Il narcos Raffaele Imperiale ha svelato come face scappare Raffaele Muriello dalla Spagna a Dubai, poco prima che dall'Italia andassero ad arrestarlo


Il narcotrafficante internazionale Raffaele Imperiale, collaboratore di giustizia da due mesi, aveva accesso agli archivi dell’Interpol.
A rivelarlo è lui stesso, in uno dei quattro verbali di dichiarazioni depositati qualche giorno fa dalla Procura di Napoli ai giudici del Riesame. Ebbe la necessità di controllare se ci fosse, o meno, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Raffaele Mauriello, figlio dell’ex killer del clan Di Lauro, Ciro Mauriello, diventato ex reggente del clan Amato-Pagano di Secondigliano.
Raffaele era in Spagna e già lavorava per conto di Imperiale. Seppe però che era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti: “…feci fare un controllo nei sistemi Interpol, – rivela – tramite un amico marocchino, non aveva ancora l’ordinanza e gli dissi di venire (a Dubai)”.
“Venne da me, con un volo privato che gli procurai, gli avevo fatto consegnare un passaporto messicano, ovviamente sotto falso nome. Era in Spagna, aveva saputo che sarebbe stato arrestato, tramite dei miei contatti feci anche dei controlli all’Interpol, ma fino a quel momento non era emerso nulla”.
E a tal proposito c’è anche la versione dello stesso Mauriello jr, che ha ammesso le accuse che gli vengono mosse per due omicidi: “Venni accompagnato dall’aeroporto alla casa di Imperiale in un’auto condotta da un autista di sua strettissima fiducia”.
A Mauriello venne affidato il compito di gestire, per Imperiale, le relazioni con uno dei gruppi camorristici del Rione Traiano di Napoli e anche con un broker di Secondigliano che acquistava 80-100 chilogrammi di cocaina al mese.
il boss dei Van Gogh ha deciso a fine ottobre di collaborare con la giustizia. I sostituti procuratori di Napoli De Marco, Caputo e Giugliano hanno depositato sei verbali, quattro contenenti i racconti di inizio collaborazione con la giustizia di Imperiale, uno quelle del suo socio Bruno Carbone.
Si parla dei suoi affari in tutto il mondo: “Con Giovanni Fontana abbiamo fatto un lavoro in Australia, di 600 pacchi, organizzato da Raffaele Imperiale con un socio australiano, Mark, e un socio olandese, Hanas Zamouri, che e’ stato sequestrato in Siria con me. Gli australiani ci dissero che il carico di droga era stato sequestrato, ma non abbiamo nessuna prova, ne’ alcuna notizia sulle fonti aperte. La merce era stata portata da noi dall’Olanda, erano 200 chili nostri e 400 chili degli australiani”.
Gli investigatori italiani alla luce dei primi racconti vogliono capire come i due latitanti siano riusciti a sfuggire per così lungo tempo alle autorità italiane, se ci sono state coperture e aiuti. Così come sarà utile capire per quale motivo Bruno Carbone si trovasse nel più insospettabile dei Paesi quando è stato catturato da una milizia islamista prossima ai terroristi di al Qaeda.
Bruno Carbone, preso in consegna nei giorni scorsi da polizia e carabinieri dopo essere finito per alcuni mesi, mentre da Dubai cercava di raggiungere la Turchia, nelle mani di una fazione integralista in Siria, ha reso un interrogatorio dove manifesta la volontà di collaborare con la giustizia
Dell’ormai ex ras originario di Castellammare si conosce la predilezione per lo sfarzo e il lusso di cui poteva godere a Dubai fino a quando l’Italia non ha finalmente raggiunto l’accordo per l’estradizione dei latitanti con il governo emiratino.
Negli ultimi anni Imperiale ha collaborato con altri baroni della droga tra cui l’irlandese Daniel Kinahan, l’olandese-marocchino Ridouan Taghi, il cileno Richard Riquelme Vega, noto come Rico e il cartello del Golfo colombiano. Ora si aspetta che Raffaele Imperiale parlerà non solo sulla camorra napoletana, ma soprattutto sulle organizzazioni del narcotraffico di mezzo mondo e su tutte le coperture delle varie forze di polizia.
4. continua
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