

Salvatore Armens il giovane arrestato
Napoli – «Ti devo sparare». «Se mi vuoi sparare, spara». Non c’è spazio per la paura, solo per una folle e cieca spavalderia, nei fotogrammi e negli audio congelati dalle telecamere di sorveglianza nel cuore di Napoli. È la notte dello scorso 17 maggio quando Piazza Mercato, teatro storico di commerci e di passaggio, si trasforma nel palcoscenico di un Far West metropolitano.
A fronteggiarsi non sono due fazioni contrapposte della malavita organizzata, ma due giovanissimi legati da frequentazioni comuni e legami di parentesi criminali: da una parte Salvatore Armens, diciottenne napoletano, dall’altra un quindicenne che non ha esitato a sfidarlo apertamente davanti al branco.
Tutto è cominciato come una serata qualunque tra coetanei. Una decina di amici chiacchierano, ridono e scherzano in strada. Armens è arrivato in sella a una Yamaha, con indosso pantaloni neri e un giubbotto blu. Le immagini registrate dai sistemi di sicurezza di un esercizio commerciale della zona mostrano un clima disteso, quasi goliardico.
Poi, improvvisamente, qualcosa si rompe. Nasce una discussione futile, animata, che culmina in una spinta decisa del quindicenne nei confronti del maggiorenne. Un affronto imperdonabile nei codici non scritti della strada. Il minore arriva persino a sollevare la maglietta all’amico più grande, scoprendo la pistola che Armens porta con sé.
Ma la reazione non è di terrore: il quindicenne sfida apertamente il rivale, pronunciando quella frase agghiacciante prima di subire i due colpi che lo centrano all’anca e alla coscia destra. L’arma viene estratta con disinvoltura, “scarrellata” in pochi secondi sotto gli occhi attoniti dei presenti, i cui disperati tentativi di mediazione risulteranno inutili.
Soccorso e trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, il quindicenne se la caverà con trenta giorni di prognosi. Ma alle forze dell’ordine racconta una versione di comodo: dichiara di aver subito una rapina finita male nel dedalo del centro antico. Una menzogna grossolana che crolla miseramente di fronte alla fredda implacabilità dei video e degli audio sequestrati dagli investigatori, uniti alle informazioni raccolte sul campo.
Il ferito, a sua volta imparentato con soggetti noti alle forze dell’ordine e contiguo agli ambienti dei Contini, sceglie la via dell’omertà per proteggere il suo aggressore e il codice del silenzio che governa le nuove leve della criminalità cittadina.
All’alba di ieri, gli agenti della sezione Falchi della Squadra Mobile della Questura, guidati dal dirigente Mario Grassia, hanno chiuso il cerchio arrestando Salvatore Armens su ordinanza di custodia cautelare. Il giovane, condotto nel carcere di Secondigliano e indagato per lesioni personali aggravate dal metodo mafioso (resta comunque valido il principio di innocenza fino a condanna definitiva), porta un cognome pesante: è nipote di un personaggio legato all’Alleanza di Secondigliano per il narcotraffico, con radici familiari ben piantate tra il Rione Sanità e Forcella.
L’episodio riaccende drammaticamente i riflettori sulla sicurezza a Piazza Mercato, già scossa da una sequenza preoccupante di episodi di micro e macrocriminalità negli ultimi mesi. Solo lo scorso 5 ottobre, un altro minorenne era rimasto ferito da una coltellata durante una presunta rapina finita nel mirino della Mobile: una pista, anche in quel caso, che gli inquirenti non smettono di scavare per capire se dietro la violenza di strada si celi ben altro.
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