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Inchiesta “Dolce Vita”, il Gup rinvia a giudizio 26 indagati: il Comune di Avellino sarà parte civile

Il filone giudiziario della maxi-inchiesta “Dolce Vita” approda in aula con un rinvio a giudizio compatto: il gup del Tribunale di Avellino, Mauro Tringali, ha disposto il processo per ventisei indagati, mentre una posizione è stata separata per un vizio di notifica. La decisione è arrivata al termine di tre ore di camera di consiglio e sancisce la piena tenuta delle accuse formulate dalla Procura guidata da Domenico Airoma, che ha indagato su appalti, sponsorizzazioni e procedure concorsuali del Comune di Avellino.

Nessuna modifica ai capi d’imputazione e un messaggio chiaro sul fronte giudiziario: il 24 aprile si aprirà il processo davanti al collegio presieduto dal giudice Sonia Matarazzo, con lo stesso Comune riconosciuto come parte civile. Una scelta che segna la volontà dell’ente di prendere posizione nel procedimento che ha sollevato interrogativi sulla gestione amministrativa degli ultimi anni.

Parallelamente è stata fissata al 23 gennaio la data del processo a carico dell’ex sindaco Gianluca Festa, che ha optato per il rito immediato, distaccandosi dal gruppo degli altri imputati e anticipando così la verifica in aula delle accuse. L’inchiesta “Dolce Vita” diventa così un passaggio cruciale per la città, non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche politico e amministrativo, con un percorso processuale che si annuncia lungo e destinato a lasciare segni profondi nel dibattito pubblico.

Qualiano, vandalizzata panchina rossa del Centro Anti Violenza: l’indignazione nel giorno simbolo

A Qualiano, proprio nel giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, la panchina rossa del Centro Anti Violenza “Terra Viva” è stata vandalizzata. Un episodio che colpisce ancora più duramente perché arriva a ridosso di un dramma recente: un uomo, già sottoposto agli arresti domiciliari per atti persecutori, ha violato le restrizioni e accoltellato la sua ex compagna, riaccendendo l’allarme su un fenomeno che continua a scuotere il territorio.

Sul gesto vandalico è intervenuto don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, che ha definito l’accaduto un affronto non solo alla memoria delle vittime, ma anche al lavoro quotidiano dei centri antiviolenza. Ha ribadito che nessun atto intimidatorio potrà fermare l’impegno nella diffusione della cultura del rispetto, della prevenzione e della solidarietà verso le donne che subiscono violenze. La sua denuncia punta il dito contro una piaga che continua a manifestarsi con brutalità, ma che può essere contrastata attraverso il sostegno alle reti territoriali e un’azione culturale costante.

Il vandalismo di Qualiano diventa così un simbolo doloroso della resistenza che ancora incontra il percorso verso una società più sicura e più consapevole, ma anche un richiamo alla determinazione di chi lavora per fermare l’abuso e proteggere le vittime. Nel giorno che dovrebbe celebrare la memoria e la consapevolezza, la risposta istituzionale e sociale si fa ancora più decisa.

Napoli, il gip dispone la custodia cautelare in Ipm per il baby killer di Marco Pio Salomone

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Napoli ha disposto la custodia cautelare in un istituto penale minorile per il 15enne accusato dell’omicidio di Marco Pio Salomone, il 19enne assassinato nella notte tra venerdì 21 e sabato 22 novembre in via Generale Francesco Pinto, nel cuore del quartiere Arenaccia.

Secondo la ricostruzione investigativa, il giovane indagato avrebbe esploso un colpo di pistola alla fronte mentre Salomone era in auto insieme ad alcuni amici. Un’esecuzione improvvisa, maturata in pochi istanti e ancora avvolta da diversi interrogativi, che ha scosso profondamente la zona.

Il gip non ha convalidato il fermo eseguito dalla polizia, ritenendo insussistente il pericolo di fuga. Il 15enne, infatti, si era presentato spontaneamente negli uffici della Questura accompagnato dalla sua avvocata, Beatrice Salegna, ne dalla mamma poche ore dopo che il suo nome aveva iniziato a circolare tra gli investigatori.

Nonostante ciò, il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi e l’esigenza di una misura restrittiva, emettendo nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in Ipm. Le indagini della Squadra Mobile e della Procura minorile proseguono per chiarire movente, dinamica e possibili responsabilità di altri soggetti coinvolti nella tragica notte dell’Arenaccia.

Sono ancora tanti e troppi gli interrogativi che avvolgono questo ennesimo omicidio di giovanissimi tra le strade di Napoli. E tra l’altro manca ancora all’appello l’arma del delitto.

