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Fico: “Bagnoli grande scommessa, restituire spiaggia e mare ai cittadini”

NAPOLI – “Bagnoli è la nostra grande scommessa per il futuro, si sta lavorando molto, il sindaco Manfredi, anche da Commissario, sta accelerando tutte le opere e sono d’accordo con lui quando dice che dobbiamo restituire la spiaggia e il mare ai cittadini”. Con queste parole, il neo presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha sottolineato l’importanza della rigenerazione dell’area di Bagnoli-Coroglio, durante un incontro con i giornalisti a margine della sua proclamazione al Palazzo di Giustizia di Napoli.

Fico ha indicato la riqualificazione del Sin come una delle priorità del suo mandato, proprio nel giorno in cui è stato rimosso il pontile centrale dell’ex Italsider, un gesto simbolico che segna l’avvio concreto delle opere di bonifica e valorizzazione. Richiamato dalle domande dei cronisti sulle tensioni passate tra Vincenzo De Luca e il sindaco Manfredi riguardo alla bonifica dell’area, destinata a ospitare l’America’s Cup nel 2027, Fico ha espresso apprezzamento per il lavoro del commissario di governo e primo cittadino: “Sta accelerando la realizzazione delle opere – ha spiegato – e condivido tutto quello che dice. Dobbiamo restituire la spiaggia e il mare ai cittadini”.

Il percorso di riqualificazione di Bagnoli diventa così un simbolo della nuova stagione di interventi sulla città, tra opere pubbliche, bonifiche e recupero degli spazi costieri, con l’obiettivo di rendere accessibili a tutti i napoletani aree oggi ancora simbolo di degrado industriale.

Napoli, previste nuove tariffe cimiteriali e maxi lavori di manutenzione

NAPOLI – Tariffe aggiornate e lavori straordinari di manutenzione: i cimiteri di Napoli si preparano a un profondo restyling. La Commissione consiliare Salute e Verde, presieduta da Fiorella Saggese, ha esaminato la delibera di Consiglio numero 484/2025 che introduce l’adeguamento Istat delle tariffe cimiteriali e, per la prima volta, una tariffa specifica per loculi e cellette ossario collocati oltre la sesta fila.

“Dopo ampia illustrazione sull’urgenza derivante dalla necessità di assegnare migliaia di posti già realizzati ma privi di prezzo, la Commissione ha espresso parere favorevole quasi unanime”, si legge in una nota. L’atto approderà all’Aula consiliare l’11 dicembre 2025 con dichiarazione di immediata eseguibilità.

Antonietta Agliata, dirigente del Servizio Cimiteri Cittadini, ha delineato un quadro completo delle attività avviate dal suo insediamento a marzo 2025: la vendita all’asta delle prime quattro cappelle gentilizie ha generato 430.000 euro, mentre la cessione settimanale di loculi prioritari procede regolarmente. Imminente la pubblicazione di un bando informatizzato per l’assegnazione di circa 3.800 nuovi manufatti, stimando introiti attorno ai 6 milioni di euro, e l’avvio del recupero giudiziale dei canoni non versati dal 2017.

Sul fronte delle opere, lo sblocco definitivo del Pua del cimitero di Poggioreale permetterà l’avvio dei lavori tra marzo e aprile 2026, mentre a Soccavo si interviene per risolvere criticità legate all’ampliamento. Pronti anche i lavori di ripristino della cappella Resurrezione 2 e la richiesta di fondi per il recupero del Cimitero Monumentale, dove molte salme sono già state traslate e le lapidi commemorative sistemate per le circa 300 vittime non identificabili.

Agli acquirenti di 92 cappelle gentilizie ottenute in passato con compravendite irregolari è stata ribadita l’impossibilità giuridica di riconoscere diritti di prelazione: ciò comporterebbe la legittimazione di atti nulli ex lege e gravi responsabilità penali e contabili. Il patrimonio sarà quindi messo a reddito mediante asta pubblica.

Il nuovo Regolamento di Polizia Cimiteriale, riscritto secondo gli schemi della Consulta Regionale di Polizia Mortuaria, è in fase di valutazione interna e sarà trasmesso per il parere obbligatorio. L’assessore Vincenzo Santagada ha sottolineato le novità introdotte, tra cui l’impiego di guardie giurate e la manutenzione del verde, nonché l’avvio dei lavori per il quadrato degli uomini illustri, per recuperare memoria e identità culturale della città.

Napoli, con il ritorno di Lukaku il futuro di Lucca è in bilico. Milan e Roma alla finestra

Gennaio si avvicina e per il Napoli il mercato si preannuncia intenso, tra rinforzi necessari a centrocampo e possibili partenze in attacco. Tra i giocatori in bilico c’è Lorenzo Lucca, arrivato in prestito dall’Udinese con obbligo di riscatto stimato intorno ai 30 milioni di euro.

Inizialmente avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di vice-Lukaku. Tuttavia, il grave infortunio del belga ha cambiato le carte in tavola. L’arrivo di Rasmus Hojlund dal Manchester United, già decisivo con gol e prestazioni convincenti, ha ulteriormente complicato le prospettive per Lucca. Con Big Rom vicino al rientro, la concorrenza in attacco diventa ancora più agguerrita.

Finora l’attaccante classe 2000 ha totalizzato poco più di 500 minuti complessivi, realizzando due gol. Non sono numeri sufficienti per riconquistare la Nazionale e la scelta di Conte è chiara: con Hojlund e Lukaku in squadra, lo spazio per Lucca resta limitato. L’interesse dei club di vertice aumenta le possibilità di partenza.

