Varenne scandalo sul seme, due imprenditori indagati per truffa

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Torino. Varenne, il leggendario trottatore plurivincitore, è al centro di un’inchiesta della Procura di Torino per una presunta truffa sul commercio del suo seme.

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Secondo l’accusa, due imprenditori, Valter Ferrero e Salvatore Roberto Brischetto, avrebbero agito da soli nella vendita del seme di Varenne, escludendo i proprietari legittimi del cavallo, la società napoletana Varenne Futurity.

Ferrero, amministratore unico della Varenne Forever, e Brischetto, titolare dell’allevamento Il Grifone di Vigone (Torino), dove era ospitato Varenne, avrebbero intascato illecitamente i proventi della vendita del seme, quantificati in circa duecentomila euro per la sola stagione di monta del 2018.

Indagine partita nel 2019

L’indagine è partita da una denuncia presentata nel 2019 dalla Varenne Futurity, che aveva sollevato dubbi sulla vendita irregolare del seme di Varenne.

Si stima che siano migliaia i puledri nati da seme venduto illegalmente in Italia e all’estero, i quali non potranno essere riconosciuti come figli di Varenne dai legittimi proprietari.

L’accusa nei confronti di Ferrero e Brischetto è di truffa aggravata, in quanto avrebbero agito “proponendosi come proprietari dello stallone” e stipulando contratti di vendita con gli allevatori senza il consenso della Varenne Futurity.

Oltre al danno economico per la società proprietaria del cavallo, l’indagine ipotizza anche un danno per gli allevatori che hanno acquistato il seme di Varenne in buona fede, i quali si ritrovano con puledri senza pedigree completo.

Gli indagati respingono le accuse

Gli indagati, difesi dagli avvocati Enrico Calabrese e Rodolfo Ricca, respingono le accuse e si preparano a difendersi in sede processuale.

Il caso Varenne rappresenta un duro colpo per il mondo dell’ippica italiana e mette in luce la necessità di controlli più rigorosi sulla commercializzazione del seme di cavalli di valore.

Le ripercussioni di questa vicenda potrebbero essere significative, non solo dal punto di vista penale, ma anche per la tutela e la gestione di razze equine di pregio.



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