Truffa «Click day», il tariffario degli ingressi: fino a 7 mila euro per arrivare in Italia

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Rosaria Federico

Un acconto di 1.000 euro per ciascun passaporto, da versare prima ancora dell’inoltro della domanda. È uno degli elementi centrali del presunto sistema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno nel nuovo filone dell’inchiesta “Click day”, legata all’utilizzo fraudolento dei decreti flussi.

Il gip di Salerno, Benedetta Setta, ha disposto misure cautelari per 22 persone: 18 sono finite agli arresti domiciliari e 4 hanno ricevuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra i destinatari del provvedimento figurano l’avvocato salernitano Gerardo Cembalo e sua moglie Maria Chirico, entrambi posti ai domiciliari.

L’accusa di associazione transnazionale

A Cembalo e Chirico viene contestata, tra gli altri reati, l’associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due erano già stati arrestati nel luglio
2024, nell’ambito della prima tranche dell’indagine, e nell’aprile scorso erano stati condannati in primo grado rispettivamente a 5 anni e 8 mesi e a 5 anni e 4 mesi di reclusione.

L’operazione è stata eseguita dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro e dai finanzieri del Comando provinciale di Salerno, su delega della Dda. I provvedimenti hanno raggiunto indagati nelle province di Salerno, Napoli, Avellino, Benevento, Campobasso, Roma, Ancona, Pisa, Savona e Brescia.

Ai domiciliari, con posizioni e contestazioni differenziate, sono finiti anche Salvatore Attanasio, Catello Fontanella, Adamo La Regina, Gaetano Pirozzi e Michele Pirozzi.

Il presunto tariffario: fino a 7mila euro

Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe trasformato le procedure dei decreti flussi in un mercato parallelo per l’ingresso in Italia di cittadini extracomunitari, in particolare provenienti da Marocco, Bangladesh e India.

Il prezzo richiesto per ciascuna pratica avrebbe potuto raggiungere 7.000 euro. Il primo pagamento, pari a 1.000 euro per ogni passaporto, sarebbe stato considerato indispensabile per avviare l’iter e coprire, secondo gli investigatori, le quote destinate ai diversi soggetti coinvolti nella filiera.

Nell’ordinanza viene riportata anche un’intercettazione nella quale Cembalo, secondo l’accusa, contesta a un referente marocchino il mancato incasso dell’anticipo relativo a un aspirante immigrato. In quel dialogo, valorizzato dal gip ai fini cautelari, emergerebbe la necessità di annullare la pratica in assenza della somma iniziale, anche perché una parte del denaro sarebbe stata destinata al presunto datore di lavoro compiacente.

La rete tra il Marocco e l’Italia

L’inchiesta viene indicata come una nuova “costola” del fascicolo “Click day”. Per la Dda, l’organizzazione avrebbe operato su più livelli e su due sponde del Mediterraneo, estendendo la propria attività dall’area cilentana a quella vesuviana e movimentando somme per diversi milioni di euro.

Nei Paesi d’origine, cittadini stranieri avrebbero reclutato connazionali interessati a trasferirsi in Italia, raccogliendo documenti e denaro. A Casablanca, dove Cembalo avrebbe avuto un secondo studio, sarebbe stata attiva una struttura incaricata di acquisire i passaporti e inviare la documentazione necessaria.

In Italia, sempre secondo l’ipotesi investigativa, professionisti e intermediari avrebbero predisposto le istanze, mentre imprenditori ritenuti compiacenti avrebbero messo a disposizione aziende esistenti o società create ad hoc per apparire come datori di lavoro.

Aziende e bilanci sotto esame

Le domande di nulla osta sarebbero state sostenute attraverso imprese considerate disponibili a figurare come assuntrici. In alcuni casi, secondo gli inquirenti, sarebbero state costituite società fittizie, soprattutto nell’area napoletana, accompagnate da documentazione contabile alterata per dimostrare un volume d’affari compatibile con l’assunzione di lavoratori stranieri.

Il passaggio finale sarebbe coinciso con i “click day”, quando le domande venivano trasmesse telematicamente per ottenere il nulla osta all’ingresso. L’inchiesta dovrà ora affrontare il vaglio delle difese e i successivi passaggi giudiziari.

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