La Roma, dopo aver valutato Evan Ferguson e puntato su Joshua Zirkzee, considera Lucca una valida alternativa, a determinate condizioni. Il Milan, che già in estate aveva sondato il giocatore, segue con attenzione la situazione, alla luce dei risultati poco convincenti di Gimenez e Nkunku. Se il Napoli dovesse optare per un prestito, l’asta tra i due club potrebbe partire immediatamente.

Oriali ritrova Mourinho: “Con lui è sempre speciale”

NAPOLI – “Ci sono partite che non si possono paragonare alle altre. Quelle con l’Inter sono sfide che eviterei volentieri, e ogni volta che affronto un match con Mourinho lasciano sempre qualcosa di speciale”. Gabriele Oriali, attuale braccio destro di Conte al Napoli, descrive così l’emozione di ritrovare il tecnico portoghese, protagonista con lui del Triplete nerazzurro del 2010.

Per Oriali, il match Benfica-Napoli non è solo una partita di Champions League, ma un ponte tra passato e presente: da una parte Antonio Conte, con cui ha condiviso due Scudetti all’Inter e l’esperienza in Nazionale, dall’altra José Mourinho, con cui il rapporto va ben oltre il semplice ruolo di allenatore. “In due mi chiamano Gabriele, mia madre e José…”, racconta il dirigente alla Gazzetta dello Sport, ricordando con affetto la relazione speciale con lo Special One.

Quando Mourinho lasciò l’Inter, anche Oriali si allontanò dal club. “Io sarei rimasto, l’Inter è la mia seconda pelle, non conto i successi delle mie varie carriere, quella da giocatore, da direttore sportivo o generale e da dirigente, so che con l’Inter ho vinto 8 dei 20 Scudetti”, spiega, confermando come il legame con i colori nerazzurri vada oltre ogni ruolo o titolo conquistato.

Riguardo ai due tecnici che hanno segnato la sua carriera, Oriali osserva: “Parliamo di fuoriclasse della panchina. Di allenatori che sanno caratterizzare le proprie squadre fino a conquistarne l’anima: per Mourinho e per Conte i calciatori si lancerebbero nel fuoco e non è un modo di dire. Dentro i tecnici, ci sono valori umani forti. Sono oltre. Con Mou è già successo di vivere sfide da avversari, nemici mai”.

Benfica, Mourinho: “Assenze nel Napoli? Non fatemi ridere! Anche noi le abbiamo, ma non piango…”

José Mourinho non nasconde l’urgenza di vincere. Domani sera, il Benfica affronterà il Napoli in una sfida decisiva per la qualificazione ai playoff di Champions League, e lo Special One sa bene che il futuro europeo della squadra portoghese passa da questa partita.

“Non mi fate ridere con i giocatori che mancano, perché non avere De Bruyne ma avere McTominay è lo stesso, se non gioca Lukaku c’è Hojlund. Io ho delle assenze pesanti ma non voglio piangere. La panchina del Napoli è diversa, se vedete chi gioca dimenticate chi manca. Cambiando il sistema di gioco sono diventati una squadra migliore”, ha dichiarato Mourinho nella conferenza stampa pre-match.

Nonostante i trascorsi in Premier League e qualche scintilla tra le panchine, Mou nutre grande stima per Antonio Conte: “È impossibile pensare che le squadre di Conte siano scarse, c’è una compattezza e una consapevolezza tattica di altissimo livello. Lui è molto esigente sul mercato, trova sempre il modo di costruire una rosa forte. Dal punto di vista della preparazione è uno dei più bravi”.

Mourinho ritroverà alcuni ex giocatori, come McTominay e Spinazzola, ma sottolinea che l’emozione resta marginale rispetto all’obiettivo principale: “Queste sono cose emozionanti pre e post partita. Niente più. Non è che io durante la partita mi metta a pensare a queste cose. Dobbiamo vincere questa sfida contro un avversario fortissimo, sarà una partita difficilissima per noi. Faremo di tutto per trovare il risultato che vogliamo”.

Sulla forza del Napoli, Mourinho non fa sconti: “È forte nella transizione offensiva, difensiva, a tre, a quattro. Sa fare veramente tante cose il Napoli. La transizione offensiva non è solo Højlund, ma anche Spinazzola, Olivera, Di Lorenzo sulle fasce, McTominay e i suoi sprint. È una grande squadra come ho detto”.

Mergellina, maxi-controlli della polizia tra chalet e lungomare: 178 identificati, 18 con precedenti

Un dispiegamento di forze dell’ordine ha interessato nella serata di ieri il cuore della movida di Mergellina, in particolare la zona degli chalet e Largo Sermoneta. L’obiettivo: prevenzione e controllo del territorio.

La Polizia di Stato, con gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, supportati dai colleghi della Polizia Locale, ha condotto un’operazione a largo raggio. Nel corso dei controlli sono state identificate 178 persone.

Tra queste, 18 risultavano già note alle forze dell’ordine per precedenti di polizia. L’attenzione si è concentrata anche sulla viabilità: sono stati verificati 32 veicoli.

L’azione, intensificata in una delle tradizionali zone di ritrovo serale e notturno napoletana, rientra nelle attività ordinarie volte ad assicurare la sicurezza dei cittadini, contrastare illegalità diffusa e mantenere il decoro urbano.

Positano, operaio precipita in un burrone: salvato dal soccorso in elicottero

Paura questa mattina a Positano, in Costiera Amalfitana, per un grave incidente sul lavoro che ha visto protagonista un operaio di 43 anni, precipitato in un burrone in una zona impervia non lontano dalla strada che conduce alla frazione di Montepertuso, nel territorio della provincia di Salerno.

L’uomo, secondo una prima ricostruzione, stava lavorando in un’area scoscesa quando, per cause ancora in corso di accertamento, è finito nella scarpata facendo un volo di diversi metri.

