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Cronaca

Gragnano, rubano 38mila euro di energia elettrica: presi due pregiudicati rumeni

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Gragnano. Rubano 38mila euro di energia elettrica, la guardia di finanza di Castellammare di Stabia prende due pregiudicati rumeni.

 

Gli uomini della Compagnia della Guardia di finanza di Castellammare di Stabia agli ordini del Capitano Salvatore Della Corte hanno scoperto un ingente furto di energia elettrica in un noto bar di Gragnano  frequentato da pregiudicati. A finire nei guai per truffa aggravata art. 624, 625 2° comma in concorso sono C.S.G classe 1987 di fatto gestore del bar e C.G.A classe 1991. Le fiamme gialle stabiesi dopo accurate ricerche e appostamenti hanno rinvenuto un magnete ad “alto potenziale” accuratamente occultato dietro al contatore Enel. I finanzieri hanno così accertato che il furto è ammontato a 38mila euro con una dispersione di ben 200.000 KWh. Il bar è già stato oggetto di chiusure e controlli in quanto ritenuto crocevia di traffici illeciti.

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Cronaca Napoli

Napoli, scippo con ferimento di un turista: arrestato 41enne

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Stamattina personale della Squadra Mobile ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini, nei confronti di Francesco Ferrone di 41 anni, gravemente indiziato di furto con strappo.

L’uomo, in seguito ad attività investigativa, è ritenuto responsabile di aver strappato la borsa ad una turista italiana che, la mattina del 25 luglio scorso, stava passeggiando a Corso Umberto con degli amici, e di essere poi fuggito in sella a uno scooter e successivamente rintracciato dai “Falchi” in Via Foria.
Grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza ed al riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima e dai suoi amici, è stato ricostruito il fatto delittuoso.
Gli agenti, inoltre, hanno recuperato la refurtiva che è stata riconsegnata alla vittima.

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Caserta e Provincia

Clan Zagaria in ospedale a Caserta: condanna definitiva per la sorella del boss Zagaria

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Si e’ concluso in Corte di Cassazione, con la conferma di quasi tutte le condanne emesse in Appello e due annullamenti con rinvio, il processo relativo alle infiltrazioni del clan Zagaria nell’ospedale di Caserta.

Per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria, i magistrati della Suprema Corte hanno confermato la condanna a sette anni di carcere per associazione camorristica, annullando pero’ la confisca dei beni; pene confermate per l’altro elemento del clan Raffaele Donciglio (sette anni), per l’ex dirigente dell’ospedale di Caserta Bartolomeo Festa (otto anni), per l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin (tre anni e sei mesi), e per altri sette imputati. I magistrati della Cassazione hanno poi disposto l’annullamento con rinvio, in relazione all’imputazione di associazione camorristica, per gli imputati Domenico Ferraiuolo (difeso da Angelo Raucci), che in secondo grado aveva preso otto anni, e Luigi Iannone (difeso da Giuseppe Stellato), condannato a 7 anni e due mesi in appello.

L’indagine da cui e’ nato il processo, fu condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e affidata agli investigatori della Dia, e porto’ a 24 arresti nel gennaio del 2015 tra dirigenti e dipendenti pubblici e imprenditori, e allo scioglimento, tre mesi dopo, dell’azienda ospedaliera di Caserta per infiltrazioni camorristiche, primo caso in Italia. La gestione dell’ospedale fu affidata per due anni ad una triade di commissari di nomina governativa guidati da un prefetto. Le indagini e poi i processi nei vari gradi, hanno svelato la costante e profonda infiltrazione del clan guidato da Michele Zagaria nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale di Caserta, prima attraverso la “rete” di contatti creata e gestita dal cognato Franco Zagaria, poi deceduto, quindi attraverso la sorella Elvira; e’ cosi’ emersa l’esistenza nell’ospedale di “un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. L’organizzazione creata da Zagaria si insedio’ nel cuore nevralgico dell’ospedale, ovvero nell’ufficio del dirigente dell’unita’ operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa, in carica dal 2006 per volere, secondo i giudici, dello stesso Zagaria. Da quel momento il cognato del boss assunse, fino al decesso, il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose; dal canto suo Festa truccava con i suoi collaboratori i bandi per favorire le imprese del clan.

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