

Intercettazione choc
Milano- «Ti dico una cosa ma non dirla a nessuno: ho appena fatto il test e sono incinta, da più di tre settimane». È uno dei passaggi più delicati emersi da un’intercettazione del 4 dicembre scorso, contenuta negli atti dell’inchiesta milanese su un presunto sistema di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
A parlare è una giovane che, nel corso della conversazione, cerca di ricostruire con precisione la data di un incontro, nel tentativo di individuare il possibile padre del bambino. Il dialogo avviene con uno degli arrestati, ritenuto dagli inquirenti figura chiave nei contatti con clienti facoltosi, tra cui anche calciatori.
Dalle carte emerge come la ragazza provi a collocare temporalmente una serata specifica. L’interlocutore le suggerisce di verificare i messaggi scambiati: «Basta andare a vedere su WhatsApp, quando mi hai scritto o le foto che mi hai mandato».
Il nome del presunto cliente coinvolto nella conversazione non compare: è stato oscurato nell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari.
Un’altra intercettazione, risalente a gennaio, offre uno spaccato sul funzionamento economico del sistema. Una giovane racconta che, dopo aver ottenuto un alloggio, i compensi diretti si sarebbero ridotti, ma con possibilità di guadagno attraverso percentuali sulle spese dei clienti.
«Se faccio organizzare un tavolo, prendo il dieci per cento», spiega, citando un episodio in cui un cliente avrebbe speso circa tremila euro, con un guadagno personale di quattrocento euro in una sola serata.
Secondo gli atti, i compensi base per le ragazze oscillavano tra 70 e 100 euro a serata, variabili anche in funzione dell’utilizzo di un appartamento messo a disposizione nell’hinterland milanese.
L’inchiesta individua una struttura organizzata, con figure incaricate di gestire i rapporti con i clienti e coordinare gli incontri. Tra gli arrestati, uno degli indagati avrebbe avuto il compito di mantenere i contatti con una clientela di alto profilo.
Al vertice del presunto sistema ci sarebbe un uomo già noto alle forze dell’ordine, con precedenti per reati contro il patrimonio e segnalazioni per episodi più gravi. Dalla documentazione emerge inoltre una situazione reddituale modesta rispetto al tenore delle attività contestate.
Nell’ordinanza cautelare, il giudice sottolinea come i precedenti penali non abbiano inciso sul comportamento dell’indagato principale, evidenziando una continuità nelle condotte contestate.
L’indagine prosegue per chiarire ruoli, responsabilità e l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti in un contesto che intreccia relazioni personali, denaro e ambienti di alto profilo.
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