Non si esclude al momento che all’origine della caduta possa esserci stato un improvviso malore, ma tutte le ipotesi restano aperte.

I colleghi hanno lanciato subito l’allarme e sul posto è stato inviato il 118, che ha attivato l’elisoccorso e richiesto il supporto dei Vigili del fuoco e del Soccorso alpino e speleologico della Campania (Cnsas), specializzati negli interventi in territori impervi.

Le operazioni di soccorso si sono rivelate complesse a causa della morfologia del terreno, caratterizzato da dirupi e vegetazione fitta. I tecnici del Cnsas e i Vigili del fuoco hanno raggiunto il 43enne, lo hanno stabilizzato e imbracato su una speciale barella per il recupero in parete. Una volta riportato in quota, l’uomo è stato affidato all’equipe sanitaria dell’elisoccorso per il trasporto urgente all’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno.

Giunto al Ruggi, l’operaio è stato sottoposto agli accertamenti diagnostici del caso: ha riportato diverse ferite e traumi, ma non risulta in pericolo di vita. La prognosi resta comunque riservata in attesa dell’evoluzione del quadro clinico.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti anche i carabinieri della Stazione di Positano, che hanno effettuato i rilievi utili a ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto e verificare il rispetto delle norme di sicurezza sul luogo di lavoro.

Gli accertamenti proseguiranno nelle prossime ore, anche ascoltando eventuali testimoni e acquisendo la documentazione relativa al cantiere e alle procedure di sicurezza adottate.

Charlie Brown compie 60 anni: l’asta che celebra il Natale più amato della televisione

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Dal 12 al 15 dicembre Heritage Auctions organizza un’asta online dedicata ai materiali originali di A Charlie Brown Christmas, lo speciale natalizio che quest’anno festeggia i suoi sessant’anni. La prima trasmissione risale al 9 dicembre 1965 e da allora questo cartone animato ha accompagnato le festività di intere generazioni, diventando un appuntamento fisso e un simbolo della magia del Natale in molte case.

Un tesoro per i collezionisti di tutto il mondo

L’evento, inserito nella vendita intitolata The Art of Disney, attirerà appassionati e collezionisti internazionali grazie a pezzi unici provenienti dal mondo dei Peanuts e dai classici Disney. Tra gli oggetti più ambiti spicca un “sequential master setup” multistrato dipinto a mano che ritrae Charlie Brown con il suo piccolo albero di Natale: una scena iconica che ha segnato indelebilmente la storia dell’animazione e del Natale in televisione.

Un patrimonio culturale che attraversa le generazioni

Oltre a A Charlie Brown Christmas, l’asta include materiali originali di altri celebri titoli come It’s the Great Pumpkin, Charlie Brown, A Boy Named Charlie Brown e Snoopy, Come Home. Non mancano disegni concettuali ed edizioni limitate che raccontano l’evoluzione di uno dei franchise più amati nel mondo dell’animazione.

E infatti chi come noi può certamente ricordare le avventure di Charlie Browne e dek suo cane Snoopy che ha guidato l’infanzia di intere generazioni di italiani incollati davanti elle tv, e non come oggi, davanti agli smartphone, a guardare i cartoon.

La sezione dedicata a Disney propone invece illustrazioni rare tratte dai celebri storybook, tra cui i Little Golden Books, e un prezioso setup di Mickey Mouse nell’Apprendista Stregone di Fantasia, autografato da Walt Disney in persona e accompagnato da una lettera di premiazione. A completare il catalogo, cel di produzione di film come La Sirenetta, La Bella e la Bestia, Aladdin e Tarzan, oltre a concept art firmati da Mary Blair per capolavori come Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan e It’s a Small World.

Un’occasione per riflettere sul valore dell’animazione nella cultura popolare

Questa asta rappresenta molto più di una semplice vendita di memorabilia: è un viaggio nella memoria collettiva, un’occasione per celebrare come un piccolo cartone animato possa avere un impatto profondo sul modo in cui viviamo le feste e raccontiamo storie. In un momento in cui le tradizioni natalizie si evolvono, il ritorno a queste icone dell’animazione ci ricorda il potere delle storie semplici e autentiche.

Gli esperti di Heritage Auctions prevedono una competizione accesa tra collezionisti di tutto il mondo, spinti non solo dal valore economico ma anche dall’importanza storica e affettiva di questi materiali, custodi di un’eredità che continua a illuminare il Natale di grandi e piccini.

Napoli, la sensitiva social e l’orrore su WhatsApp: “Versate 5mila euro o sarà un uomo morto”

Napoli– Non più solo il dolore del lutto o la speranza di un contatto con l’aldilà. Il business della credulità popolare sembra aver varcato una nuova, inquietante frontiera: quella della paura pura.

“Se entro il 12 non paga cinquemila euro lo ammazzano”. È questo il messaggio agghiacciante che ha fatto scattare l’allarme e portato cinque persone a sporgere formale denuncia presso la Procura di Napoli, svelando un presunto sistema di raggiri nato all’ombra delle dirette social di una sedicente sensitiva.

Il teatro della truffa

Tutto inizia sul web, nelle piazze virtuali dove la sensitiva organizza le sue live, promettendo di mettere in contatto gli utenti con le anime dei propri cari defunti. Un pubblico fragile, emotivamente esposto, pronto a credere al sovrannaturale.

Ma la vera trappola, secondo quanto ricostruito nella denuncia, scatta lontano dagli occhi di tutti, nel privato di un gruppo WhatsApp. Qui, un ex moderatore della sensitiva avrebbe tessuto la tela, contattando alcuni fedelissimi seguaci con una richiesta d’aiuto disperata.

La sceneggiatura del terrore

La narrazione costruita per estorcere denaro è degna di un thriller criminale. La vittima designata – un altro moderatore delle live, di origini calabresi – sarebbe stata in pericolo di vita.

