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Napoli, 17enne accoltellato nella movida durante il coprifuoco

Ragazzo di 17 anni di Miano accoltellato in via Arcoleo durante il coprifuoco. Sarebbe stato un rivale in amore


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polizia

Napoli. Giovane di 17 anni accoltellato dal rivale in amore in piena movida a Chiaia.

E’ accaduto nella tarda serata di ieri dopo le 22, quando tutti dovevano già stare a casa per il coprifuoco e invece in strada erano in tanti, anzi in tantissimi. La tragedia si è consumata in via Arcoleo poco prima delle 22,30. Subito dopo l’aggressione e l’accoltellamento c’è stato un fuggi fuggi generale. Il ragazzo ferito, originario di Miano, è stato trasporto all’ospedale Vecchio Pellegrini, non è in gravi condizioni.

La squadra mobile di Napoli è sulle tracce dell’aggressore, la sua cattura dovrebbe essere questione di ore. Le sue generalità sono state fornite dallo stesso ferite. Gli investigatori hanno già preso visione delle immagini delle telecamere pubbliche e private nella zona per verificare il racconto del ragazzo ferito e anche capire se l’aggressore aveva dei complici.

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Proprio ieri ieri i commercianti di Chiaia avevano manifestato le loro preoccupazioni per la mancanza di controlli nella zona e per le troppe presenze in strada.

 

 

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Cronaca Giudiziaria

Tangenti Sma, Abbate si ‘pente’ e racconta le tangenti a funzionari e politici

ESCLUSIVO L’imprenditore napoletano che gestiva la manutenzione dei depuratori della #RegioneCampania confessa ai pm: “Pagavo 30mila euro al mese di tangenti a funzionari e dirigenti, 20mila euro in nero per la campagna elettorale dell’onorevole #Passariello”

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Tangenti Sma

Avidità di funzionari regionali, tangenti per appalti milionari per la depurazione: l’imprenditore Salvatore Abbate si ‘pente’ e confessa la ‘madre’ delle tangenti Sma.

Lo ha fatto due giorni prima dell’avvio dell’udienza preliminare del processo per tangenti, corruzione e legami con la camorra per gli appalti nella Sma (società in house della Regione Campania che si occupa dei depuratori) che si sta celebrando dinanzi al Gip del Tribunale di Napoli. Un processo nel quale Salvatore Abbate, 53 anni di Volla, alias Totore ‘a cachera, ha strappato un patteggiamento di 4 anni e 10 mesi con lo sconto di un terzo.

Una confessione raccolta dai pm Ivana Fusco e Henry John Woodcock il 22 luglio scorso e trasfusa nel processo in corso. 

L’imprenditore che per circa un triennio si è accaparrato appalti per la manutenzione dei depuratori lo smaltimento dei fanghi della depurazione in Campania, corrompendo funzionari regionali, politici e addetti ai controlli grazie ad un sistema consolidato. 

“Ammetto gli addebiti – ha detto dinanzi ai pm napoletani, negli uffici della Procura – ma non ho nulla a che fare con la criminalità organizzata che anzi aborro. Ammetto che ho corrotto e che ho sbagliato ma per ignoranza e solo per lavorare, ma con la criminalità organizzata non ho mai avuto nulla a che vedere”. 

L’imprenditore, attualmente in carcere, ha ripercorso i rapporti con i funzionari e dirigenti della Sma, la società in House della Regione Campania che nel 2016 è subentrata nella gestione del depuratore di Napoli Est. 

Una gestione che secondo Abbate è stata la sua rovina e accusa un funzionario della Sma non imputato nel processo in corso di essere stato colui che per primo lo pose davanti alla scelta: “Se vuoi continuare a lavorare devi versare il 10% del fatturato come tangente”.

E allora senza mezzi termini, Abbate racconta: “Il dott. Soria, funzionario di Sma, – si legge nel verbale depositato – mi disse chiaramente che se avessi voluto continuare a lavorare come appaltatore di Sma dovevo versare il 10% del mio fatturato a titolo di tangente. Mi disse che se volevo continuare ad avere le proroghe dovevo versare a lui e al suo dirigente il 10%”. 

E il 10% in quei primi anni. Era 25-30mila euro al mese. “Sono certo che quella somma veniva divisa tra Soria e Silvestro (dirigente Sma non imputato nel processo in corso, ndr). Ammetto di aver pagato tangenti per continuare a lavorare”.

