Napoli, la banda dei kalashnikov ‘tradita’ dalla cimice piazzata nell’auto del capo

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La banda di Caivano e Melito specializzata negli assalti a furgoni blindati con armi da guerra arrestata ieri dai carabinieri non sapeva che nell’Alfa Romeo SW in uso ad Andrea Falco, il capo,  vi era un cimice che registrava le conversazioni. Con falco sono finiti in carcere anche il congiunto  Andrea Falco, 38 anni, Caivano, Vincenzo Graziano, 45 anni, Melito, Liborio Castaldo, 47 anni, Caivano, Antimo Grazioso, 54 anni, ex calciatore di Caivano, già coinvolto in altre inchieste su assalti a blindati, Andrea Russo, 56 anni, detto o’ pitaffio,  Caivano, Giuseppe Massaro, 62 anni, Caivano Parco Verde, Pietro Brillante, 66 anni, tutti rinchiusi nel carcere di Poggioreale. Per gli altri due componenti della banda, il gip Nicola Emilio Paone, del tribunale di Napoli Nord ha disposto per Vincenzo Mariniello, 46 anni, Caivano e Francesco Castaldo, 56 anni, (fratello dell’ex ras defunto della camorra locale Pasquale Castaldo, meglio con il soprannome di “Pasqual ’o Farano”, ucciso nel corso della seconda guerra di camorra, dal gruppo capeggiato da Domenico La Montagna alias “Mimì ’o Cuoco” alleato del gruppo acerrano capeggiato da Antonio Di Buono alias “Mezarecchia” e dei Moccia di Afragola), l’obbligo di soggiorno. Un undicesimo personaggio, Antonio Mormile, è stato denunciato in stato di libertà ma il gip del tribunale di Napoli Nord, Ermi-nio Paone ha ritenuto non sufficienti gli elementi portati a carico dell’indagato. Per tutti gli arrestati i reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, anche ai danni di furgoni portavalori, commesse con l’uso di armi e con l’utilizzo di auto di provenienza illecita. Ma anche furto in appartamenti e spaccate alle gioielleria, una sola a segno, le altre solo tentate.
Ad incastrare tutti componenti della banda dei portavalori, fu una rapina ad un blindato di una società di trasporto valori, portata a segno nel dicembre del 2016 lungo la strada provinciale di Caivano-Acerra. In quella circostanza, almeno sette uomini, di origine italiana, armati di pistole, fucili e di un kalashnikov, tutti a volto coperto dopo aver assaltato il furgone portavalori, riuscirono ad impossessarsi solo di 20 mila euro, fallendo per il troppo tempo impiegato all’assalto della resistentissima cassaforte interna del mezzo, che conteneva la somma di un milione e mezzo di euro in contanti. Le indagini condotte dal nucleo operativo della compagnia carabinieri di Casoria e coordinate del pm titolare dell’indagine, Francesco Cirillo, scattate immediatamente, consentirono agli inquirenti, grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza e le testimonianze dei presenti, di imboccare la pista investigativa che portava agli arrestati di ieri, e nel contempo di accertare che i componenti dell’associazione criminale si davano da fare a raccogliere informazioni per meglio pianificare i colpi da portare a segno. Tra i tanti furti portati a segno dalla banda per finanziare l’acquisto di armi da da guerra da usare nelle rapine, quello più singolare è stato il furto di un albero d’ulivo, una pianta importante che è stata regalata ad uno di loro che l’ha messa nel giardino. Peccato che anche in questa occasione sono stati scoperti e denunciati, dimostrando di essere dei principianti.



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