Spiagge libere, concessioni balneari e accesso al mare: la Campania ha bisogno di un nuovo equilibrio che tuteli gli operatori e garantisca a tutti una fruizione dignitosa e accessibile delle coste.


Ogni estate, puntualmente, torna la stessa domanda: è ancora possibile trovare una spiaggia libera in Campania senza dover affrontare lunghe camminate, affollamenti e difficoltà di accesso? La risposta, purtroppo, è sempre più complessa.
Negli ultimi trent’anni il territorio è profondamente cambiato. La popolazione è cresciuta, il turismo è aumentato in maniera esponenziale e la pressione sulle coste è diventata molto più intensa rispetto agli anni ’80 e ’90. Eppure la distribuzione degli arenili tra spiagge libere e stabilimenti balneari è rimasta, nella maggior parte dei casi, ancorata a concessioni rilasciate in epoche molto diverse, quando il numero dei frequentatori era decisamente inferiore.
Negli anni le concessioni demaniali hanno rappresentato uno strumento importante per favorire investimenti, servizi e sviluppo turistico. Molti imprenditori hanno trasformato tratti di costa offrendo sicurezza, pulizia, ristorazione, assistenza ai bagnanti, servizi per le famiglie e per le persone con disabilità. Un lavoro che merita di essere riconosciuto e valorizzato.
Accanto a queste realtà virtuose, però, esistono anche situazioni in cui il cittadino ha la percezione che lo spazio destinato alla balneazione libera si sia progressivamente ridotto, rendendo sempre più difficile esercitare un diritto che dovrebbe appartenere a tutti: poter andare al mare senza essere obbligati a pagare un ingresso o un ombrellone.
Il punto, quindi, non dovrebbe essere contrapporre spiagge libere e stabilimenti balneari. Sarebbe una discussione sterile. La vera sfida è trovare un equilibrio moderno, capace di rispondere ai cambiamenti demografici e turistici avvenuti negli ultimi decenni.
Probabilmente è arrivato il momento di avviare una nuova perimetrazione delle spiagge, basata non su criteri ormai superati dal tempo, ma sulle esigenze attuali dei territori. Un’operazione trasparente, condivisa e fondata su dati oggettivi potrebbe garantire una quota più equa di arenile destinata alla libera fruizione, senza penalizzare chi ha investito seriamente nel settore.
Allo stesso tempo, anche il sistema delle concessioni potrebbe essere ripensato. Le autorizzazioni dovrebbero premiare soprattutto gli operatori che offrono un reale valore aggiunto: qualità dei servizi, accessibilità, sicurezza, sostenibilità ambientale, manutenzione del litorale, innovazione e attenzione alle famiglie. Chi investe realmente nella valorizzazione della costa deve poter essere riconosciuto e incentivato.
Guardare a ciò che accade in altri Paesi europei potrebbe essere utile. In Francia numerose spiagge pubbliche, soprattutto quelle urbane e più frequentate, dispongono gratuitamente di docce, servizi igienici, passerelle, postazioni di salvataggio e strutture per persone con disabilità. Per esempio, il Comune di Marsiglia indica diverse spiagge dotate di docce, sanitari, depositi gratuiti e accessi facilitati. La normativa francese tutela soprattutto lo spazio libero: nelle spiagge naturali almeno l’80% della lunghezza del litorale e della superficie deve restare libero da attrezzature e installazioni. La presenza di questi servizi non elimina il ruolo degli stabilimenti privati, ma rende la spiaggia libera un luogo dignitoso, accessibile e accogliente per tutti.
Anche la Campania potrebbe ispirarsi a questo modello. Garantire spiagge libere ben curate, con docce, servizi igienici, punti d’acqua, cabine, raccolta differenziata, accessi per le persone con disabilità e presidi di sicurezza significherebbe migliorare la qualità della vita dei residenti e rendere il territorio ancora più attrattivo per i turisti.
Il mare rappresenta un patrimonio collettivo. Le concessioni balneari sono uno strumento importante per valorizzarlo, ma non possono far dimenticare che il demanio marittimo appartiene a tutti i cittadini.
Ripensare oggi la distribuzione delle spiagge, rendere più moderno il sistema delle concessioni e investire seriamente nella qualità delle spiagge libere non significa essere contro gli stabilimenti balneari. Significa, al contrario, costruire un modello più equilibrato, capace di tutelare gli imprenditori che lavorano bene e, nello stesso tempo, garantire a ogni cittadino il diritto di vivere il mare senza ostacoli.
Perché una costa moderna non si misura solo dal numero degli stabilimenti presenti, ma anche dalla qualità delle sue spiagge libere e dalla capacità di offrire a tutti un accesso equo a uno dei beni più preziosi del nostro Paese.
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