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Frana a Montevergine, corsa contro il tempo: Vigili del Fuoco al lavoro senza sosta

L’ondata di maltempo che da ieri sta flagellando la Campania non dà tregua ai Vigili del Fuoco, impegnati in un’intensa serie di operazioni di soccorso che hanno ormai superato i duecento interventi. Danni d’acqua, cedimenti strutturali, alberi pericolanti e smottamenti stanno mettendo a dura prova diverse aree della regione, con le province di Napoli, Avellino e Salerno tra le più colpite.

La frana a Montevergine: quattro tornanti coinvolti

Uno dei fronti più delicati è nell’Avellinese, lungo la strada che conduce al santuario di Montevergine, nel territorio di Ospedaletto d’Alpinolo. Una frana ha interessato quattro tornanti, rendendo necessario l’intervento immediato delle squadre dei Vigili del Fuoco, impegnate nella messa in sicurezza e nel monitoraggio costante della zona.

Per valutare dall’alto l’estensione dello smottamento, è stata effettuata anche una ricognizione aerea con l’elicottero del reparto volo di Salerno.

La famiglia del bosco: “Non siamo intransigenti, vogliamo solo il bene dei nostri figli”

I genitori della “famiglia nel bosco” rompono il silenzio con una lettera aperta: smentite le voci sul rifiuto di aiuti e alloggi alternativi. “L’istruzione dei bambini è la nostra priorità, ma documenti decisivi sono arrivati tardi”.

Una difesa appassionata, ferma, ma aperta al dialogo. È quella che emerge dalle parole di Nathan e Catherine, i genitori divenuti noti alle cronache come la “famiglia nel bosco”, al centro di una complessa vicenda giudiziaria e mediatica culminata con l’allontanamento dei loro tre figli, disposto dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila.

In una lettera inviata agli organi di stampa, la coppia intende dissipare le nubi che si sono addensate sulla loro condotta negli ultimi giorni, smentendo categoricamente le voci che li dipingono come irremovibili o isolati dal mondo.

La smentita: “Mai rifiutato aiuto”

Il punto focale della missiva riguarda le indiscrezioni circolate su diverse testate nazionali. Si era parlato di un rifiuto ostinato da parte della coppia verso qualsiasi soluzione abitativa alternativa proposta dalle istituzioni locali o da privati cittadini.

“Ancora questa mattina continuiamo a leggere che saremmo testardamente arroccati su posizioni intransigenti e rigide”, scrivono Nathan e Catherine. “Non è assolutamente vero. Non sappiamo da chi queste notizie siano state veicolate, ma è certo che chi lo ha fatto ha posto in essere una condotta scellerata e falsa”.

I genitori chiariscono che, pur volendo preservare la loro “filosofia di vita” a stretto contatto con la natura, non sono “sordi alle sollecitazioni che vengono dall’esterno”. Una precisazione cruciale che potrebbe riaprire spiragli di dialogo con i servizi sociali e il Comune, specialmente riguardo all’offerta di un alloggio temporaneo in attesa che la loro casa nel bosco venga messa a norma. “Ribadiamo con assoluta fermezza che è falso quanto si dice in ordine ad un nostro rifiuto sull’aiuto offerto dal sindaco”, aggiungono.

Il nodo dell’istruzione parentale

Oltre alla questione abitativa, il cuore della vicenda riguarda l’educazione dei tre minori. Il provvedimento del Tribunale aveva sollevato dubbi sulla scolarizzazione dei bambini. Su questo punto, la coppia esprime profonda amarezza per un cortocircuito burocratico che avrebbe penalizzato la loro posizione.

“Ci dispiace profondamente che non si sia avuto modo di dimostrare come l’educazione parentale sia da noi strettamente osservata, curata e gestita”, spiegano nella lettera, attribuendo il malinteso alla “tardività della produzione di alcuni documenti” che erano stati regolarmente consegnati ma non valutati in tempo utile.

L’istruzione e l’apertura mentale dei figli, assicurano, sono valori imprescindibili: “I nostri splendidi bambini sono stati, sono e saranno il baricentro unico e indiscusso del nostro cammino”.

Un appello alla lealtà

La lettera si conclude con un ringraziamento, ma anche con un monito. Nathan e Catherine si dicono grati per l’attenzione ricevuta, ma chiedono che la narrazione della loro storia torni sui binari della verità fattuale. La scelta di trasferirsi in quella “straordinaria Terra” che li ha accolti, ribadiscono, è sempre stata orientata al benessere psicofisico dei minori, non alla loro privazione.

L’auspicio finale è che le istituzioni e le persone vicine continuino a supportarli “con la lealtà e la serenità che sono imprescindibili laddove sono posti in gioco valori primari della vita delle persone”. Ora la palla passa nuovamente al Tribunale e ai servizi sociali, chiamati a valutare se questa apertura possa favorire il ricongiungimento familiare.

Tragedia nei boschi Lucani: operaio 50enne della provincia di Salerno muore sul lavoro

Un’altra vittima si aggiunge al drammatico elenco degli incidenti sul lavoro in Italia. La tragedia si è consumata oggi, giovedì 27 novembre 2025, nel primo pomeriggio, nelle campagne di Satriano di Lucania, in provincia di Potenza.

Un operaio di circa 50 anni, residente nel Salernitano, ha perso la vita mentre era impegnato in operazioni di taglio della legna in contrada Bosco Ralle.

L’allarme è stato lanciato immediatamente dalle altre persone che si trovavano con lui sul posto al momento dell’incidente. Nonostante la tempestività della chiamata, l’intervento dei sanitari del 118 Basilicata è stato purtroppo inutile. All’arrivo dell’ambulanza, i soccorritori non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo.

Le cause esatte che hanno portato alla morte dell’operaio sono ancora in corso di accertamento.

Sul luogo dell’incidente sono subito intervenuti i Carabinieri della stazione locale, che hanno avviato i primi rilievi per ricostruire la dinamica dell’accaduto. Parallelamente, l’Ispettorato del Lavoro è stato allertato per verificare la corretta applicazione delle norme di sicurezza sul cantiere forestale.

Si cercherà di capire se l’incidente sia stato causato da un malore improvviso, da un errore umano o da un guasto alle attrezzature, e se tutte le procedure previste per un lavoro così rischioso fossero state seguite scrupolosamente.

Napoli, tampona e investe una donna in Tangenziale e poi scappa: denunciato

Napoli – Un tamponamento che si trasforma in fuga, con tanto di investimento e omissione di soccorso. È quanto accaduto lo scorso 16 novembre sulla Tangenziale di Napoli, all’altezza della barriera di pedaggio di Agnano, dove un 49enne napoletano è stato denunciato dalla Polizia di Stato per il suo comportamento irresponsabile.

Tutto ha inizio in una delle corsie di pagamento del pedaggio, quando il 49enne tampona un’altra vettura. Seguendo le normali procedure, i due conducenti si spostano oltre i caselli per compilare la constatazione amichevole e scambiarsi i dati. È proprio in questo momento che emerge un particolare inquietante: l’automobilista responsabile del tamponamento è completamente sprovvisto di copertura assicurativa.

Consapevole della propria situazione irregolare, l’uomo tenta una soluzione alternativa, proponendo un risarcimento immediato in contanti alla controparte. La somma offerta, tuttavia, risulta del tutto insufficiente rispetto all’entità dei danni causati. Di fronte al rifiuto, il 49enne prende una decisione drastica.

L’investimento e la fuga

Senza esitazione, l’uomo risale in auto e si dà alla fuga. Nel maldestro tentativo di allontanarsi rapidamente dal luogo dell’incidente, urta violentemente la passeggera dell’auto tamponata, una donna che si trovava in piedi accanto alla portiera del veicolo.

L’impatto la fa rovinare al suolo, procurandole lesioni che hanno reso necessario il ricovero presso l’Ospedale San Paolo.

