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Camorra, ucciso per errore: non era il fidanzato della sorella di un boss. Dopo 22 anni arrestati gli assassini

Risolto il cold case dell'omicidio di Giuglio Giaccio di Marano ucciso e sciolto nell'acido nel 2000. Lui era un operaio edile incesurato e fu scambiato per il fidanzato della sorella di un boss

    Marano. Lo, sequestrarono, lo ucciso con un colpo di pistola alla testa e poi lo sciolsero nell’acido: un rituale macabro che si riserva ai nemici più crudeli o ai pentiti nell’ambito della criminalità organizzata.

    E invece il carpentiere Giulio Giaccio di Marano, era un incensurato che non aveva alcun rapporto con la criminalità organizzata. E ora dopo 22 anni grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti i carabinieri, sotto il coordinamento della Dda di napoli, hanno risolto un cold case di camorra arrestando due affiliati del clan Polverino per l’omicidio del giovane.

    Stamane infatti è stata eseguita una misura cautelare in carcere nei confronti di due indagati affiliati al clan Polverino, già detenuti, in quanto ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio e della distruzione del cadavere del giovane Giulio Giaccio.

    Fatti avvenuti in Marano di Napoli il 30 luglio 2000, data a partire dalla quale se ne erano perse le tracce.

    I due arrestati sono Salvatore Cammarota di 55 anni, detenuto per altro presso la Casa Circondariale de L’Aquila e Carlo Nappi,  di 54 anni, detenuto per altro presso la Casa Circondariale di Livorno.

    Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, condotte dal citato Nucleo Investigativo fino al marzo 2022 anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno consentito di appurare che la vittima: operaio edile, era estranea a contesti di criminalità organizzata e che gli esecutori del delitto l’avevano erroneamente identificata per un soggetto che stava intrattenendo una relazione con la sorella di uno di essi, che non l’approvava.

    Giaccio si trovava nei pressi della propria abitazione, era stata raggiunta dagli indagati i quali, fingendosi poliziotti, l’avevano costretta a salire a bordo dell’autovettura su cui viaggiavano.

    Pur avendo negato ogni coinvolgimento nella relazione, veniva uccisa con un colpo d’arma da fuoco ed il cadavere distrutto completamente, utilizzando acido.

     

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