Napoli, “Testimoni ‘vomitati’: bufera sul giudice del maxiprocesso al clan Moccia

Nel corso del maxiprocesso al clan camorristico Moccia in corso davanti alla Settima sezione penale del tribunale di Napoli, il giudice Raffaele Donnarumma avrebbe definito «liste di testimoni vomitate in questo processo» quelle depositate dai difensori degli imputati, secondo quanto riportato dalla stampa.

La frase risalirebbe all’udienza del 10 novembre ed è indicata come trascritta nel verbale, elemento che ne ha amplificato l’impatto istituzionale e mediatico.​

La reazione in aula è stata immediata: gli avvocati hanno chiesto chiarimenti al presidente del collegio, che avrebbe confermato di aver pronunciato quelle parole e di assumerne la responsabilità.

A quella contestazione è seguita un’istanza di ricusazione nei confronti di Donnarumma, nella quale le difese parlano di una mancanza di rispetto incompatibile con la garanzia dei diritti difensivi in un procedimento di tale portata.​

Le parole di Nordio e lo scontro istituzionale

La vicenda è rapidamente uscita dalle aule di giustizia per approdare sul terreno politico-istituzionale, con l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Commentando la notizia, il Guardasigilli ha definito l’espressione attribuita al giudice «di una gravità inaudita» qualora confermata, sottolineando l’incompatibilità di simili toni con il rispetto dovuto al diritto di difesa.​

L’ingresso del ministro nel dibattito aggiunge un ulteriore livello di tensione a un processo già al centro di contestazioni e sospetti di squilibrio tra accusa e difesa. Le parole di Nordio sono lette dagli avvocati come una conferma della delicatezza del caso, mentre in ambienti giudiziari si teme un’ulteriore delegittimazione della magistratura requirente e giudicante sotto i riflettori mediatici.​

Un maxiprocesso tra media, pressioni e ricusazioni

Il procedimento contro il clan Moccia, che vede alla sbarra decine di imputati, è da mesi al centro di polemiche per il clima definito da molti “avvelenato” dal sovraccarico mediatico e dall’accelerazione imposta al calendario delle udienze.

La decisione della presidenza del tribunale di concentrare quattro udienze a settimana, esonerando i giudici da altri dibattimenti e riducendo le liste testi, è stata contestata dalle difese come una compressione del diritto al contraddittorio.​

In questo contesto, la frase sui “testimoni vomitati” viene letta dagli avvocati come il sintomo di un atteggiamento pregiudiziale verso la prova difensiva, tanto da essere richiamata non solo nell’istanza di ricusazione, ma anche nelle richieste di trasferimento del processo per legittimo sospetto.

Le Camere penali hanno già proclamato astensioni e iniziative di protesta, denunciando un quadro in cui la ricerca della rapidità rischia di prevalere sulle garanzie, con il pericolo che il maxiprocesso finisca “sotto accusa” prima ancora della decisione sugli imputati.​

Il ruolo dei media e il nodo dell’imparzialità

Sulla vicenda pesa la narrazione pubblica di un processo trasformato in terreno simbolico dello scontro tra il “bene” rappresentato dall’azione della procura e il “male” identificato con gli imputati e chi li difende. Nell’istanza di legittimo sospetto gli avvocati richiamano articoli, post e interventi social che, a loro dire, alimenterebbero l’idea di una colpevolezza già scritta, rafforzando il rischio che i giudici subiscano pressioni esterne.​

L’episodio del procuratore Nicola Gratteri presente in aula con la toga per sostenere i colleghi dell’accusa è stato indicato dalle difese come un passaggio chiave nell’innalzare il profilo mediatico del procedimento e nel polarizzare l’opinione pubblica.

La frase di Donnarumma, finita nel mirino di stampa, politica e avvocati, diventa così l’ultimo detonatore di una crisi di fiducia che mette al centro l’imparzialità del collegio giudicante e la tenuta del giusto processo in uno dei dibattimenti più delicati degli ultimi anni a Napoli

Schianto a Fuorigrotta: moto contro auto in controsenso, centauro in gravi condizioni

Napoli – Ancora sangue sulle strade di Fuorigrotta, ancora un drammatico impatto che ripropone con urgenza il tema della sicurezza viaria in uno dei quartieri più trafficati di Napoli.

L’ultimo episodio si è verificato all’angolo tra via Regolo e il frequentatissimo Viale Augusto, teatro di un violento scontro che ha lasciato sull’asfalto un motociclista, ora ricoverato in gravi condizioni.

Secondo le prime ricostruzioni, ancora al vaglio delle autorità, la dinamica dell’incidente sarebbe inquietante: l’automobile coinvolta avrebbe imboccato la strada in controsenso, travolgendo il mezzo a due ruote. L’impatto è stato inevitabile e devastante.