La storia raccontata agli utenti era precisa e terribile: l’uomo aveva contratto un debito di 5mila euro con «persone pericolose» e, se la somma non fosse stata saldata entro una data scadenza (il giorno 12), l’epilogo sarebbe stato l’omicidio. Una corsa contro il tempo per salvare una vita, facendo leva sul senso di comunità e pietà dei partecipanti.

La prova cristallizzata

Il meccanismo, tuttavia, si è inceppato di fronte alla lucidità di una delle potenziali vittime. Alla richiesta di maggiori dettagli sulla natura del debito e sull’identità dei creditori, il richiedente ha improvvisamente cambiato atteggiamento. Prima ha tentato una maldestra marcia indietro, poi è arrivato a negare di aver mai formulato quella richiesta.

Un tentativo di cancellare le tracce fallito in partenza: le conversazioni e le minacce erano già state “cristallizzate” attraverso screenshot, ora allegati agli atti giudiziari.

L’ipotesi degli inquirenti

La denuncia presentata a Napoli chiede ora di fare piena luce su quello che non appare come un episodio isolato, ma come un modus operandi ben rodato. L’ipotesi è che la paura della morte e la minaccia di violenza siano strumenti utilizzati ciclicamente per spremere denaro a chi è già stato agganciato con le promesse spirituali.

Toccherà ora alla magistratura verificare se dietro le dirette mistiche si celi una più terrena e spietata associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

Spranghe e pugni nel garage dell’orrore: 11 indagati per torture e sequestro, coinvolti anche minori

Carabinieri della Compagnia di Roma Trastevere eseguono due ordinanze cautelari contro 11 indagati – 6 maggiorenni e 5 minorenni, tutti italiani – accusati di tortura, sequestro di persona e porto abusivo di esplosivo. Nel mirino un raid crudele nel gennaio 2025: le vittime prelevate dalle abitazioni e trascinate in un garage nel quartiere Massimina.

Lì, legate mani e piedi, hanno subito percosse feroci con pugni, schiaffi, spranghe e oggetti contundenti, fino a versate di acqua bollente che hanno provocato gravi lesioni. Il movente? Debiti legati alla droga, emerso da un arresto in flagranza per detenzione di stupefacenti a marzo 2025.

L’indagine congiunta e l’attentato dinamitardo

Le ordinanze, emesse dal Gip su richiesta congiunta della Dda e della Procura dei Minorenni, coordinata dai pm Carlo Villani e Carlo Morra, partono proprio da quell’arresto. Le indagini hanno svelato due episodi di tortura a gennaio e raccolto indizi su mandanti, esecutori e complici di un atto dinamitardo il 30 giugno nel quartiere Primavalle.

L’esplosione ha fatto crollare l’androne di una palazzina Ater, seminando panico tra i residenti. Le verifiche puntano ora a ricostruire la rete criminale, con minori già coinvolti in un giro di violenza e narcotraffico.

Il via libera all’attentato dinamitardo avvenuto il 30 giugno nel quartiere Primavalle a Roma, che causò il cedimento di un androne di un palazzo, arrivò da un detenuto nel reparto di alta sicurezza del carcere di Viterbo. È quanto emerge dagli atti dell’indagine.

In uno dei capi di imputazione si afferma che un 25enne ha commissionato dall’interno del carcere a un minorenne, “dietro promessa di compenso, l’azione criminosa”. Nella richiesta di misura cautelare vengono poi riportati i vari episodi di tortura – per questioni legate a debiti di droga – avvenuti all’interno di un garage.

“Ti taglio tutto, ti ammazzo”, le minacce rivolte nei confronti di una delle vittime, a cui sono stati poi tagliati i capelli con “il coltello alla base del cranio” dopo averlo colpito con delle frustrate. In un altro episodio, che risale al 12 gennaio dello scorso anno, la vittima è stata torturata “versandogli addosso acqua bollente”. Durante l’aggressione gli dicevano “domani devi portare 2 mila euro”, mettendogli anche un coltello sotto la gola.

 

Campania, Fico chiude il caso Giunta: “Un consigliere non può fare l’assessore”

Napoli – Roberto Fico, appena proclamato presidente della Regione Campania nel Palazzo di Giustizia di Napoli, mette un punto fermo sulla composizione della futura Giunta. E lo fa con un messaggio chiaro, rivolto direttamente alla sua maggioranza: “Un consigliere non può fare l’assessore. E lo stesso vale per chi, pur non eletto, figurava semplicemente in lista”.

Parole che arrivano mentre nei corridoi della politica campana si rincorrono indiscrezioni e malumori sul puzzle degli incarichi. Fico, però, spegne sul nascere ogni tentativo di aggirare la norma o di interpretarla con elasticità: il principio è uno e non si tocca.

Il presidente ricorda infatti il meccanismo – introdotto sul finire della scorsa legislatura – che consentiva al primo dei non eletti di subentrare in Consiglio nel caso in cui un consigliere fosse nominato assessore. Un sistema che però generava continui “effetti fisarmonica”: se l’assessore lasciava l’incarico e tornava in aula, il subentrato era costretto a uscire di scena.

“Non possiamo avere un Consiglio regionale che entra ed esce come una porta girevole”, ha spiegato Fico. “Serve un’assemblea forte e stabile, capace di bilanciare la Giunta, come previsto dalla Costituzione e come avviene in ogni assetto istituzionale maturo”.

Ciò non significa, precisa il nuovo governatore, che la prossima Giunta sarà un monocolore tecnico: “Gli assessori politici ci saranno, e saranno proposti dalle forze politiche. Ma nel rispetto delle regole”.
La partita è appena iniziata, ma il metodo – per Fico – è già scolpito nella pietra.