Le indagini e l’identificazione

Gli agenti della Sottosezione Autostradale di Fuorigrotta hanno avviato immediatamente le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e identificare il responsabile.

Determinante si è rivelata la visione delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della Tangenziale di Napoli S.p.A., che hanno permesso agli investigatori di seguire i movimenti del fuggitivo e risalire alla sua identità.

Una volta rintracciato, il 49enne è stato denunciato per omissione di soccorso. Oltre alle conseguenze penali, l’uomo dovrà fare i conti anche con pesanti sanzioni amministrative: gli è stata contestata una violazione del Codice della Strada per la mancanza di copertura assicurativa e dalla sua patente sono stati decurtati 15 punti, una sanzione che si avvicina pericolosamente alla soglia della sospensione della licenza di guida.

Violenze in carcere, difesa pronta a investire la Consulta sul cambio di presidente

Gli avvocati degli imputati del maxi-processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere puntano alla Corte Costituzionale per contestare il cambio del presidente del collegio di Corte d’Assise, deciso quando il dibattimento era ormai alle battute finali.

Nel mirino la sostituzione del magistrato Roberto Donatiello con la nuova presidente Claudia Picciotti, provvedimento che la difesa considera lesivo delle garanzie di un giusto processo.

Il nodo del cambio di presidente

Il procedimento riguarda le violenze ai danni dei detenuti avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, per le quali sono imputati 105 tra agenti di polizia penitenziaria, funzionari del Dap e sanitari. Il dibattimento è iniziato nel novembre 2022 e, dopo quasi tre anni di udienze, stava entrando nella fase conclusiva, con l’esame degli imputati ormai avviato.

La Corte di Appello di Napoli ha disposto poche settimane fa l’avvicendamento alla presidenza del collegio, sostituendo Donatiello – trasferito nel capoluogo partenopeo – con la giudice Claudia Picciotti. La scelta è stata duramente contestata dai difensori, che denunciano il rischio di dispersione della conoscenza diretta del materiale dibattimentale accumulato in anni di processo.

L’udienza e la nuova offensiva difensiva

Nell’ultima udienza, celebrata dopo lo stop del 24 novembre dovuto all’astensione degli avvocati in segno di protesta contro il trasferimento di Donatiello, la nuova presidente si è trovata subito di fronte a una raffica di istanze. I legali hanno presentato nuove richieste probatorie, che potrebbero allungare ulteriormente i tempi di un giudizio già complesso e gravoso.

Nel corso della stessa udienza l’avvocato Giuseppe Stellato, difensore dell’ex comandante della polizia penitenziaria Gaetano Manganelli, figura di peso tra gli imputati, ha sollevato formale questione di legittimità costituzionale. Al centro del dubbio la compatibilità del cambio di presidente a questo stadio avanzato del dibattimento con i principi del giusto processo e della parità delle parti.

La strada verso la Corte Costituzionale

La questione, se ritenuta rilevante e non manifestamente infondata dal collegio, potrebbe essere rimessa alla Corte Costituzionale per una decisione sulle regole che disciplinano l’avvicendamento del giudice in processi di così lunga durata. Per la difesa, il mutamento del presidente a dibattimento inoltrato incide sulla continuità della valutazione delle prove e sulle garanzie degli imputati.

Parallelamente gli avvocati hanno formalizzato alla Corte di Appello di Napoli una richiesta di accesso al provvedimento che ha disposto il trasferimento di Donatiello e il conseguente cambio di presidenza. L’istanza dovrà essere esaminata entro la fine dell’anno, mentre il maxi-processo resta sospeso in un delicato equilibrio tra esigenze organizzative della giustizia e tutela delle garanzie difensive.

Caserta, 7 dicembre: ingresso gratuito alla Reggia per la Domenica al Museo

Caserta– Un’occasione imperdibile per gli amanti della cultura: domenica 7 dicembre la Reggia di Caserta aderisce all’iniziativa del Ministero della Cultura “Domenica al Museo”, garantendo l’ingresso gratuito al Complesso vanvitelliano. L’apertura include gli Appartamenti reali e il Parco reale, mentre rimarranno chiuse alcune aree come le Sale Vanvitelli, la Sala Amelio, il Teatro di Corte, la Gran Galleria, il Giardino Inglese e le Serre di Graefer.

Per gestire al meglio l’afflusso e ridurre le attese, i biglietti saranno disponibili sia online sulla piattaforma TicketOne a partire da lunedì 1° dicembre fino a esaurimento, con un limite di cinque biglietti per account per contrastare il bagarinaggio, sia in loco presso la biglietteria di piazza Carlo di Borbone, a partire dalle 8.30 del giorno dell’evento.

L’accesso avverrà tramite fasce orarie prestabilite, con ingressi rigorosamente consentiti solo nel periodo indicato sul biglietto, anche solo per l’accesso al Parco reale. I visitatori dovranno presentarsi al cancello centrale di piazza Carlo di Borbone o a quello di corso Giannone senza stazionare in anticipo, e i possessori della ReggiaCard2025 potranno entrare senza prenotazione dal cancello di corso Giannone.

All’ingresso sarà necessario mostrare il codice a barre del biglietto, sia in formato cartaceo che digitale, e una volta usciti non sarà possibile rientrare perché il biglietto verrà annullato.

Due file distinte faciliteranno la gestione dei flussi: una per i visitatori con biglietto “Solo Parco (escluso Giardino Inglese)” e l’altra per chi possiede il biglietto “Parco+Appartamenti”. Per questi ultimi è previsto un percorso obbligato: chi accede dalle 8.30 alle 12.30 visiterà prima gli Appartamenti reali e poi il Parco, mentre dalle 12.30 alla chiusura si seguirà l’ordine inverso. In alcune fasce orarie potrebbe essere necessario attendere in fila al Vestibolo superiore per accedere agli Appartamenti.

Gli orari di apertura per la giornata saranno i seguenti: Appartamenti reali dalle 8.30 alle 19.15 (ultimo ingresso alle 18.15), Appartamenti della Regina dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00, Cappella Palatina dalle 8.30 alle 18.15 (ultimo ingresso 18.10), e Parco reale dalle 8.30 alle 15.30 (ultimo ingresso 14.30), con il Giardino Inglese chiuso.

Sarà attivo un servizio di ristorazione presso la caffetteria nel Cannocchiale, il chiosco e il ristorantino “Diana e Atteone” vicino alla Fontana al culmine della Via d’acqua nel Parco reale. Per facilitare gli spostamenti nel parco saranno disponibili noleggio bici, navetta e golf car. Infine, saranno aperti anche i bookshop nel Palazzo reale e nelle Serre di Graefer.

L’invito principale è di pianificare la visita con attenzione, sfruttando la prenotazione online per garantirsi l’ingresso e rispettare le fasce orarie, così da godere appieno di un’esperienza culturale nella maestosa Reggia di Caserta senza disagi e con il massimo comfort.

Coppa America, per Napoli è già un tesoro: impatto da 690 milioni

Napoli si prepara alla Coppa America 2027 con un ritorno economico da grande evento globale. Le prime proiezioni parlano di un impatto immediato da circa 690 milioni di euro, che potrebbe superare 1,2 miliardi nel lungo periodo. E lo scenario più ottimistico, legato alla capacità della città di sfruttare al massimo infrastrutture, rigenerazione e “legacy” dell’evento, spinge l’asticella fino a 2,5 miliardi di euro.

Numeri che confermano la portata della sfida e che accompagneranno il dibattito dell’1 e 2 dicembre al forum “Perspective Smart City”, l’evento dedicato alla città del futuro, alla rigenerazione urbana e alla trasformazione digitale. Non a caso una delle tappe principali sarà Bagnoli, cuore logistico dei team velici e simbolo della rinascita urbana promessa da decenni.