La notizia, documentata da una foto inviata da alcuni residenti, è stata rilanciata dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che da tempo raccoglie le denunce dei cittadini esasperati dalla “giungla” d’asfalto napoletana.

Al suo fianco, Rosario Pugliese, membro dell’esecutivo regionale di Europa Verde, con cui Borrelli condivide una lunga campagna di sensibilizzazione contro i pirati della strada.

La reazione dei due esponenti politici è amara e punta il dito contro una piaga che sembra non avere fine. «Purtroppo, nonostante tante iniziative e battaglie — spiegano Borrelli e Pugliese in una nota congiunta — la situazione relativa agli incidenti, ai delinquenti della strada e alle corse selvagge non accenna a diminuire nel quartiere».

L’episodio di via Regolo si inserisce in una scia di sinistri che sta allarmando i residenti della X Municipalità, stanchi di assistere a manovre azzardate e violazioni del codice della strada che mettono quotidianamente a repentaglio la vita dei cittadini.

 

Santa Maria Capua Vetere, fugge al controllo e aggredisce i carabinieri: 44enne arrestata

Santa Maria Capua Vetere – Un normale controllo del traffico è degenerato in pochi attimi in un’aggressione ai danni dei militari dell’Arma. È accaduto nella tarda mattinata di ieri, 24 novembre 2025, quando una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere ha fermato una Opel Insignia il cui numero di targa, dagli accertamenti immediati, è risultato associato a un veicolo già sottoposto a sequestro amministrativo.

Alla guida c’era una donna di 44 anni, residente in città. Alla richiesta dei documenti, la conducente avrebbe tentato di fuggire per sottrarsi al nuovo sequestro, costringendo i carabinieri a un rapido inseguimento. Raggiunta poco dopo, la donna avrebbe reagito con violenza, oppomendo resistenza e aggredendo fisicamente gli uomini dell’Arma.

Durante la colluttazione, uno dei militari è rimasto ferito: trasportato all’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno, i sanitari gli hanno diagnosticato lesioni giudicate guaribili in sette giorni.

La 44enne è stata quindi arrestata con le accuse di lesioni personali, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, è stata condotta ai domiciliari in attesa del giudizio direttissimo. I carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere hanno informato la Procura competente.

Smog: a Napoli limitazioni al traffico ai veicoli Euro 0 ed Euro 1

Limitazioni al traffico a Napoli per il miglioramento della qualità dell’aria. Per contrastare l’inquinamento atmosferico, il Comune di Napoli ha adottato nuove misure in attuazione del Piano regionale di Tutela della Qualità dell’Aria e delle direttive europee.

Con ordinanza dirigenziale sono istituite limitazioni alla circolazione veicolare su tutto il territorio cittadino, valide fino al 31 marzo 2026, dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle ore 18.30 con i seguenti divieti: stop alla circolazione di tutte le autovetture e veicoli commerciali Euro 0 ed Euro 1; stop alla circolazione di autovetture esclusivamente diesel e veicoli commerciali diesel (categorie N1, N2, N3) fino a Euro 5, nonché motoveicoli e ciclomotori fino a Euro 2.

Restano esclusi dal divieto i tratti autostradali cittadini (A1, A3, ex SS 162, raccordo viale Fulco di Calabria) e alcune categorie di veicoli, tra cui: veicoli per trasporto disabili, mezzi di emergenza, forze dell’ordine, trasporto pubblico, taxi, auto d’epoca, veicoli sanitari e di pubblica utilità.

“Queste misure – sottolinea il Comune di Napoli – si rendono necessarie per contrastare il costante superamento dei limiti di biossido di azoto (NO2) e garantire il rispetto delle norme europee sulla qualità dell’aria”.

Niko Pandetta nel mirino: chiuse le indagini sul giro di droga e cellulari al Pagliarelli

La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 35 persone coinvolte nel traffico di stupefacenti e telefoni cellulari all’interno del carcere Pagliarelli. Tra gli indagati figura anche Niko Pandetta, cantante neomelodico e nipote dello storico boss catanese Turi Cappello.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri e dalla polizia penitenziaria, aveva portato lo scorso 23 maggio all’arresto di diversi agenti penitenziari accusati di aver favorito l’ingresso di cellulari e droga nel penitenziario in cambio di denaro.

I sostituti procuratori Daniele Sansone e Antonio Carchietti hanno disposto il giudizio immediato per una decina di indagati, mentre per altri 35 sono state notificate le conclusioni delle indagini preliminari. Tre persone del gruppo originario di 48 indagati restano ancora in attesa di un provvedimento.

