L’ingegno dei detenuti e dei loro familiari complici per entrare in carcere tutto quello che di illegale non conosce limite ne ostacoli.
“Noi facevamo entrare i telefonini anche attraverso un detenuto di Marcianise di cui non ricordo il nome ma solo il soprannome plusiello, questa persona faceva entrare i telefonini utilizzando la sedia a rotelle di un familiare che veniva a trovarlo in carcere, in quanto le sedie a rotelle non vengono perquisite al momento del loro ingresso in carcere. Questo sistema è andato avanti fino alla mia collaborazione”.
Lo ha svelato il pentito Enzo Topo in uno dei suoi tanti interrogatori ai magistrati della Dda di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul traffico di telefonini e droga nelle carcere italiane gestita da un gruppo di camorristi e che la scorsa settimana ha portato in carcere 21 persone.
Gli indagati sono stati tutti sottoposti all’interrogatorio di garanzia, in molti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e restano in carcere tranne la 59 enne Roberta Cascone che dopo aver risposto al gip è stata scarcerata con il solo obbligo di dimora a Napoli.
Intanto dalle maglie dell’inchiesta emerge dal racconto dei pentiti che l’organizzazione criminale che aveva come punto di riferimento il pregiudicato ed esperto pilota di droni Vincenzo Scognamiglio aveva dei referenti tra gli agenti penitenziari in ogni carcere.
L’organizzazione aveva un agente penitenziario complice in ogni penitenziario
Come emerge dal racconto del pentito Pasquale Paolo: “Sono stato trasferito a Melfi il primo dicembre 2020 ma prima sono stato circa due mesi in isolamento al Padiglione Livorno, dove acquistai un telefono da uno “zingarello” che me lo fece pagare 400 euro. Questo telefono sono riuscito a portarlo con me a Melfi.
Il quel reparto c’era anche il Tenente, che faceva entrare il fumo tramite una guardia. Il Tenente è un soggetto di Scampia, che è il marito della sorella di …omissis…, che è a sua volta il marito di … omissis… Conosco questo Tenente sin da bambino.
Al terzo piano del Padiglione Avellino chi faceva entrare i telefoni era Santo Tessitore (figlio di Giuseppe Tessitore) di Afragola che “appartiene” a Raffaele ‘o panzaruttaro. Stava nella stanza 64, è stato beccato moltissime volte con i telefoni. Poi lo portarono al Padiglione Milano, al 14 bis, e anche lì fu sorpreso con un telefono. Poi fu spostato a 8ellizzi Irpino, e qui ha incominciato a lavorare con il drone, insieme a Diego Colurcio, Umberto De Vitale ed un certo Lucio, che è colui che ha inventato il sistema del drone per portare i telefoni in carcere”.
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