

Il manifesto contro il comandante Biagio Chiariello (nei primo riquadro a sinistra) e il pentito Pasquale Cristiano
Colpire i simboli dello Stato e della legalità per destabilizzare il territorio e indebolire i clan rivali.
È il retroscena inquietante emerso dalle dichiarazioni dell’ex reggente del clan della 167 di Arzano, Pasquale Cristiano, contenute nell’ordinanza firmata dal gip Nicoletta Campanaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e notificata dai carabinieri di Castello di Cisterna nell’ambito di un’inchiesta che ha portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di 17 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata e continuata e usura.
Tra gli obiettivi individuati dai clan figuravano due figure considerate punti di riferimento nella lotta alla criminalità: l’allora comandante della Polizia Locale di Arzano, ora Comandante della Polizia Provinciale di Caserta, Colonnello Biagio Chiariello, e il parroco del Parco Verde di Caivano, don Maurizio Patriciello.
Le parole del collaboratore di giustizia, rese il 24 ottobre 2022, descrivono una strategia studiata per creare tensione, attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura e generare instabilità nei territori di Arzano e Caivano.
«Ero in carcere e cercavo una strategia per indebolire i Monfregolo. A quel punto, sapendo che il comandante della polizia locale era reattivo e determinato, organizzai la cosa del manifesto funebre», ha raccontato Cristiano agli investigatori.
Una frase che, al di là delle intenzioni criminali, rappresenta il riconoscimento involontario dell’autorevolezza e dell’efficacia dell’azione svolta dal comandante Chiariello sul territorio.
Non è un caso che la criminalità organizzata abbia individuato proprio lui come bersaglio.
Da anni il comandante Biagio Chiariello è in prima linea contro abusivismo, illegalità diffuse e interessi criminali, diventando uno dei volti più esposti della presenza dello Stato.
Una figura che, secondo le stesse ammissioni dell’ex boss, era considerata capace di reagire con fermezza e determinazione a ogni provocazione o tentativo di intimidazione.
Cristiano ha inoltre aggiunto di essere «molto dispiaciuto del fatto che oggi il comandante abbia la scorta», una misura resa necessaria proprio dalle minacce e dai rischi derivanti dalla sua costante attività di contrasto alla criminalità.
Il manifesto funebre, però, non é l’unica minaccia subita ad Arzano durante il censimento degli alloggi popolari occupati da oltre 40 anni e svolto dal comandante con sgomberi ed abbattimenti.
Ricordiamo che lo stesso é stato destinatario di minacce velate da parte del fratello del boss e del genero di Monfregola Raffaele, con affronti e pedimamenti per i quali scatto l’arresto per minacce aggravate dal metodo mafioso.
Le dichiarazioni dell’ex reggente del clan della 167 confermano ancora una volta un dato significativo: quando la camorra decide di colpire uomini delle istituzioni come il comandante Biagio Chiariello e figure significa che l’azione dello stato sta incidendo concretamente sugli equilibri criminali del territorio.
Oggi, grazie alle attività e censimento, quegli alloggi sono stati assegnati agli aventi diritto.
P.B.