È morto Alex Zanardi, l’uomo che ha sconfitto l’impossibile: aveva 59 anni

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Vincenzo Scarpa
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Alessandro Zanardi non ce l’ha fatta. Il campione che aveva insegnato al mondo intero il significato della parola resilienza si è spento improvvisamente nella serata di ieri, 1 maggio, all’età di 59 anni. L’annuncio, arrivato come un fulmine a ciel sereno nella mattinata di oggi, è stato dato dalla famiglia che gli è rimasta accanto fino all’ultimo istante. «Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari» hanno comunicato la moglie Daniela e il figlio Niccolò, chiedendo il rispetto della privacy in un momento di dolore così profondo per un uomo che avrebbe compiuto 60 anni il prossimo ottobre.

La notizia ha scosso l’intero Paese e le massime istituzioni. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto omaggiare immediatamente la memoria del pilota: «L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità. Ha dato a tutti noi molto più di una vittoria: ha dato speranza e la forza di non arrendersi mai». Un cordoglio che unisce politica e sport nel ricordo di un atleta che ha vissuto due vite, entrambe straordinarie, senza mai abbassare lo sguardo davanti al destino.

Zanardi è stato un gigante dell’automobilismo, protagonista in Formula 1 e leggenda negli Stati Uniti con i due titoli CART conquistati nel 1997 e nel 1998. Dopo il drammatico incidente del 2001 al Lausitzring, dove perse le gambe, Alex ha saputo reinventarsi nell’handbike, diventando il simbolo assoluto del movimento paralimpico mondiale. I suoi quattro ori olimpici conquistati tra Londra 2012 e Rio 2016 restano scolpiti nella storia del ciclismo e dello sport internazionale, testimonianza di una grandezza capace di andare oltre ogni barriera fisica.

In segno di rispetto per la scomparsa del campione, il presidente del Coni Giovanni Malagò ha disposto un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive in programma nel weekend. Anche la Federazione Ciclistica Italiana si è fermata per onorare il suo interprete più iconico: «Zanardi ha trasformato la percezione della disabilità in Italia. Raccontare la sua epopea equivale a descrivere un uomo che non si è mai fermato a guardare indietro, ma ha sempre alzato l’asticella, fissando nuovi limiti per tutti noi». L’Italia intera, oggi, osserva quel minuto di silenzio con il groppo in gola per l’ultimo traguardo tagliato da un uomo che non ha mai smesso di sorridere alla vita.

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