

I Campi Flegrei
Napoli– Ridurre l’incertezza per massimizzare l’efficacia dei soccorsi. È questa la sfida lanciata da Napoli, dove il workshop internazionale del progetto europeo GoBeyond ha riunito i massimi esperti di sismologia e protezione civile. Presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, la comunità scientifica ha presentato i risultati di una ricerca che promette di rivoluzionare la gestione del post-evento: sistemi digitali in grado di trasformare i primi segnali di un terremoto in una mappa dettagliata degli impatti su edifici, infrastrutture e persone, il tutto in una manciata di minuti.
Se oggi il punto di riferimento globale è il sistema della Japan Meteorological Agency, capace di far viaggiare le allerte più velocemente delle onde sismiche, l’obiettivo di GoBeyond è alzare ulteriormente l’asticella. Non si tratta più solo di dire “sta arrivando un terremoto”, ma di prevedere con precisione chirurgica “cosa succederà”.
“Il sistema integra la determinazione rapida dei parametri di sorgente con mappe di scuotimento atteso al suolo”, spiega Aldo Zollo, professore di Sismologia alla Federico II. La vera innovazione risiede nel passaggio da un approccio puramente deterministico a uno probabilistico. Questo permette di generare scenari multipli, aiutando le autorità a visualizzare non solo il fenomeno fisico, ma le sue conseguenze dirette: stima dei feriti, coinvolgimento della popolazione e potenziali perdite economiche.
Nel vasto panorama dei rischi naturali europei, l’area dei Campi Flegrei è stata scelta come uno dei principali banchi di prova per queste tecnologie. La zona non presenta una sfida isolata, ma un intreccio di variabili: bradisismo, sismicità frequente ed emissioni gassose.
In questo contesto, il progetto GoBeyond — finanziato dal programma Horizon Europe e coordinato dalla Universitat Politècnica de Catalunya — propone un approccio dinamico. La necessità è quella di mitigare il rischio attraverso una capacità di osservazione che sappia evolvere insieme al territorio, fornendo indicazioni operative immediate anche in presenza di fenomeni complessi e stratificati.
Un contributo fondamentale alla precisione di questi strumenti arriva dal Centro Studi Plinivs. Il direttore scientifico Giulio Zuccaro, membro della Commissione Grandi Rischi, ha illustrato come la stima dei danni avvenga oggi su una griglia territoriale ad altissima risoluzione, con maglie di appena 250×250 metri.
Per garantire una gestione corretta e non allarmistica del dato, il sistema non restituisce un numero freddo di edifici danneggiati, ma utilizza indici di danno adimensionali. Questa metodologia permette ai decisori di confrontare istantaneamente aree diverse, individuando le zone dove l’intervento deve essere considerato prioritario. “Il valore aggiunto non è solo nella capacità di calcolo,” sottolinea Zuccaro, “ma nell’utilità di guidare decisioni complesse in contesti di forte incertezza.”
Il cuore dell’inchiesta scientifica presentata a Napoli tocca un tasto dolente delle emergenze passate: il tempo che intercorre tra l’evento e la reazione. Tradurre la conoscenza accademica in strumenti realmente utilizzabili dalle amministrazioni locali e dalla Protezione Civile è l’obiettivo ultimo della “Post-earthquake rapid loss estimation”.
Le criticità rimangono, legate soprattutto alla qualità dei dati locali sulla vulnerabilità del patrimonio edilizio e alla variabilità dei suoli. Tuttavia, la direzione tracciata dal consorzio GoBeyond (che coinvolge 17 istituzioni internazionali) punta a una totale automazione delle catene decisionali. Trasformare il dato in azione significa, in ultima analisi, garantire che ogni secondo guadagnato dalla tecnologia si traduca in una vita protetta o in un’infrastruttura critica salvaguardata.
Il workshop si concluderà domani, delineando i protocolli per un coordinamento europeo sempre più integrato, dove Napoli e i Campi Flegrei si confermano centri nevralgici per la sicurezza e la prevenzione del futuro.