Via libera definitivo del Parlamento al disegno di legge delega al Governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura. In Senato, dopo il flop dei referendum di domenica scorsa, arriva l’ok al provvedimento con 173 sì, 37 no e 16 astensioni.
Ora prenderà il via la fase dei decreti attuativi. A votare a favore alla fine la maggioranza di governo, compresa la Lega (ad eccezione di cinque senatori, tra cui Roberto Calderoli che si è speso in prima persona nella campagna referendaria), mentre Italia Viva si astiene. Contrari invece i Fratelli d’Italia e Cal.
Presente nell’Aula di Palazzo Madama per il voto decisivo, il cui iter è iniziato tre anni fa col disegno di legge dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia che non manca di ricordare appunto il “lungo lavoro, a tratti non semplice” in cui “ciascuna forza politica può riconoscere il suo apporto”.
“Oggi siamo qui per trasformare in legge dello Stato una proposta che viene da lontano ed è stata costruita con il contributo di molti – afferma la titolare del dicastero di Via Arenula -. Questo è un passaggio importante nella storia del nostro Paese, in cui troppo a lungo la giustizia è stata terreno di scontro”.
L’approvazione della legge, “terzo grande pilastro delle riforme della giustizia vòlte a rinsaldare la fiducia dei cittadini nell’amministrazione della Giustizia“, sottolinea la ministra, “consentirà che l’imminente rinnovo del Csm si svolga con nuove regole affinché questa istituzione, presidio costituzionale e imprescindibile dei principi dell’autonomia e dell’indipendenza dell’ordine giudiziario, principi irrinunciabili, possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare”.
La riforma Cartabia come detto incassa alla fine l’ok di tutti i gruppi di maggioranza eccetto Italia Viva, con Matteo Renzi critico nel suo intervento in Aula. “Una riforma della giustizia e dell’ordinamento giudiziario serve, la sua serve meno di quello che noi speravamo – dichiara il senatore rivolgendosi alla ministra -. Non tocca il potere delle correnti, non tocca la responsabilità dei magistrati, e soprattutto lascia un po’ di amaro in bocca per la modalità con cui è arrivata al traguardo”.
E così Iv opta per l’astensione, “perché la riforma non fa danni, è più inutile che dannosa” e “non è quel passo in avanti che serviva”. Non troppo distante il parere della responsabile giustizia della Lega, Giulia Bongiorno, che annuncia sì il voto favorevole del partito (arrivato anche dal segretario Matteo Salvini seduto sugli scranni di Palazzo Madama), ma non si esime dall’evidenziare il fatto che la riforma pur avendo una serie di aspetti positivi, “come il fatto di dire stop alle porte girevoli, la limitazione dei passaggi di funzione e la nuova valutazione della professionalità dei magistrati”, risulta alla fine “anacronistica” visto che non tiene conto delle novità emerse dopo lo scandalo Palamara.
Agli occhi della Bongiorno a mancare è una riforma costituzionale e, poiché “noi della Lega non ci crediamo più al fatto che improvvisamente la magistratura si autoriformerà”, “faremo una riforma che cambierà finalmente qualcosa nell’interesse di tutti, una riforma coraggiosa”.
Ad accogliere “con soddisfazione” il via libera del Senato c’è invece David Ermini, vicepresidente del Csm. “Ora che la riforma c’è, si può andare serenamente al rinnovo del Consiglio – spiega facendo riferimento alle elezioni per il rinnovo di Palazzo dei Marescialli che si terranno tra luglio e settembre -. Non è certo una riforma epocale, ma il testo è in fondo un buon compromesso, soprattutto è una riforma necessaria per completare il quadro delle riforme della giustizia”.
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