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Attualità

Le associazioni forensi criticano l’eventuale rinvio del prossimo esame d’avvocato

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Alla luce delle disposizioni contenute nel del 04/11/2020 riguardanti la sospensione di tutte le prove scritte relative a concorsi ed esami di abilitazione, nella paventata ipotesi di rinvio anche delle prove scritte dell’esame di abilitazione forense di dicembre 2020, in discussione tra le istituzioni forensi, le Associazioni di Avvocati Praticanti, nel comprendere l’estrema difficoltà di questo momento storico, non possono esimersi dal rilevare che, ancora una volta, la problematica legata all’esame di abilitazione forense viene affrontata con troppa marginalità.

Ancor oggi non menzionare un esame di tale rilevanza logistica ed organizzativa, per non parlare della di quella sociale legata alla funzione di tutela dei diritti svolta dall’Avvocato, senza fornire indicazioni, garanzie, e tempistiche certe a oltre venticinquemila praticanti, è l’ultimo di una serie di atti gravi ed irrispettosi nei confronti della nostra categoria.

Tale comunicato vuole avere la funzione di scongiurare ipotesi gravi legate ad un eventuale rinvio delle prove scritte, che se non oculatamente previsto potrebbe posticipare sine die le correzioni degli elaborati così da creare un’incertezza assoluta dei tempi e, cosa ancor più denegata, la circostanza in cui chi ha sostenuto la prova, non conoscendo l’esito, dovrebbe espletare in via cautelativa nuovamente lo scritto.
Per tali ragioni si chiedono specificazioni da parte del Ministero della Giustizia a garanzia delle tempistiche riguardanti la nostra categoria, ricordando che una soluzione di buon senso, attuata per tutte le altre professioni ordinistiche, potrebbe essere quella di un orale abilitante a distanza, non per facilitare alcunché bensì per garantire ai candidati e alle rispettive famiglie, il diritto alla salute e, al pari, il diritto al lavoro.

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Il medico di Maradona accusato di omicidio colposo

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foto da tyc sports

Il medico di Maradona accusato di omicidio colposo. Il fuoriclasse argentino ‘non sarebbe stato curato adeguatamente’ .

Leopoldo Luque, medico di Diego Armando Maradona, e’ stato accusato di omicidio colposo con l’ipotesi che il fuoriclasse argentino non sia stato curato adeguatamente: lo dicono fonti di polizia e giudiziarie all’agenzia argentina Telam. Al dottore sono stati letti i suoi diritti nel corso della perquisizione al suo domicilio, stamattina.

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La notifica, precisano le fonti all’agenzia, non significa una convocazione da parte dei magistrati, ne’ fa scattare un arresto: viene solo informato che si indaga su di lui per il presunto reato. La Procura del sobborgo argentino di San Isidro, a Buenos Aires, ha ordinato di perquisire le proprieta’ del medico personale di Diego Armando Maradona, Leopoldo Luque, nel quadro delle indagini in corso sulla morte del calciatore. Secondo il comunicato del procuratore, “in virtu’ delle prove raccolte, si e’ ritenuto necessario richiedere perquisizioni presso l’abitazione e e l’ufficio del dottor Leopoldo Luque”.

I magistrati aggiungono che nel quadro delle indagini sono stati sentite diverse persone, compresi i parenti stretti del defunto. Nessun’altra precisazione e’ stata rilasciata sul motivo delle indagini, benche’ la morte della stella calcistica abbia scatenato polemiche sul ritardo dei soccorsi. Maradona e’ deceduto mercoledi’ 25 novembre all’eta’ di 60 anni per un attacco di cuore.

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Belen indossa le mascherine fatte dai detenuti casertani

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foto da canale 5

Belen indossa le mascherine fatte dai detenuti casertani. I dispositivi realizzati nella casa circondariale “Uccella” arrivano alla finale di “Tù sì que vales”.

Le mascherine prodotte all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere, per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne (celebrata mercoledì 25 novembre), arrivano a “Tù sì que vales”. I dispositivi di protezione individuale, realizzati dai detenuti dell’istituto penitenziario ‘Francesco Uccella’, sono stati indossati dai conduttori (Belén Rodríguez, Martìn Castrogiovanni e Alessio Sakara) e dai giudici (Maria De Filippi, Gerry Scotti, Rudy Zerbi, Teo Mammucari e Sabrina Ferilli) in occasione della finale del talent show in onda su Canale 5.

Le mascherine chirurgiche (nere con scritta rossa ‘Stop alla violenza sulle donne’) sono state realizzate a mano nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito dell’iniziativa ‘#Ricuciamo’, progetto nato dalla partnership fra il ministero della Giustizia-Dap e il commissario straordinario di governo per l’emergenza Covid-19, sottoscritto il 26 maggio scorso dal Guardasigilli Alfonso Bonafede e dal commissario Domenico Arcuri.

Sagomate e in tessuto, le mascherine sono state cucite da una decina di detenute del laboratorio sartoriale della sezione femminile dell’istituto, che dallo scorso mese di ottobre si sono appositamente dedicate alla produzione delle mascherine per celebrare la Giornata contro la violenza sulle donne.

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