Seguici sui Social
Privacy Policy Cookie Policy

Caserta e Provincia

Villaggio dei Ragazzi. Giro d’Italia in Rosa: a Maddaloni la tappa dedicata a don Salvatore.

Pubblicato

in



La settima tappa del 31° Giro d’Italia Rosa-Iccrea del 17 settembre p.v. (percorso Nola-Vulcano Buono/), voluta dall’amministrazione maddalonese a guida De Filippo, sarà dedicata a don Salvatore d’Angelo, sacerdote e fondatore del di cui quest’anno si celebrano due importanti anniversari: il centenario dalla nascita e il ventennio dalla dipartita.

Il Villaggio, Ente socio-assistenziale e formativo maddalonese a controllo regionale, fondato 73 anni fa e divenuto nel tempo punto di riferimento imprescindibile nell’ambito dell’istruzione e del welfare campano (e non solo), per l’occasione diventerà il “quartiere generale” per i corridori, i giornalisti e tutta la “Carovana Rosa”. Il Giro, che in origine era stato programmato per il mese di luglio e successivamente rinviato in conseguenza dell’emergenza sanitaria, vedrà la partecipazione di 23 squadre provenienti da ben 14 nazioni, per un totale di 144 atlete. Saranno coinvolte tutte le 5 province campane e la tappa sarà trasmessa da Raidue durante la diretta del Tour de  France, in leggera differita.

Giuseppe Rivolta è il patron del Giro Rosa, il maddalonese Angelo Letizia, invece, il direttore della tappa. “Siamo onorati della dedica alla memoria di don Salvatore, fondatore del Villaggio, di una tappa di un giro ciclistico così prestigioso. Con entusiasmo ed orgoglio abbiamo prontamente accolto l’invito degli organizzatori e posto l’Istituzione, che per antica tradizione è casa ideale di uno sport che appassiona il mondo intero, a disposizione di un evento di caratura internazionale e di notevole valenza sportiva e socialeLa raccomandazione a tutti gli appassionati è di seguire la corsa a bordo strada, indossando la mascherina ed osservando la regola del distanziamento sociale”, ha commentato Felicio De Luca, Commissario straordinario dell’Ente.

Continua a leggere
Pubblicità

Campania

Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati

Pubblicato

in

carcere santa maria capua vetere

Torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: polemiche tra il garante dei detenuti e il sindacati.

 

Botta e risposta a distanza tra il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello e il sindacato Uspp: ad innescare le polemiche e’ stato un video registrato dal sistema di video sorveglianza del carcere di Santa Maria Capua Vetere che, secondo il garante rappresenterebbe la prova “principe” dei pestaggi avvenuti nell’istituto di pena casertano durante il lockdown, dopo una protesta dei detenuti. Un episodio che risale al 6 aprile e che al momento vede iscritti nei registro degli indagati 57 agenti, accusati di abuso di potere e tortura.

 

Presunte vittime e presunti carnefici, secondo il garante, condividerebbero ancora lo stesso tetto, il reparto Nilo. Soprattutto ci sarebbero ora queste immagini che inchioderebbero gli agenti alle loro responsabilita’. Si tratterebbe di video della videosorveglianza interna del carcere, acquisito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere alcuni mesi fa e sul quale il lavoro investigativo sarebbe finito. “Ora ci sono le immagini che provano le violenze”, dice il garante dei detenuti per la Campania Samuele Ciambriello, tra i primi a denunciare i presunti abusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

“Forse gli agenti pensavano che le telecamere non funzionassero o, cosa ancora piu’ grave – osserva Ciambriello – credevano di restare impuniti; ma cosi’ non e’ stato. Nel carcere – prosegue – il clima e’ ancora troppo pesante tra detenuti e agenti della penitenziaria a causa dell’indagine sui pestaggi di aprile, che potrebbe allargarsi ad altri agenti. Solo pochi detenuti sono stati trasferiti, la maggior parte e’ rimasta nello stesso reparto, il Nilo, dove avvennero i pestaggi, insieme agli stessi agenti denunciati. Non capisco – prosegue – perche’ il Dap non intervenga con i trasferimenti di tutti i detenuti o dei poliziotti coinvolti nella vicenda”. Antitetiche invece le parole del segretario regionale dell’Uspp Ciro Auricchio.

