Operazione «Carrello della spesa»: frode fiscale e lavoro irregolare in quattro regioni

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Le prime luci del giorno di oggi hanno segnato l’avvio di una vasta operazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico‑Finanziaria di Viterbo, su delega della locale Procura della Repubblica. Oltre 100 finanzieri stanno dando esecuzione a decreti di perquisizione e sequestro di documentazione, compresa quella informatica, in quattro regioni: Lazio, Lombardia, Campania e Abruzzo.

I provvedimenti riguardano 41 target complessivi, individuati dopo una complessa attività investigativa. Nel dettaglio, i militari sono intervenuti presso le sedi legali e operative di 8 società sospettate di aver emesso fatture per operazioni inesistenti e di 6 società che le avrebbero utilizzate.

Le ricerche hanno coinvolto anche 14 studi professionali, depositari delle scritture contabili o incaricati della trasmissione delle dichiarazioni fiscali, nonché i domicili di 13 persone fisiche indagate a vario titolo.

Il sistema fraudolento nella media distribuzione

Secondo la ricostruzione degli investigatori, le imprese coinvolte avrebbero messo in piedi un articolato sistema fraudolento nel settore della media distribuzione. Al centro del meccanismo vi sarebbe la gestione parallela di più società da parte di alcuni imprenditori, i quali avrebbero utilizzato lavoratori formalmente assunti da altre entità giuridiche. In questo modo, il rapporto di lavoro subordinato veniva mascherato attraverso contratti d’appalto e di rete non genuini, in violazione della normativa di settore.

Parallelamente, le stesse società avrebbero emesso e contabilizzato fatture per operazioni inesistenti, omettendo il versamento dell’I.V.A., delle ritenute fiscali e degli oneri previdenziali e assistenziali. Il tutto avrebbe generato un consistente danno per le casse dell’Erario e dell’INPS.

Concorrenza sleale e tutele negate

L’evasione fiscale e contributiva, in casi come questo, comporta effetti distorsivi sul mercato. Le imprese che non rispettano le regole, spiegano gli investigatori, possono offrire alla clientela prezzi inferiori, non grazie a una migliore organizzazione aziendale ma in virtù di un meccanismo illecito. Ciò si traduce in una forma di concorrenza sleale nei confronti degli operatori che operano nella legalità, sostenendo costi maggiori. Nel contempo, i lavoratori restano privi delle indispensabili tutele contributive e assistenziali.

L’azione della Guardia di Finanza si inserisce in un più ampio impegno di contrasto alle frodi fiscali, con particolare attenzione ai circuiti fraudolenti legati all’illecita somministrazione di manodopera e ai distacchi fittizi di personale.

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Rosaria Federico

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