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Beirut come Napoli 77 anni dopo, nel porto napoletano esplose la motonave Costa

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La Redazione
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Napoli. Ci furono 600 vittime e 3mila feriti: settantasette anni fa l’esplosione della Cristina Costa una nave carica di munizioni ed esplosivo saltò in aria nel Porto di Napoli.

 

Stesse scene, 77 anni dopo, a Beirut ieri. Una tragedia, quella consumatasi in Libano, con centinaia di morti e migliaia di feriti che ricorda in maniera impressionante quanto accadde 77 anni fa. L’esplosione devastò buona parte della città e provocò 549 morti secondo alcune fonti, oltre 600 secondo altre, e oltre 3.000 feriti. La motonave Caterina Costa era attraccata alla banchina, carica di carburante, munizioni ed esplosivi. Con 8.060 tonnellate di stazza lorda, completata nel 1942 per l’armatore genovese Giacomo Costa, la Cristina Costa venne requisita dalla Regia Marina che la adibì a nave rifornimenti, destinandola ad ‘alimentare’ il fronte del Nord Africa.

Il 28 marzo del 1943, esattamente sei mesi prima delle Quattro Giornate con cui Napoli si liberò dai nazisti, la motonave era ormeggiata nella zona del porto di fronte al rione di Sant’Erasmo. Il suo carico comprendeva 790 tonnellate di carburante, 900 tonnellate di esplosivi, 1.700 tonnellate di munizioni, carri armati ed autocingolati, 43 cannoni a lunga gittata, fucili; sarebbe dovuta partire, in convoglio, per Biserta, in Tunisia.

La mattina di quel 28 marzo scoppiò un incendio a bordo, sottovalutato dal personale di bordo che arrivò a dimensioni e intensità tali da non essere più domato con i mezzi a disposizione: alle 17,39 l’incendio provocò l’esplosione del carico e della nave stessa, trasformata in una enorme granata che provocò con un’immane onda d’urto su Napoli, subito dopo arrivò una pioggia di ‘schegge’, alcune delle quali di proporzioni gigantesche. Il molo cui era attraccata la Cristina Costa collassò, numerosi edifici dell’area portuale o immediatamente retrostanti furono distrutti o gravemente danneggiati. Due rimorchiatori presenti nel bacino, il Cavour e l’Oriente, affondarono.

Frammenti della nave e del suo carico raggiunsero le più diverse parti della città, anche lontanissime dal porto: da via Atri a piazza Carlo II, da piazza Mercato al Vomero, fino alla Stazione centrale dove frammenti in fiamme appiccarono un incendio. Sul tetto del Palazzo Carafa di Montorio si piantò un mezzo carro armato, e ancor oggi frammenti dell’ancora sono visibili all’interno del Chiostro di Monteverginella, a pochi metri dal Palazzo. I frammenti arrivarono numerosi nell’area del Lavinaio, a Borgo Loreto ai Granili, un resoconto ufficiale puntuale e completo non è mai stato stilato ma in pratica ovunque nel centro della città, e in qualche caso anche altrove, arrivarono lamiere mortali. Napoli fu devastata. E ancora oggi restano dubbi sull’origine dell’incendio che innescò l’esplosione.

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