Ischia- Un immobile storico di Lacco Ameno, i fondi pubblici destinati alla ricostruzione dopo il terremoto del 21 agosto 2017 e due persone indagate per una presunta indebita percezione di erogazioni pubbliche e falsità ideologica.
È il quadro dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, attraverso la sezione Ambiente, Edilizia e Urbanistica, che ha portato la Guardia di finanza di Ischia a eseguire un decreto di sequestro preventivo per oltre 356mila euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli.
Al centro degli accertamenti c’è un complesso immobiliare di carattere storico, parzialmente danneggiato dal sisma che colpì l’isola d’Ischia nell’agosto del 2017. Per gli interventi di riparazione e ricostruzione, il Commissario straordinario aveva concesso un contributo pubblico di 618mila euro, dei quali 347.592 già erogati al momento degli accertamenti.
L’indagine avrebbe fatto emergere presunte irregolarità nella documentazione tecnica presentata per ottenere il finanziamento, con particolare riferimento all’estensione dei danni dichiarati e alla superficie dell’immobile ammessa al beneficio.
Le due perizie e il nodo dell’agibilità
La ricostruzione investigativa prende le mosse dalle conseguenze del terremoto del 2017. Dopo la scossa, era stato disposto lo sgombero dell’intero complesso immobiliare. Nel 2018, tuttavia, il provvedimento era stato parzialmente revocato sulla base di una perizia redatta da un professionista incaricato dalla proprietà, che aveva certificato l’abitabilità di sette delle dieci unità immobiliari presenti nello stabile.
Due anni dopo, nel 2020, in occasione della presentazione della domanda per ottenere il contributo destinato alla ricostruzione, lo stesso tecnico avrebbe predisposto una nuova perizia, attestando che i danni provocati dal sisma interessavano l’intero fabbricato.
Secondo l’ipotesi accusatoria, questa seconda valutazione avrebbe consentito di includere nella richiesta di finanziamento tutta la superficie del complesso, determinando un incremento del beneficio pubblico richiesto. È proprio sulla differenza tra le due valutazioni tecniche e sulle conseguenze che avrebbe avuto ai fini del contributo che si sono concentrati gli accertamenti delle Fiamme gialle.
Spetterà ora agli ulteriori approfondimenti investigativi e alle eventuali verifiche tecniche chiarire le ragioni delle differenti attestazioni e accertare le responsabilità individuali.
Bloccati altri 261mila euro
Gli esiti delle indagini sono stati trasmessi alla struttura commissariale, che è stata informata delle risultanze investigative per consentire la sospensione dell’erogazione della quota residua del contributo, pari a 261.763 euro.
Parallelamente, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di 356.237 euro, corrispondenti alle somme già erogate per la ricostruzione. I finanzieri hanno quindi proceduto al sequestro dei saldi dei conti correnti riconducibili ai due indagati e, fino a concorrenza del presunto profitto del reato, dello stesso immobile storico interessato dagli interventi.
Il provvedimento mira a impedire la disponibilità delle somme e dei beni individuati nell’ambito dell’indagine, in attesa degli sviluppi giudiziari.
La vicenda si inserisce nel delicato capitolo dei controlli sull’impiego dei finanziamenti pubblici destinati alla riparazione e alla ricostruzione degli edifici danneggiati dal terremoto. Risorse assegnate per sostenere il recupero del patrimonio immobiliare e il ritorno alla normalità delle comunità colpite, la cui concessione richiede la corrispondenza tra le condizioni effettive degli immobili e quanto dichiarato nella documentazione presentata.
La proprietaria del complesso e il tecnico incaricato risultano sottoposti a indagini e devono essere considerati presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. Il decreto di sequestro è inoltre impugnabile secondo le modalità previste dalla legge.



