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Testamento Lollobrigida, metà al figlio e metà al factotum

E’ stato reso noto oggi il testamento Gina Lollobrigida, morta nei giorni scorsi a Roma […]

    E’ stato reso noto oggi il testamento Gina Lollobrigida, morta nei giorni scorsi a Roma all’età di 95 anni.

    In base a quanto si apprende la grande attrice, così come permesso dalla legge, ha destinato metà del suo patrimonio al figlio Andrea Milko Skofic e l’altra metà ad Andrea Piazzolla, suo ex segretario e factotum.

    “Gli ultimi anni di Gina Lollobrigida “sono stati un incubo, un inferno”. Andrea Piazzolla, ex assistente e factotum di Gina Lollobrigida, morta nei giorni scorsi, al centro delle polemiche con la famiglia dell’attrice e sotto processo a Roma con l’accusa di circonvenzione di incapace, è stato protagonista di una lunga intervista a Domenica in.

    Nel salotto di Mara Venier – che ha ospitato anche Giovanna Ralli, Adriano Aragozzini, l’avvocato Antonio Ingroia e il cardiologo che ha curato la ‘Lollo’ negli ultimi anni, Francesco Ruggiero – Piazzolla ha parlato del suo rapporto con l’attrice, della difficile relazione di Gina Lollobrigida con il figlio, Andrea Milko Skofic, e della controversa vicenda del matrimonio con lo spagnolo Francisco Javier Rigau.

    Con il figlio, ha spiegato Piazzolla, “il rapporto non è mai stato molto facile. Milko aveva questa mamma molto famosa, non la aveva tutta per lui, e questo ha causato qualche problema. D’altra parte Gina era una donna dal carattere molto, molto forte, non è mai scesa a compromessi, dava il massimo, voleva il massimo. Non sono riusciti mai a prendersi”.

    Il primo incontro con l’attrice nel 2009, dal 2012 la frequentazione sempre più intensa, dal 2013 “è iniziato l’incubo, quando abbiamo scoperto il matrimonio per procura dello spagnolo”. Milko “non ha mai accettato di chiarirsi con la madre e si è schierato completamente con Rigau”, da lì “è iniziata una assurda serie di cause”.

    “La cosa più grave – ha detto Piazzolla – e mi assumo la responsabilità di quello che dico, è che c’è una parte di giustizia per bene, un’altra parte che fa acqua da tutte le parti. Ho rispetto per la giustizia, ma credo che sia mancato il rispetto per Gina. Se una persona sta benissimo, come le si può togliere un avvocato?

    E imporle come avvocato il compagno dell’associata dello studio che difendeva Milko, il figlio Dimitri e Rigau che a sua volta nomina come consulente lo stesso consulente di Rigau? Gina con tutte le forze ha provato a fare ricorsi, ma era una sorta di lotta contro i mulini a vento. Chiese di cambiare l’amministratore di sostegno, ma il giudice ha messo una persona tra Gina e l’amministratore di sostegno.

    Come mai quando le persone hanno realmente bisogno, i tempi della giustizia richiedono sei mesi, un anno… E invece, quando lui chiedeva una cosa, il giorno dopo arrivava il decreto”.

    Piazzolla ha anche rievocato, commuovendosi, le ultime settimane di vita dell’attrice, la caduta, l’operazione al femore, i problemi di cuore, il ricovero. Ingroia, che ha ribadito a più riprese come Gina Lollobrigida non fosse affatto “manipolabile”, ha mostrato il documento della scrittura privata siglata nel 2006 tra l’attrice e Rigau in base alla quale il matrimonio tra i due “doveva essere solo canonico, senza effetti civili né patrimoniali, in totale separazione dei beni.

    Entrambi si impegnavano e non trascrivere mai l’unione per gli effetti civili. In caso di violazione della clausola è prevista, per gli eredi, la possibilità di impugnarla e di chiedere danni per 2 milioni”.

    Sul web, intanto, è polemica. C’è chi parla di scelta “inqualificabile”, di intervista “senza contraddittorio” di “narrazione patetica”. E chi sottolinea che la Lollo “poteva essere ricordata per la sua grande carriera più che per la vita privata dell’ultimo periodo che appunto doveva rimanere tale, cioè privata”.

    Nella lunga intervista, Piazzolla ha ricostruito gli ultimi giorni di Gina Lollobrigida: “Credo fosse martedì scorso, anche se posso confondere i giorni. E’ andata a fare una tac in ospedale, l’ho accompagnata io, e l’avevo chiesta senza mezzo di contrasto. Ma in ospedale il medico ha detto ‘va fatta per forza con il contrasto’.

    Il mio rimpianto è di non essermi imposto in qualche modo… da quello che si è capito, il contrasto le ha bloccato i reni. La sera siamo tornati a casa e non urinava, sono andato in allarme ed ho chiamato subito tutti quelli che potevo chiamare, ma mi hanno detto che non c’era più nulla da fare.

    Non lo accettavo, quindi d’accordo col professore l’abbiamo subito ricoverata. Se ero pronto a donarle un rene? Le avrei dato i miei anni, le avrei dato tutto, non solo un rene, pur di vederla”.

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