Camorra, chiesti 200 anni di carcere per il clan Amato-Pagano

Napoli – Fiumi di hashish e cocaina dalla Spagna alle piazze di spaccio della periferia nord di Napoli. Dopo il blitz dei Carabinieri dello scorso novembre, entra nel vivo il processo di primo grado che vede alla sbarra il nuovo vertice del clan Amato-Pagano, la holding criminale degli Scissionisti.

Due giorni fa, il pm della DDA, Luigi Visone, ha chiesto 31 condanne per un totale di oltre due secoli di carcere. A rischiare pene pesanti sono soprattutto i presunti capi dell’organizzazione, per i quali l’accusa ha richiesto quasi 20 anni di reclusione.

Le richieste di condanna

Tra i nomi più noti:

  • Enrico Bocchetti, Emanuele Cicalese, Francesco Fiengo, Salvatore Mari e Domenico Guerra: 18 anni (alcuni con 4 mesi aggiuntivi).
  • Massimo D’Onofrio, Antonio Marrone, Raffaele Marrone e Salvatore Sansone: 16 anni.
  • Luigi Ascione, Raffaele Maisto, Vincenzo Mangiapili, Carlo Troncone e Arturo Vastarelli: 14 anni.

Le pene per gli altri imputati oscillano tra i 6 e i 12 anni, con alcuni gregari che rischiano condanne più lievi, intorno ai 6-8 anni.

L’inchiesta e i retroscena

Il processo, celebrato con il rito abbreviato, riprenderà a inizio estate con le arringhe difensive. L’indagine dei Carabinieri aveva portato, a novembre, a 33 arresti, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti al favoreggiamento del clan, ancora attivo tra Scampia, Melito, Mugnano e con una base logistica a Gricignano d’Aversa.

Il traffico internazionale

L’operazione ha svelato l’esistenza di due organizzazioni dedite al narcotraffico, non direttamente collegate ma con lo stesso canale di approvvigionamento: la Spagna, gestita dal gruppo di Simone Bartiromo.

L’inchiesta ha anche portato alla luce un sistema centralizzato di assistenza legale per gli arrestati e un giro di riciclaggio con complici cinesi, che trattenevano una commissione del 2,4% sulle somme movimentate.

Ora la palla passa alla Corte: a giugno si saprà se le richieste del pm diventeranno sentenza.

(Nella foto da sinistra Simone Bartimoro, Salvatore Mari, Arturo Vastarelli, Antonio Marrone, Massimo D’Onofrio e Nicola Di Casola)

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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