se dieci ragazzi decidono di picchiarsi all’alba in un vicolo, significa che il concetto di comunità è stato sostituito da quello di branco.

Napoli non può permettersi che i suoi luoghi più iconici diventino territori di conquista per la micro-criminalità o per l’esuberanza violenta di pochi. La soluzione va trovata ora, prima che il prossimo “bollettino medico” si trasformi in qualcosa di molto più tragico.

Blitz anticamorra tra Napoli e Caserta: numerosi arresti

Napoli  – È in pieno svolgimento un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e del Raggruppamento Operativo Speciale di Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. I militari stanno eseguendo numerose misure cautelari nei confronti di un vasto gruppo di indagati ritenuti legati a sodalizi di stampo mafioso.

I reati contestati, a vario titolo, sono di una gravità impressionante: associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza aggravata da violenze e minacce, riciclaggio e autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, oltre al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Pizzo a commercianti e imprenditori e traffico di droga

Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe operato con metodi tipici delle organizzazioni camorristiche, imponendo il pizzo, gestendo il mercato della droga e riciclando proventi illeciti attraverso prestanomi e società di comodo. Le indagini, durate mesi, hanno portato alla luce un sistema ramificato tra Caserta e Napoli, capace di infiltrarsi nell’economia legale attraverso intimidazioni e violenze.

L’operazione è ancora in corso: i Carabinieri stanno procedendo alle perquisizioni e al sequestro di beni ritenuti di provenienza illecita. Ulteriori dettagli sono attesi nelle prossime ore dagli inquirenti.