Il tariffario della droga dietro le sbarre

Le indagini hanno fatto emergere un vero e proprio listino prezzi degli stupefacenti all’interno del carcere. Una canna veniva venduta al prezzo di tre pacchi di sigarette, circa 20 euro, mentre un grammo di hashish costava tra 100 e 150 euro. La cocaina raggiungeva quotazioni da capogiro: fino a 600 euro al grammo.

Anche i telefoni cellulari avevano un prezzo fisso di 500 euro, con alcuni trafficanti che sarebbero riusciti a guadagnare 15mila euro in appena un mese e mezzo.

Violenza e sopraffazione

Secondo quanto documentato dagli investigatori, i detenuti coinvolti nel sistema illecito non avrebbero esitato a ricorrere alla violenza per imporre le proprie regole. Chi si rifiutava di piegarsi al sistema veniva sottoposto a pestaggi all’interno della struttura penitenziaria.

Tra gli altri indagati figurano Alfredo Abbate, Alessio Alario, Francesco Bertolino, Claudio Caruso, Salvatore Castiglione detto “il nano”, e decine di altre persone accusate a vario titolo di aver partecipato al traffico illecito o di averlo agevolato dall’interno dell’istituto penitenziario palermitano.

Arrestato ex senatore Nespoli, evaso 2 volte dai domiciliari

É evaso due volte dai domiciliari nella sua abitazione di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, e per questo all’ex senatore del Pdl Vincenzo Nespoli è stata revocata la misura e disposta la detenzione in carcere.

Nespoli è stato arrestato questa mattina dagli agenti del commissariato di Afragola, città di cui è stato anche sindaco. Nespoli ha una condanna definitiva a cinque anni e sei mesi per bancarotta arrivata dopo un iter giudiziario durato 16 anni.

Secondo i processi, Nespoli era l’amministratore occulto di una società di vigilanza e in quel ruolo ne avrebbe causato il dissesto, influenzando scelte gestionali per favorire interessi politico elettorali

Cardarelli, violenza di genere in aumento: 183 donne soccorse in dieci mesi

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Napoli– Nei primi dieci mesi del 2025 sono state 183 le donne che hanno varcato le porte del Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli dopo aver subito violenze legate al genere. Una media drammatica: più di un caso ogni due giorni, il dato più alto registrato negli ultimi tre anni.

Il trend conferma una crescita costante. Nel 2024 gli accessi erano stati 180, mentre nel 2023 erano 175. Da anni il Cardarelli si colloca tra gli ospedali italiani con il maggior numero di ingressi legati a episodi di violenza sulle donne.

Dal 2016, anno di attivazione del Percorso Rosa, sono state circa 1.700 le donne accolte dal personale dedicato. Per ciascuna viene predisposta una presa in carico completa che, su richiesta, può includere l’attivazione dei servizi territoriali antiviolenza e il supporto nel percorso di denuncia alle autorità.

L’ospedale sottolinea così il proprio ruolo non solo sanitario, ma anche sociale, in una città dove il fenomeno mostra numeri ancora preoccupanti.

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Cardarelli ricorda inoltre l’attivazione del numero dedicato alla gestione delle situazioni di violenza:
+39 366 613 9828.

Un presidio che, purtroppo, si conferma necessario.

Allarme minori violenti: esplode numero di tentati omicidi. Il Garante: “Stato intervenga prima, non dopo”

Roma, 25 novembre – Una scia di violenza che coinvolge sempre più adolescenti. È l’immagine drammatica che emerge dagli ultimi dati diffusi dal Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, dopo gli episodi avvenuti nelle ultime settimane, con un picco particolarmente preoccupante in Campania. L’ultimo caso è quello di un quindicenne di Napoli, accusato di omicidio aggravato.

Secondo Ciambriello, dall’inizio del 2024 i minori accusati di omicidio volontario consumato sono stati 14, quasi tutti italiani, mentre i tentati omicidi sono saliti a 52, un dato che evidenzia un’impennata dei reati violenti tra i giovanissimi. A questi si aggiungono 28 casi di violenza sessuale, 31 episodi di stalking e un numero crescente di ragazzi sorpresi con armi: 100 minori coinvolti, 99 dei quali italiani.

La mappa della devianza minorile comprende anche 9 giovani accusati di associazione per delinquere e 7 minori italiani legati a contesti mafiosi. Numeri che, secondo il Garante, descrivono una vera e propria emergenza sociale.

Detenuti in aumento: 579 minori in Italia, 105 in Campania

Il quadro dei giovani privati della libertà conferma la tendenza: 579 minori detenuti in Italia, 328 italiani e 251 stranieri. In Campania sono 105, suddivisi tra il carcere di Nisida (79) e quello di Airola (26). In parallelo cresce anche la presenza dei minori nelle comunità o affidati ai servizi sociali.