Bagnoli, la corsa contro il tempo

La scelta di Napoli per ospitare la Coppa America ha accelerato il piano di rigenerazione dell’ex area industriale, per la quale il Governo ha già stanziato 1,2 miliardi di euro affidati alla struttura commissariale. L’obiettivo è restituire alla città un vasto territorio oggi in fase di bonifica, trasformandolo in un grande parco urbano, poli per l’innovazione e un waterfront completamente recuperato.

È proprio in quest’area che saranno collocati quartier generale e basi operative dei team internazionali: una vetrina che potrebbe imprimere un cambio di passo decisivo nella riconversione.

L’impatto atteso: turismo, lavoro e spesa locale

Secondo le analisi preliminari, l’arrivo della Coppa America porterà a Napoli 1,5-1,7 milioni di visitatori nell’arco dell’evento. La spesa turistica diretta è stimata in 370 milioni di euro, mentre i costi organizzativi – circa 100 milioni, di cui il 70% destinato a ricadere sul territorio – alimenteranno ulteriormente l’indotto locale.

Sul fronte occupazionale si prevedono 11mila posizioni attivate, di cui 1.500 con prospettive più stabili nei settori turismo, nautica e servizi. Un’occasione che potrà incidere a lungo termine sulla filiera marittima napoletana e sulla capacità della città di ospitare eventi internazionali.

Nel corso del forum si discuterà anche di politiche abitative, sicurezza urbana e delle nuove dinamiche delle metropoli che vivono sempre più “h24”, tra lavoro, mobilità, cultura e turismo. Un confronto che arriva nel momento in cui Napoli, spinta dalla Coppa America, prova a ridisegnare il proprio futuro.

La sfida è ora trasformare l’onda lunga dell’evento in un cambiamento strutturale. Perché i numeri promettono molto: la vera partita, però, si gioca sulle capacità di programmazione e sulla visione della città che verrà.

I mercatini di Natale in Campania da visitare almeno una volta

Quando l’aria si fa più frizzante, le luci cominciano a brillare e le casette di legno si allineano nei borghi e nelle piazze, è arrivato il momento di scoprire i migliori mercatini di Natale in Campania. Per chi ama immergersi nella magia del Natale, la regione offre una varietà sorprendente di esperienze: dai grandi villaggi festivi alle piccole manifestazioni nei borghi, passando per artigianato locale, gastronomia e atmosfere tradizionali. In questo articolo vi guiderò in tre tappe imperdibili per vivere il Natale in terra campana, con eventi che uniscono storia, territorio e festa, perfetti per chi vuole visitare almeno una volta i mercatini natalizi Campania.

Grande città & stile urbano: Napoli e dintorni

Nel capoluogo partenopeo, i mercatini di Natale in Campania assumono uno stile urbano e festivo: ad esempio, al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, nei pressi di Napoli, è confermata l’edizione dei “Mercatini di Natale Napoli” dal 29 novembre 2025 al 6 gennaio 2026.
Qui, le casette di legno ospitano artigiani, eccellenze enogastronomiche campane e divertimento per famiglie, in un contesto che unisce tradizione e città. Inoltre, la stessa area cittadina permette di vivere un duplice effetto: muoversi tra bancarelle e magari approfittare per un giro nel centro storico o lungo la costa.
Tip per il visitatore: puntate a un giorno infrasettimanale per evitare i picchi del weekend e approfittare di più tranquillità, e non dimenticate di abbinare la visita a un assaggio della cucina campana , per un’esperienza davvero completa nei mercatini natalizi Campania.

Borghi incantati e atmosfera fiabesca: Benevento e Avellino

Per vivere i mercatini di Natale in Campania in ambienti più raccolti, carichi di suggestione e tradizione, una tappa obbligata è il Castello di Limatola (BN): qui, l’edizione 2025 di “Cadeaux al Castello” si tiene nei weekend precedenti fino al 14 dicembre. In un castello medievale, luci, artigianato e allestimenti ambientati in stile fiaba fanno da cornice perfetta.
Altro esempio: nei borghi del Sannio (come Apice Vecchia) si organizzano mercatini con teatro, animazione, laboratori per bambini e bancarelle di prodotti locali, segno che i mercatini natalizi in Campania sanno offrire anche esperienze alternative oltre ai centri più grandi.
Consiglio pratico: scegliete una giornata con orario di apertura più lungo (spesso serale) per godervi le luci e l’atmosfera in totale relax, e magari approfittate per una breve escursione nel borgo prima o dopo la visita al mercatino.

Villaggi tematici e festività immersive: Caserta, Salerno e oltre

La terza tappa suggerita per chi vuole esplorare a fondo i mercatini di Natale in Campania è quella dei villaggi tematici e delle località costiere, ad esempio: nel capoluogo di provincia di Caserta è previsto il “Natale Village 2025” al Polo Fieristico A1Expo di San Marco Evangelista nei weekend del dicembre. Dall’altra parte della regione, nel borgo di Castellabate (SA) ritorna l’evento “Mercatini di Natale al Borgo”, anch’esso con stand artigianali, luci e musiche.
Questi formati permettono di vivere i mercatini natalizi Campania non solo come semplice passeggiata, ma come giornata-evento con spettacoli, food-truck, laboratori per bambini, e shopping natalizio in un contesto festivo ampio.

Per il visitatore: se viaggiate in famiglia, scegliete queste manifestazioni più “complete” dove accanto alle bancarelle ci sono anche attrazioni per i più piccoli. Prenotate eventualmente il parcheggio o l’hotel con anticipo, perché nei weekend le località più famose possono essere affollate.

Napoli, al teatro Cortese arrivano i “Racconti Mannari”

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Napoli – Il Teatro CortéSe non smette di stupire: nella sua settima stagione, che ha già fatto parlare per la capacità di mescolare risate e riflessione profonda, arriva un nuovo colpo di scena. Sabato 29 novembre ore 21 e domenica 30 novembre ore 18 va in scena “Racconti Mannari”, spettacolo scritto e diretto da Fabio Catanese, Ciro Esposito e Rosario Minervini, con Esposito e Minervini protagonisti insieme a Martina Sionne e Luigi Credendino.

Tre atti unici, tre storie apparentemente lontane che però battono allo stesso ritmo: quello del cambiamento che ci prende alle spalle e ci costringe a fare i conti con noi stessi.

Un principe azzurro che improvvisamente non crede più alla favola. Un amico sparito nel nulla perché travolto da un nuovo amore totalizzante.

Un matrimonio che si organizza tra nevrosi, gelosie e colpi di scena surreali.Sembra commedia leggera, ma è una trappola dolce: ogni sketch sfiora la tragedia per poi farla deragliare con un sorriso. Il pubblico ride, poi si guarda intorno e si chiede: “Ma questa storia… non è un po’ la mia?”Esposito e Minervini, coppia rodata della comicità napoletana che sa essere feroce senza mai alzare la voce, guidano lo spettatore in un viaggio dove il corpo e la mente si trasformano sotto i nostri occhi. Non c’è moralismo, solo specchi.

E quegli specchi riflettono proprio le nostre piccole, grandi metamorfosi quotidiane: quelle che fingiamo di non vedere mentre la vita ci cambia forma.“Racconti Mannari” non è uno spettacolo da vedere ridendo e basta. È uno di quelli che, uscendo dal teatro, ti lasciano con una risata in gola e una domanda in testa.

E forse è esattamente questo il motivo per cui i posti stanno già finendo.Teatro CortéSe – Via Comunale Guantai ad Orsolone, Napoli
Sabato 29 novembre ore 21:00 – Domenica 30 novembre ore 18:00
Info e prenotazioni: 081 741 23 44

Posillipo, al via il restyling di via Tito Lucrezio Caro

Hanno preso il via i lavori di riqualificazione stradale di via Tito Lucrezio Caro, una delle principali arterie che attraversano la collina di Posillipo. L’intervento rientra nel più ampio Grande Progetto Posillipo e rappresenta un tassello fondamentale nel piano di ammodernamento della zona collinare napoletana.

