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Dopo il patto Stato-Mafia ci sarebbe stato un tentativo di un accordo con i clan della camorra e in particolare con quelli di Forcella da parte dei .

Lo sostiene , pentito, e nipote dell’ex boss , specialista in rapine della banda del buco e uno tra i grandi conoscitori del sottosuolo di Napoli. I avrebbero contattato la camorra, in particolare , ex capo dell’ormai estinto omonimo clan legato a quello del boss Giuliano, per chiedergli di “tenere il territorio del centro di Napoli di sua pertinenza sotto controllo, gestendo tutte le attivita’ illecite senza fare morti e feriti…”. Le dichiarazioni di Ferraiuolo davanti a un sostituto procuratore napoletano nel corso di un interrogatorio sostenuto in carcere il 12 luglio 2013. I fatti che riferisce risalgono al 2007, nel periodo immediatamente successivo alla scarcerazione di Stolder.

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L’arresto di , che era alla guida dell’omonimo clan napoletano della “Maddalena”, risale al 14 giugno 2012 dopo una spericolata fuga sui tetti in un appartamento di Casoria dove si era nascosto.

Secondo il racconto dell’ex boss pentito, lo zio venne letteralmente prelevato dai e portato in un ristorante sul mare, a Salerno, per proporgli “una sorta di accordo” nel corso di un summit. Si tratta di informazioni che Ferraiuolo riferisce di avere appreso “de relato” da altre persone di sua conoscenza: “…i menzionati rappresentanti dello Stato volevano evitare i morti dovuti alle schegge impazzite (elementi della criminalita’ fuori controllo) e, dunque, avevano individuato – spiega il collaboratore di giustizia – in mio zio, vecchio capo camorra storico, il referente affinche’ tenesse tutto sotto controllo”. “Mi risulta – ha raccontato Ferraiuolo al pm – che tale proposta fu fatta anche a Peppe Missi (ex boss del rione Sanita’  anche lui da anni collaboratore di giustizia). L’ex boss del rione Sanita’ e’ stato coinvolto nella strage del treno rapido 904, che nel dicembre del 1984 costo’ la vita a 16 persone e sulla quale ancora oggi ci sono dubbi e ombre.

Anche questa circostanza viene rivelata “de relato” da : “…Salvatore Marotta e’ una fonte piu’ che qualificata – sottolinea il collaboratore di giustizia rispondendo agli inquirenti – dal momento che faceva parte del gruppo familiare che faceva la ‘scorta’ a mio zio Raffaele Stolder quando usci’ dal carcere…”. Stolder, pero’, disse ai suoi interlocutori di non essere in grado di poter fare fronte alle richieste: “Mi risulta, personalmente – riferisce Ferraiuolo – che mio zio Raffaele Stolder abbia rifiutato ogni patto e ogni collaborazione con i servizi di sicurezza, e che abbia risposto che ormai, dopo tanti anni di carcere, non era piu’ il capo camorra e che voleva riprendere a fare il ladro come faceva da ragazzo…”.



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