“A Santa Maria il clima non e’ teso, contrariamente a quanto ha dichiarato il garante. Il 24 settembre e’ entrato in servizio un nuovo comandante e gli agenti continuano a lavorare rispettando la legalita’”. Riguardo alla presenza dei poliziotti penitenziari indagati nei reparti dove sono avvenute le presunte violenze, Auricchio e il presidente nazionale dell’Uspp Giuseppe Moretti smentiscono: “gli agenti prestano servizio esclusivamente nei settori esterni all’area detentiva. Abbiamo piena fiducia nella magistratura, lasciamo lavorare gli inquirenti su una delicata vicenda strumentalizzata dalla politica. Come sindacato ribadiamo che gli agenti non sono torturatori ma hanno garantito e garantiscono la sicurezza nelle carceri”.

L’indagine sulle presunte violenze nacque dalle segnalazioni dello stesso Ciambriello, di associazioni come Antigone e dalle denunce dei familiari dei detenuti. I presunti pestaggi avvennero il 6 aprile scorso – in pieno lockdown – quando centinaia di agenti, non solo del carcere casertano, ma anche di altre carceri e di reparti speciali come il Gruppo operativo mobile), intervennero a Santa Maria Capua Vetere per perquisire i detenuti del Reparto Nilo, dopo una rivolta scattata a seguito della positivita’ al covid-19 di un recluso. Dell’inchiesta se ne seppe lo scorso giugno, quando i carabinieri notificarono alcuni decreti di perquisizione agli agenti indagati all’esterno del carcere, provocando la reazione dei poliziotti che ritennero le modalita’ di “troppo spettacolari”; al vaglio dei magistrati c’era la posizione di altri agenti, afferma ancora Ciambriello che paventa un allargamento dell’inchiesta non confermato e neppure smentito dagli inquirenti: “Le immagini in possesso della Procura – spiega – potrebbero aver portato all’identificazione di altri responsabili delle violenze”.

 

Continua a leggere



Caserta e Provincia

Collusione con i Casalesi: Nicola Cosentino assolto dopo 9 anni

Pubblicato

in

nicola cosentino

I giudici della corte di Appello di Napoli hanno assolto l’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, Nicola Cosentino, nell’ambito dell’inchiesta ‘Il principe e la (scheda) ballerina’, un filone investigativo della Dda di Napoli su camorra e colletti bianchi nel cuore di Casal di Principe. Cadono dopo 9 anni le accuse di collusione con la camorra.

Era il 2011 quando i giudici diedero il via libera agli arresti in nome dell’inchiesta “Il principe e la (scheda) ballerina”, un filone investigativo della Dda di Napoli su camorra e colletti bianchi, economia malata e affari nel cuore di Casal di Principe. Al centro, la costruzione – mai avvenuta – del centro commerciale Il Principe a Casale. E così, l’indagine dal titolo preso in prestito dal film commedia con Marilyn Monroe, divenne ordinanza firmata dal gip Egle Pilla del tribunale di Napoli.

Oltre 50 le ordinanze di custodia cautelare, venti le condanne in primo grado con rito ordinario. Oggi, i giudici della corte di Apello di Napoli hanno assolto tutti gli imputati. Fra loro, l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, già assolto anche in Cassazione nell’ambito di un un altro processo sul monopolio dei carburanti. Questa è la seconda vittoria giudiziaria per Cosentino, coinvolto in inchieste su camorra e politica dal 2009 a oggi. Durante il processo Il principe e la ballerina, alcuni imputati sono anche morti, in attesa del giudizio definitivo. Come Nicola Di Caterino, condannato a 11 anni di reclusione; alla fine dello stesso dibattimento Nicola Cosentino aveva incassato una condanna a 5 anni e mezzo.
Assolto anche l’imprenditore Gaetano Iorio. Già una volta l’imprenditore era stato assolto in Cassazione nel processo Spartacus

Continua a leggere



Pubblicità

DALLA HOME

Pubblicità

Iscriviti alla Newsletter

Inserisci la tua email:

Gestito da Google FeedBurner

Le Notizie più lette