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Camorra, restano in carcere i tre boss del clan Mazzarella. Le intercettazioni

Il gip convalida il fermo di Michele Mazzarella, Ciro Mazzarella e Salvatore Barile. Il pentito Giuliano spiega come il clan si era diviso il centro città

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    Restano in carcere i tre boss del clan Mazzarella, il gip del Tribunale di Napoli ha convalidato il fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti dei tre cugini Michele e Ciro Mazzarella, 44 e 51 anni, e Salvatore Barile, 38 anni, ritenuti dagli inquirenti ai vertici della cosca più potente di Napoli città.

    A notificare i provvedimenti cautelari agli indagati, lo scorso 7 dicembre, sono stati gli agenti della Squadra Mobile e i militari Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli. Michele Mazzarella è stato bloccato a Pisa dalla Polizia ferroviaria di Genova, mentre cercava di lasciare l’Italia in treno alla volta della Germania. I tre cugini sono accusati di associazione di tipo mafioso in qualità di vertici del clan Mazzarella e di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

    Dalle indagini è emersa anche quella che era la gerarchia della famiglia ma anche una sorta di divisione che si stava perpetrando negli ultimi periodi dopo una lettera che Totoriello Barile (figlio di Luisa Mazzarella), che aveva in gestione le attività illecite nella zona del Connolo aveva scritto per contestare una tangente da 50mila euro intascata interamente dalla zia boss Antonietta Virenti mamma di Michele Mazzarella.

    Agli atti dell’indagine ci sono una serie di intercettazioni ambientali e i verbali di alcuni collaboratori di giustizia che inchiodano i tre. La conversazione intercettata è datata 25 aprile 2019, e fa riferimento a un incontro a cui parteciparono Massimo Ferraiuolo, Gaetano Gemei (arrestati nel blitz di lunedì mattina) e Salvatore Barile.

    Da qui si evince che il clan Mazzarella è un cartello diviso in vari sottogruppi attivi su diversi quartieri cittadini e della provincia di Napoli. Massimo Ferraiuolo è considerato il referente per la zona della Maddalena, Salvatore Barile per il Rione Sant’Alfonso di Poggioreale, il cosiddetto Connolo, Ciro Mazzarella per il quartiere Mercato e la zona soprannominata ‘Sopra le Mura’, Salvatore Fido, alias O Chiò, per il quartiere San Giovanni.

    Ma chiarificatorie sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano come anticipato da Cronache di Napoli: “Ferraiuolo Massimo, alias mortadella, è stato detenuto per lungo tempo per l’omicidio di Ginosa Giuseppe ed ha avuto un periodo di codetenzione con mio zio Luigi Giuliano presso il carcere di Opera. 

    In occasione della loro codetenzione, Mortadella chiese a mio zio di poter gestire i parcheggi davanti al Trianon e mio zio acconsentì dicendo che avrebbe chiesto a chi stava fuori dei Giuliano”.

    Michele Mazzarella, figlio di Antonietta Virenti (finita in manette lunedì) e del defunto boss Vincenzo Mazzarella, aveva ambizioni da capoclan: “Prima che Michele Mazzarella uscisse dal carcere io avevo parlato con Barile Salvatore della sua scarcerazione – ha raccontato pentito Giuliano – quest ‘ultimo mi aveva prospettato la possibilità che Michele volesse prendersi Forcella e io gli avevo risposto che in questo caso ci sarebbe stata la guerra. Cosi non è stato. Quando Michele è stato scarcerato ha ripreso e redini dei clan, e ha voluto incontrarmi.

    Voglio precisare che non ha voluto vedere nessuno all’inizio tranne me. Ci siamo incontrati in un deposito al Rione Luzzatti e all’incontro abbiamo partecipato io, che nell’occasione ero con Alessio Vicorito, Barile Salvatore, Michele Mazzarella e il loro cugino Alberto (che al momento gestisce o Maddalena al di sopra dei Ferraiuolo).”.

     

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