Un trend che interroga le istituzioni: “Una volta entrati in carcere, questi ragazzi devono solo pagare o vanno aiutati a cambiare? Dove è lo Stato prima che un minore diventi un numero nelle statistiche penali?”, denuncia Ciambriello.

“La prevenzione non può essere solo repressione”

Per il Garante, parlare di prevenzione significa ben altro che rafforzare le misure punitive: “Vuol dire presidiare scuole, quartieri, famiglie; costruire reti educative stabili; investire su psicologi, educatori e operatori sociali”, spiega.

La domanda di fondo è semplice e terribile: perché un adolescente arriva a commettere un omicidio, una violenza sessuale o un’aggressione di gruppo? Dietro quei gesti, osserva Ciambriello, ci sono fragilità profonde, percorsi di vita segnati da traumi, assenza di legami affettivi solidi, quartieri dove la violenza è una scorciatoia per ottenere riconoscimento.

“L’adolescenza è un’età in cui l’identità si costruisce: se i bisogni di ascolto, protezione e guida vengono ignorati, il rischio di scelte estreme aumenta”, prosegue il Garante. Da qui la necessità di interventi che offrano opportunità reali di crescita, non solo repressione.

“Sottrarli alla malavita, prima che sia troppo tardi”

Molti dei minori coinvolti in reati gravi provengono da famiglie impoverite o immerse in dinamiche criminali. Qui, denuncia Ciambriello, i genitori finiscono per sperare in “interventi miracolosi” invece che in percorsi educativi strutturati.

La sfida, per il Garante, è netta: aumentare la presenza educativa sul territorio, lavorare nelle scuole, creare progetti che insegnino alternative alla violenza e alla logica della strada.

“Solo così—afferma—si può spezzare il ciclo di violenza e accompagnare questi adolescenti verso un cambiamento reale”.

“La politica fa troppo poco”

L’accusa finale è rivolta alla politica: “Fa troppo poco per questi adolescenti a metà, con la morte nel cuore”, conclude Ciambriello. E il suo monito suona come un avvertimento: senza una risposta immediata e strutturale, il Paese rischia di perdere un’intera generazione.

Le stazioni d’arte di Napoli: un museo sotterraneo che viaggia su rotaie

Nel cuore pulsante di Napoli, un viaggio quotidiano in metropolitana può trasformarsi in un’esperienza culturale straordinaria. Le stazioni d’arte della città partenopea non sono semplici fermate: sono tappe di un vero e proprio museo sotterraneo, un percorso colmo di bellezza che unisce arte pubblica e trasporto urbano. Grazie alla visione del progetto della Metropolitana dell’Arte, le linee 1 e 6 della metropolitana di Napoli sono diventate luoghi espositivi, dove l’architettura dialoga con installazioni artistiche site-specific per creare un ambiente unico e coinvolgente.

La Metropolitana dell’Arte, un concetto innovativo

Il progetto delle stazioni d’arte nasce negli anni Novanta per volontà del Comune di Napoli, con l’obiettivo di trasformare i luoghi della mobilità urbana in spazi culturali di alto valore estetico. Questo modello, la Metropolitana dell’Arte, non è solo funzionale: è pensato per offrire al viaggiatore un’esperienza visiva, emotiva e riflessiva.

Sulle linee 1 e 6 della metropolitana sono oggi installate più di 300 opere d’arte realizzate da oltre novanta artisti internazionali e giovani designer locali. Architetti di fama mondiale come Álvaro Siza, Eduardo Souto de Moura, Dominique Perrault, Karim Rashid, Gae Aulenti e Alessandro Mendini hanno progettato intere stazioni, conferendo a ciascuna un’identità unica.

Questa visione ha creato un museo diffuso: non una mostra confinata in uno spazio chiuso, ma un sistema in cui arte pubblica e mobilità si intrecciano. Inoltre, l’amministrazione ha previsto servizi educativi, visite guidate e laboratori per valorizzare il patrimonio artistico underground.

Arte pubblica che vive sotto terra

Passeggiare (o viaggiare) nelle stazioni dell’arte significa immergersi in un paesaggio concreto e fantasioso al tempo stesso. Ogni stazione è pensata come un “site specific”: le opere dialogano con l’architettura, la luce, il colore e lo spazio circostante.

