

Ergastolano chiede revisione del processo
Un ergastolano, condannato per fatti di mafia legati alla sanguinosa strage di Gela del 27 novembre 1990, ha presentato istanza di revisione del processo.
L’uomo, la cui identità è strettamente collegata al clan Madonia, è detenuto ininterrottamente dal 1990, con sentenza divenuta definitiva nel 1993.
Sebbene non sia più sotto il durissimo regime carcerario del 41bis, è recluso nel carcere di Parma. A rappresentarlo è l’avvocato penalista Massimo Viscusi, esperto in difese di ergastolani e del regime di alta sicurezza.
Come si ricorderà, quella che passò alla cronaca come “strage della sala giochi” fu una sequenza di violenza inaudita e meticolosamente coordinata, consumatasi in pochi minuti a tarda sera. Una vera e propria azione di guerra di mafia, scattata alle ore 19.00 di martedì 27 novembre 1990, che aveva come obiettivo una banda di baby-estortori al soldo della cosca di Giuseppe “Piddu” Madonia, ma che non risparmiò vittime del tutto casuali.
Primo sangue al Corso Vittorio Emanuele: Il primo assalto viene sferrato in una sala giochi del centrale Corso Vittorio Emanuele. In pochi attimi due persone vengono assassinate e sei ferite. Un terzo giovane, nel tentativo di fuggire, viene ucciso sul marciapiede opposto. Sono tutti affiliati al gruppo di estorsori legato ai Madonia.
Via Tevere, la strage nella bancarella: Alle 19.07, mentre carabinieri e ambulanze accorrono in Corso, scatta il secondo agguato. In via Tevere, davanti a una baracca di frutta e ortaggi di proprietà di pregiudicati legati al clan, ci sono già tre cadaveri e cinque feriti. Due delle vittime erano incensurate e si trovavano lì per caso.
Gli ultimi colpi: Tra le 19.15 e le 19.18 si consumano gli ultimi due agguati. Un uomo viene ucciso davanti a una macelleria di via Venezia, a poche centinaia di metri dal secondo agguato. Poco dopo, in zona cimitero monumentale (via V25), cade l’ottava vittima: un incensurato, ucciso solo perché cognato di affiliati al clan Madonia.
La condanna si basò sulle dichiarazioni di alcuni testimoni oculari e, successivamente, di nuovi collaboratori di giustizia. La difesa dell’ergastolano, affidata all’avvocato Viscusi, fa ora leva sulle norme introdotte dopo il suo processo e a puntare su nuovi elementi emersi.
Queste, secondo la difesa, offrirebbero nuovi parametri giuridici per riesaminare le prove e le modalità processuali che portarono alla sentenza definitiva, aprendo la strada a una possibile revisione. Un nuovo capitolo giudiziario per una delle pagine più buie della criminalità siciliana.
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