

Sigfrido Ranucci
Roma – La strategia difensiva di Valter Lavitola si gioca tutta sul tentativo di ridimensionare la portata dell’azione dinamitarda che il 16 ottobre 2025 ha distrutto l’auto di Sigfrido Ranucci sotto la sua abitazione. A pochi giorni dalla richiesta di riesame delle misure cautelari la difesa dell’ex imprenditore — attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia — insiste sulla tesi dell’azione puramente “dimostrativa”.
Secondo l’avvocato Sergio Cola, legale di Lavitola insieme ad Arturo Cola, gli atti dimostrerebbero che lo stesso Ranucci aveva sollecitato un potenziamento della propria scorta e che fosse “intuibile che dopo l’attentato avesse capito il mandante”. Nelle parole della difesa, l’intento dell’ex faccendiere non era quello di fare del male al giornalista di Rai3, bensì di mettere in scena un atto eclatante per spingere le autorità a innalzare il livello di protezione dell’amico e accrescerne la visibilità pubblica.
Una ricostruzione che i legali intendo consolidare attraverso un ricorso al Tribunale della Libertà e un’eventuale integrazione delle dichiarazioni rese dal loro assistito.
Anche le difese dei quattro presunti esecutori materiali – anch’essi in custodia cautelare – si apprestano a chiedere un nuovo interrogatorio con i PM della Procura di Roma, sostenendo come la modalità dell’azione escludesse la volontà di ferire il conduttore. Nel frattempo, gli inquirenti stanno perfezionando la richiesta di estradizione per Gomes Tavares, il cittadino camerunese ritenuto il mediatore chiave dell’operazione e attualmente latitante.
Per ascoltare Ranucci come persona informata sui fatti bisognerà invece attendere settembre, in concomitanza con la chiusura delle perizie informatiche su cellulari e computer sequestrati a Lavitola.
Mentre le indagini giudiziarie proseguono, il caso esplode sul fronte della gestione del servizio pubblico. Sigfrido Ranucci prosegue il lavoro di preparazione per il nuovo ciclo di Report, come confermato dall’incontro di vertice con il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini. Nessun passo indietro da parte del giornalista sembra essere all’ordine del giorno.
Spetterà ora all’Amministratore Delegato Rai, Giampaolo Rossi, vagliare la relazione elaborata dal Comitato Etico di Viale Mazzini per assumere decisioni in piena autonomia sulla trasmissione. La politica, intanto, resta in fibrillazione: il presidente del Senato, Ignazio La Russa, è tornato ad attaccare l’impostazione della trasmissione, dichiarando che “Report va cambiato, non eliminato”, stigmatizzando presunte sproporzioni nelle inchieste a danno del centrodestra.
Sulla vicenda è intervenuto anche lo storico e giornalista Paolo Mieli dalla kermesse Una Montagna di libri a Cortina d’Ampezzo. Mieli – menzionato nell’inchiesta per il famoso sondaggio commissionato da Lavitola – ha espresso forti riserve su un eventuale allontanamento di Ranucci dai palinsesti Rai.
«Se non emergono fatti nuovi ed elementi concreti contro di lui, io non ne farei un martire e lo lascerei al suo posto almeno fino alla fine dell’anno», ha affermato Mieli. «Se lo togliete adesso, laddove non è riuscito Lavitola riuscirà la politica a trasformarlo in una vittima della censura». Mieli ha poi chiosato con amara ironia sulle ricostruzioni che lo vedevano citato nelle chat dell’ex faccendiere, ribadendo la totale estraneità alle trame oscure del caso.
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