Napoli – Un presunto circuito di spaccio “strutturato” e continuo, capace di muoversi tra l’area montana del Reventino e della Sila Piccola e di agganciare canali di rifornimento fuori regione, fino alla Campania, è finito al centro della chiusura indagini notificata nelle ultime ore dai carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli. Sette persone hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e la contestuale informazione di garanzia: l’ipotesi di reato, a vario titolo, è detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Lamezia Terme e diretta dal procuratore capo facente funzioni Vincenzo Quaranta, è stata battezzata “Reventino in Lockdown”. Un nome che richiama – sottolineano gli investigatori – la fase delle restrizioni per la pandemia Covid-19: periodo nel quale, secondo l’impostazione accusatoria, l’attività di cessione sarebbe andata avanti nonostante controlli e limitazioni.
La mappa dell’indagine: dai centri del Catanzarese fino a Napoli e Caivano
Il baricentro dell’attività contestata sarebbe nei comuni di Soveria Mannelli, Decollatura e Carlopoli (Catanzaro) e a Colosimi (Cosenza), con un bacino di acquirenti composto “per lo più” da assuntori residenti nell’area montana tra Reventino e Sila Piccola.
Ma la geografia ricostruita dagli inquirenti si allarga: tra le tappe citate compaiono anche Lamezia Terme, Catanzaro e Cosenza. E, soprattutto, emergono ramificazioni extraregionali che – sempre secondo l’accusa – avrebbero portato gli investigatori fino alla provincia di Benevento, in particolare Sant’Agata de’ Goti, e in due luoghi simbolo delle grandi piazze di spaccio campane: il quartiere Secondigliano di Napoli e il Parco Verde di Caivano.
Oltre 250 cessioni e tre sostanze: marijuana, eroina e cocaina
Il periodo scandagliato dagli investigatori va da settembre 2020 a marzo 2021. In quei mesi, l’accusa sostiene di aver documentato oltre 250 episodi di spaccio, con sostanze di diverso tipo: marijuana, eroina e cocaina. La distribuzione, viene contestato, sarebbe stata “sistematica e continuativa”, con modalità tali da far parlare gli investigatori di una filiera non episodica ma organizzata.
Linguaggio criptico e intercettazioni: così sarebbe stata ricostruita la “catena” dello spaccio
Un passaggio centrale, nell’impianto investigativo, è rappresentato dalle intercettazioni. Gli indagati, si legge, avrebbero usato tra loro un linguaggio criptico, utile a schermare riferimenti diretti a droga e consegne. Nonostante questo, per gli inquirenti le captazioni avrebbero consentito di ricostruire le fasi dell’approvvigionamento e le successive modalità di cessione agli assuntori, fino a delineare ruoli e movimenti lungo la rete.
Dalle case alle consegne “su strada”: i modus operandi contestati
Il presunto spaccio non sarebbe stato gestito in modo uniforme. L’indagine descrive almeno due schemi principali:
alcuni indagati avrebbero iniziato a cedere la sostanza all’interno delle proprie abitazioni, per poi spostarsi successivamente su una modalità itinerante, ritenuta più “sicura” per ridurre il rischio di individuazione
altri avrebbero operato esclusivamente in forma itinerante, lungo i tragitti tra luogo di rifornimento e abitazioni degli acquirenti
È una dinamica che – nella lettura investigativa – evidenzia adattamento e cautela operativa: cambiare scenari e routine per sottrarsi ai controlli, soprattutto in un periodo in cui il contesto pandemico aumentava l’attenzione su spostamenti e presenze sul territorio.
Pagamenti quasi sempre cash: un solo caso di elettronico
Sul fronte economico, l’accusa parla di pagamenti quasi esclusivamente in contanti, con una regola rigida: niente “crediti” agli acquirenti. Fa eccezione, viene evidenziato, un singolo episodio nel quale sarebbe stato riscontrato l’uso di un sistema di pagamento elettronico per acquistare lo stupefacente: un dettaglio che, per gli investigatori, rappresenta un’anomalia in un quadro dominato dalla scelta del cash, più difficile da tracciare.
Perché si è arrivati all’inchiesta
L’attività dei carabinieri sarebbe partita da un dato ritenuto allarmante: un incremento del fenomeno dello spaccio, registrato in particolare tra Soveria Mannelli, Decollatura, Carlopoli e le aree limitrofe. Da qui, la decisione dell’Arma di avviare un’azione mirata di contrasto, poi confluita nell’operazione “Reventino in Lockdown” e, oggi, nella formale chiusura delle indagini nei confronti dei sette indagati.
Fonte REDAZIONE





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