Napoli, il boss Silvestro Pellecchia diventa un «idolo» su TikTok: il video dal carcere

Napoli – Non si ferma la preoccupante deriva su TikTok che vede la trasformazione di boss e affiliati alla camorra in idoli dei social, celebrati con canzoni neomelodiche, videochiamate dal carcere e messaggi di solidarietà.

L’ultimo caso, segnalato al deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, riguarda un video dedicato a Silvestro Pellecchia, ritenuto dagli inquirenti uno degli esponenti più pericolosi del clan Sequino del rione Sanità, attualmente detenuto. Nel filmato, l’uomo viene osannato con scritte esplicite come: “Torna presto a casa, forza leone, io aspetto solo a te”.

Il legame di sangue con la faida delle paranze

Pellecchia non è un nome qualunque nelle cronache napoletane: è lo zio materno di Emanuele Tufano, il ragazzo di appena 15 anni tragicamente ucciso a colpi di pistola a Corso Umberto I la notte tra il 23 e il 24 ottobre 2024, vittima di uno scontro tra paranze giovanili. Un dettaglio che rende la glorificazione social del clan ancora più drammatica, evidenziando il corto circuito tra l’apologia della malavita e il prezzo di sangue pagato dalle stesse famiglie dei boss.

La reazione di Borrelli: «Modelli fallimentari»

Sulla vicenda è intervenuto duramente il deputato Borrelli, che ha parlato di un fenomeno «aberrante» che richiede interventi immediati:

«Siamo davanti a un corto circuito culturale e sociale che fa ribollire il sangue. Questi soggetti vengono contrabbandati sui social come “leoni” o martiri, ma la verità storica e giudiziaria ci dice che sono dei falliti che producono solo morte e distruzione. L’esaltazione di figure legate al clan Sequino è ancora più grave se si pensa che proprio quel contesto criminale e familiare ha fatto da sfondo alla tragica fine del giovane Emanuele Tufano. Quale futuro indicano questi modelli ai nostri giovani? La galera o il cimitero».

L’appello allo Stato: oscurare i profili della propaganda

Mentre sul fronte giudiziario la magistratura e le forze dell’ordine continuano a raccogliere risultati – come dimostrano le recenti condanne in primo grado per i responsabili della sparatoria in cui perse la vita il quindicenne – resta aperto il nodo della comunicazione digitale dei clan.

Secondo Borrelli, lo Stato non può più tollerare che sulle piattaforme digitali continui indisturbata la propaganda camorristica che normalizza il male. Da qui la richiesta di un intervento normativo e tecnico drastico: l’oscuramento immediato di questi profili e un tracciamento rigoroso di chi, anche dall’interno delle carceri, riesce a veicolare messaggi all’esterno. La sfida alla criminalità organizzata, oggi, passa inevitabilmente anche dal controllo degli algoritmi e dei social network.

Napoli, il boss Silvestro Pellecchia diventa un «idolo» su TikTok: il video dal carcere
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Federica Annunziata

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