Il cantiere procederà con modalità studiate per ridurre al minimo i disagi alla circolazione. Gli interventi si svolgeranno infatti a traffico aperto, garantendo in ogni fase almeno una corsia di marcia di 3,5 metri per il transito dei veicoli. Anche i pedoni potranno muoversi in sicurezza: durante tutte le fasi dei lavori saranno assicurati attraversamenti provvisori per la circolazione pedonale.

Il cronoprogramma stabilito prevede una durata complessiva dei lavori di 12 mesi, con il termine del cantiere fissato per novembre 2026. L’investimento complessivo ammonta a circa 5,7 milioni di euro, destinati alla completa riqualificazione dell’asse viario che rappresenta uno snodo cruciale per la mobilità della zona occidentale della città.

L’opera si inserisce nella più vasta strategia di rilancio e valorizzazione del quartiere di Posillipo, storicamente caratterizzato da criticità infrastrutturali che il Grande Progetto mira a risolvere attraverso interventi coordinati sul territorio.

Treni, ponte nelle Alpi-Calpazio, Mit: “Lavori per anni, ma non coi giochi”

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Venezia – Gli interventi programmati sulla linea ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo “rappresentano un investimento strategico per la sicurezza e l’efficienza del servizio in un territorio montano di grande rilevanza”.

Le opere previste comprendono la manutenzione di gallerie e versanti, la messa in sicurezza di ponti e viadotti, la riqualificazione delle stazioni di Ponte nelle Alpi e Longarone e l’aggiornamento dei sistemi di comando, controllo e segnalamento.

Per questi motivi “nei prossimi anni” la linea “sarà interessata da alcune chiusure programmate necessarie per consentire lo svolgimento” degli “importanti lavori infrastrutturali”.

Lo ha riferito, ieri in commissione alla Camera, il sottosegretario del Mit Tullio Ferrante specificando che gli interventi, “che comprendono anche opere legate alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, comporteranno sospensioni del servizio in determinati periodi, ma non riguarderanno i mesi in cui si svolgeranno le competizioni olimpiche, così da garantire la piena accessibilità durante l’evento”.

Nel dettaglio, le interruzioni sono previste quest’anno dal 14 settembre al 14 dicembre, nel 2026 dal 29 marzo al 6 giugno e dal 13 settembre al 12 dicembre, nel 2027 dal 4 aprile al 12 giugno e dal 13 settembre al 12 dicembre. La pianificazione degli interventi successivi al 2027 “sarà definita in coerenza con l’avanzamento delle attività progettuali e condivisa in modo trasparente con le Istituzioni e il territorio”.

Peraltro, ha evidenziato Ferrante, si tratta di “attività che richiedono continuità operativa e l’impiego di mezzi speciali, talvolta anche di elicotteri: condizioni che non consentono la compatibilità con l’esercizio ferroviario”. E molti lavori non si possono fare di notte “per motivi legati alla sicurezza degli operatori ed alla visibilità”.

Choc a Francolise: Rocco Amato trovato morto a Barcelona

Tre giorni di angoscia, speranza e silenzio. Tre giorni che si sono trasformati in tragedia. Rocco Amato, 28 anni, originario di Francolise nel Casertano, è stato ritrovato morto a Barcellona, dove viveva da alcuni anni.

Era domenica 23 novembre quando il suo nome ha iniziato a circolare tra amici e familiari: nessuno riusciva più a contattarlo. La sua scomparsa ha scatenato una mobilitazione sui social, con decine di messaggi disperati e foto condivise nella speranza di ritracciarlo vivo.

La comunità campana aveva acceso i riflettori sul caso, amplificando gli appelli sulla piattaforma in cerca di notizie. Ma nella giornata di mercoledì 26 novembre, ogni speranza si è infranta. Il rinvenimento del corpo senza vita del giovane italiano ha segnato il tragico epilogo di una ricerca che aveva mobilitato sia l’affetto dei cari che le autorità catalane.

Sulle circostanze della morte vige ancora il massimo riserbo. Gli investigatori spagnoli stanno lavorando per ricostruire la dinamica degli eventi e chiarire cosa abbia portato alla morte del 28enne. Dalle autorità non sono filtrate informazioni ufficiali riguardanti le cause del decesso, elemento che alimenta interrogativi sulla vicenda.

L’impatto emotivo è stato devastante, soprattutto nella comunità di Sant’Andrea del Pizzone, frazione dove la famiglia Amato è molto conosciuta. I social si sono trasformati in uno spazio di lutto collettivo, con decine di messaggi di cordoglio e ricordi che continuano a circolare tra chi lo conosceva.

Le indagini proseguono nelle mani delle autorità spagnole, che stanno setacciando ogni dettaglio per far luce su quanto accaduto. Intanto, nel Casertano, rimane il silenzio rispettoso di una comunità colpita da una perdita inaspettata e ancora inspiegabile.

Stranieri pagavano fino a 10mila euro per entrare in Italia: 25 indagati

È scattato stamattina un maxi blitz coordinato dalla Procura di Bologna contro un’organizzazione criminale specializzata nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’operazione, condotta dalla Polizia di Stato della Squadra Mobile di Bologna, dal Commissariato di Imola e dal Reparto Prevenzione Crimine Emilia Romagna Orientale, ha portato all’esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare, mentre complessivamente sono 25 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta.

Tutto è partito da una denuncia per truffa presentata all’Ufficio Immigrazione di Bologna nel dicembre 2022. Un cittadino aveva pagato 200 euro a una società di Imola per ottenere nulla osta per lavoro stagionale per alcuni stranieri, ma dopo il pagamento non aveva più ricevuto risposte.

Da lì, gli investigatori hanno iniziato a scavare, scoprendo un sistema illegale che sfruttava il “decreto Flussi” per far entrare in Italia cittadini stranieri in cambio di denaro.

Le indagini hanno portato alla luce le attività di una società multiservizi, formalmente registrata come Caf, con sedi a Imola e una presenza in Romagna e nelle Marche. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati 25 persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico.

Il Gip di Bologna ha disposto la custodia cautelare in carcere per il capo del sodalizio, gli arresti domiciliari per cinque collaboratori e l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per altri due.

Gli accertamenti hanno rivelato centinaia di domande presentate sui portali della pubblica amministrazione con documenti falsi, datori di lavoro fittizi o ignari dell’istanza, e nulla osta all’ingresso in Italia creati ad arte, mai richiesti alle Ambasciate di riferimento.

Grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e all’installazione di telecamere nelle sedi della società, è stato ricostruito il meccanismo criminale: procacciamento di stranieri, utilizzo di passaporti falsi, incontri e telefonate di affari tra i membri del sodalizio, scambio di denaro contante e spartizione delle pratiche da gestire.

Il gruppo era composto da 25 soggetti di diverse nazionalità, con ruoli ben definiti. Al vertice, un pluripregiudicato di 51 anni, affiancato dai due figli (32 e 24 anni), un’amica di famiglia di 62 anni e un socio di 30 anni.

Tra i collaboratori, anche un imprenditore edile albanese di 57 anni, residente a Imola, e un cittadino marocchino di 56 anni specializzato nel reclutamento di stranieri bengalesi, attivo a Bologna.

L’inchiesta ha smascherato un sistema criminale ben organizzato, che sfruttava le falle della normativa sull’immigrazione per arricchirsi illegalmente, mettendo a rischio la sicurezza e l’integrità dei percorsi legali di ingresso in Italia.

Afragola, pistola in faccia: “Vattene o ti ammazziamo: stiamo rubando”, uomo sviene per lo choc

Afragola – L’aria che si respira in alcune periferie assomiglia sempre più a quella di un territorio lasciato alla deriva, dove la criminalità predatoria non teme testimoni né telecamere.

Episodi di violenza che fino a pochi anni fa avremmo collocato nella narrativa western oggi si consumano in pieno giorno, in aree affollate e sotto gli occhi di chiunque. Il confine tra quotidianità e paura si assottiglia, e basta un gesto comune – come tornare all’auto per prendere le buste della spesa – per ritrovarsi dentro una scena da incubo.

