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Napoli. Per la Fase 2 i locali di Santa Chiara in forte difficoltà

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Regina Ada Scarico
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“Ho due sale, in tutto faccio 38 coperti, con le regole che sembra stiano arrivando sul distanziamento diventerebbero 16 e il ristorante non sarebbe piu’ sostenibile”, spiega Nives Monda all’agenzia ANSA.

 

Assieme al suo socio, lo chef Potito Izzo, gestisce la Taverna Santa Chiara nella stradina che costeggia il complesso della chiesa con il chiostro maiolicato, nel cuore di Napoli.

Solo in via Santa Chiara i ristorantini sono sette e nella Fase 2 sono quasi tutti chiusi. “Io sono ripartita con il delivery – spiega Monda – che facciamo io e i due miei dipendenti con lo scooter. Sto provando a fare anche un packaging sanificabile per contribuire all’ambiente, ma è difficile: il prezzo di un piatto l’ho tagliato del 50%, poi ci aggiungi il costo della consegna, non c’è guadagno”. La prospettiva è durissima per un piccolo locale che fa parte della rete Slow Food, lavora con la filiera del food capana a chilometro zero e dovrebbe tagliare di netto i coperti.

La soluzione sarebbe lo spazio esterno, ma via Santa Chiara è stretta: “Lo abbiamo giàchiesto dal 2015 – prosegue la ristoratrice – ma senza successo. Ora speriamo che la proposta possa passare: basterebbe chiudere la strada solo in alcune fasce orario, la sera ad esempio, per permetterci di mettere i tavoli all’esterno e darci respiro. Stiamo facendo i conti, oggi andiamo in banca per il prestito, ma al momento penso che potremmo non riaprire senza questa soluzione”. Una richiesta che arriva anche da Omar Suleiman, titolare del ristorante arabo Amir su via Santa Chiara, per ora chiuso. “Lavoro qui da 12 anni – racconta – e abbiamo chiesto tante volte una pedonalizzazione, l’idea è di avere la strada almeno di sera senza auto. Questo ci permetterebbe di mettere tre, quattro tavoli all’esterno. Finora non ci siamo riusciti ma questo e’ il momento per farlo”. Anche lui, palestinese ormai trapiantato a Napoli non aprirà alle condizioni attuali il 18 maggio: “Sento parlare di plexiglass – dice – che trovo impraticabile, io ho un ristorante non un ospedale. Il distanziamento di due metri tra tavoli ridurrebbe la mia capienza da tre a circa dieci, quindici coperti. Non credo riaprirei subito, le spese sarebbero tante per la sanificazione, il distanziamento, i dpi. Se non arriva il via libera per l’esterno se ne riparlera’ a settembre, vediamo come siamo messi”.

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