Un’altra scuola occupata a Napoli. Questa volta la protesta è partita dal liceo Leon Battista Alberti, in via Pigna, dove gli studenti e le studentesse del Collettivo Alberti e del Coordinamento Kaos hanno deciso di mobilitarsi contro le politiche del Governo Meloni, puntando il dito soprattutto contro i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e la gestione delle risorse pubbliche.
«Ciò che ci ha spinto a prendere questa decisione è la profonda indignazione verso questo governo e la forte responsabilità che sentiamo rispetto a questo particolare momento storico», spiegano i ragazzi, che annunciano l’avvio di un percorso di confronto e approfondimento all’interno dell’istituto.
Al centro della contestazione c’è la destinazione dei fondi pubblici. Secondo gli studenti, le risorse dovrebbero essere impiegate per migliorare le condizioni delle scuole, potenziare la sanità pubblica e sostenere il welfare, anziché finanziare strutture che considerano incompatibili con la tutela dei diritti umani.
«Il problema degli studenti e della scuola certamente non sono gli studenti stranieri. Il vero problema è un sistema che continua a impoverirci», sottolineano il Collettivo e il Coordinamento Kaos, denunciando le condizioni degli edifici scolastici e la mancanza di spazi adeguati per la vita studentesca.
«Non possiamo più accettare di studiare in edifici insicuri, senza riscaldamenti in inverno o spazi dedicati all’aggregazione. Basta fondi per i Cpr, vogliamo aule agibili, laboratori funzionanti e tetti sicuri», affermano.
L’occupazione, nelle intenzioni dei promotori, non vuole essere soltanto una forma di protesta, ma anche l’occasione per sperimentare un diverso modo di fare scuola. «L’occupazione non è un’interruzione dello studio, ma l’inizio di una didattica diversa: gestita da noi, basata sul confronto, sull’approfondimento di temi che i programmi tradizionali ignorano», spiegano gli studenti, indicando tra gli argomenti da affrontare i diritti civili, la geopolitica e la giustizia climatica e sociale.
Dure anche le parole rivolte ai Cpr, che il gruppo studentesco definisce «veri e propri lager di Stato». Secondo la loro denuncia, all’interno di queste strutture si verificherebbero violazioni dei diritti fondamentali, carenze nella tutela legale, condizioni igienico-sanitarie degradanti, abuso di psicofarmaci e isolamento dal mondo esterno.
Gli studenti contestano inoltre il ricorso alla detenzione amministrativa per persone prive di un regolare permesso di soggiorno, sottolineando che non si tratta necessariamente di persone condannate per reati penali.
La mobilitazione dell’Alberti si inserisce in un clima di protesta studentesca che punta a riportare al centro del dibattito le condizioni degli istituti e le priorità della spesa pubblica. Il messaggio finale del collettivo è un invito a partecipare alla mobilitazione: «Questo è solo l’inizio, raggiungeteci a scuola. Distruggete i Cpr, non le nostre scuole, non le nostre classi».