È accaduto ad Afragola, mercoledì 26 novembre, intorno a mezzogiorno, nel parcheggio della Lidl. Una coppia era arrivata al supermercato per fare rifornimento quando l’uomo, pochi passi distante dalla compagna, è stato attirato da movimenti sospetti vicino a un’auto ferma. In pochi secondi, quei movimenti si sono trasformati in una minaccia diretta: uno dei ladri gli ha puntato una pistola in faccia, intimandogli di andarsene.

“Vattene, zitto. Stiamo rubando la macchina.” Nessuna esitazione, nessun timore di essere visti. Sotto choc, l’uomo è riuscito a rientrare nel supermercato, dove però il terrore ha fatto il resto: è svenuto davanti ai clienti.

La moglie, disperata, ha chiesto aiuto tra le corsie mentre i presenti allertavano il 118. Mentre i ladri sparivano con la stessa facilità con cui erano arrivati, a terra restavano una vittima traumatizzata e un’intera comunità più vulnerabile.

La coppia, ancora scossa, ha deciso di rivolgersi al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che da tempo denuncia la crescita della violenza e la mancanza di controlli sul territorio.

“Un’aggressione armata in un orario di punta conferma che interi quartieri sono diventati zone franche per i criminali,” afferma Borrelli. “I cittadini vivono in una condizione costante di insicurezza, mentre bande armate si muovono indisturbate.

Non è un film western: è una città lasciata senza strumenti e senza personale. Le promesse di nuove assunzioni nelle Forze dell’Ordine sono rimaste sulla carta, e gli organici non riescono nemmeno a rimpiazzare chi va in pensione.”

Per il deputato, la situazione è ormai oltre il limite e richiede un intervento immediato: “La sicurezza non può essere un miraggio. Serve un potenziamento urgente delle Forze dell’Ordine, serve presenza sul territorio e servono risorse reali. Non possiamo permettere che i cittadini si sentano ostaggi di chi gira con una pistola in tasca in pieno giorno.”

La vicenda di Afragola diventa così l’ennesima crepa in un sistema che fatica a proteggere i suoi abitanti. E mentre resta il silenzio inquieto di chi ha visto troppo da vicino la violenza, si allarga il dibattito su quale città vogliamo abitare nei prossimi anni.

Avellino, agenti della stradale sventano un femminicidio grazie al pianto di un bimbo

Avellino – Un pianto disperato e, forse, provvidenziale. È il grido di un bambino di appena tre anni che ha squarciato il silenzio dell’autostrada A16, diventando l’involontario segnale di allarme che ha permesso alla Polizia Stradale di sventare un drammatico tentativo di femminicidio

Il fatto è accaduto lungo l’autostrada A16 (Napoli-Canosa), nel tratto di competenza della Sottosezione di Polizia Stradale di Avellino Ovest. Gli agenti Giuseppe e Fabio stavano pattugliando il tratto quando la loro attenzione è stata richiamata da un furgone fermo in corsia d’emergenza. Avvicinandosi, hanno notato il piccolo, visibilmente scosso, in lacrime.

L’allarme e il ritrovamento nel dirupo

Pochi istanti dopo, la scena è cambiata radicalmente. I poliziotti hanno infatti individuato, a pochi metri di distanza dal veicolo, in un dirupo a bordo carreggiata, un uomo in preda a un forte stato confusionale che gridava frasi agghiaccianti: “Aiutatemi, l’ho ammazzata!”.

La corsa nel dirupo ha rivelato un quadro agghiacciante: a terra, priva di sensi, giaceva una donna. Presentava chiari segni di strangolamento e diverse ferite sul corpo.

Senza perdere tempo, i due agenti hanno messo in atto le manovre di rianimazione, riuscendo a far riprendere un respiro alla vittima in fin di vita. Un gesto eroico che ha tenuto in vita la donna fino all’arrivo tempestivo dei sanitari del 118, che l’hanno poi trasportata d’urgenza in ospedale a Napoli.

L’uomo, è stato immediatamente bloccato. Sulla base delle prove raccolte e della gravità della situazione, è stato arrestato con le gravissime accuse di tentato omicidio, sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia.

L’intervento dei poliziotti della Stradale di Avellino Ovest, attivato dal pianto disperato di un bambino, è stato fondamentale per salvare la vita della donna.

Cilento, rubavano dalle auto in sosta: presi 4 della banda

I Carabinieri della Compagnia di Agropoli hanno eseguito quattro misure cautelari a carico di altrettanti indagati ritenuti responsabili di una serie di furti su auto in sosta lungo il litorale cilentano.

L’ordinanza, firmata dal gip del Tribunale di Vallo della Lucania su richiesta della Procura vallese, dispone gli arresti domiciliari per due uomini e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per due donne.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe agito nei primi mesi del 2025, colpendo in diverse località turistiche — Ascea, Casal Velino, Capaccio-Paestum e Castellabate — approfittando delle auto parcheggiate nei pressi di spiagge e zone balneari. Il modus operandi era sempre lo stesso: i vetri dei veicoli venivano infranti e dall’abitacolo sparivano effetti personali, soprattutto denaro e carte di credito. In alcuni casi, gli indagati avrebbero tentato di utilizzarle per prelievi agli sportelli bancomat, senza però riuscire nell’intento.

L’indagine ha inoltre documentato un ulteriore episodio: il furto di un’automobile a Laureana Cilento, ritrovata nei giorni successivi a Capaccio-Paestum. Un dettaglio ritenuto significativo dai carabinieri riguarda poi la gestione della refurtiva: il vestiario sottratto dalle auto sarebbe stato rivenduto online tramite un profilo social riconducibile a uno degli indagati.

Nel corso delle perquisizioni è stata recuperata parte della merce rubata, successivamente restituita ai legittimi proprietari. Le indagini proseguono per definire eventuali responsabilità ulteriori e verificare se la banda possa aver colpito anche in altri comuni della costa.

Castellammare, “Women in sport” all’International Sport Film Festival

La quarta edizione dell’International Sport Film Festival di Castellammare di Stabia, dedicata al tema “Women in Sports”, ha preso il via il 24 novembre e proseguirà fino al 29, coniugando cinema ed impegno sociale.

In questo quadro, il 25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – il festival, presso la sala convegni della Banca Stabiese,  ha ospitato il convegno “Un cammino condiviso per superare abusi e stereotipi”, organizzato in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata.

Il già ricco programma di proiezioni, testimonianze e incontri si è così arricchito di un confronto partecipato, che ha posto al centro la presenza femminile nello sport e nella comunità. Un dibattito che ha ribadito l’urgenza di contrastare discriminazioni e pregiudizi, superando luoghi comuni che ancora ostacolano il pieno riconoscimento delle donne, soprattutto nei contesti tradizionalmente riservati agli uomini.

L’evento, moderato dalla Dott.ssa Fiorangela D’Amora – giornalista de Il Mattino di Napoli – ha visto la partecipazione di cariche istituzionali e di rappresentanti del mondo del diritto e dello sport: Avv. Marika Donnarumma, segretaria Comitato Pari Opportunità, Avv. Pasquale Damiano Presidente COA, Dott.ssa Giovanna Ceppaloni Presidente del Tribunale di Torre Annunziata, Avv. Marcello Ambrosino Designatore osservatori arbitri A/B/C, l’Avv. Marilisa Somma Presidente CPO Torre Annunziata, La Sovrintendente Lucia Annunziato del Commissariato Polizia di Stato di Castellammare di Stabia, Angela Procida campionessa di nuoto paralimpico, un gruppo di ragazze, arbitri ed assistenti a disposizione dell’OTR e dell’OTS, rispettivamente Organo Tecnico regionale ed Organo Tecnico Sezionale, i Dott. Nicola D’Auria e Ciro Sorrentino, Direttori artistici dell’International Film Festival.

