Napoli, l’impero di carta: tutti i nomi nei registri del clan Contini

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Se il caveau della famiglia Bosti rappresentava la “banca centrale” del clan, i pizzini sequestrati nelle abitazioni degli “esattori” fungono da radar per mappare l’influenza territoriale della holding criminale. Le carte dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli e che ha inizio mese ha portato in carcere 13 persone, non lasciano spazio a dubbi: il clan Contini non si limita a vendere stupefacenti, ma esercita una vera e propria sovranità economica su aree storiche della città, dal Rione Connolo (Poggioreale) al Borgo Sant’Antonio Abate (il cosiddetto “Buvero”).

Il brand del “Verde”: la holding dei Perrotta

Dall’analisi dei registri contabili emerge con forza la specializzazione nel settore del “Verde” (marijuana). Un nome ricorre con ossessiva regolarità: “VERM” o “VERMICELLO”, pseudonimo riferibile a Luigi Perrotta e al figlio Giovanni.

La precisione con cui vengono annotati i loro affari è emblematica. In un singolo pizzino (“foglio n. 27”), gli investigatori hanno trovato il binomio “VERMICELLO / 15.600 / 2”. La decodifica è immediata: 2 chilogrammi di marijuana acquistati alla cifra di 15.600 euro. È un mercato all’ingrosso dove la merce viene indicata come “V Nuovo” o “Nuovo V”, a testimonianza di una rotazione costante delle scorte e di una gestione delle forniture che non conosce sosta.

La mappa del profitti: Connolo e Borgo

L’influenza del clan si irradia attraverso i quartieri con la logica delle “filiali di zona”. Nei documenti contabili compaiono chiaramente le diciture “CONOLO” e “BORGO”.

Al Rione Connolo: I registri segnano cifre come 7.500 euro, saldate attraverso versamenti costanti, segno di una piazza che lavora a pieno ritmo.

Al Borgo Sant’Antonio: Qui il volume d’affari sale. Si leggono cifre come 8.000 e 9.000 euro, con ratei di rientro da 1.500 o 2.500 euro alla volta.

Accanto a queste località, compaiono i nomi dei gestori: Giovanni Piccirillo (indicato come “GIOVANNELL” o “GIOV”) e Antonio Sepe (alias “PACHI” o “PACHIO”). Ogni versamento viene “vidimato” dai ragionieri del clan con il consueto “OK”, un marchio che garantisce la regolarità della transazione agli occhi dei vertici.

Il caso di “Pipistrello” e le partite record

Tra i debitori d’eccezione censiti nei pizzini spicca Rosario De Angelis, noto come “Pipistrello” (abbreviato in “PIPI”). Il suo profilo non è quello di un piccolo spacciatore: De Angelis è stato tratto in arresto nel maggio 2023 con un carico impressionante di oltre 51 chilogrammi di cocaina e circa 75.000 euro in contanti.

Nei registri del clan, il suo debito viene monitorato con attenzione: si legge della restituzione di somme come 900 o 2.000 euro, con l’aggiornamento costante del “REST” (il debito restante). La presenza di un narcotrafficante di questo calibro nei libri mastri dei Contini conferma che l’organizzazione agisce come fornitore di primo livello per i grandi broker della droga.

Una multinazionale da 50.000 euro a tranche

Sommando le voci di spesa e di incasso riportate nei soli pizzini relativi al “nuovo approvvigionamento” di cocaina (Nuovo B), gli inquirenti hanno calcolato un ammontare complessivo superiore ai 53.000 euro per singola partita contabile. È un flusso di denaro che, moltiplicato per le decine di foglietti sequestrati, restituisce la dimensione di un impero che macina milioni di euro l’anno.

L’inchiesta della Dda di Napoli, culminata negli arresti eseguiti lunedì, ha dunque scardinato un sistema dove la violenza è solo l’ultima risorsa. La vera forza dei Contini, come dimostrano questi tre capitoli della nostra inchiesta, risiede nella capacità di aver trasformato il quartiere Vasto e le zone limitrofe in un distretto industriale del malaffare, regolato da leggi contabili ferree e protetto da caveau blindati.

 

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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