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Maxi-processo «Hydra» sulla «Confederazione delle Mafie» in Lombardia: 62 condanne e 45 rinvii a giudizio

Il Gup di Milano valida il teorema della Dda: 62 condanne e 45 rinvii a giudizio. Riconosciuto il "sistema unico" tra 'ndrangheta, Cosa Nostra e camorra.





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Milano– Nell’aula bunker del carcere di Opera ieri sera è stata necessaria oltre un’ora per leggere il dispositivo che segna uno spartiacque nella storia giudiziaria milanese.

Il Gup Emanuele Mancini ha sostanzialmente validato l’impianto accusatorio dell’inchiesta “Hydra”, riconoscendo l’esistenza di quella che i magistrati della Dda definiscono una “alleanza strutturale” tra le diverse anime del crimine organizzato operante al Nord.

 La fine dell’era dei “compartimenti stagni”

Dal punto di vista della cronaca giudiziaria, la sentenza  non è solo una conta di anni di carcere, ma una validazione sociologica e giuridica. Il giudice ha accolto la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia, le mafie non si limitano più a una pacifica convivenza o a sporadici scambi di favori.

Si sono evolute in un “sistema mafioso lombardo”, una sorta di consorzio criminale dove ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra mettono a fattore comune risorse, contatti e potere intimidatorio per massimizzare il profitto.

Questo verdetto arriva dopo un iter travagliato: nell’ottobre 2023, il Gip Tommaso Perna aveva rigettato gran parte delle misure cautelari, dubitando proprio della tenuta giuridica di questa “super-mafia”. La decisione di ieri sera invece, confortata dai precedenti passaggi in Riesame e Cassazione, ribalta quella prospettiva iniziale, blindando il teorema della Procura guidata da Marcello Viola.

Il verdetto: pene esemplari e nomi eccellenti

Il rito abbreviato si chiude con 62 condanne, 18 assoluzioni e 9 patteggiamenti. Le pene inflitte descrivono la gerarchia di questa confederazione:

Il vertice: La condanna più pesante, 16 anni di reclusione, è stata inflitta a Massimo Rosi, figura di spicco della ‘ndrangheta, ritenuto uno dei motori dell’alleanza.

L’asse siciliano: Pene durissime per gli esponenti del mandamento trapanese: Bernardo Pace (14 anni e 4 mesi), Michele Pace (12 anni) e Domenico Pace (11 anni e 4 mesi).

I colletti bianchi e i broker: Spiccano le condanne a Filippo Crea (14 anni) e Giuseppe Fidanzati (14 anni), quest’ultimo figlio dello storico boss palermitano e cerniera tra i diversi mondi criminali.

La componente campana: Pietro Mazzotta, legato al gruppo Senese, è stato condannato a 13 anni.

I “Referenti” di Messina Denaro

Se 62 imputati hanno scelto la via dello sconto di pena, altri 45 affronteranno il dibattimento che inizierà il prossimo 19 marzo davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano.

Tra i nomi che finiranno alla sbarra spicca Paolo Aurelio Errante Parrino, figura chiave dell’inchiesta. Considerato il referente in terra lombarda dell’ex primula rossa Matteo Messina Denaro (nonché suo parente), Parrino rappresenta, secondo l’accusa, il legame diretto tra la “mafia stragista” siciliana e il nuovo modello imprenditoriale milanese. Insieme a lui, andrà a processo anche Gioacchino Amico, ritenuto braccio operativo per conto del clan Senese.

Una “Idra” dalle molte teste

L’inchiesta, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ha beneficiato anche del contributo di recenti collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni hanno permesso di mappare gli investimenti del cartello: dall’edilizia alla logistica, passando per il narcotraffico e il riciclaggio su vasta scala.

Il riconoscimento dell’associazione mafiosa unitaria per componenti di estrazioni diverse è l’elemento che preoccupa maggiormente gli inquirenti: una “holding del crimine” capace di infiltrare il tessuto economico legale con una potenza d’urto senza precedenti.

Il dato tecnico: Su 145 posizioni complessive, il filtro dell’udienza preliminare ha portato a 11 proscioglimenti, segno di un vaglio rigoroso da parte del Gup Mancini su una mole documentale imponente.

Nell’inchiesta “Hydra”, la componente campana non è una comparsa, ma uno dei tre pilastri fondamentali di quello che i magistrati della DDA di Milano definiscono il “Consorzio” o “Sistema mafioso lombardo”.

A differenza delle tradizionali infiltrazioni, qui la camorra non agisce in autonomia, ma si “consorzia” con la ‘ndrangheta e Cosa Nostra per gestire il business nel Nord Italia, riducendo i conflitti e massimizzando i profitti legati all’economia legale e illegale.

I clan di camorra protagonisti: l’asse Roma-Napoli-Milano

Il gruppo egemone per la componente camorristica è il Clan Senese. Sebbene originario di Afragola (Napoli) e storicamente legato al potente clan Moccia, il gruppo Senese ha stabilito la sua roccaforte a Roma, venendo spesso indicato nelle carte come la “camorra romana”.

Nell’inchiesta Hydra, il clan Senese funge da “testa di ponte” per gli affari della camorra in Lombardia, portando nel consorzio una spiccata attitudine imprenditoriale e una rete di contatti che spazia dal narcotraffico internazionale al riciclaggio raffinato.

I settori d’infiltrazione: dalla logistica agli Ultras

La camorra, all’interno di questo “sistema”, si è specializzata in settori ad alta redditività:

Logistica e Servizi: Infiltrazione in cooperative e aziende di trasporto, sfruttando il metodo mafioso per abbattere la concorrenza e gestire il caporalato urbano.

