

Nella foto i vertici dei due clan
Napoli -Dopo le confessioni secche, i memoriali difensivi depositati agli atti e gli appelli alla clemenza, il processo di primo grado sul vasto traffico di stupefacenti che avrebbe attraversato l’area orientale di Napoli entra nella sua fase decisiva.
Davanti al gip Aufieri, nel procedimento celebrato con rito abbreviato, 14 imputati su 21 hanno ammesso le proprie responsabilità, puntando al riconoscimento delle attenuanti generiche e a una riduzione di pena.
Hanno confessato: Raffaele Anastasio, Fabio Annunziata, Antonio Baia, Clemente Correale, Enzo Cuozzo, Roberto De Bernardo, Rosario De Bernardo, Clemente Di Cicco, Salvatore Esposito, Alessandro Lanzone, Salvatore Lanzone, Michele Mazzarella, Carmela Miranda e Francesco Scurti.
L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ha svelato l’esistenza di due distinte associazioni criminali, formalmente autonome ma entrambe riconducibili al clan Mazzarella, attive nel traffico di droga e nelle estorsioni.
Al centro del sistema, come ricostruito nelle oltre 250 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Leda Rossetti, c’è Michele Mazzarella, detenuto nel carcere di Siracusa, ritenuto il garante del monopolio criminale sull’area vesuviana.
Dal carcere, secondo l’accusa, Mazzarella autorizzava le piazze di spaccio, gestiva i canali di approvvigionamento e incassava pagamenti settimanali destinati al sostentamento del clan e dei detenuti.
Cuore operativo del traffico era il Parco Fiordaliso di via San Sossio a Somma Vesuviana, dove venivano smerciate cocaina, crack, kobret, hashish e marijuana.
La piazza era gestita da Rosario De Bernardo, fratello di Vincenzo “Pisello”, ucciso in un agguato di camorra nel 2015. Dopo l’arresto di Salvatore Di Caprio, detto Totore, la gestione viene riorganizzata con il placet di Mazzarella, arrivato — secondo gli atti — al termine di una lunga videochiamata dal carcere.
Accanto a De Bernardo operano Clemente Correale e il nipote Roberto De Bernardo, mentre altri spacciatori, pur gestendo piazze autonome, versavano una tangente settimanale tra i 400 e i 500 euro o si rifornivano stabilmente dal gruppo dominante.
Parallelamente emerge il clan Anastasio, attivo a Sant’Anastasia e guidato da Raffaele Anastasio, detto Felice. Anche questo gruppo opera con il consenso dei Mazzarella, con cui — come emerge dalle intercettazioni — mantiene un “telefono diretto”.
Il sodalizio si occupa non solo di droga, ma anche di estorsioni, assistenza agli affiliati detenuti e controllo del territorio. Emblematico il summit del 6 febbraio 2024, intercettato nell’abitazione di Rosario De Bernardo, in cui Anastasio definisce i Mazzarella “la Famiglia” e “i fratelli nostri”.
Secondo la Dda, si tratta di una struttura camorristica stabile, gerarchica e intimidatoria, capace di imporre regole, risolvere conflitti e persino dirimere controversie private, come dimostrano alcune registrazioni ambientali.
Il carisma di Anastasio e il ruolo apicale dei vertici emergono anche dai rituali mafiosi documentati, tra cui il “bacio sulla bocca” tra affiliati, gesto simbolico tipico della tradizione camorristica.
Al termine della requisitoria, il pm Visone della Dda di Napoli ha formulato richieste di condanna per complessivi oltre 228 anni di reclusione,
Elenco delle singole richieste di condanna
ANASTASIO Raffaele, detto “Felice” – 9 anni
ANNUNZIATA Fabio, detto “Masaniello” – 18 anni
BAIA Antonio – 8 anni
BARRA Antonio – 10 anni e 8 mesi
BOVA Rosa – 12 anni
BUONOCORE Ferdinando, detto “Bombolone” – 8 anni
CILIBERTI Luigi – 8 anni
CIVITA Fabio, detto “Zoccola nera” – 12 anni
CORREALE Clemente – 13 anni e 4 mesi
CUOZZO Enzo – 5 anni e 4 mesi
DE BERNARDO Roberto – 8 anni
DE BERNARDO Rosario – 18 anni
DI CAPRIO Salvatore, detto “Totore” – 18 anni
LANZONE Alessandro – 6 anni e 6 mesi
LANZONE Salvatore – 7 anni e 10 mesi
MARTINIELLO Carmine, detto “’o Cavallaro” – 12 anni
MAZZARELLA Michele, detto “’O Fenomeno” – 18 anni
MENNA Antonio – 8 anni
MIRANDA Carmela – 18 anni e 4 mesi
SCURTI Francesco – 9 anni
Totale richieste di condanna: 228 anni di reclusione
Nel collegio difensivo gli avvocati Sergio Lino Morra, Domenico Dello Iacono, Giuseppe Milazzo, Immacolata Romano, Rosario Arienzo, Antonio Sorbilli e Leopoldo Perone
(nella foto da sinistra in alto Michele Mazzarella o’ fenomeno, Raffaele Anastasio, Roberto De Bernardo e Rosario De Bernardo; in basso sempre da sinistra Salvatore Esposito, Francesco Scurti, Clemente Di Cicco e Carmela Miranda)