Acqua, prima grana per Fico: il TAR stoppa la gara sulla gestione idrica

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Il governatore Roberto Fico incassa il primo schiaffo giudiziario sul dossier acqua. Il TAR Campania ha sospeso in via cautelare il bando con cui la Regione voleva riorganizzare la gestione della grande adduzione idrica, accogliendo il ricorso di Acqua Campania S.p.A., società del gruppo Italgas e attuale gestore del servizio.

La decisione congela l’intera procedura fino all’udienza di merito fissata per l’11 marzo 2026, ma soprattutto mette nero su bianco gli errori di impostazione di Palazzo Santa Lucia.

Per i giudici amministrativi, la documentazione di gara non garantisce ai concorrenti un quadro economico-finanziario chiaro e verificabile. Le criticità riguardano la determinazione dei margini di remuneratività e l’equilibrio complessivo dell’operazione, elementi indispensabili perché la competizione sia reale e non solo formale. Senza una riscrittura sostanziale delle regole, la gara rischia di produrre nuovi contenziosi e non può proseguire.

Lo scenario cambia: scatta l’obbligo ARERA

La ripartenza dovrà avvenire dentro il perimetro regolatorio appena tracciato dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente. Con la delibera 347/2025/R/idr, ARERA ha approvato lo schema tipo di bando per l’affidamento del Servizio Idrico Integrato, destinato a diventare riferimento vincolante per tutte le procedure avviate dal 1° gennaio 2026.

Lo schema nasce proprio per evitare gare “a geometria variabile” tra territori e creare un level playing field nazionale, imponendo contenuti minimi omogenei raccordati con la regolazione tariffaria e della qualità del servizio.

Il modello ARERA stabilisce quali informazioni economiche e tecniche debbano essere rese disponibili ai partecipanti: dal perimetro gestionale alle condizioni di subentro, dalla durata dell’affidamento al quadro degli investimenti richiesti. Soprattutto, vincola la gara a un impianto di coerenza economico-tariffaria. L’offerta deve innestarsi su un Piano economico-finanziario costruito secondo regole trasparenti, comparabili e compatibili con il metodo tariffario vigente.

Regole più stringenti per evitare nuovi ricorsi

Lo schema prescrive anche standard più rigorosi sulla ripartizione dei rischi tra ente affidante e gestore, sulla misurabilità degli impegni di qualità tecnica e contrattuale, e sulle clausole che garantiscono continuità operativa e tutela dell’utenza nella fase di transizione. Per la Campania, il giudizio del TAR non rappresenta solo uno stop procedurale ma un vero cambio di binario.

Il prossimo bando dovrà essere riscritto “a norma ARERA”, esplicitando parametri economici, ritorni attesi e sostenibilità dell’operazione secondo lo standard nazionale del 2026. In caso contrario, la Regione si espone a nuove censure. Proprio qui si misura l’errore regionale evidenziato dai giudici: aver costruito una gara senza quel livello di determinazione economica che ARERA ha codificato come condizione di base per il mercato.

La ripartenza diventa ora un passaggio obbligato dentro lo schema tipo dell’Autorità, trasformando quella che doveva essere una riorganizzazione rapida in un iter complesso e vincolato alle nuove regole nazionali.

Camorra, otto condanne al clan Angelino: “Tibiuccio” prende 10 anni. Solo un’assoluzione

Otto condanne, una sola assoluzione: il blitz giudiziario contro la cosca Angelino .Armi, racket capillare, minacce sistematiche: un territorio messo sotto pressione per garantirsi il controllo degli affari criminali a Caivano.

Il giudice per le indagini preliminari, accogliendo in larga parte la linea della Direzione Distrettuale Antimafia, ha emesso otto condanne nei confronti degli uomini del clan guidato da Antonio Angelino, detto “Tibiuccio”.

Le pene risultano però più basse rispetto alle richieste avanzate dal pubblico ministero, che in sede di requisitoria aveva sollecitato condanne molto più pesanti.

Gli imputati erano a vario titolo accusati di associazione mafiosa, estorsioni e tentate estorsioni, reati contestati nell’area di Caivano tra il 2021 e il 2022 grazie anche alla famigerata “lista del pizzo”.

Il pentito Barra: “Angelino incassava 20mila euro al mese in latitanza”

Le condanne si inseriscono in un quadro probatorio pesante, sostenuto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Barra, che davanti ai magistrati ha ricostruito alcuni momenti chiave della gestione del clan.

Barra racconta un incontro del 6 luglio 2023, quando il boss Angelino – allora latitante – si sarebbe presentato armato di Kalashnikov e pistola 9×21, furioso per non aver ricevuto la consueta cifra di 20.000 euro, considerata un’entrata fissa tra traffico di droga ed estorsioni.

“Angelino non aveva bisogno della lista delle estorsioni: conosceva a memoria tutte le vittime che dovevano pagare”, ha dichiarato il collaboratore.

Dopo l’arresto del boss, Barra riferisce di aver ritirato personalmente la lista del pizzo da Assunta Reccia, per garantire che il programma estorsivo continuasse senza interruzioni:
“Le dissi: ‘Adesso qui ci siamo noi’. Doveva parlare con me, ero io il referente di Angelino”.
Il pentito ha poi confermato un tentativo di riorganizzazione interna del racket:
“Proposi ad Angelino di occuparmi io di tutte le estorsioni: avrei sistemato il paese e gli avrei mandato 30.000 euro al mese”.

Una sentenza che pesa

Pur con pene più leggere rispetto all’impostazione dell’accusa, la sentenza fotografa un sistema criminale solido, ramificato e capace di mantenere il controllo del territorio anche durante la latitanza del suo capo.

