

I carabinieri durante il blitz
Napoli– Non è solo una questione di territorio, è una questione di famiglia e di grandi affari internazionali. All’alba di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e del ROS di Napoli hanno smantellato la nuova “cupola” operativa della fazione Zagaria del clan dei Casalesi.
L’ordinanza, firmata dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA guidata dal Procuratore Nicola Gratteri, ha colpito 23 persone (19 in carcere e 4 ai domiciliari), accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, usura e riciclaggio internazionale.
L’indagine, partita nel 2019, svela come il clan non sia mai stato realmente decapitato nonostante la detenzione dello storico boss Michele Zagaria. A tirare le fila, secondo gli inquirenti, sarebbero stati i due fratelli del capoclan, liberi sul territorio e pronti a esercitare il ruolo di reggenti. Al loro fianco, un nipote del boss – scarcerato nel 2019 e rifugiatosi in Spagna – che avrebbe gestito l’anima “corporate” della cosca, curando gli investimenti e la proiezione estera del sodalizio.
Il dettaglio più inquietante emerso dalle indagini riguarda la saldatura con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con la potente cosca Bellocco di Rosarno. Un “progetto criminale ambizioso”, come lo ha definito lo stesso Gratteri, volto a trasformare il casertano in un hub di prim’ordine per la cocaina. Grazie ai prezzi competitivi e all’altissima qualità garantita dai fornitori calabresi, il clan puntava a scalzare la concorrenza, guardando con interesse anche alle piazze di spaccio di Caivano, storicamente sotto pressione mediatica e giudiziaria.
Ma i Casalesi non hanno dimenticato i vecchi metodi. La fazione Zagaria continuava a strozzare l’economia locale attraverso l’imposizione nelle compravendite terriere: chi comprava o vendeva doveva versare al clan “pizzi” che oscillavano tra i 15.000 e i 125.000 euro. Questi proventi confluivano in una “cassa comune” utilizzata non solo per mantenere gli affiliati, ma anche per finanziare attività di usura, gestire slot machine e infiltrare settori economici legali, come il noleggio auto e la raccolta rifiuti.
Il bilancio dell’operazione non si ferma alle manette. I militari del ROS hanno messo i sigilli a due complessi aziendali del valore stimato di circa 40 milioni di euro, tra cui la Isvec di Ivano Balastriere, finita sotto la lente degli inquirenti. Nel corso della lunga attività investigativa, erano già stati effettuati arresti in flagranza e sequestrati arsenali pronti all’uso: pistole, un fucile a canne mozze e una mitraglietta Skorpion, insieme a circa 11 chili di stupefacenti.
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