Ad aprire i lavori è stata l’Avv. Marika Donnarumma, segretaria della Commissione Pari Opportunità, che oltre ai saluti iniziali ha sottolineato la necessità di un cambiamento culturale profondo per superare le persistenti disparità di genere. «La tematica è delicata – ha affermato nel corso del suo intervento – ma il binomio donna-sport è importante perché lo sport è uno strumento potentissimo per veicolare messaggi di uguaglianza, rispetto e parità, valori alla base della non violenza. Attraverso lo sport possiamo raggiungere le fasce più giovani e promuovere una trasformazione culturale, una vera rivoluzione, affinché il cambiamento non resti solo un’idea.»

Il Festival, nato con l’intento di divulgare temi importanti legati al cinema e allo sport e con ricadute significative sul piano sociale, attraverso il Convegno ha assunto il ruolo di portavoce della stringente esigenza di trasformazione sollevata dal Comitato Pari Opportunità. Tanto più che quest’anno – hanno affermato Nicola D’Auria e Ciro Sorrentino – la manifestazione ha registrato un numero imponente di iscrizioni, tradotte in 250 progetti arrivati da 53 paesi nel mondo. Dai lavori presentati al Festival sono emerse vicende che mostrano come, violenza e abusi nello sport, abbiano radici antiche, a testimonianza di un problema diffuso e duraturo.

“È necessario accendere una luce su questi eventi, denunciarli e soprattutto parlarne – ha ribadito Ciro Sorrentino – perché solo attraverso il dialogo si può avviare un vero cambiamento”, ha aggiunto in conclusione del suo intervento.

L’Assessora all’Educazione e alle Pari Opportunità del Comune di Castellammare di Stabia, Annalisa Di Nuzzo – intervenuta a titolo personale e per portare i saluti del Sindaco Luigi Vicinanza – ha sottolineato il valore simbolico della giornata del 25 novembre, occasione per ribadire che la violenza contro le donne non dovrebbe avere ragione di esistere. Ha evidenziato, però, la necessità di superare stereotipi e pregiudizi per costruire una società inclusiva, ricordando l’impegno dell’amministrazione con sportelli dedicati e iniziative nelle scuole. Riguardo allo sport ha aggiunto:Lo sport rappresenta un momento di socialità, mette avanti regole e percorsi di crescita, e valorizza il talento e la determinazione delle donne.”

La Presidente del Tribunale, Dott.ssa Giovanna Ceppaloni, ha definito interessante e originale l’argomento del giorno. Nel suo intervento ha sottolineato l’importanza dello sport e la dignità costituzionale che esso ha acquisito con la modifica dell’articolo 33, una dignità normativa che impone di riconsiderare anche il rapporto tra le donne e lo sport, storicamente osteggiate nell’accesso a questa disciplina.

La Dott.ssa Ceppaloni ha ricordato come lo stesso fondatore delle moderne Olimpiadi – Pierre de Coubertin avesse definito la partecipazione femminile “antiestetica”, segno di un ostruzionismo radicato. Auspicando per le nuove generazioni percorsi meno tortuosi rispetto al passato, ha concluso: «Auguro a tutti un buon lavoro in questo cammino di donne, diritti e sport, intesi come obiettivo comune, perché lo sport non è una cosa secondaria: è qualcosa di importante».

Il Presidente del COA, Avv. Pasquale Damiano, si è allineato ai rilievi dei precedenti oratori, richiamando l’attenzione sull’annosa questione delle differenze di genere, che non possono essere ignorate. Ha invitato a una presa di coscienza alla luce del rapporto del World Economic Forum, che colloca l’Italia all’86° posto su 140 paesi per parità di genere. In Europa, ha sottolineato, il divario risulta addirittura doppio rispetto alla media.

Interessante e di spessore anche il contributo della Sovraintendente del Commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia, Lucia Annunziato, che nel corso di un intervento dal profilo tecnico e incisivo ha delineato le procedure attuate in caso di episodi di violenza. Procedure tese a garantire sicurezza e tutela in modo rapido ed efficace, riconoscendo alle vittime la necessaria prevenzione rispetto al ripetersi degli abusi. Ha rimarcato come tali strumenti non debbano essere considerati mera burocrazia, ma  azioni concrete per contrastare la violenza.

Non sono mancate le testimonianze di chi vive quotidianamente il connubio tra donna e sport e contrasta, con determinazione e passione, ogni forma di pregiudizio o abuso. La campionessa paralimpica Angela Procida, dopo aver osservato che nella sua disciplina – il nuoto – non si registrano differenze sostanziali tra uomini e donne, ha sollevato il tema più ampio della mancanza di uguaglianza.

Una disuguaglianza che riguarda non solo gli sport tradizionalmente attribuiti agli uomini, nei quali le donne risultano ancora penalizzate,  ma anche il rapporto tra settore olimpico e paralimpico. La Procida ha insistito sulla necessità di un cambiamento culturale, che a suo avviso deve partire dall’ascolto: dalla capacità di chi osserva questa disparità di comprenderne il significato e di tradurre le parole in azioni concrete per eliminarla.

Dopo la testimonianza coinvolgente e autentica della campionessa stabiese, la parola è passata all’Avv. Marcello Ambrosino, Osservatore Arbitrale nelle serie professionistiche (A, B e C) e componente della Commissione Osservatori Nazionale Professionisti. Il suo contributo, volutamente più tecnico che giuridico, ha fatto luce sulle difficoltà che vivono gli arbitri, difficoltà che si amplificano quando a ricoprire questo ruolo sono le donne.

Alcuni brevi video proiettati durante l’intervento hanno mostrato episodi di abusi e stereotipi: situazioni in cui, a seguito di una decisione tecnica o semplicemente per la presenza di una donna con la casacca arbitrale – ancora percepita da molti come prerogativa maschile – pubblico e addetti ai lavori hanno reagito con cori offensivi e violenze verbali.

La protagonista di uno degli attacchi testimoniati nel video, presente al convegno, ha spiegato che tali atteggiamenti sono all’ordine del giorno e scaturiscono da un evidente problema culturale teso a scoraggiare le donne in questo ruolo. Ha però riferito come lei e le colleghe non si lascino demotivare nella passione e nella determinazione che le hanno condotte ad arbitrare, ribadendo l’importanza di non farsi frenare neanche  dall’intraprendere una simile carriera.

La conclusione del convegno è stata affidata all’Avv. Marilisa Somma, Presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata, che ha evidenziato le persistenti disparità e stereotipi che colpiscono le donne, in ambito sportivo e non.

La  maggiore libertà di scelta attribuitale rispetto al passato, non ha annullato la violenza verbale e le etichette negative che continuano a mortificare la figura femminile, specie in discipline tradizionalmente maschili. Ha ricordato, citando Nelson Mandela, il potere dello sport di cambiare il mondo, esprimendo amarezza per gli aspetti che, declinati al femminile, non riescono ancora a realizzare pienamente questo potere.

Ridurre le discriminazioni e garantire pari dignità alle donne anche nello sport è l’indicazione emersa con forza da questa immersiva tavola rotonda, che ha lanciato un appello all’impegno collettivo affinché questa disciplina  diventi davvero terreno di uguaglianza e rispetto. Una vera e propria palestra di valori.

Castellammare, estorsione al perito: scaraventato in mare. Due arresti

Castellammare – Un tentativo di estorsione aggravato dal metodo mafioso, messo in atto con una violenza plateale nel porto di Castellammare di Stabia, ha portato all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere.

La misura, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita dai carabinieri della Compagnia di Castellammare per delega del Procuratore Distrettuale di Napoli.

I due indagati sono ritenuti gravemente indiziati di aver tentato di piegare con minacce e intimidazioni un perito assicurativo. L’obiettivo dei presunti estorsori era ottenere una relazione peritale fraudolenta, funzionale a riscuotere un lauto indennizzo assicurativo per un natante.