Ristorazione e Bar: Acquisizione di locali a Milano e hinterland per il riciclaggio di capitali illeciti.

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Il Business degli Stadi: L’inchiesta ha evidenziato legami tra Vincenzo Senese e figure del mondo ultras (inchiesta “Doppia Curva”), in particolare per la gestione dei parcheggi attorno allo stadio di San Siro.

Voto di Scambio: La capacità di mobilitare pacchetti di voti per influenzare le elezioni locali, cercando sponde politiche per agevolare le proprie imprese.

Il “Consorzio”: una nuova architettura criminale

L’aspetto più inquietante svelato dai pm è che la camorra (Senese/Moccia) non ha cercato di sopraffare le ‘ndrine calabresi (come i Rosi) o le famiglie siciliane (come i Pace/Fidanzati).

Al contrario, hanno creato una camera di compensazione dove ogni decisione strategica viene presa collegialmente. Questa “Hydra” a tre teste permetteva di gestire il “tesoro” accumulato (compresi, secondo alcuni pentiti, i capitali di Matteo Messina Denaro) con la protezione di un esercito invisibile ma onnipresente nel tessuto produttivo lombardo.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nell’inchiesta “Hydra” sono state l’elemento chiave per superare lo stallo iniziale dell’indagine e arrivare alle pesanti condanne inflitte dal Gup di Milano. Il protagonista assoluto di questa “breccia” nel muro dell’omertà è William Alfonso Cerbo.

Ecco i dettagli emersi dai verbali e il ruolo dei pentiti nel definire il “Sistema Mafioso Lombardo”:

1. Il “Pentito Scarface”: William Alfonso Cerbo
William Alfonso Cerbo, 43 anni, originario di Catania e soprannominato “Scarface”, è l’uomo che ha fornito la “grammatica” per leggere l’alleanza. Ex collettore economico del clan Mazzei (Cosa Nostra catanese) a Milano, Cerbo ha depositato sei verbali e un memoriale tra settembre e ottobre 2025.

La nascita del Sistema: Cerbo ha raccontato di essersi trovato “nel mezzo della nascita di questo sistema” nel 2019. Secondo il pentito, la Lombardia non era più terra di conquista di singoli clan, ma un territorio gestito da una “super-mafia” dove le gerarchie erano fluide e finalizzate esclusivamente al business.

Il ruolo della Camorra: Cerbo indica in Giancarlo Vestiti (legato al clan Senese) e in Gaetano “Tano” Cantarella (storico esponente dei Mazzei, poi vittima di lupara bianca nel 2020) i principali promotori di questa coalizione. La loro funzione era quella di “garanti” per gli affari che coinvolgevano anche le ‘ndrine calabresi (come quella di Filippo Crea).

2. Le infiltrazioni nell’economia legale: L’Ortomercato e Sogemi
Uno dei capitoli più caldi delle sue dichiarazioni riguarda il controllo dei mercati generali di Milano.

La cena da Lele Mora: Cerbo riferisce di una cena avvenuta a casa dell’ex agente dei VIP, Lele Mora (non indagato nel troncone principale), in cui si sarebbe discusso di forniture di frutta e sconti all’interno di Sogemi (l’ente che gestisce l’ortomercato). Secondo il pentito, i clan avevano interessi diretti nella logistica alimentare.

3. I legami con il “Mondo di Sotto” campano
Nelle dichiarazioni di Cerbo e di altri collaboratori minori, emerge una figura descritta come “un campano di bassa statura”, molto vicino ad ambienti del calcio, che faceva da intermediario per il clan Senese. Questo sottolinea come la camorra nel “Consorzio” avesse il compito di mantenere i rapporti con il tessuto sociale e commerciale milanese, agendo spesso come “agenzia di servizi” per recupero crediti e protezione.

4. Perché queste dichiarazioni sono state decisive?
Prima dell’intervento dei pentiti, il Gip Tommaso Perna aveva inizialmente bocciato la tesi dell’associazione mafiosa unitaria, considerandola una “forzatura” dei PM. Le parole di Cerbo hanno invece:

Confermato l’unitarietà: Hanno dato prova che ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra sedevano allo stesso tavolo per decidere le strategie.

Individuato i “riscontri”: Le intercettazioni dei carabinieri, che prima apparivano ambigue, hanno trovato un significato preciso grazie alla spiegazione dei collaboratori.

Blindato le condanne: Senza il racconto “dall’interno” di Cerbo, sarebbe stato molto difficile arrivare alla pena di 16 anni per Massimo Rosi e alla validazione dell’art. 416-bis per l’intero gruppo.

L’impatto sulla sicurezza: A seguito di queste rivelazioni, la scorta per il Procuratore Marcello Viola e per i PM Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane è stata ulteriormente rafforzata, segno che le dichiarazioni dei pentiti hanno colpito al cuore gli interessi economici più profondi della nuova “Idra” milanese.

Questa storia fa parte della serie: Clan Senese
Ogni settimana pubblichiamo un nuovo episodio dedicato a luoghi, memorie, suoni, tradizioni e cambiamenti della Campania.
@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE

Commenti (1)

L’articolo è molto interessante e fornisce un’analisi dettagliata delle dinamiche criminali in Lombardia. Tuttavia, mi chiedo come questi sviluppi influenzeranno la sicurezza della regione e quali misure verranno adottate per contrastare questa alleanza mafiosa.

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