Assolto in Appello il ristoratore dei Vip, Johnny Micalusi

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La Corte d’Appello di Roma ha escluso la sussistenza dei fatti contestati in relazione ad autoriciclaggio e intestazione fittizia. Disposta anche la restituzione del ristorante Assunta Madre, di due immobili e di altri beni. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

La decisione della Corte

Si chiude con un pieno ribaltamento della sentenza di primo grado il giudizio d’Appello che vedeva coinvolto il ristoratore Johnny Micalusi. La terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha infatti cancellato la condanna a otto anni e sei mesi di reclusione, pronunciando una formula assolutoria netta: i fatti contestati in relazione ad autoriciclaggio e intestazione fittizia non sussistono.
La Corte ha inoltre revocato la confisca dei beni, ordinandone la restituzione. Tra questi figurano il ristorante Assunta Madre, noto locale romano, due immobili e altri beni riconducibili a Micalusi.

Secondo quanto sostenuto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Dario Vannetiello del foro di Napoli, l’impianto accusatorio non trovava riscontro nei fatti. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni.

Il precedente giudizio del 2019

In primo grado, nel 2019, Micalusi era stato condannato per riciclaggio a una pena superiore anche rispetto a quella richiesta dall’accusa. Il pubblico ministero aveva infatti sollecitato sette anni di reclusione, mentre il Tribunale aveva inflitto una condanna più severa.

L’inchiesta aveva ipotizzato il reimpiego di circa 800 mila euro ritenuti di provenienza illecita. L’arresto di Micalusi risale al 9 maggio 2017, alla vigilia dell’apertura di un nuovo locale a Montecarlo.

Gli altri imputati

Nel procedimento di primo grado erano stati coinvolti anche altri imputati. I figli di Micalusi, Francesco e Lorenzo, erano stati condannati a due anni e sei mesi ciascuno. Condanne anche per l’imprenditore Vito Genovese, a due anni, e per il commercialista Luciano Bozzi, a due anni e nove mesi.

Era stato invece assolto Adriano Nicolini, ex direttore di una filiale romana della Banca del Fucino.

Attesa per le motivazioni

Il pronunciamento della Corte d’Appello segna dunque un passaggio decisivo nell’intera vicenda giudiziaria, con l’annullamento della condanna e il venir meno delle misure patrimoniali disposte in precedenza.
Sarà ora il deposito delle motivazioni, atteso entro tre mesi, a chiarire nel dettaglio le ragioni che hanno portato i giudici di secondo grado a riformare integralmente la sentenza emessa in primo grado.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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