Un'indagine storica e archeologica svela il complesso intreccio tra scavi clandestini e mercato antiquario internazionale nell’area vesuviana, con protagoniste le ermette bifronti di Torre del Greco, oggi sparse tra i musei più prestigiosi del mondo.


Il mistero delle ermette bifronti di Torre del Greco: tra scavi privati e traffico internazionale d'arte
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, gli scavi privati hanno rappresentato un capitolo controverso nell’archeologia dell’area vesuviana. Spinti dall’interesse di rinvenire reperti di pregio da rivendere, numerosi imprenditori dell’arte agirono senza le necessarie cautele, lasciando un’eredità di scoperte importanti ma anche di danni irreparabili. A causa dell’assenza di una legislazione adeguata, lo Stato non riuscì a garantire la tutela efficace dei beni archeologici, soprattutto al di fuori di Pompei, finora epicentro degli studi.
Su questa scia, due storici dell’arte torresi, Giuseppe Maddaloni ed Ernesto Pinto, hanno intrapreso un’approfondita ricerca archivistica che ha permesso di ricostruire la storia delle scoperte archeologiche nella zona tra Ercolano e Torre del Greco, con particolare attenzione ai siti di Villa Sora e della Terma Ginnasio. Utilizzando antichi toponimi e documenti inediti, i due studiosi hanno tracciato una mappa dei ritrovamenti risalenti al Seicento, restituendo vita a un patrimonio sommerso dalla furia del tempo e del mare.
Il frutto di questa meticolosa indagine è il volume “Archeologia e mercato antiquario, il caso delle ermette bifronti di Torre del Greco” (CODICE EAN Editore, 175 pagine), che sarà presentato il 9 giugno presso l’auditorium della Banca di Credito Popolare di Torre del Greco. La presentazione sarà moderata dal giornalista Carlo Avvisati.
Le protagoniste della ricerca sono le ermette bifronti, antichi elementi decorativi che ornavano una balaustra davanti alle Terme Ginnasio, oggi scomparse. Grazie a un lavoro minuzioso di studio di fonti e archivi, gli autori hanno rintracciato il percorso di questi reperti, oggi custoditi in importanti musei come il Lacma di Los Angeles, il Petit Palais di Parigi, il museo Statale di Berlino, il Victoria and Albert Museum di Londra e il MAN di Napoli.
“Partendo dalle ermette bifronti abbiamo ritrovato anche altri straordinari reperti provenienti dalla Contrada Sora, come i Satirelli Cacciatori, un Labrum marmoreo e una preziosa aquila in lapislazzuli conservata a Baltimora”, spiega Maddaloni. Tra le scoperte più affascinanti, aggiunge, vi è un affresco raffigurante una scena di sacrificio, ritrovato nei depositi del MANN dopo essere sparito dalla memoria storica.
Pinto sottolinea invece come il lavoro abbia assunto i connotati di un vero e proprio giallo storico: “L’indagine ha portato alla luce un intricato traffico internazionale di opere d’arte tra XIX e XX secolo, grazie all’incrocio di documenti, epistolari, mappe e fotografie. Mi sono sentito un detective d’altri tempi, anche se molte piste restano ancora da esplorare”.
Questa ricerca non solo illumina un periodo oscuro dell’archeologia vesuviana, ma conferma anche il valore artistico e culturale del patrimonio torrese, ora finalmente restituito alla luce e alla memoria collettiva.
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