Il processo, arrivato al primo grado, rappresenta un tassello decisivo nella strategia di contrasto alla camorra a Caivano, territorio da anni soffocato da estorsioni, traffici illeciti e da una “geografia del pizzo” che ora trova, almeno in parte, una risposta nelle aule di giustizia.

Le condanne

Giovanni Cipolletti – 13 anni
Antonio Angelino – 10 anni e 6 mesi (richiesta PM: 18 anni)
Michele Leodato – 8 anni e 8 mesi
Ferdinando Sorvillo – 8 anni e 2 mesi
Gaetano Angelino – 8 anni e 2 mesi
Aniello Leodato – 8 anni (richiesta PM: 12 anni)
Raffaele Lionelli – 8 anni
Massimiliano Volpicelli – 5 anni e 2 mesi
Ferdinando Grimaldi Capitello – assolto

Scampia, ladri di fari beccati in flagranza: inseguimento e colluttazione, finiscono in manette

Napoli – Colpo fallito all’alba per due specialisti del furto di fari. Ieri mattina, intorno alle 9, gli agenti dei commissariati Scampia e Secondigliano hanno arrestato in flagranza un 50enne e un 52enne napoletani, entrambi con un lungo curriculum di precedenti (anche per reati identici), con l’accusa di furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.

Tutto è partito da una segnalazione arrivata alla Sala Operativa: due individui sospetti si aggiravano tra le auto parcheggiate in via Piedimonte d’Alife, zona adiacente alla stazione della metropolitana di Scampia.

Quando le volanti sono arrivate, la scena era chiara: uno dei due stava infilando nel bagagliaio di una vettura un faro appena smontato, mentre il complice era al volante pronto a partire. Alla vista della Polizia i malviventi hanno tentato la fuga a piedi ma, dopo un concitato inseguimento e una breve colluttazione, sono stati immobilizzati.Nella perquisizione sono saltati fuori cacciaviti, pinze e altri arnesi da scasso.

I due fari, rubati da un’auto parcheggiata a pochi metri di distanza, sono stati immediatamente restituiti al proprietario, che non si era ancora accorto del danno.I due arrestati, già noti alle forze dell’ordine per analoghi colpi nella zona nord di Napoli, sono stati portati in questura in attesa della convalida. Ennesimo colpo messo a segno dal controllo del territorio nella periferia più calda della città.

Lukaku torna a correre: il Napoli vede la luce. “Ci vediamo presto”

Il sorriso che Romelu Lukaku ha regalato ai giornalisti presenti a Castel Volturno è forse il segnale più atteso dal Napoli. “Ci vediamo presto, dai”, ha detto il belga entrando in campo di corsa, mostrando una voglia e una condizione che fino a poche settimane fa sembravano ancora lontane.

Nella prima parte dell’allenamento, aperta ai media alla vigilia della sfida di Champions League contro il Benfica, l’attaccante ha svolto un lavoro personalizzato ma intenso: tocchi di palla, accelerazioni, conclusioni verso la porta. Movimenti che hanno fatto tirare un sospiro di sollievo allo staff tecnico, ancora prudente ma finalmente ottimista.

Lukaku si è poi intrattenuto a lungo con Antonio Conte, con cui ha scambiato impressioni e sensazioni sul recupero. Per il tecnico è una pedina fondamentale, reduce dalla lunga riabilitazione dopo la lesione di alto grado al retto femorale sinistro rimediata in estate durante il ritiro.

Il rientro non è ancora ufficiale, ma ormai non dovrebbe tardare. L’obiettivo è chiaro: partire con la squadra per l’Arabia Saudita, dove il Napoli affronterà il Milan il 18 dicembre nella semifinale di Supercoppa italiana. Lì, se tutto procederà senza intoppi, Lukaku spera di poter mettere finalmente qualche minuto nelle gambe e inaugurare la sua nuova stagione in azzurro.

La sensazione, oggi più che mai, è che quel “ci vediamo presto” non sia solo un incoraggiamento, ma una promessa.

Caserta, si incatenano davanti a Confindustria: “Basta licenziamenti politici alla ex Jabil”

Caserta – Scena drammatica questa mattina davanti alla sede di Confindustria Caserta: due storici rappresentanti della USB, Michele Madonna e Pasquale Zeno, si sono incatenati alle cancellate dell’edificio in segno di protesta contro quella che definiscono «una vera e propria caccia alle streghe» nei confronti dei sindacalisti nello stabilimento ex Jabil di Marcianise, oggi gestito da TMA.Madonna, dirigente regionale USB, è stato licenziato solo pochi giorni fa dalla nuova proprietà; Zeno aveva subito la stessa sorte mesi prima.

I due, con il volto segnato dalla stanchezza ma determinati, hanno dato il via all’azione poco prima delle 12.30, sotto gli occhi di decine di ex colleghi, lavoratrici e lavoratori accorsi in solidarietà.«Siamo qui per denunciare il clima di terrore che TMA ha instaurato nello stabilimento – ha dichiarato un portavoce USB presente sul posto –. Chi alza la testa viene messo alla porta.

È repressione antisindacale pura».La protesta, promossa dalla USB Confederazione Campania, è ancora in corso al momento in cui scriviamo. Forze dell’ordine sul posto, traffico rallentato in viale Ellittico, ma la strada che ospita la sede degli industriali casertani.La vicenda della ex Jabil-TMA torna così al centro dell’attenzione dopo mesi di tensioni, scioperi e denunce di violazioni dei diritti sindacali. I lavoratori promettono: «Non arretreremo di un passo».

