Il messaggio di Antonio e Tina Maimone dopo l'omicidio del ventenne a Ponticelli

«Uniti da un dolore senza parole»: il lutto dei Maimone abbraccia la famiglia di Fabio Ascione

I genitori del pizzaiolo ucciso per una scarpa sporca solidali con i parenti del giovane colpito al petto martedì scorso: «Vittime di una violenza che lascia sgomenti, ora verità e giustizia».
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Napoli– Due storie diverse, lo stesso vuoto incolmabile. A tre anni dalla tragica scomparsa di Francesco Pio Maimone, il giovane pizzaiolo ucciso sul lungomare di Napoli per una lite a cui era del tutto estraneo, la famiglia torna a far sentire la propria voce. Questa volta per stringersi attorno ai genitori di Fabio Ascione, il ventenne freddato all’alba di martedì scorso da un colpo di pistola nel quartiere Ponticelli.

Un destino comune e crudele

«Come Francesco Pio, anche Fabio Ascione è una vittima innocente di una violenza che continua a colpire e a lasciare sgomenti», dichiarano Antonio e Tina Maimone. Le loro parole arrivano come un’eco dolorosa di una ferita mai rimarginata. Il ricordo corre a quella assurda rissa scoppiata per un paio di sneakers sporcate, costata la vita a un ragazzo che stava solo lavorando. Oggi, quel medesimo senso di ingiustizia avvolge la morte di Fabio, centrato al petto da un proiettile esploso da ignoti.

L’abbraccio tra le famiglie

I coniugi Maimone non usano giri di parole per descrivere lo stato d’animo dei familiari della nuova vittima: «Conosciamo un dolore che non ha parole, che segna per sempre la vita di una famiglia. Alla famiglia di Fabio va il nostro abbraccio più sincero e tutta la nostra solidarietà. Siamo uniti da una tragedia ingiusta che nessuno dovrebbe mai vivere». È un legame invisibile quello che unisce i quartieri di Napoli sotto il segno del lutto, una solidarietà nata dal sangue versato senza motivo.

L’appello: non dimenticare

Oltre al cordoglio, resta ferma la volontà di non rassegnarsi. Attraverso l’associazione “In nome di Pio”, Antonio e Tina rinnovano l’appello alle istituzioni e alla cittadinanza: «Chiediamo con forza verità e giustizia. Non dimenticate». L’obiettivo è chiaro: trasformare il dolore privato in una battaglia civile affinché il nome di Fabio, come quello di Francesco Pio, non diventi solo un freddo numero nelle statistiche della criminalità urbana.


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