

Il fiume Sarno
Non si erano mai fermati i veleni versati nel fiume Sarno da una conceria di Solofra, nonostante l’azienda fosse ufficialmente sotto sequestro dal 2021. I Carabinieri Forestali di Serino, supportati dai militari del Comando provinciale di Avellino, hanno scoperto che l’attività produttiva proseguiva senza alcuna soluzione di continuità, ignorando i vincoli giudiziari e reiterando i medesimi reati ambientali che avevano portato al blocco dell’opificio cinque anni fa.
Al centro dell’indagine è finito un imprenditore di 46 anni del posto, denunciato per violazione dei sigilli e inquinamento ambientale. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, l’opificio continuava a sversare scarichi illeciti nelle acque del Sarno e a rilasciare emissioni nocive nell’atmosfera, proprio come se il provvedimento dell’autorità giudiziaria non fosse mai esistito. I militari hanno riscontrato l’utilizzo sistematico dell’azienda, che avrebbe dovuto restare ferma per impedire il proseguimento dei danni all’ecosistema.
L’operazione si inserisce nel quadro del protocollo d’intesa siglato tra le Procure della Repubblica dei tribunali di Avellino e Salerno, nato specificamente per contrastare l’inquinamento sistematico di uno dei corsi d’acqua più martoriati d’Europa. «L’attività investigativa ha permesso di accertare la violazione dei sigilli posti all’opificio e l’utilizzo dell’azienda sottoposta a vincolo giudiziario» spiegano le forze dell’ordine, sottolineando la gravità del comportamento del titolare che ha sfidato apertamente le disposizioni legali.
La denuncia del 46enne rappresenta un nuovo tassello nella lotta contro gli scarti industriali che soffocano il Sarno, evidenziando una resistenza illegale da parte di alcune realtà produttive del distretto conciario solofrano. Il monitoraggio dell’area resta altissimo, con l’obiettivo di stroncare definitivamente le condotte di chi, pur di non interrompere il profitto, continua a compromettere la salute pubblica e la stabilità ambientale del territorio irpino e campano.