Alcuni esempi sono particolarmente emblematici:

  • Stazione Toledo, progettata da Óscar Tusquets Blanca, ospita installazioni di William Kentridge, Robert Wilson, Lawrence Weiner, Shirin Neshat e altri. Questa fermata è stata eletta dal Daily Telegraph come una delle più belle stazioni della metropolitana in Europa.
  • Stazione Duomo, firmata dai coniugi Fuksas, recupera elementi archeologici emersi nei cantieri e ospita opere di Sol LeWitt, Ettore Spalletti e Jannis Kounellis.
  • Stazione Quattro Giornate, profonda decine di metri sotto terra, celebra la Resistenza napoletana con rilievi bronzo di Nino Longobardi e sculture ispirate alla ribellione: “Le Combattenti” sono un simbolo potente di memoria collettiva.
  • Stazione Materdei, progettata da Alessandro Mendini, accoglie mosaici colorati di Sandro Chia e Luigi Ontani, wall drawing di Sol LeWitt e geometrie di Ettore Spalletti, creando un ambiente vivace e poetico.

Oltre a offrire opere visivamente impressionanti, le stazioni d’arte svolgono un ruolo sociale e culturale significativo. Il progetto di arte pubblica contribuisce alla riqualificazione urbana, trasformando aree periferiche o degradate in punti di riferimento per la comunità e il turismo.

Regionali in Campania: 27 consiglieri non riconfermati

Napoli– La tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale della Campania ha escluso 27 consiglieri uscenti, tra cui alcune figure politiche di rilievo che avevano tentato la riconferma, ma senza riuscirci. Tra i nomi più noti figurano quelli di Armando Cesaro, Daniela Di Maggio e Maria Rosaria Boccia, tutti esclusi nonostante fossero tra i protagonisti della scena politica regionale.

Cesaro, ex consigliere di Forza Italia, si è fermato a 14.966 preferenze, una cifra insufficiente per ottenere un seggio. Stessa sorte per Daniela Di Maggio, candidata con la Lega e madre del musicista ucciso a Napoli, che ha raccolto meno di mille voti. Il risultato per Di Maggio, purtroppo, non è stato all’altezza delle aspettative. A completare il quadro degli esclusi illustri, Maria Rosaria Boccia, che aveva attirato l’attenzione dei media per le sue dimissioni, nel 2022, da presidente della commissione Cultura del Consiglio regionale, in seguito alla polemica sulla gestione del ministero della Cultura da parte dell’allora ministro Gennaro Sangiuliano. Boccia ha ottenuto solo 89 preferenze.

Con la sconfitta di questi e altri consiglieri, termina il percorso di 27 esponenti politici che, nonostante il tentativo di correre per partiti diversi rispetto alla precedente elezione, non sono riusciti a riconquistare il proprio posto in Consiglio. La lista di questi consiglieri comprende anche nomi come Salvatore Aversano, Michele Cammarano, Nunzio Carpentieri, Vincenzo Ciampi, Valeria Ciarambino e molti altri, che, seppur conosciuti sul territorio, non hanno raggiunto il risultato sperato.

Il risultato di questa elezione segna una netta riorganizzazione politica in Campania, con il popolo campano che ha scelto di premiare nuovi volti e di rinnovare il Consiglio regionale. Una scossa che potrebbe avere ripercussioni anche sulla formazione del prossimo governo regionale.

Maltempo senza tregua in Campania: allerta meteo prorogata, ma si passa al giallo

La Campania continua a fare i conti con un’ondata di maltempo che, pur perdendo forza, non accenna a dissiparsi. Dopo una giornata segnata da precipitazioni diffuse e temporali intensi, la Protezione Civile regionale ha deciso di prorogare per altre ventiquattro ore lo stato di allerta, riducendo però il livello di criticità da arancione a giallo. Un passaggio che testimonia un miglioramento solo parziale, perché se i fenomeni previsti per domani saranno più deboli, il terreno resta fragile e carico d’acqua, con conseguenti rischi localizzati per il territorio.

Fino alla mezzanotte di oggi molte aree della regione, soprattutto lungo la costa e nelle zone interne più esposte, resteranno ancora sotto livello arancione. Dallo scoccare del nuovo giorno, invece, l’intero territorio passerà in modalità gialla: una fase meno intensa, caratterizzata da rovesci sparsi e temporali isolati, ma comunque sufficiente a generare criticità idrauliche puntuali e instabilità dei versanti. Resterà da tenere d’occhio il rischio residuo legato alla saturazione dei suoli, che potrebbe provocare smottamenti anche in assenza di nuove precipitazioni.

La perturbazione perde dunque vigore, mentre si conclude a mezzanotte anche l’allerta per venti forti e mare agitato. La Protezione Civile invita comunque i Comuni a mantenere operativi i centri di coordinamento e a seguire con attenzione i protocolli previsti dai piani comunali, continuando a monitorare il territorio e intervenendo sul verde pubblico per prevenire ulteriori problemi. La Sala Operativa Regionale resta attiva per fornire aggiornamenti costanti in una fase che deve ancora essere affrontata con prudenza.