Aversa, blitz antidroga: coniugi arrestati con dosi e “libro contabile” della cocaina

Aversa – Un vero e proprio archivio della cocaina: nomi, quantità, pagamenti. È questo il ritrovamento che ha fatto scattare l’arresto di una coppia già nota alle forze dell’ordine, fermata dalla Polizia mentre si trovava a bordo di un’auto con addosso circa 70 dosi di cocaina e hashish.

Ma non è finita qui: il blitz si è esteso all’abitazione dei due, dove sono state rinvenute altre 60 dosi di cocaina già pronte per la vendita, materiale da taglio e confezionamento, e soprattutto un dettagliato “libro contabile” con annotazioni di clienti abituali, somme incassate e debiti pendenti.

I coniugi, entrambi con precedenti penali specifici per reati connessi allo spaccio, sono stati arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. La documentazione rinvenuta, scritta a mano su fogli sparsi, rappresenta una sorta di registro contabile del traffico di droga, con indicazioni precise sui rapporti commerciali con i consumatori e sulle modalità di pagamento. Un vero e proprio sistema organizzato, che ha permesso agli agenti del Commissariato di Aversa di ricostruire una rete di spaccio locale ben radicata.

Oltre alla sostanza e al materiale per il confezionamento, nel corso della perquisizione sono state sequestrate banconote di vario taglio, presumibilmente frutto delle attività illecite. Per i due arrestati è stata avviata la procedura per l’irrogazione della misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio, che impone loro di lasciare il comune di residenza e di non farvi più ritorno per un periodo stabilito.

Montefredane, nuova scossa nella notte: “Speriamo domani le scuole riaperte”

Nessun minuto di tregua per Montefredane. Appena scoccata la mezzanotte, la terra è tornata a tremare con una scossa di magnitudo 3.0 che ha svegliato di soprassalto buona parte della comunità irpina. La violenza del boato ha spento di colpo la spensieratezza dei giorni appena trascorsi, quelli dedicati alla festa “Fiano&Fuoco”, che aveva riportato nel borgo entusiasmo, visitatori e il sapore delle tradizioni locali.

“Era da poco passata la mezzanotte quando abbiamo sentito l’ennesimo sisma. La paura è stata tanta, soprattutto perché avviene a quaranta giorni dalle scosse del 28 e 29 ottobre”, ha dichiarato il sindaco Ciro Aquino nel comunicare alla stampa gli esiti dei primi controlli.

Il primo cittadino spiega di essersi subito attivato per monitorare la situazione: “La macchina organizzativa era già in stato d’allerta. In Comune sono arrivati immediatamente i volontari della Misericordia e della Croce Rossa. Abbiamo disposto in via precauzionale la chiusura delle scuole, mentre venivano avviate le verifiche sugli edifici pubblici”.

Nelle ultime settimane l’amministrazione ha installato nuove centraline di monitoraggio sismico, ora operative anche nel Castello Caracciolo, per garantire un controllo più approfondito dell’attività tellurica. Un’iniziativa che rientra nel piano di prevenzione e risposta rapida predisposto dopo la sequenza sismica di fine ottobre.

“È naturale che i cittadini siano preoccupati — ammette Aquino — ma siamo in costante contatto con Prefettura e istituzioni. Al momento non risultano danni a persone o cose”. Resta però un clima di apprensione, alimentato dal ripetersi delle scosse.

Il sindaco spera che le prossime ore riportino serenità: “Confidiamo che la situazione torni alla normalità e che già domani si possano riaprire le scuole senza alcun problema”.

Tiroidectomia inutile, condannata l’Asl Napoli 3 Sud: 50mila euro a una paziente rovinata dal bisturi

Il Tribunale di Torre Annunziata accerta l’errore dei medici del “Santa Maria della Pietà” di Nola: bastava monitorare il nodulo, invece le hanno asportato tutto. I legali: “Operazione ingiustificata, ora giustizia è fatta”

Nola – Un intervento chirurgico demolitivo, invasivo e, soprattutto, totalmente inutile. È costata una condanna e un risarcimento di 50mila euro all’ASL Napoli 3 Sud la decisione dei medici dell’Ospedale Santa Maria della Pietà di Nola di sottoporre una paziente alla rimozione totale della tiroide senza che vi fosse una reale urgenza clinica.

La sentenza, emessa dal Tribunale di Torre Annunziata, chiude un calvario iniziato nel 2016 e restituisce dignità, seppur a fronte di un danno biologico irreversibile, a una donna che all’epoca dei fatti aveva appena quarant’anni.

La ricostruzione: un’operazione evitabile

La paziente si era rivolta alla struttura ospedaliera nolana per un gozzo nodulare di ridotte dimensioni. Una patologia comune che, secondo i protocolli medici standard confermati poi dalle perizie, non comportava alcuna compromissione funzionale. La prassi avrebbe richiesto un semplice monitoraggio periodico (“vigile attesa”) per controllare l’eventuale crescita del nodulo. L’opzione chirurgica doveva essere l’extrema ratio.

Invece, i camici bianchi di Nola scelsero la via più drastica: tiroidectomia totale e asportazione delle paratiroidi. Un errore di valutazione clinica “grave”, come accertato dai consulenti tecnici d’ufficio (CTU) nominati dal giudice, che ha condannato la donna a una vita di dipendenza farmacologica da terapia sostitutiva, avendo perso definitivamente la funzionalità degli organi tiroidei.

La battaglia legale

La donna, resasi conto dell’abuso medico subito, ha deciso di fare ricorso assistita dagli avvocati dello Studio Associato Maior (Michele Francesco Sorrentino, Pierlorenzo Catalano e Filippo Castaldo), con il supporto tecnico del medico legale Dott. Marcello Lorello. La tesi difensiva è stata accolta in pieno dai giudici oplontini: l’intervento era ingiustificato.