Un pagamento fisso quello che racconta Abbate: “Veniva consegnata il 2 o il 3 di ogni mese all’interno del Depuratore di Napoli Est. Soria e Silvestro mi dicevano che in cambio mi avrebbero fatto lavorare, nel senso che mi avrebbero prorogato o non avrebbero consentito ad altri imprenditori di entrare negli appalti riguardanti Napoli Est”. 

L’imprenditore sostiene di aver ceduto ad una sorta di ‘ricatto’: o paghi o non lavori con noi. 

Ma quella tangente non è l’unico ‘sostegno’ che Abbate ha versato per oleare il sistema. 

Abbate parla alche di altri ‘aiuti’: quello per esempio al direttore generale della Sma, Lorenzo Di Domenico, nominato dall’allora consigliere regionale di Fdi, Luciano Passariello. Entrambi sono imputati nel processo in corso. 

“Alla fine del 2017 – racconta Abbate – fu nominato amministratore della Sma, Lorenzo Di Domenico che ad un certo punto si presentò da me e mi chiese una tangente del 30% sul mio fatturato”. 

Quel 30%, secondo Abbate, fu oggetto di trattativa: “Alla fine ci accordammo per la corresponsione a Di Domenico di 7mila euro di tangente, lui mi disse che sapeva della tangente a Soria e Silvestro e dunque per lavorare dovevo pagare anche a lui”. 

Abbate, inoltre, ritorna sul finanziamento alla campagna elettorale dell’allora consigliere regionale Luciano Passariello (Fdi), imputato nel processo in corso.

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“Di Domenico in un’occasione mi chiese 15 o 20mila euro in contanti e in nero da destinare alla campagna elettorale dell’onorevole Passariello. Non so dire con precisione di quali consultazioni elettorali si trattasse ma era sicuramente il 2018”. 

Nel 2018 Passariello era candidato alle elezioni politiche per il rinnovo della Camera dei deputati e oltre ad essere consigliere regionale nella legislazione del presidente Vincenzo De Luca, era anche Presidente della Commissione d’inchiesta sulle società partecipate della Regione Campania (compresa la Sma).

Abbate sostiene di aver consegnato la somma per la campagna elettorale a Riccardi (Luigi Riccardi, all’epoca direttore dell’impianto di depurazione di Napoli Est e Marcianise): “Consegnai la somma a Riccardi su richiesta di Di Domenico”.

Abbate ha poi raccontato di aver continuato a pagare tangenti fino al giorno del suo arresto nell’inchiesta che oggi lo vede imputato per associazione per delinquere e corruzione, oltre a riciclaggio e inquinamento ambientale.

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Cronaca Nera

Monti Lattari, ora i narcos hanno anche le piantagioni sotterranee: 2 arresti

La scoperta fatta a Pimonte dal gruppo “Cacciatori” Calabria impegnati nell’operazione insieme con i carabinieri locali

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monti lattari narcos

Nuovo colpo ai narcos dei Monti Lattari con due arresti e la scoperta di una piantagione sottorranea.

Nel Parco regionale dei Monti Lattari il Comando Provinciale di Napoli – nell’ambito dei servizi volti al contrasto dell’attività illecita di produzione e spaccio di sostanze stupefacenti – ha disposto in questo periodo estivo mirati servizi di perlustrazione.

Quest’anno, a fornire un preziosissimo contributo ai militari della compagnia di Castellammare di Stabia, i militari dello squadrone eliportato Cacciatori Calabria e Puglia.

Durante le operazioni i carabinieri hanno arrestato a Pimonte un 57enne incensurato del posto. I militari hanno perquisito il terreno dell’uomo ed hanno rinvenuto e sequestrato 229 piante di cannabis indica alte circa 2 metri e mezzo. Sequestrate anche altre 43 piante della stessa tipologia – piantate in dei vasi – nascoste in un container interrato. Il nascondiglio era stato adibito a serra con corrente elettrica, impianto di areazione ed acqua. Tutto creato abusivamente.

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I Carabinieri hanno anche constatato che il furto di corrente elettrica ammonta ad un valore di quasi 84mila euro. Il terreno e il container sono stati sequestrati. Le piante campionate e poi distrutte.

A Lettere, invece, i militari dell’Arma hanno arrestato per detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente un 58enne del posto già noto alle forze dell’ordine.
I Carabinieri hanno perquisito la sua abitazione e i terreni limitrofi. Rinvenuti e sequestrati quasi 2 grammi di cocaina e 86 grammi di marijuana oltre a 4 bilancini di precisione e vario materiale per il confezionamento della droga.

Gli arrestati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari in attesa del giudizio dell’Autorità giudiziaria oplontina.

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