Mondragone, terrore in via Monte Mileto: 56enne minaccia di far esplodere una bombola di gas, arrestato

Una serata ad altissima tensione ha scosso Mondragone, dove un 56enne si è barricato nella propria abitazione di via Monte Mileto minacciando di far esplodere una bombola di gas. L’allarme è scattato quando alcuni residenti, terrorizzati, hanno chiamato il numero unico 112 segnalando l’uomo in evidente stato di agitazione. In pochi minuti la zona è stata circondata dalle forze dell’ordine: i Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, gli agenti del Commissariato di Castel Volturno, i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118.

Lo stabile è stato immediatamente evacuato e l’area messa in sicurezza. All’interno dell’appartamento, i militari hanno trovato il 56enne seduto sul divano, con una bombola di gas da 15 chili stretta tra le gambe e un accendino in mano. Le prime verifiche indicano che il gesto sarebbe legato a conflitti condominiali degenerati in un violento stato di agitazione.

Approfittando di un attimo di distrazione, i Carabinieri sono riusciti a bloccarlo, disarmarlo e mettere al sicuro la bombola, scongiurando conseguenze potenzialmente devastanti per l’intero edificio. Nessuno dei residenti è rimasto ferito, grazie all’intervento rapido e coordinato delle forze dell’ordine.

L’uomo è stato arrestato in flagranza per tentata strage e resistenza a pubblico ufficiale. La bombola e l’accendino sono stati sequestrati e affidati all’Ufficio Corpi di Reato. Dopo le formalità di rito, il 56enne è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Santa Maria a Vico, 46enne arrestato dopo aggressione all’ex moglie in un supermercato

Un pomeriggio di paura nel parcheggio di un supermercato di via Tenente Puoti, a Santa Maria a Vico, si è concluso con l’arresto di un 46enne già noto alle forze dell’ordine. L’uomo avrebbe raggiunto l’ex moglie mentre era in auto, tentando di aprire la portiera e colpendola con violenza, accompagnando l’aggressione con minacce esplicite.

La donna, spaventata, è riuscita a ripartire e a raggiungere la Stazione dei Carabinieri del paese per chiedere protezione, mentre l’ex marito la seguiva a breve distanza. I militari hanno bloccato il 46enne e, durante la perquisizione personale e del veicolo, hanno trovato un coltello nel borsello e un secondo all’interno dell’auto. Le armi sono state sequestrate e messe a disposizione dell’Ufficio Corpi di Reato.

L’uomo è stato arrestato in quasi flagranza con le accuse di minacce e porto abusivo di armi e, dopo le formalità, è stato condotto agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della violenza domestica, un’emergenza che continua a manifestarsi anche in contesti quotidiani e affollati, come un semplice parcheggio di un supermercato.

Bagnoli, la spiaggia resta nel degrado: accampamenti e rifiuti nonostante le denunce

La spiaggia libera di Bagnoli continua a mostrare il volto più amaro di Napoli. A mesi dalle prime segnalazioni, l’arenile è ancora travolto da detriti, cumuli di rifiuti e da un accampamento di fortuna che occupa abusivamente l’area interdetta alla balneazione. Un nuovo video inviato al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, documenta teli, materassi e materiali abbandonati accumulati a ridosso della Pietra, in condizioni igienico-sanitarie del tutto inaccettabili.

“Non è possibile vedere questo schifo giù al mare”, denuncia una cittadina, sottolineando il divario tra i grandi eventi che la città accoglie e l’incuria quotidiana lasciata sulle spalle dei residenti. Il commento è amaro e diretto, e Borrelli lo rilancia senza giri di parole: il contrasto tra l’immagine internazionale di Napoli e lo stato di abbandono del litorale occidentale «è inaccettabile», afferma. “Bagnoli non può restare una discarica a cielo aperto né il dormitorio di fortuna per i più fragili”.

Per il deputato serve un intervento immediato su due fronti: il ripristino del decoro dell’arenile e la presa in carico delle persone senza dimora presenti sulla spiaggia. Un doppio piano necessario per restituire dignità al territorio e offrire un’alternativa reale a chi vive in condizioni critiche. “Non è solo questione di rifiuti”, avverte Borrelli. “Ogni giorno in queste condizioni è una sconfitta per la città”.

Napoli, via Manzoni riapre dopo il cedimento: conclusi i lavori in poche ore

Napoli si riprende via Alessandro Manzoni. Dopo la chiusura forzata di domenica dovuta a uno sprofondamento improvviso, la strada è tornata percorribile già nelle prime ore della mattinata. Il cedimento, avvenuto all’altezza dei civici 201 e 203, era stato provocato dalla rottura di un collettore fognario che aveva imposto l’interruzione del traffico e un intervento urgente dei tecnici.

