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Attualità

Mattarella: ‘Necessarie misure urgenti’, l’emergenza sanitaria deve aprire a un progetto condiviso per la tutela del Paese

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Mattarella: “Necessarie misure urgenti”, l’emergenza sanitaria deve aprire a un progetto condiviso per la tutela del Paese.

 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la giornata mondiale del Risparmio, ha richiesto un intervento deciso al Governo e al Parlamento per contrastare la crisi profonda causata dall’emergenza sanitaria, con lo scopo di tutelare il presente e il futuro del Paese.
Mattarella ha affermato che “la gestione dell’emergenza deve saper aprire la strada a un progetto condiviso di crescita sostenibile e inclusiva per un Paese che torni a offrire opportunità, per un futuro dignitoso, specie alle giovani generazioni”.
Con il suo messaggio, il Presidente della Repubblica invita a ricorrere nel miglior modo possibile all’utilizzo delle “risorse rese disponibili anche in ambito europeo per gli indispensabili investimenti in infrastrutture, materiali e immateriali, riducendo i divari” sociali ed economici.

A causa del vertiginoso aumento dei contagi, in questi giorni sono continui i richiami a un secondo lockdown, scenario che destabilizza fortemente la fiducia e la serenità di ognuno. Al riguardo, Mattarella ha aggiunto che “è indispensabile creare le condizioni utili a ristabilire un clima di fiducia. In Italia si sta creando un inaccettabile aumento delle diseguaglianze. A fronte di questo, è ancora più apprezzabile l’impegno delle fondazioni, che si sono mobilitate con interventi aggiuntivi nell’interesse della collettività, dei soggetti più deboli e dei settori più colpiti.

Marco Barbato

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Calcio

Maradona, Platini: ‘Mai stati nemici, in campo magico e magnifico’

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“Non siamo mai stati nemici, ma venivamo da esperienze, famiglie, paesi, passioni diverse. La nostra educazione, la nostra crescita è andata per strade che non si incrociavano. Lui veniva dall’Argentina dove il pallone è antico, ancestrale, viscerale, un modo di vivere del popolo. Prende la testa, il cuore, i polmoni. Lì il calcio è primordiale, è un graffito delle caverne, è un tatuaggio sulla pelle. Si fa vedere e sentire. Un’identità forte, un sentimento nazionale, è come la tua mamma. Io sono nato in Francia, dove la gente se ne fregava del pallone, e non credeva che quello del calciatore potesse essere un lavoro”. Michel Platini in una intervista a ‘Repubblica’ racconta il suo rapporto con Diego Armando Maradona. “E’ stato eccessivo ma raramente ha sbagliato gioco. In campo è stato magico e magnifico, sul resto della sua vita non mi permetto di entrare. Molto più dei caratteri, contano le origini diverse. In Argentina il calcio è una rabbia di tutti, vive di rimandi, è un album dove trovi sempre una figura che ti appartiene – ha aggiunto – In Francia quando giocavo da ragazzo mi dicevano: se piace a te. Non ero uno di loro, ma solo uno che inseguiva il suo gioco preferito. Non c’era la dimensione collettiva che invece a Diego non è mai mancata. Non siamo fatti solo di stile, ma di quello che ci portiamo dentro. La mia generazione ha riacceso la fiamma del calcio francese che fin lì quanto a risultati era stato un disastro”.

Due rivali che hanno incantato in Serie A: Platini al Nord a Torino, Diego al Sud a Napoli. “Mai avrei vissuto come lui, con cento persone sempre addosso, a pranzo e a cena, non ce l’avrei fatta. E a lui la mia vita discreta sarebbe sembrata troppo vuota. Quando io sono arrivato a Torino la Juve era a quota 20 scudetti, quando lui è arrivato a Napoli, la squadra era a 0 – ha ricordato – La geografia dei risultati conta. Lui non solo ha vinto, ma è stato un aggregatore, è riuscito a far capire che bisognava far crescere la società, così sono arrivati Careca e Alemao. Io non mi ricordo un Diego solo. Era sempre in mezzo al pubblico, a braccia, gambe, teste, gli piaceva essere toccato, aveva un bisogno carnale di contatti, dove c’era un mucchio, lì trovavi Diego, sudato e felice. Amava essere amato. Oggi non capita più: ma voi li vedete Messi, Ronaldo, Neymar e tutti gli altri? Non sono più avvicinabili, girano al largo dai tifosi, guai a sfiorarli, non ci sono più occasioni. Diego non ci teneva alla giusta distanza, per lui non esisteva”. Le ‘Roi’ ammette di non avergli “invidiato il piede sinistro, ma la sua agilità sì. Io quello scatto rapido non l’avevo proprio – ha concluso – Era piccolo, robusto, ma nei 3-5 metri, nello spazio breve, si scatenava”

 

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Calcio

Maradona, Mancini: ‘Immortale, mi ha regalato sua ultima maglia con Napoli’

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“Ancora non mi rendo conto che Maradona non c’è più. Un Dio del calcio, un immortale, come Cassius Clay e Kobe Bryant”. Nel giorno del suo 56° compleanno Roberto Mancini ricorda Diego Armando Maradona in una intervista rilasciata al Corriere dello Sport. “Quando ho letto sul telefonino che Diego era morto, ho pensato subito a una fake news, come probabilmente tanti di noi. Poi ho visto quante notizie stavano arrivando da tutto il mondo e ho capito che era tutto vero. Incredulo e addolorato, mi sono messo davanti alla tv. Emozioni senza fine, sono tornato indietro nel tempo”, ha aggiunto il ct della nazionale, che ricorda i duelli in campo con il Pibe de Oro. “Napoli-Samp 1-4, chi può dimenticare una partita del genere? Il Napoli doveva difendere lo scudetto, noi volevamo quel titolo. Una partita spettacolare, in cui segnai uno dei gol più belli della mia carriera, forse il più bello perché il coefficiente di difficoltà era elevatissimo – ha raccontato – Diego venne negli spogliatoi, hai segnato un gol alla Maradona mi disse. Fece i complimenti a tutti perché era un campione vero, che sapeva riconoscere il valore degli avversari. Il Napoli aveva già capito che saremmo stati i rivali più tosti nella difesa del titolo

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