Cronaca Giudiziaria

Omicidio Vassallo, la Cassazione boccia l’impianto accusatorio: terzo Riesame per il colonnello Cagnazzo

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Salerno – Omicidio Vassallo, servirà una terza senza del Riesame di Salerno per stabilire se a carico del colonnello Fabio Cagnazzo vi siano gravi indizi di colpevolezza.Lo stabilisce, nelle motivazioni depositate nei giorni scorsi, la Corte di Cassazione che rileva ‘criticità e falle sistematiche nel quadro indiziario’.

Gli ermellini, ai quali la difesa di Cagnazzo ha fatto ricorso per una pronuncia sulla decisione del Riesame di Salerno in merito alle esigenze cautelari, motivano l’annullamento dell’ordinanza cautelare nei confronti dell’ufficiale sottolineando – su sollecitazione della difesa – soprattutto le incongruità delle dichiarazioni dell’ex pentito Romolo Ridosso e i riscontri delle dichiarazioni di Eugenio D’Atri.

La Cassazione ha definito “inutilizzabili” o prive di riscontri oggettivi alcune dichiarazioni di D’Atri riguardanti il coinvolgimento del colonnello Fabio Cagnazzo.

La Cassazione fonda l’annullamento dell’ordinanza soprattutto, dunque, sulla inattendibilità delle dichiarazioni del principale teste d’accusa della Procura: Romolo Ridosso.

Il ras scafatese, rilevano gli ermellini, ‘non avrebbe mai esplicitato accuse dirette nei confronti di Cagnazzo, né offerto dati probatori utili’.

D’Atri, invece, avrebbe raccolto le confidenze di Romolo Ridosso durante un periodo di detenzione comune. E anche questa circostanza non sarebbe determinante – secondo la Cassazione – per provare il pieno coinvolgimento del colonnello dei carabinieri nel delitto del 5 settembre del 2010 avvenuto a Pollica.

I giudici si soffermano, inoltre su un altro particolare importante, in merito agli episodi di depistaggio contestati al colonnello dei carabinieri.

Non vi è prova che il depistaggio fosse stato preordinato prima dell’omicidio per coprire il colpevole del delitto e quindi con la consapevolezza da parte di Cagnazzo che stava per essere ucciso il sindaco Angelo Vassallo, oppure sia stato messo in atto solo successivamente e per motivi che non sono stati chiariti.

Nei giorni scorsi, in attesa che venissero depositate le motivazioni della Cassazione, e per dare modo al nuovo difensore di Lazzaro Cioffi, ex brigadiere dei carabinieri, di visionare gli atti l’udienza preliminare è stata rinviata al 27 marzo l’udienza preliminare. Sul banco degli imputati oltre a Cagnazzo e Cioffi, vi sono l’imprenditore Giuseppe Cipriano, l’ex pentito Romolo Ridosso e Giovanni Cafiero.

Quest’ultimo è accusato di aver participato, insieme a Cagnazzo, Cipriano e Cioffi a un traffico di droga con base operativa ad Acciaroli. Sarebbe questo il movente che avrebbe spinto l’assassino ad uccidere il sindaco Angelo Vassallo che avrebbe ostacolato i trafficanti.

Le motivazioni della Cassazione sui gravi indizi di colpevolezza nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo – reintegrato in servizio recentemente dal Tar del Lazio – peseranno sull’udienza preliminare in corso. Tanto’è che la sua difesa difesa spera in una nuova pronuncia del tribunale del Riesame che dovrà adeguare la sua decisione alle prescrizioni degli ermellini, prima della conclusione dell’udienza preliminare.

La figura di Cagnazzo è centrale rispetto alle accuse mosse dalla Procura di Salerno.

L’omicidio del sindaco Angelo Vassallo è l’onta del colonnello Fabio Cagnazzo. Negli ultimi 15 anni è passato da investigatore ‘acclamato e venerato’ dalla procura antimafia di Napoli, a ‘anima nera’ dell’Arma. Nel luglio del 2010, 26 procuratori sottoscrissero una lettera di contrarietà al trasferimento di Cagnazzo da Castello di Cisterna a Foggia, difendendo il suo operato per il ruolo chiave nelle indagini contro la camorra.

Tre mesi dopo, l’omicidio Vassallo capovolse questa immagine e mostrò le scelte apparentemente ‘illogiche’ fatte da Cagnazzo, in vacanza ad Acciaroli, prima e dopo il delitto Vassallo.

L’acquisizione personale dei video delle telecamere di sorveglianza per scoprire il colpevole, la tenacia nell’individuare un sospettato, Bruno Damiani poi rivelatosi estraneo all’omicidio, le indagini parallele che in qualche modo hanno depistato il già confusionario quadro investigativo emerso dopo il delitto.

Quel brillante investigatore così rigoroso sulle scene degli omicidi, operativo fino all’inverosimile, capace di infiltrarsi nei gangli della criminalità organizzata per scovare assassini e latitanti, appare nell’inchiesta Vassallo come un carabiniere ‘sciatto e agitato’ che commette errori di valutazione, si appropria di prove importanti, induce molti protagonisti a seguire una pista ovvia ma ‘cieca’.

Quel carabiniere depista e ritarda l’ora della verità sull’omicidio rendendo ancora più fragile un’inchiesta giudiziaria nella quale le dichiarazioni dell’ex pentito Romolo Ridosso sono i pilastri di argilla, discordanti, per i quali la Corte di Cassazione ha sancito ‘la mancanza di prove’ e il rinvio ad un terzo giudizio del Tribunale del Riesame di Salerno sulla mancanza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Fabio Cagnazzo.

La guerra della difesa è sul ‘dolo’: Cagnazzo è complice e depistatore nell’omicidio Vassallo ed ha preordinato tutto prima del delitto? Oppure, è un carabiniere che ha commesso delle ingenuità nella ricerca dell’assassino, cercando di proteggere qualcuno o qualcosa che non è mai stato scoperto?

Restano i fatti provati della sua condotta. Manca un movente provato. Manca la pistola. Manca colui che ha sparato nove colpi di pistola contro il sindaco Angelo Vassallo.

Restano depistaggi e interrogativi irrisolti. E pur tenendo saldo il principio costituzionale di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, il colonnello Fabio Cagnazzo è parte di questo intrigo.

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Fonte REDAZIONE
Rosaria Federico

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