Ad Apice il dolore è uno solo, anche se gli ultimi saluti ai tre fratelli Licciardi vengono celebrati separatamente. Tre funerali distinti, scanditi dai tempi delle autopsie e dalle disposizioni della Procura, per una famiglia e un’intera comunità ancora sotto choc per la tragedia consumatasi martedì scorso.
Ieri pomeriggio il paese si è stretto attorno ai familiari di Franco Licciardi, 61 anni, coniugato e padre di due figli, nel primo dei tre riti funebri.
Oggi, lunedì, alle 11.30 sarà celebrato il funerale di Donato, 56 anni, mentre mercoledì toccherà a Gianni, il maggiore dei fratelli, colui che ha impugnato una pistola calibro 9 e ha aperto il fuoco contro Franco e Donato, prima di rivolgere l’arma contro se stesso e togliersi la vita.
«Nell’organizzazione dei funerali si è seguito l’ordine con cui le salme sono state liberate dal magistrato», ha spiegato don Enzo Rotondi, parroco della chiesa di Santa Maria Assunta, che ha accompagnato il primo commiato. La salma di Franco, dopo l’autopsia, era stata trasferita alla casa funeraria di Apice, da dove ieri è partito il corteo diretto verso la chiesa.
Ad accompagnare Franco nel suo ultimo viaggio la moglie Gabriella, i figli Gabriele e Simone e gli altri familiari, tra cui anche i due figli di Gianni. Una presenza che ha reso ancora più drammatico il momento, segnato dal dolore per una tragedia che ha spezzato in pochi minuti una famiglia e lasciato una comunità intera a interrogarsi sulle ragioni di una violenza così estrema.
Le parole del parroco e il richiamo alla concordia
Nell’omelia don Enzo ha preso spunto dalle letture del Vangelo del giorno, dedicate proprio al rapporto tra fratelli, per richiamare il valore dei legami familiari e il ruolo che i Licciardi avevano avuto nella vita di Apice.
Il sacerdote ha ricordato l’impegno dei tre fratelli nella comunità, anche attraverso l’attività del ristorante e l’organizzazione dei mercatini di Natale, iniziative che negli anni avevano contribuito a fare dell’albergo-ristorante di famiglia un punto di riferimento per il paese.
Da qui l’appello rivolto alla comunità, chiamata ora a stringersi attorno ai familiari delle vittime, ma anche a riflettere su quanto accaduto. Un invito a ricercare la concordia, a evitare che le incomprensioni e i conflitti arrivino a trasformarsi in fratture insanabili.
Un messaggio semplice e insieme drammaticamente attuale dopo una strage maturata, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, proprio all’interno di una controversia familiare. «Si lavori in concordia», il senso dell’appello del parroco, perché non debbano più verificarsi tragedie come quella che ha sconvolto Apice.
Al rito funebre hanno partecipato il sindaco Angelo Pepe, gli esponenti della giunta e numerosi consiglieri comunali. Al termine della cerimonia, molti cittadini si sono fermati per manifestare la propria vicinanza ai familiari di Franco, mentre altri hanno raggiunto la casa funeraria per stringersi attorno ai congiunti di Donato, dove la salma viene vegliata dalla moglie Maria Elvira e dai figli Gianfranco e Angela.
Le autopsie e gli accertamenti
Sul fronte giudiziario proseguono intanto gli accertamenti disposti dalla Procura della Repubblica di Benevento per ricostruire con precisione la dinamica della strage e verificare anche le condizioni psicofisiche di Gianni al momento dell’aggressione.
Venerdì scorso il sostituto procuratore Carmine Pignatiello ha conferito l’incarico per gli esami autoptici al medico legale Francesco La Sala e alla tossicologa Raffaella Petrella. Tra gli obiettivi dell’accertamento anche quello di stabilire se Gianni avesse assunto farmaci prima di impugnare la pistola e fare fuoco contro i fratelli.
Gli esami sulle salme di Franco e Donato sono stati effettuati sabato. L’incarico sarà completato martedì con l’autopsia sul corpo di Gianni. Sul procedimento sono impegnati anche i legali e i consulenti nominati dalle famiglie: il figlio di Gianni, Crescenzo, è assistito dall’avvocato Angelo Leone e dal medico legale Monica Fonzo, mentre i familiari di Franco e Donato sono rappresentati dall’avvocato Vincenzo Bocchino.
La strage nata dalla frattura sulla vendita
La tragedia risale alla tarda mattinata di martedì 1° settembre, quando all’interno della struttura gestita dalla famiglia si è consumata la sparatoria costata la vita ai tre fratelli. Le indagini sono state avviate immediatamente dai carabinieri della Compagnia di Benevento, impegnati a ricostruire sia la sequenza dei fatti sia il movente che avrebbe trasformato una controversia familiare in una strage.
Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, al centro della frattura tra i fratelli ci sarebbe stata la vendita dell’albergo-ristorante che i Licciardi gestivano da oltre quarant’anni.
La decisione di mettere sul mercato l’attività sarebbe stata inizialmente condivisa dai tre fratelli, tanto che circa un anno fa erano state avviate le procedure per la cessione. Negli ultimi mesi, però, la posizione di Gianni sarebbe progressivamente cambiata, fino alla contrarietà rispetto alle modalità con cui Franco e Donato stavano portando avanti la trattativa.
Un dissenso diventato sempre più profondo proprio mentre la vendita sembrava ormai avviata verso la conclusione, con appuntamenti già fissati con i commercialisti. Gianni, secondo la ricostruzione investigativa, non avrebbe condiviso né le modalità dell’operazione né, a quanto emerso, l’identità degli interessati all’acquisto, persone impegnate in settori differenti da quello della ristorazione.
Una struttura simbolo del paese ora chiusa
L’albergo-ristorante sarebbe stato destinato a essere ceduto per una cifra di poco inferiore al milione di euro. Un’operazione economica che, invece di segnare una nuova fase per la famiglia, è diventata il punto di rottura di un rapporto tra fratelli culminato nel sangue.
Oggi quella struttura è chiusa. Per la prima volta da quando è stata realizzata, le sue porte non si aprono più alla clientela e il futuro dell’immobile resta tutto da immaginare.
È un’immagine che ad Apice ha assunto un valore ancora più doloroso: quell’albergo-ristorante, per decenni attività della famiglia Licciardi, era diventato anche una sorta di biglietto da visita del paese, un luogo conosciuto e frequentato da generazioni di cittadini.
Ora è silenzioso, mentre Apice accompagna uno dopo l’altro i tre fratelli verso l’ultimo viaggio. Tre funerali, tre bare, una sola tragedia e una comunità chiamata a fare i conti con una domanda che resta sospesa: come può un conflitto familiare arrivare a cancellare in pochi istanti una vita costruita insieme per decenni?
Punti chiave sulla tragedia di Apice
Ecco una sintesi dei principali aspetti legati alla strage dei tre fratelli Licciardi ad Apice.
- Funerali separati: I tre fratelli Licciardi sono stati commemorati con funerali distinti a causa delle tempistiche delle autopsie.
- Controversia familiare: La tragedia è scaturita da un conflitto legato alla vendita dell'albergo-ristorante di famiglia.
- Ruolo della comunità: Il parroco ha invitato la comunità a riflettere sull'importanza della concordia e dei legami familiari.
- Indagini in corso: La Procura sta indagando sulle circostanze della sparatoria e sulle condizioni psicologiche di Gianni.
- Chiusura dell'attività: L'albergo-ristorante, simbolo del paese, è attualmente chiuso e il suo futuro è incerto.