L’episodio, ricostruito dagli investigatori, risale al 10 ottobre 2025. La vittima, un tecnico incaricato di svolgere le operazioni peritali sull’imbarcazione, era appena giunta in banchina per iniziare i necessari rilievi fotografici. È in quel momento che i due uomini lo hanno avvicinato.

La condotta degli indagati, descritta negli atti come particolarmente violenta e dimostrativa, non si è limitata alle minacce verbali. Per convincere il perito a rilasciare una documentazione favorevole, i due lo hanno afferrato e scaraventato in acqua, in un’aggressione intesa a mostrare in modo inequivocabile chi dettava la legge in quel frangente.

Questo gesto brutale e spettacolare, compiuto in un luogo pubblico come il porto, rappresenterebbe la cifra distintiva della minaccia mafiosa: la dimostrazione di forza e il disprezzo per la legge, finalizzati a condizionare non solo la vittima diretta, ma l’intero ambiente circostante.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica e condotte con il supporto operativo dell’Arma dei Carabinieri, hanno permesso di raccogliere elementi ritenuti sufficienti per il fermo.

San Giorgio, Amaral dichiarazioni choc: “Renato Franco andava a mangiare con un noto politico…”

L’inchiesta sul sequestro lampo di aprile scorso del figlio minorenne dell’imprenditore di San Giorgio a Cremano, Pino Maddaluno ha fatto aprire agli investigatori due nuovi filoni di indagine.

Uno riguarda i presunti rapporti con i politici locali anche importanti, di Renato Franco, 28 anni e indicato come uomo vicino al clan Aprea di Barra. L’uomo ieri è stato arrestato insieme con il giugno Giovanni Franco di 25 anni. In quanto il primo indicato come mandante ed il secondo come esecutore del rapimento insieme con il giovane Antonio Amaral Pacheco de Olivera, arrestato subito dopo il rilascio del ragazzo e detenuto da allora.

Amaral, che è stato anche dipendente dello stesso Maddaluno, ha rilasciato delle dichiarazioni che hanno consentito agli investigatori di avere altre conferme investigative rispetto al rapimento e che hanno portato all’emissione dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Fabrizia Fiore che ieri ha fatto scattare le manette ai polsi dei due cugini Renato e Giovanni Franco.

Ci sono due verbali di dichiarazioni di Amaral contenuti nell’ordinanza che aprono gli scenari investigativi sui rapporti tra Renato Franco e alcuni personaggi eccellenti della politica locale.

In un verbale dell’11 luglio scorso Amaral dice agli investigatori della Dda di napoli:  “Renato Franco mi diceva che gli capitava di andare a mangiare con …omissis”. Si tratta di un personaggio politico di San Giorgio molto noto e che viene anche riconosciuto in foto.

Ma era stato nel verable del 30 giugno in cui Amaral aveva parlato con maggiore dovizia di particolare dei rapporti di Renato Franco con i politici locali.

L’“ufficio” privato e le cene con i politici

Amaral descrive un luogo che lui stesso definisce “ufficio” di Renato Franco, in realtà una stanza con scrivania e sedie all’interno dell’abitazione del padre di quest’ultimo. In quella stanza, secondo il racconto, si sarebbero susseguiti incontri con amministratori locali e persone dall’aria “da imprenditori”, non riconosciute ma considerate appartenenti a un ambiente ben diverso dalla strada.

Il giovane riferisce di aver visto più volte un noto amministratore cittadino recarsi da quello che indica come il suo referente, utilizzando uno scooter di grossa cilindrata, e di aver notato gli stessi soggetti intrattenersi anche nei pressi del municipio, in piazza centrale del paese. Racconta inoltre che Renato Franco sosteneva di “poter fare tutto” in città perché “legato alla politica” e che questa influenza sarebbe stata sfruttata per accelerare la pratica di residenza della sua compagna.

Pratiche, favori e regali di lusso

Nelle dichiarazioni confluite nell’ordinanza, il testimone spiega di aver consegnato più volte, per conto dell’indagato, atti e documenti a un’agenzia di servizi e allo stesso esponente politico locale. A quest’ultimo avrebbe portato anche una bottiglia di Champagne/Armagnac dal valore di circa 700 euro, consegnata in piazza, ipotizzando che il destinatario avesse un proprio tornaconto nella gestione delle “pratiche burocratiche”.

Amaral collega a quell’intermediazione la rapidità con cui sarebbe stata risolta la questione della residenza della compagna, grazie al numero di un politico di un quartiere limitrofo fornitogli proprio da Renato Franco. In un verbale successivo precisa il cognome di un altro politico locale, descritto come già candidato alla carica di primo cittadino e oggi schierato con l’attuale amministrazione, pur senza sapere quale incarico formale ricopra.

Le dichiarazioni del giovane non si fermano agli episodi di intermediazione, ma delineano un quadro più ampio di presunti rapporti strutturati tra l’indagato e i “salotti buoni” della politica locale. L’immagine che ne esce è quella di un soggetto che, forte dei legami con la criminalità organizzata, avrebbe cercato sponde negli uffici pubblici per consolidare il proprio potere sul territorio.

Ora spetterà ai magistrati della Dda e agli investigatori verificare riscontri oggettivi su incontri, telefonate, pratiche amministrative e flussi di denaro o utilità, per capire se dietro al sequestro lampo e alle relazioni descritte dal testimone si nasconda un sistema stabile di scambio tra criminalità e pezzi delle istituzioni locali.

(nella foto un frame estratto dal video del rapimento del 15enne e nei riquadri da sinistra in alto Renato Franco, Giovanni Franco e Antonio Amiral)

 

Dove fare un safari in Tanzania: i 7 parchi nazionali imperdibili

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Scegliere dove fare safari in Tanzania significa decidere quale capitolo dell’Africa selvaggia leggere per primo. Ogni parco custodisce storie diverse: il Serengeti orchestra la Grande Migrazione con ritmi millenari, il cratere di Ngorongoro concentra biodiversità in un’arena vulcanica perfetta, Tarangire dipinge paesaggi con baobab millenari e branchi di elefanti. La Tanzania non offre un safari: offre sette esperienze distinte che rispondono a passioni diverse. Nel panorama dei tour operator specializzati, operatori come Tracks of Africa costruiscono itinerari che combinano questi parchi secondo le aspettative specifiche di ogni viaggiatore, trasformando la complessità della scelta in percorso personalizzato.

Serengeti National Park: il re dei safari africani

Il nome Maasai significa “pianure infinite”, definizione che diventa esperienza viscerale quando lo sguardo si perde in orizzonti senza fine. Il Serengeti si estende su 14.763 chilometri quadrati di savana che ospita lo spettacolo naturale più grandioso del pianeta: la Grande Migrazione. Oltre due milioni di gnu, accompagnati da centinaia di migliaia di zebre e gazzelle, seguono calendari dettati dalle piogge in un movimento circolare che non si ferma mai.

La densità faunistica raggiunge livelli impressionanti: 3.000 leoni, 1.000 leopardi, branchi di elefanti che attraversano le pianure centrali, iene che cacciano in branchi coordinati. Ogni stagione racconta una storia diversa: gennaio-marzo vedono nascere mezzo milione di cuccioli nelle pianure di Ndutu, giugno-luglio culminano nell’attraversamento del Grumeti, agosto-ottobre regalano il dramma degli attraversamenti del Mara dove coccodrilli attendono pazienti.

Il Serengeti centrale resta accessibile tutto l’anno, con lodge e campi tendati che mantengono standard elevati anche in bassa stagione. I campi mobili seguono la migrazione, spostandosi stagionalmente per garantire posizioni ottimali. L’alba nel Serengeti trasforma il cielo in tavolozza di arancioni e rosa che tingono la savana dorata, mentre i richiami dei leoni rompono il silenzio annunciando un nuovo giorno di caccia.

