Napoli è una trappola della criminalità che “deprime le opportunità legali, favorendo la convinzione in molti che le carriere criminali siano più convenienti”. E’ questo il fil rouge che collega le tre sezioni del Secondo rapporto sulla criminalità organizzata e sicurezza a Napoli, di Giacomo Di Gennaro e Riccardo Maranello, finanziato dall’Istituto di Studi Politici San Pio V, e che offre, alla luce dei dati, “l’interpretazione di dinamica e fattori che sono connessi a crimini trasversali ai diversi strati sociali”. “Non bisogna nè dire che Napoli è l’inferno perchè non è vero, nè dire che le cose vanno bene perchè si finisce con il sottovalutarle – ha evidenziato Luigi Riello, procuratore generale della Repubblica di Napoli – e si finisce per non affrontare, con il dovuto rigore, una situazione che resta delicata anche per quanto riguarda la criminalità minorile”. “Bisogna dunque usare una metodologia razionale, diversificata per le varie forme di criminalità: quella minorile, organizzata, e quella comune – ha aggiunto – Capire che non ci devono essere scuole di pensiero tra chi vuole la fermezza e chi vuole l’indulgenza, perchè servono tutte le cose”. “Ci vuole un intelligente risalire alle cause della devianza e della criminalità, ma ci vogliono anche risposte chiare, ferme – ha proseguito – Si deve andare sì alle radici della devianza il disastro delle periferie, il disagio giovanile, ma dare anche risposte in termini di giusta repressione che sia degna di uno Stato democratico perchè vanno tutelati gli imputati e quindi le garanzie degli indagati, ma anche le vittime devono essere sempre tutelate e in cima ai pensieri di chi governa l’ordine pubblico e chi governa in genere”. Il Rapporto si interroga sulle caratteristiche di tali fenomeni in comparazione gli aspetti con altre aree metropolitane. “C’è una narrazione negativa di questa città che spesso non risponde alla realtà – ha affermato Di Gennaro – Dipende dal fatto che ci sono degli eventi di cronaca su cui si focalizza l’attenzione dei media, che generano nell’opinione pubblica una idea che in questo contesto ci sia un tasso di criminalità molto alto”. Ciò, ovviamente, come evidenza lo stesso Di Gennaro, “non significa che non ci siano delle criticità”. “Dall’analisi dei dati – ha sottolineato – emerge che Napoli rispetto a certe città del Nord ha tassi di delittuosità molto più bassi, d’altra parte si evince che c’è un problema legato al consumo di alcuni reati per esempio le rapine che sono molto più elevati”. Per Antonio Bonajuto, presidente della Fondazione Castel Capuano, “Napoli ha bisogno di continue verifiche per prendere coscienza della realtà criminogena che alligna in molte parti del suo territorio”. “La prospettiva è quella di passare dalle parole ai fatti – ha concluso – di cercare di trovare delle soluzioni alle verifiche e all’indagine ricchissime, articolatissime fatte dal ricercatore”.
Napoli una trappola della criminalità: il rapporto dell’Istituto San Pio V. Riello: “”Non è un inferno”
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