Le squadre specializzate hanno lavorato senza sosta per riportare l’arteria in condizioni di piena sicurezza. Il collettore è stato riparato, la pavimentazione ripristinata e la sede stradale nuovamente consolidata, consentendo così la riapertura al transito veicolare. Una risposta rapida a un guasto che, in un’altra zona della città e in un altro momento, avrebbe potuto paralizzare la circolazione per giorni.

Con la normalità ristabilita, resta ora da capire quanto gli impianti sotterranei necessitino di monitoraggi più costanti per evitare episodi analoghi in futuro. Intanto, via Manzoni torna a scorrere, restituendo a residenti e automobilisti un collegamento fondamentale tra la collina del Vomero e la zona costiera.

Vomero, l’incubo di una 49enne, l’ex marito: “Ti taglio la testa”. Arrestato

Proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, arriva da Napoli l’ennesima testimonianza di un amore malato trasformatosi in ossessione e minaccia.

L’antefatto: la denuncia e il Codice Rosso

L’incubo per la donna, una 49enne napoletana, era diventato insostenibile lo scorso 11 ottobre, data in cui aveva trovato il coraggio di denunciare il marito. La decisione di interrompere il matrimonio non era stata accettata dall’uomo, incapace di tollerare la fine della relazione e, soprattutto, l’idea che l’ex compagna potesse rifarsi una vita con un’altra persona.

A seguito della denuncia, i Carabinieri, coordinati dalla Procura di Napoli, avevano immediatamente attivato le procedure del “Codice Rosso”, disponendo una vigilanza dinamica nei pressi dell’abitazione della vittima per garantirne la sicurezza.

L’agguato al Vomero

La situazione è precipitata nel pomeriggio di ieri nel quartiere collinare del Vomero. Nonostante i divieti, l’uomo ha pedinato l’ex moglie fino al suo luogo di lavoro. Le telecamere di videosorveglianza della zona hanno ripreso l’intera scena: il 55enne ha affrontato la donna con aggressività, bloccandola e urlandole contro accuse deliranti di tradimento: “Tu hai un altro”.

Terrorizzata, la vittima ha tentato invano di calmarlo, riuscendo infine a fuggire per cercare scampo.

La registrazione choc e l’intervento del “Mobile Angel”

Un dettaglio agghiacciante emerge dalle indagini. Durante l’aggressione verbale, la donna era al telefono con la sorella, la quale ha avuto la prontezza di registrare la conversazione. Nell’audio si sente distintamente l’uomo gridare minacce di morte inequivocabili e brutali: “Ti vengo a prendere anche con il braccialetto, ti taglio la testa”.

Rifugiatasi nella caserma deiCarabinieridella stazione Vomero Arenella, la 49enne è stata subito messa in sicurezza. I militari hanno attivato il “Mobile Angel” — un dispositivo indossabile collegato direttamente alla centrale operativa per le vittime di stalking — e l’hanno scortata a casa.

Mentre la donna veniva messa al sicuro, le gazzelle dell’Arma hanno setacciato il quartiere alla ricerca dello stalker. In serata, l’uomo è stato rintracciato e bloccato nei pressi della propria abitazione.

Arrestato con l’accusa di atti persecutori, il 55enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio, fermato appena in tempo prima che le minacce potessero trasformarsi in tragedia.

La registrazione delle minacce di morte

Vitulazio, si schianta con l’auto contro un albero: muore la 45enne Giuseppina Luongo

Vitulazio– Una terribile tragedia ha scosso la comunità di Vitulazio nella serata di ieri, lunedì 24 novembre, dove una donna di 44 anni ha perso la vita in un drammatico incidente stradale.

La vittima è Giuseppina Luongo, residente nel Casertano. L’incidente mortale è avvenuto lungo la Strada Provinciale 146.

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dai Carabinieri della locale Compagnia, la donna si trovava alla guida della sua autovettura quando, per dinamiche ancora in fase di accertamento, avrebbe improvvisamente perso il controllo del mezzo. L’auto è sbandata violentemente, uscendo fuori strada e concludendo la sua corsa in maniera fatale contro un albero a bordo carreggiata.

L’impatto è stato di una violenza inaudita e, purtroppo, per Giuseppina Luongo non c’è stato nulla da fare: la donna è morta sul colpo.

I militari dell’Arma sono intervenuti immediatamente sul posto per i rilievi di rito e per gestire la viabilità. Le indagini sono tuttora in corso per chiarire le cause che hanno portato alla perdita di controllo del veicolo: non si esclude nessuna ipotesi, dal malore a una distrazione fatale, fino a un possibile guasto meccanico. La salma è stata trasferita per gli accertamenti del caso.

La notizia ha gettato nello sconforto l’intera comunità, che si stringe attorno ai familiari della vittima.