Cratere di Ngorongoro: il giardino dell’Eden africano

Una caldera vulcanica collassata tre milioni di anni fa ha creato un ecosistema autosufficiente di 260 chilometri quadrati circondato da pareti che raggiungono i 600 metri d’altezza. Il cratere di Ngorongoro concentra oltre 25.000 animali in uno spazio dove natura e geologia collaborano creando condizioni uniche. Le pareti fungono da barriera naturale che mantiene stabili le popolazioni animali, generando densità faunistiche senza paragoni.

Il cratere ospita la più alta concentrazione di predatori dell’Africa: oltre 60 leoni, branchi di iene che superano le 400 unità, leopardi che pattugliano le foreste sulle pareti, ghepardi che cacciano nelle pianure centrali. Ma il vero tesoro resta nascosto nei canneti: i rinoceronti neri, specie in pericolo critico, trovano qui uno degli ultimi rifugi sicuri con una popolazione di circa 30 esemplari.

La discesa nel cratere all’alba crea sensazioni da viaggio nel tempo: la nebbia mattutina avvolge pareti e pianure, emergendo gradualmente per rivelare mandrie di bufali, zebre che pascolano tranquille, ippopotami che risalgono dai laghi dopo la notte. Un safari di una giornata nel Ngorongoro può regalare avvistamenti dei Big Five completi, esperienza rara che solo pochi luoghi al mondo garantiscono con tale probabilità.

Tarangire National Park: il regno degli elefanti e baobab

Durante la stagione secca (giugno-novembre), il fiume Tarangire diventa magnete irresistibile per migliaia di elefanti che convergono dalle aree circostanti. Concentrazioni che raggiungono le 300 unità creano spettacoli dove famiglie intere si radunano, cuccioli giocano nel fango, maschi adulti si sfidano per dominanza.

I baobab giganti punteggiano il paesaggio come sculture naturali: alcuni superano i 2.000 anni d’età, tronchi così ampi da richiedere dieci persone per abbracciarli. Questi colossi offrono rifugio a generazioni di uccelli, leopardi che riposano tra i rami, sciami di api che costruiscono alveari nelle cavità. Il parco ospita oltre 550 specie di uccelli, trasformando ogni safari in festa cromatica di piumaggi esotici.

I lodge si concentrano lungo il fiume, garantendo viste panoramiche su pozze d’acqua frequentate da fauna continua. La combinazione di paesaggi iconici, megafauna impressionante e tranquillità relativa rende Tarangire gioiello sottovalutato del circuito settentrionale.

Lake Manyara National Park: leoni sugli alberi e fenicotteri rosa

Il Lake Manyara sorprende con fenomeni che sfidano le aspettative: leoni che riposano sui rami delle acacie, comportamento raro osservabile solo in pochi luoghi dell’Africa. Le teorie spaziano dalla fuga dalle mosche tse-tse al tentativo di catturare brezza fresca, ma lo spettacolo resta straordinario indipendentemente dalla spiegazione scientifica.

Il lago alcalino occupa due terzi del parco, attirando milioni di fenicotteri rosa che tingono le acque creando scenari surreali. La concentrazione maggiore si verifica tra novembre e aprile, quando condizioni ottimali favoriscono la proliferazione di alghe spirulina, cibo preferito di questi uccelli eleganti. Oltre ai fenicotteri, Lake Manyara ospita oltre 400 specie di uccelli: pellicani, cormorani, aironi, ibis trasformano ogni safari in paradiso ornitologico.

Le foreste lussureggianti all’ingresso del parco contrastano con savane aperte e zone paludose, creando mosaico di habitat che supporta biodiversità impressionante in spazio ridotto (330 chilometri quadrati). Branchi di babbuini attraversano le foreste, ippopotami si radunano nelle pozze, bufali emergono dalla vegetazione. Lake Manyara funziona perfettamente come introduzione al safari per chi ha tempi limitati, oppure come complemento ideale in itinerari più lunghi del circuito settentrionale.

Selous Game Reserve: safari esclusivo nell’Africa selvaggia

Selous si estende su 50.000 chilometri quadrati di wilderness incontaminata nel sud della Tanzania, riserva più grande dell’Africa che mantiene atmosfere primordiali lontane dalle rotte turistiche massive. L’accesso limitato e i costi superiori filtrano i visitatori, garantendo esperienze esclusive dove i safari diventano avventure autentiche.

La particolarità di Selous risiede nella varietà di attività: oltre ai classici game drive, il parco permette safari a piedi accompagnati da ranger armati che trasformano ogni traccia in lezione di sopravvivenza, safari in barca lungo il fiume Rufiji dove ippopotami e coccodrilli condividono spazi con elefanti che scendono a bere. Camminare nella savana cambia radicalmente la percezione: i sensi si acuiscono, ogni fruscio diventa segnale potenziale, la consapevolezza della catena alimentare assume concretezza fisica.

Le popolazioni di licaoni (cani selvatici africani) trovano in Selous uno degli ultimi bastioni, con branchi che cacciano coordinati in tattiche che ricordano strategie militari. La stagione secca (giugno-ottobre) concentra fauna lungo il fiume, facilitando avvistamenti spettacolari. I lodge mantengono standard elevati pur preservando atmosfere rustiche che enfatizzano connessione con natura selvaggia circostante.

Ruaha National Park: la gemma nascosta della Tanzania

Ruaha protegge 20.226 chilometri quadrati di paesaggi dominati dal fiume omonimo, arteria vitale che attraversa savane punteggiate da baobab e formazioni rocciose che creano scenari drammatici. La distanza dai circuiti turistici principali mantiene Ruaha autentico: lodge limitati, visitatori rari, fauna che ignora veicoli continuando comportamenti naturali senza alterazioni.

Il parco custodisce la più alta concentrazione di elefanti della Tanzania orientale: oltre 12.000 esemplari che durante la stagione secca convergono verso il fiume creando spettacoli continui. Ma Ruaha brilla soprattutto per densità di predatori: il 10% della popolazione mondiale di leoni trova rifugio qui, accompagnati da leopardi, ghepardi, iene, licaoni. Le possibilità di assistere a interazioni predatore-preda superano quelle di parchi più famosi.

I costi inferiori del circuito meridionale attraggono viaggiatori esperti che privilegiano qualità su fama. Ruaha offre safari off-the-beaten-path dove il silenzio della savana resta intatto, tramonti dipingono baobab in controluce, notti stellate non conoscono inquinamento luminoso. Chi cerca Africa autentica lontana da selfie e folle trova in Ruaha risposta perfetta.

Quale parco scegliere: itinerari consigliati

La scelta dipende da tempo disponibile e passioni specifiche. Itinerari di 5 giorni coprono efficacemente il triangolo classico: Tarangire (1 giorno), Serengeti (2 giorni), Ngorongoro (1 giorno), con rientro via Lake Manyara. Questa combinazione garantisce varietà paesaggistica e alta probabilità di avvistare i Big Five completi.

I Safari di 7 giorni permettono approfondimento: Tarangire (1 giorno), Serengeti (3 giorni con spostamento da sud a nord seguendo migrazione), Ngorongoro (1 giorno), Lake Manyara (1 giorno). Il tempo aggiuntivo nel Serengeti trasforma l’esperienza da “vedere” a “vivere” i ritmi della savana.

Gli itinerari di 10 o più giorni aprono la possibilità di combinare circuiti: settentrionale (Serengeti, Ngorongoro, Tarangire) più Selous o Ruaha nel sud, oppure estensioni occidentali verso parchi remoti. Gli spostamenti tra nord e sud richiedono voli interni (1-2 ore) che ottimizzano tempi rispetto a trasferimenti terrestri di 10-12 ore. Tracks of Africa struttura combinazioni che massimizzano avvistamenti minimizzando ore di trasferimento, bilanciando parchi iconici con gemme nascoste secondo profilo di ogni viaggiatore.

 

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