“Questa sentenza rappresenta un passo importante nella lotta per la tutela dei pazienti vittime di errori sanitari” hanno commentato a margine del verdetto gli avvocati Sorrentino, Catalano e Castaldo. “Siamo soddisfatti di aver ottenuto un riconoscimento chiaro delle responsabilità e un risarcimento equo per la nostra assistita, la cui vita è stata profondamente segnata da un intervento che non avrebbe mai dovuto essere eseguito”.

Napoli, babygang della faida di piazza Mercato: in aula i killer di Emanuele Tufano

Napoli – A pochi mesi dalla raffica di arresti scattata a maggio, la Procura distrettuale antimafia accelera sull’inchiesta sulla faida dei “babyras” in zona Mercato e porta a processo gli otto presunti killer coinvolti nella morte di Emanuele Tufano.

Il pubblico ministero ha ottenuto il giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare in virtù del quadro indiziario ritenuto già pienamente consolidato.

Il procedimento si apre dinanzi alla settima sezione penale collegiale del tribunale di Napoli. Alla sbarra sono chiamati a rispondere, a vario titolo, dell’omicidio del quindicenne: Giuseppe Auricchio, Mattia Buonafine, Raffaele Crisciuolo, Gennaro De Martino, Francesco Esposito, Simone Gioffredo, Cristian Scarallo e Vincenzo Zerobio.

Per loro l’accusa ipotizza un’azione di gruppo, armata e organizzata, maturata nel contesto delle nuove leve della camorra dell’area centrale di Napoli.

A difenderli un collegio difensivo affollato, composto dagli avvocati Leopoldo Perone, Mauro Dezio, Emilio Coppola, Rosario Marino, Claudia Franchi, Marco Campora, Mariangela Covelli, Alfonso Quarto e Massimo De Marco. In un procedimento parallelo risultano indagati altri sei giovani, tutti minorenni all’epoca dei fatti: F.P.F., M.V., N.G., G.M., A.P. e F.A., per i quali è atteso a breve il possibile rinvio a giudizio davanti al tribunale per i minorenni.

La sparatoria in via Carminiello al Mercato

La sera del 24 ottobre, in via Carminiello al Mercato, a due passi dal Rettifilo, un conflitto a fuoco tra giovanissimi trasforma una strada del centro in un teatro di guerra. Secondo la ricostruzione della Dda, un gruppo di ragazzini armati si muove nel quartiere per un’azione dimostrativa legata agli equilibri criminali della zona. Nel caos degli spari, in quello che viene definito un agguato consumato in piena città, a cadere è uno dei loro: il quindicenne Emanuele Tufano.

Gli inquirenti parlano di “fuoco amico”: il ragazzo sarebbe stato colpito mortalmente da un proiettile esploso dal suo stesso gruppo, o comunque da una delle pistole imbracciate dai giovanissimi coinvolti nello scontro. Un delitto che mostra l’estrema pericolosità delle nuove babygang legate o contigue agli ambienti camorristici, pronte a gestire armi e regolamenti di conti come adulti, ma con l’imprevedibilità e l’azzardo tipici dell’età.

L’omicidio scuote l’opinione pubblica e spinge la Procura antimafia a imprimere una forte accelerazione alle indagini, fino all’adozione delle misure cautelari nei confronti degli otto imputati e dei sei minorenni indagati.

Il secondo delitto: il caso Durante e il “tribunale della camorra”

La vicenda si intreccia in modo drammatico con un secondo omicidio: quello di un altro giovanissimo, Emanuele Durante. Per gli investigatori il filo che lega i due fatti di sangue è diretto. Dopo la morte di Tufano, si sarebbe attivato un vero e proprio “tribunale della camorra” incaricato di individuare e punire il presunto responsabile dell’agguato finito in tragedia.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il nome di Durante sarebbe stato indicato come colui che aveva avuto un ruolo nella sparatoria in cui perse la vita Tufano. Una ricostruzione che, alla luce degli sviluppi investigativi, si rivelerebbe però clamorosamente sbagliata. Nonostante ciò, la “sentenza” del tribunale criminale viene eseguita: Emanuele Durante viene assassinato, vittima designata di un errore fatale, punito per una responsabilità che, secondo gli inquirenti, non avrebbe mai avuto.

La morte di Durante rappresenta, per gli investigatori, l’ulteriore conferma dell’esistenza di un sistema di giustizia parallela gestito dai clan o da gruppi emergenti, che non esitano a decretare condanne di morte sulla base di sospetti, voci di strada o calcoli di convenienza criminale.

I dubbi degli inquirenti e i nodi da sciogliere

Resta una domanda chiave: perché è stato ucciso Emanuele Durante, se non era l’unico ad aver partecipato – e, secondo gli sviluppi, forse neppure aveva partecipato – alla sparatoria culminata nella morte di Tufano? Anche partendo dal collegamento ormai assodato fra i due delitti, gli stessi investigatori ammettono che non è semplice fornire una risposta univoca.

Le ipotesi allo studio vanno dall’errore di persona alle dinamiche interne ai gruppi giovanili armati, fino al possibile tentativo di qualcuno di deviare le attenzioni dei vertici criminali indicando un capro espiatorio. Un groviglio di interessi, rancori e paure che solo i processi potranno provare a sbrogliare.

Mentre per gli otto maggiorenni imputati per l’omicidio Tufano si apre il dibattimento con il giudizio immediato, la posizione dei minorenni e dei presunti responsabili del delitto Durante è destinata ad approdare a breve nelle aule di giustizia. Sarà lì che, tra testimonianze, perizie balistiche e intercettazioni, si cercherà di fare luce sull’ascesa delle nuove babygang della camorra e su due omicidi che hanno trasformato la faida dei ragazzi in una tragica guerra tra adolescenti armati.